Sottomessa al Piacere -Thailandia- Cap5-P2di3
giorgal73
*** MICHELA ***
Il peso degli sguardi di Omar si posa su di noi, denso di una malizia che sembra quasi tangibile, come il calore di un fuoco appena acceso. La sua voce, bassa e vellutata, si insinua tra il fruscio delle foglie: «Andiamo a ballare?» Daniela annuisce, le labbra che si incurvano in un sorriso crudele, lento come il sorgere della luna. «Alle dieci,» risponde, la sua voce un sussurro che promette peccato.
«Ci incamminiamo.»
Il sentiero verso il locale è un nastro di terra battuta, illuminato da torce che proiettano ombre danzanti sui tronchi nodosi degli alberi. L’odore pungente del legno bruciato si mescola alla salsedine portata dal vento, un profumo selvaggio che si intreccia al canto ipnotico delle cicale. In lontananza, il ritmo delle onde si fonde con il battito del nostro cuore, un preludio alla notte che ci aspetta. L’aria è densa, carica di elettricità, come se la terra stessa trattenesse il respiro.
Il locale è un antro pulsante di luci stroboscopiche, un caleidoscopio di colori che si riflettono sulle pareti umide di sudore. L’odore è un miscuglio inebriante: il dolce artificiale dei cocktail fruttati, l’aspro del fumo che si attorciglia nell’aria, il caldo sentore di corpi accaldati. La musica elettronica rimbomba, un ritmo martellante che sembra sincronizzarsi con il battito del mio cuore, ogni nota un colpo che mi scuote fin nelle ossa. Ci sediamo a un tavolino d’angolo, il legno appiccicoso che aderisce alla mia pelle nuda, il tintinnio dei bicchieri che si mescola al frastuono della pista. La superficie del tavolo è umida, forse di alcol versato o di sudore altrui, e il contatto mi fa rabbrividire.
La pista è ancora vuota, ma gli sguardi dei presenti sono su di noi come una carezza bruciante. Un peso invisibile mi schiaccia, un misto di imbarazzo e desiderio che mi fa arrossire, la pelle che formicola come se fosse lambita da fiamme. Daniela mi prende per mano, il suo tocco è una scossa elettrica, una fiamma viva che mi percorre le vene.
«Andiamo a dare spettacolo, puttana,» mi sussurra all’orecchio, la sua voce un comando che mi fa tremare fin nel profondo. Omar fa per alzarsi, ma lei lo ferma con un gesto secco, le dita che si chiudono come artigli intorno al suo polso.
«Resta qui e goditi lo show,» gli intima, e lui annuisce, gli occhi che brillano di una luce animalesca, le labbra socchiuse in un sorriso affamato.
«Non vedo l’ora,» mormora, la voce roca di anticipazione.
Sulla pista, sotto le luci al neon che lampeggiano come fulmini in una tempesta, siamo sole, eppure il mondo intero sembra stringersi intorno a noi. Daniela mi attira a sé, il suo profumo di sandalo e spezie mi avvolge come una nebbia inebriante, un’onda che minaccia di travolgermi. Le sue mani scivolano lungo il mio corpo, lente e deliberate, come se volesse memorizzare ogni curva, ogni fremito. Le dita si insinuano nella scollatura del mio vestito, afferrano gli anelli ai capezzoli con una presa ferma. Un pizzicore acuto mi attraversa, un dolore che si trasforma istantaneamente in piacere, un gemito che mi sfugge dalle labbra: «A-ahhh!» Il mio corpo risponde all’istante, la fica che si inumidisce, un liquido caldo che cola lungo le cosce, lasciando una scia bagnata sul pavimento lucido.
