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Sottomessa al Piacere-La Befana- #7di9


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
03.08.2026    |    11.176    |    3 7.6
"La storia sarà suddivisa in 9 parti e come al solito rimanete connessi e commentate ogni singolo capitolo..."
--Michela--

C’è una lotta che si scatena in me ogni volta che la Padrona posa lo sguardo su qualcun’altra, ogni volta che una nuova troietta si fa avanti, illudendosi che basti aprire le gambe o urlare forte per rubarmi la scena. Ma io sono la regina di questo branco di cagne, e se qualcuno deve essere umiliata, esibita, marchiata a sangue, quella sono io. Il mio corpo lo sa, la mia mente lo sa, la Padrona lo sa meglio di tutte. Mi accorgo che stasera la minaccia si chiama Chiara, la ragazzina modello che fino a qualche mese fa arrossiva solo a nominare il sesso, e ora si lascia sbattere sul tavolo come la più porca delle porche, gode come una bestia, si lascia svuotare come se il suo corpo fosse un terreno comune. La osservo mentre si dibatte in una specie di nuovo parto, mentre il suo orgasmo le fa tremare i muscoli delle gambe e la gola. Tutte la guardano, tutte la desiderano, ma io voglio di più.

Il locale è diventato una serra di sudore e liquidi, un acquario in cui siamo pesci di specie diversa ma tutti destinati a divorarci a vicenda. I camerieri si sono assiepati intorno, i loro occhi sono fissi su di noi, il respiro è trattenuto come quello di una platea davanti al finale di un’opera tragica. Le mani dietro la schiena, i fazzoletti bianchi ancora infilati nei polsini della camicia, ma sotto i pantaloni è chiaro che stanno combattendo una guerra di erezioni dolorose. Ho sempre amato farmi guardare, ho sempre amato sapere che la mia sottomissione è uno spettacolo, un teatro cruento in cui io sono la protagonista e la vittima sacrificale. Adesso voglio di più: voglio fottermi questi uomini davanti a tutte, voglio che sia la Padrona a offrire il mio corpo come un dessert a fine banchetto.

Sento la bocca della Padrona accennare un sorriso sottile, quasi invisibile, ma sufficiente a farmi bruciare la pelle di desiderio. Scivolo giù dalla sedia e mi metto in ginocchio, come ho imparato a fare, la schiena dritta, le mani dietro la nuca, il seno in fuori. Sento le altre mormorare, qualcuna ride, qualcuna mi insulta a mezza voce. Non importa. Il tempo si dilata; il mio sguardo si aggrappa a quello di Daniela, che mi scruta con la calma sadica di chi ha deciso tutto molto prima che tu pensassi di avere un’idea.

«Padrona,» dico.

La parola si appoggia sul tavolo come una preghiera blasfema, come se avessi appena sollevato una coppa sacra e invece vi avessi sputato dentro. Sento la tensione tra le cosce, sento il plug vibrare appena, sento la lingua incollata al palato dal bisogno di essere umiliata. «Ti prego, posso succhiare i camerieri? Posso svuotargli le palle uno dopo l’altro, davanti a tutte? Voglio che tu mi guardi. Voglio che tu sia fiera di me, voglio dimostrarti che nessuna troia di passaggio potrà mai essere come me.»

Il brusio si spegne, l’aria vibra di eccitazione e di minaccia. Le altre si zittiscono, sento la mano di Luciana appoggiarsi pesante sulla spalla di Chiara, per tenerla ferma. La Padrona non si muove, non cambia espressione. Solo le sue dita tamburellano impercettibilmente sul bordo del bicchiere.

«È una richiesta difficile,» dice, la voce bassa ma tagliente come una lama. «Potresti non essere all’altezza. Sei sicura di poterci riuscire?»

Nel tono c’è una messa alla prova, c’è la promessa di una punizione se fallisco, ma anche la possibilità di essere la preferita per sempre. Io annuisco con ferocia, non ho più dubbi, non voglio più dubitare di me stessa. Voglio che il piacere e l’umiliazione si confondano fino a non sapere più da quale parte sanguina di più. Voglio che la Padrona mi usi davvero, che mi ricordi a ogni secondo che la mia esistenza ha senso solo se è utile a lei.
Daniela si schiarisce la gola, fa cenno ai camerieri. «Allora la mia troietta vuole fare la puttana vera. Cosa dite, la lasciamo lavorare?»

I ragazzi si avvicinano, timidi ma anche eccitati dalla possibilità di essere parte di un rituale che non hanno mai nemmeno osato immaginare. Alcuni hanno le mani che tremano, altri si mordono le labbra, tutti hanno il cazzo duro sotto i pantaloni. Mi inginocchio davanti a loro, uno dopo l’altro, li guardo negli occhi come mi ha insegnato la Padrona. Voglio che sentano la mia fame, voglio che sappiano che quello che faccio lo faccio perché me lo comanda lei, non perché sono sporca ma perché sono devota.

Mi ricordo la prima volta che ho succhiato un cazzo in pubblico, la vergogna mischiata all’orgoglio, la sensazione di essere un giocattolo che finalmente ha trovato la mano giusta. Adesso non ho più vergogna, adesso c’è solo la voglia di essere la migliore, la più schifosa, la più desiderata. Affondo la testa nel pacco del primo cameriere, sento l’odore della stoffa misto a quello del corpo, sento il battito accelerato del suo cuore. Lo libero dalla cintura, lo tiro fuori, lo accarezzo con la lingua come se fosse una caramella preziosa. Le ragazze dietro di me ridono, mi incitano, qualcuna mi urla di andare più forte, di non fermarmi. La seconda troietta in classifica non è più Chiara, adesso sono io contro tutti.

