Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > bdsm > Sottomessa al Piacere -Thailandia- Cap5-P3di3
bdsm

Sottomessa al Piacere -Thailandia- Cap5-P3di3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
14.09.2026    |    13.347    |    2 8.0
"Sento il dolore delle ossa e delle abrasioni che bruciano, ma più forte è la fame di lei..."
Thailandia Capitolo 5 Parte 3

*** OMAR ***
Busso alla porta. Forte, deciso. Dall’altra parte sento dei gemiti. L’aria che esce dalle finestre aperte porta odore di mare, ma quando la porta si apre il profumo cambia di colpo: sandalo, sudore, sesso e lattice.
Daniela mi apre. È nuda. Lo strap-on nero, enorme, le pende già tra le gambe, lucido. Dietro di lei, sul letto, c’è Michela. A pecorina. Culo alto, schiena inarcata, faccia premuta contro le lenzuola. Il buco del culo è spalancato, rosso. Gli anelli d’acciaio alle labbra della fica tintinnano ogni volta che Daniela fa un piccolo movimento. Il tatuaggio nero “SLAVE” le pulsa proprio sopra il pube. Il piercing all’ombelico brilla al chiaro di luna.

Mi fermo sulla soglia un secondo. Il cazzo mi si alza di colpo, talmente duro che fa male contro la zip.
Quella non è una donna. È una puttana addestrata. E l’altra, quella che la sta scopando, è ancora più pericolosa.
«Entra, è aperta», dice Daniela con quel sorriso cattivo che mi fa venire voglia di metterla contro il muro.
Mi spoglio in meno di dieci secondi. Vestiti per terra. Il mio cazzo salta fuori, spesso, venato, già che gocciola. L’odore di maschio che porto addosso si mescola a quello della stanza. Daniela non perde tempo.

«Prendilo in bocca, puttana.»

Michela gira appena la testa, apre la bocca e mi ingoia. La sento calda, umida, allenata. Arrivo dritto in gola senza che lei tiri indietro la testa. Le metto le mani nei capelli e spingo. Nel frattempo, Daniela non ha smesso di incularla: ogni colpo fa sbattere le chiappe di Michela contro il lattice e il suono umido riempie la stanza. Siamo un unico ritmo. Io le riempio la gola, Daniela le sfonda il culo. La ragazza squirta a ripetizione, il letto è già una pozza.

Ad un certo punto mi tiro fuori dalla sua bocca. Il cazzo luccica di saliva. Faccio il giro del letto, mi metto dietro Daniela, le afferro i fianchi e le sfilo il plug rosso con un pop umido. Il suo buco è stretto, caldo, perfetto. Ci entro con un colpo solo. Lei urla. Io gemo. Adesso il ritmo è ancora più bestiale: io inculo Daniela mentre lei continua a inculare Michela. Tre corpi legati. Sento il cazzo di lattice muoversi dentro la puttana ogni volta che spingo io. Daniela trema. Io resisto il più possibile, ma quando lei stringe il culo vengo come un toro, riempiendola di sborra calda.

Usciamo tutti e tre. Ci lasciamo cadere sul letto. L’aria sa di sborra, di figa e di mare. Resto disteso a guardarle. Michela ha il culo ancora aperto, rosso, che si contrae nel vuoto. Daniela ha la mia sborra che le cola lungo la coscia. Dopo mezz’ora il cazzo mi si rialza da solo. Impossibile non volerne ancora.

«Posso incularla?» chiedo, indicando Michela.

Daniela sorride, crudele. «Sarà un’impresa.»

Michela si rimette a pecorina senza che nessuno glielo ordini. Il culo è ancora spalancato. Ci provo. Entro troppo facilmente. Quasi non la sento. Rido, un po’ frustrato e un po’ eccitato da quant’è rovinata.

«Ci vorrebbe il cazzo di un cavallo.»