La sua mano scivola nello spacco del vestito, le dita esperte che trovano gli anelli alle grandi labbra, tirandoli con una lentezza crudele. Un altro gemito mi squarcia la gola: «Siiiiiii!» La sua mano si fa strada tra le mie gambe, trova la mia fica spalancata e fradicia, e senza esitazione infila prima le dita, poi l’intera mano. Il fisting è una devastazione, le pareti interne che si tendono, un fuoco che mi squarcia, un piacere così intenso da rasentare il dolore. Mi inchino leggermente, offrendomi a lei, il mio corpo che si arrende completamente al suo dominio. Le mie labbra trovano uno dei suoi seni, il capezzolo turgido che si indurisce sotto la mia lingua, il sapore salato della sua pelle che mi inebria. Un morso, leggero ma deciso, la fa gemere, un suono che si unisce al mio in un coro di lussuria che echeggia nella pista, amplificato dal ritmo martellante della musica.
Il pavimento sotto di noi si bagna, una pozza del nostro squirt che riflette le luci al neon in un caleidoscopio di colori osceni. L’esibizione è un trionfo di vergogna e piacere, un’orgia di sensi che fa esplodere la folla in applausi, fischi e grida di incitamento. L’odore della nostra depravazione si diffonde nell’aria, un afrodisiaco che sembra contagiare tutti i presenti. Ci inchiniamo, il cuore che martella nel petto, il sudore che mi cola lungo la schiena come rivoli di lava, un fuoco che mi consuma dall’interno. Ogni respiro è un gemito, ogni movimento una dichiarazione di resa. La notte è appena cominciata, eppure sento già di essere stata marchiata, trasformata, posseduta.
Tornati al tavolino, Omar è completamente in ebollizione: gli occhi gli brillano di desiderio febbrile mentre mormora, «Mi sarebbe piaciuto essere lì con voi.» Daniela gli sorride con un’ombra di sadismo sulle labbra e risponde: «Presto lo sarai. Adesso andiamo in camera.» Lo fissa con uno sguardo imperioso e aggiunge, silenziosa quanto una sentenza: «Raggiungici tra dieci minuti.»
Il sentiero verso il bungalow si svela come un sogno notturno: le torce accese gettano un chiarore danzante sul fogliame, proiettando ombre tremolanti sul suolo umido. L’aria è intrisa dell’odore pungente di legno carbonizzato e di salsedine, un miscuglio intenso che mi avvolge come una promessa oscura. In lontananza il fracasso ritmico delle onde si infrange sulla riva, un canto profondo e ipnotico che mi culla, un presagio di ciò che mi attende.
Appena varcata la soglia del bungalow, una brezza marina fresca entra dalle grandi finestre aperte, portando con sé il profumo salato del mare e sfiorandomi la pelle umida di calore. Daniela si volta lentamente, si libera del vestito bianco che scivola via come carta sottile: il tessuto fruscia, quasi un sospiro d’alluminio, mentre rivela la sua pelle sospesa tra candore e desiderio. Con gesto deciso apre la valigia: ne estrae uno strap-on in lattice nero, la superficie liscia e scintillante sotto il chiarore lunare che filtra dalle tende. L’odore del lattice, pungente e quasi metallico, mi solletica le narici, trasformandosi in un preannuncio di piacere e dolore.
«Mettiti a pecorina sul letto,» ordina, la voce calma e autoritaria. Mi inginocchio sul lenzuolo fresco: il cotone bianco accarezza la mia schiena scottata dal desiderio, mentre sento vibrare sotto di me un piccolo plug vibrante che ronza con un brivido elettrico. Il ronzio mi punge, un tormento dolce-amaro che mi tiene all’erta.
Con estrema lentezza Daniela estrae il plug: un pop umido risuona nella stanza, lasciando un vuoto che mi fa rabbrividire. Poi si avvicina, il cinturone del strap-on sfiora le mie natiche con un sussurro di gomma. Il contatto è un presagio: sento il cuore accelerare mentre quel “mostro” di lattice si posiziona sulla mia pelle, spingendo il glande contro il mio ano già desideroso.