Sento le mani del cameriere tremare mentre mi accarezza la testa, ma sa che non può toccarmi senza il permesso della Padrona. Le regole sono queste: io sono la puttana, ma è lei che comanda, sempre. Lo ricordo a tutti con uno sguardo, senza mai fermarmi. Ogni volta che il cameriere geme, io lo guardo in faccia; ogni volta che sento la sua resistenza sciogliersi, io lo bevo, lo inglobo, lo faccio mio. Voglio che la Padrona veda quanto sono brava, quanto sono capace di far godere gli altri, anche se io non sono autorizzata a venire. Voglio che sia lei a decidere quando il mio orgasmo è meritato.
Il secondo cameriere è più giovane, ha gli occhi sgranati come se avesse visto un miracolo blasfemo. Gli sfilo i pantaloni, gli abbasso le mutande, il suo cazzo è teso come una corda di violino. Lo lecco, lo massaggio, lo ingoio senza mai tossire, senza mai fermarmi. Le ragazze applaudono, qualcuno lancia un’oliva che mi colpisce sulla spalla, qualcun’altra mi lancia una calunnia scherzosa. Io continuo, implacabile. Il ragazzo viene quasi subito, mi schizza in bocca e io lo tengo dentro, lo assaporo, lo ingoio come un premio.

Mi volto verso la Padrona, cerco il suo sguardo. Lei mi osserva, un sopracciglio leggermente sollevato, un accenno di sorriso sulle labbra. So che è fiera di me, anche se non lo dirà mai.
Il terzo cameriere ha una mano più sicura, cerca di impormi il ritmo, ma io resisto, gli mostro che il ritmo lo decido io, o meglio la Padrona. Voglio essere la cagna più disciplinata della sala, voglio farmi notare, voglio che tutti sappiano che sono la preferita. Il plug vibra in sincronia con i colpi della sua mano, ogni volta che mi spinge la testa sento il calore salirmi dal culo al cervello. Per un attimo vedo nero, poi riprendo il controllo, lo guardo negli occhi e lo sfido a venire dentro di me, a riempirmi la bocca come si riempie un bicchiere di vino pregiato. E quando viene, lo bevo tutto, non lascio cadere nemmeno una goccia.

Mi volto, le altre mi fissano ammutolite. Chiara è seduta sul tavolo, le gambe ancora divaricate, il petto che sale e scende per lo sforzo. La sua faccia è un misto di insicurezza e desiderio: per la prima volta, forse, si chiede se potrà mai essere come me. Ma ormai so che la Padrona mi ha già perdonata, che mi sta solo testando fino all’estremo. Mi sono guadagnata il suo sguardo, il suo rispetto blasfemo.

Daniela mi fa cenno di avvicinarmi. Lo faccio gattonando tra i piedi dei ragazzi, mi presento davanti a lei con la bocca lucida di sperma e saliva, le mani dietro la schiena, il seno che pende e ondeggia a ogni respiro. Lei mi prende per il mento, solleva la mia faccia e mi osserva negli occhi, mentre il plug nel culo mi pulsa dentro come un secondo cuore.

«Brava troia,» dice.

«Ti sei meritata il tuo premio.»

E io so cosa vuol dire: la Padrona si slaccia la cintura con lentezza, quasi a rallentare il tempo, solleva la gonna appena sopra il livello del tavolo, e mi mostra la figa rasata, già lucida di umori e pronta a farmi impazzire. «Vieni qua, bestia,» mi ordina.

Mi ci avvento. La mia lingua è un coltello, una spugna, una piuma, tutto insieme. La lecco, la pulisco, la porto all’orlo del piacere come mi ha insegnato. Voglio che il mio servizio sia perfetto, che la Padrona goda e testimoni al mondo il mio talento. Le altre mi guardano, c’è chi ride, chi commenta a bassa voce, ma so che mi invidiano tutte, anche Chiara che fino a un attimo fa era la protagonista. Leccare la fica della Padrona davanti a tutti mi fa sentire invincibile, mi scalda il petto in un modo che nessun plug, nessun ovetto, nessun cazzo potrà mai eguagliare.

Daniela gode. La sua mano mi spinge la testa più a fondo, affonda le unghie nella mia nuca come se volesse lasciarmi un marchio permanente. Il suo odore mi entra nei polmoni, mi imbeve il cervello per settimane avvenire. Quando vengo autorizzata a farla squirtare, lo faccio con una precisione chirurgica: la lingua piatta sulla figa, le dita che incalzano il punto G dall’interno, e lei esplode. Il suo getto mi riempie bocca e gola, mi stordisce, mi annebbia la vista. Mi sento svenire eppure non mollo, continuo fino a che lei stessa non mi stacca dalla sua figa urlando di piacere e soddisfazione.

*** NOTE ***

---ANNO 2000---
Dopo la meravigliosa avventura del natale 1999, siamo giunti al nuovo anno. Un 2000 che avrà nuovi stimoli e occasioni perverse di raccontare l'evoluzione di Michela, ma non solo.
Iniziamo l'anno nel modo più corretto e peccaminoso possibile, dal 6 Gennaio. La storia sarà suddivisa in 9 parti e come al solito rimanete connessi e commentate ogni singolo capitolo.

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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