Daniela non dice niente. Si avvicina, infila tutta la mano nel culo di Michela insieme al mio cazzo e apre le dita. La ragazza urla. Adesso la sento. Stretta dalla mano della padrona e dal mio cazzo insieme. Il ritmo diventa violento. Michela squirta di nuovo, perde quasi i sensi, e io vengo una seconda volta dentro quel buco allargato, mescolando la mia sborra al suo liquido.
Daniela ritira la mano colma di sborra e gliela mette davanti alla faccia.

«Pulisci, puttana.»

Michela lecca ogni dito con avidità, senza esitazione. Mentre lo fa mi accarezza le palle vuote. Guardo quella scena e penso che non abbia mai visto una schiava così ben addestrata. Daniela non è solo una padrona. È una che sa davvero rompere una donna e ricostruirla a modo suo.
Mi rialzo, mi vesto. Prima di uscire mi giro verso di loro, ancora nude e sudate sul letto.

«Ci vediamo domani, tarda mattinata.»

Chiudo la porta alle mie spalle. Fuori l’aria di Phuket è fresca e sa di sale. Cammino verso il mio bungalow con le gambe un po’ molli e il cazzo ancora sensibile.
Dentro la testa però continuo a vedere Michela a pecorina, il tatuaggio SLAVE, gli anelli che tintinnano, e Daniela che la usa come se fosse un oggetto di sua proprietà.

*** MICHELA ***

Ho il culo distrutto. Lo sento pulsare, aperto, bruciato, ancora caldo dal lattice e dalle mani di Daniela. Sono svuotata. Ho squirtato così tanto che le cosce mi sono appiccicose e la testa mi gira. Ho una sete feroce, la gola secca, la lingua che mi si attacca al palato. Vorrei solo un bicchiere d’acqua, qualcosa che mi riempia di nuovo.
Daniela mi guarda. I suoi occhi scuri mi inchiodano e capisco che non ho ancora finito. Mi afferra i capelli con forza, senza delicatezza, e mi trascina verso la terrazza. Il dolore sullo scalpo mi fa gemere, ma non oppongo resistenza. Il pavimento di maioliche grigie mi arriva contro le ginocchia come una lastra di ghiaccio quando mi butta giù.

«Inginocchiati, puttana.»

Obbedisco. L’aria notturna di Phuket mi investe nuda: salsedine, umidità, e sotto il nostro odore di sesso. Il muschio di Daniela e il mio si mescolano al sale del mare. Mi tremano le cosce.

«Lava i miei piedi.»

Il tono non ammette repliche. Mi alzo appena quanto basta per prendere la ciotola d’acqua nel bagno. L’odore di sapone al cocco mi sale alle narici mentre torno da lei. Mi rimetto in ginocchio e comincio a lavarle i piedi. L’acqua scorre tra le mie dita e sulle sue. Sento ogni callo, ogni curva, la pelle ancora calda. È un gesto umiliante e allo stesso tempo mi tiene viva. Ogni movimento mi ricorda chi sono.

Quando finisco di lavarli, li lecco. Il sapore è salato, di mare e di pelle sudata. Passo la lingua lentamente sulla pianta, tra le dita, sul collo del piede. Ogni lappata è un’offerta. Daniela sorride, crudele, e mi infila un piede in bocca. Le dita mi premono sulla lingua, arrivano quasi in gola. Il gusto di mare e sudore mi riempie.

«Padrona, ho tanta sete. Posso prendere un bicchiere d’acqua?» La voce mi esce sottile, secca come la carta di riso che a Phuket si attacca al sudore. Sento la lingua arida, la bocca impastata di sale e umori vecchi di ore, eppure il desiderio di chiedere il permesso mi annienta quasi più della sete stessa. Le ginocchia fanno male ma non oso cambiare posizione.
Daniela mi guarda con quell’aria di predatrice paziente, la bocca piegata in un mezzo sorriso che non promette nulla di buono. Si avvicina, mi prende il mento tra pollice e indice, stringe fino a sentire le ossa.