Con un colpo deciso, mi penetra: un’invasione potente, un’espansione forzata che mi taglia il fiato. Il dolore acuto mi strappa un grido rauco: «Aaaah!» Ogni spinta è una conquista del mio corpo, il lattice brucia contro le pareti più intime, il ritmo si fa inizialmente lento, quasi cerimoniale, poi si trasforma in una furia selvaggia. Il suono sordo del corpo di Daniela che sbatte contro il mio rimbalza tra le pareti: un clac profondo che riempie l’aria di tensione.
La mia vagina, bagnata dalla stimolazione, squirta un liquido tiepido che imbeve il lenzuolo; ogni spinta la dilata in un miscuglio di fuoco e dondolio. Daniela geme di piacere, la sua voce roca si mescola al mio respiro affannoso, e un urlo feroce squarcia il silenzio: «Siiiiiii, puttana!» Il lattice mi devasta, riempio il mio stesso abisso con ogni colpo, mentre dolore e piacere si fondono in un’unica corrente.
Le sue mani afferrano saldamente i miei fianchi, le unghie scavano lievi solchi nella pelle, infliggendo piccoli pizzichi che amplificano ogni brivido. Il mio corpo trema sotto il suo dominio, intrappolato in un turbine di muschio e sudore che profuma l’aria. I nostri corpi si scontrano in un’armonia selvaggia: una vera orchestra di lussuria che mi travolge.
La mia vagina pulsa, ogni orgasmo un’esplosione di umori che scendono lenti verso il bordo del letto, offrendo la prova della mia resa. Daniela rallenta per un istante, poi accelera bruscamente, il lattice che scivola con un leggero fruscio. «Prendilo tutto, troia,» sussurra all’orecchio, la sua voce un comando caldo come il legno bruciato, mentre il profumo di sandalo la avvolge.
In un gesto rapido mi spinge la testa contro il materasso: il fresco del tessuto mi gela la guancia mentre mi solleva ulteriormente il bacino, erigendo il mio corpo a tempio del suo piacere. Ogni colpo diventa un’esplosione di sensazioni, il dolore si trasforma in estasi e scateno un urlo liberatorio: «Siiiiiii, Padrona!» La mia vagina squirta di nuovo, formando un piccolo lago sotto di me, mentre l’odore acre del lattice si mescola al muschio umido.
All’improvviso Daniela si china verso il mio collo, le sue labbra accarezzano la pelle con morbidezza, la lingua traccia percorsi salati che mi fanno rabbrividire di piacere. Poi addenta il tendine del collo con un morso leggero, e un gemito si libera dalle mie labbra.
«Sei mia,» sussurra, e le lacrime scorrono lungo le mie guance: lacrime di vergogna e di amore, un groviglio di emozioni che mi travolge. Il ritmo riprende con ancora più forza, il lattice che sbatte, il clac che rimbomba, il mio fondoschiena devastato che accoglie ogni penetrazione come in un rituale di resa totale.
Un’ondata di piacere mi travolge con violenza: l’orgasmo mi scuote fino alle ossa, un’esplosione che mi fa tremare e mi strappa un ultimo urlo liberatorio: «Siiiiiii, Daniela!» Il mondo scompare, lasciando soltanto il suo profumo, il suo strap-on che continua a possedermi in un’estasi senza tempo, ogni spinta la consacra padrona del mio corpo, ogni squirting un inno alla mia sottomissione.
*** NOTE ***
---ANNO 2000---
Dopo la meravigliosa avventura del Natale 1999, vi presento una nuova storia, tutta ambientata in Thailandia che vi terrà compagnia per i prossimi mesi. Anche questo è un romanzo basato su personaggi veri e storie autentiche. Come, vi ho abituato, ogni settimana pubblicherò un capitolo suddiviso in tre parti. Quanti capitoli saranno? Non ve lo dico, lo scoprirete voi!
---La Musa e lo Scrittore---
Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.
---A Voi la Mossa---
Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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