«Povera la mia cagnetta, ti sei disidratata?» La voce è dolce, ma la pressione aumenta e mi costringe a sollevare lo sguardo.

«Che padrona sarei se non ti curassi come si deve,» aggiunge, ma non c’è tenerezza, solo un languore feroce nei suoi occhi neri da abisso.

Mi schiarisco la gola e faccio per alzarmi, puntando le mani a terra per trovare un equilibrio. Invece Daniela preme sulla mia spalla e mi rispedisce subito in ginocchio.

«Dove cazzo pensi di andare? Hai detto che hai sete, no? Allora sarò io la tua fonte.» Si siede all’indietro sulla sedia bassa di vimini, allarga le gambe senza pudore, esponendo le labbra gonfie e scure, le grandi labbra ancora umide e spalancate dal gioco di poco prima. Il cazzo di lattice pende dalle sue cosce, lucido, ma lei lo ignora. «Avvicina la bocca alle mie grandi labbra e succhia come se fossero una cannuccia.»

Striscio, letteralmente, sulle ginocchia segnante il solco della sottomissione. Sento il dolore delle ossa e delle abrasioni che bruciano, ma più forte è la fame di lei. La sua fica, già colma dei suoi umori, mi aspetta come una ciotola d’acqua per un cane randagio. Mi inginocchio tra le sue cosce, l’aroma di sesso, sudore e sandalo mi annega. La lingua esce, prima esitante, poi golosa; le labbra si aprono e comincio a suggere, ad aspirare, a leccare come se la mia vita dipendesse solo dalla sua generosità.
Daniela spinge la mia testa ancora più dentro, fin quasi a soffocarmi. Sento la pressione delle sue cosce ai lati delle tempie, le dita che giocano con i miei capelli bagnati di sudore.

«Brava, succhia tutto. Fai vedere che sei una vera assetata.»

Le sue parole sono una frusta, ma anche una carezza. Sento l’umiliazione colare lenta lungo la schiena, si deposita nella pancia e scende giù, fino alla fica che pulsa e si riaccende, come se la sete fosse energia viva.
Il sapore della sua fica è intenso, salato, quasi ferroso—so. Cerco di non pensare, ma il pensiero mi eccita ancora di più: sono un contenitore, una spugna, la sua proprietà che si nutre dei suoi rifiuti e li trasforma in gratitudine. Ogni tanto la lingua inciampa su una goccia di lattice, sul sapore amarognolo del lubrificante, ma subito dopo arriva la carezza vellutata delle sue labbra, la rugosità del clitoride che si gonfia sotto la mia attenzione. Daniela geme, ma è un suono profondo, di possesso, non di abbandono: mi tiene serrata al suo corpo come se volesse soffocarmi, e in un certo senso è proprio quello che desidero.

Leccando e succhiando la sento vibrare. Daniela mi impugna i capelli e mi muove la testa a suo piacere, decide lei il ritmo di ogni sorso. Quando vede che la lingua si stanca, mi ferma con uno strattone e mi schiaccia la faccia contro l’interno coscia finché non riesco quasi a respirare. Sento il calore della pelle, il profumo denso che mi entra nelle narici e mi fa girare la testa. Ho sete, sì, ma ora è una sete più grande: quella di essere vista, riconosciuta come la sua bestia.

*** NOTE ***

---ANNO 2000---
Dopo la meravigliosa avventura del Natale 1999, vi presento una nuova storia, tutta ambientata in Thailandia che vi terrà compagnia per i prossimi mesi. Anche questo è un romanzo basato su personaggi veri e storie autentiche. Come, vi ho abituato, ogni settimana pubblicherò un capitolo suddiviso in tre parti. Quanti capitoli saranno? Non ve lo dico, lo scoprirete voi!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Sottomessa al Piacere -Thailandia- Cap5-P3di3:

Altri Racconti Erotici in bdsm:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni