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Sottomessa al Piacere -Thailandia- Cap4-P1di3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
07.09.2026    |    13.641    |    3 9.4
"Io preferisco camminare, sentire il fondo sotto i piedi, il peso del corpo che si alleggerisce un poco alla volta..."
Thailandia Capitolo 4 Parte 1

*** MICHELA ***

Dopo un’ora di sole, quando la pelle mi pulsa e le gambe sembrano impastate di zucchero fuso, Daniela si solleva dal lettino senza nemmeno fingere pudore. Si piega su di me, la bocca vicinissima al mio orecchio, l’alito che sa di mojito e di menta pigiata con le dita: «Devo pisciare, puttana. E voglio farlo in bocca tua.»

La frase è come un morso, improvviso e inevitabile. Mi irrigidisco, le mani strette sui braccioli del lettino, poi capisco che non è una richiesta. È una chiamata all’ordine, una nuova regola che si aggiunge alla lunga teoria di regole che definiscono la mia estate. E allora mi alzo, ancora tremante, il corpo percorso da minuscoli brividi di vergogna e desiderio. Sento le ginocchia cedere un attimo—solo un attimo—poi le pianto nella sabbia, che è calda in superficie ma fredda appena sotto lo strato. Il granello si infila nei pori, graffia, segna; mi piace che lasci un’impronta, una prova materiale.
Daniela si piazza sopra di me, in piedi, le cosce larghe che proiettano un’ombra netta sulla sabbia. Mi squadra con uno sguardo che non ammette riserve, poi scivola le dita sotto il bordo del costume, lo sposta, lo tira via dalla fessura come si scarta un dolce appena sfornato. Vedo le labbra gonfie, la pelle lucida di sudore e sale; sento il profumo della sua eccitazione prima ancora che apra la bocca. Lei sorride, un lampo bianco tra i capelli scuri, e per un momento penso che potrebbe anche fermarsi qui, lasciarmi inginocchiata come una bambina in punizione. Ma Daniela non è fatta per le mezze misure.

«Lecca,» ordina, e io eseguo. La lingua si fa strada tra le pieghe, raccoglie il sudore, il sapore metallico e aspro del suo corpo. Le mani di Daniela mi agganciano la testa, mi spingono più in fondo, fino a sentire il calore della sua pelle contro il mio naso. Bevo come una bestia assetata, raccolgo ogni goccia, il sapore amaro che mi si allarga in bocca e mi scende in gola. Per un attimo il mondo intero si riduce a questa sensazione: la sabbia umida sotto le ginocchia, le gambe di Daniela che mi stringono la testa, la bocca piena di lei.

Poi arriva il getto, improvviso, caldo, e per non soffocare deglutisco di riflesso, e sento la pipì che mi riempie la gola e subito mi scalda lo stomaco. Non lascio scappare nemmeno una goccia, come se fosse un compito d’onore—anzi, ne sono orgogliosa. Sento i muscoli della mia fica contrarsi, spasmi involontari che mi scuotono più del plug, e senza nemmeno toccarmi vengo, vengo davvero, un orgasmo secco e violento che mi attraversa le gambe e si scarica nella sabbia.

Solo allora mi accorgo del teatro che si è creato intorno a noi. Gli ombrelloni vicini sono pieni di uomini che fissano, che sussurrano tra loro, qualcuno si è addirittura voltato di schiena alla moglie per non perdersi la scena. Le donne fanno finta di niente, ma si vede dalla tensione delle spalle che stanno ascoltando ogni suono, ogni respiro. Uno dei ragazzi del chiosco gelati si avvicina con la vaschetta in mano, si ferma a pochi metri, la bocca socchiusa in una smorfia che non so se sia disgusto o invidia. Dal gruppo degli animatori parte un applauso, lento, ironico eppure in qualche modo rispettoso, come se avessero appena assistito a una performance d’arte contemporanea.

Daniela si abbassa, mi prende il mento tra pollice e indice, e mi costringe ad alzare lo sguardo verso di lei. Mi fa schioccare la lingua tra i denti, mi fa aprire la bocca e mostrare che ho inghiottito tutto, che non è rimasto niente. Poi mi dà uno schiaffo leggero sulla guancia—non di rabbia, ma di complicità—e mi sussurra: «Brava. Adesso sanno chi comanda.»
Sento la mia umiliazione diventare solida, prendere forma come una pietra che mi si incastra tra stomaco e petto. Eppure, non ho mai provato una gioia così pura. È una vergogna che mi fa sentire esattamente dove voglio essere: sotto di lei, esposta a tutti, senza più nessun segreto. Quando risalgo sul lettino, non trovo più il coraggio di guardare in faccia nessuno. Ma sento il loro sguardo addosso, il giudizio, il desiderio, l’invidia mescolata al disprezzo. Dal mio corpo ancora scosso dall’orgasmo parte una risata sommessa, che si ferma subito sulle labbra. Daniela mi passa una salvietta umida, me la posa sulle cosce e sorride. «Ora puoi farmi un massaggio. Se te la senti, ovviamente.» Non c’è domanda, non c’è scelta vera. So che lo farò, e che sarà ancora più bello di prima.

*** OMAR ***

Sono in piedi con le maschere subacquee in mano, le osservo da lontano, nascondendo la mia presenza come un animale in agguato. La scena di poco fa continua a bruciarmi negli occhi: Michela in ginocchio, il suo collo teso, le labbra incollate alle cosce di Daniela, il modo in cui le ha bevuto l’urina senza esitare davanti agli sguardi della spiaggia intera. La sabbia mi brucia sotto i piedi, ma il mio cazzo pulsa ancora più forte, come se il sangue avesse deciso di occupare solo quello spazio. Non mi sono mai sentito così fuori controllo. Nemmeno quando mi sono rotto la mano a undici anni per la rabbia. Nemmeno quando ho visto una tipa svenire a un rave e ho pensato che potesse essere morta. Ora è diverso: la rabbia è desiderio, puro, feroce, indomabile.

Michela si volta, vede che la sto fissando, e non abbassa gli occhi. Mi guarda con una specie di sfida sporca, una voglia di essere ancora più umiliata, di essere vista in quello stato. Daniela capisce tutto, come sempre, e mi fa cenno di avvicinarmi. Il gesto è minimale, quasi impercettibile, ma mi arriva addosso come un ordine.

«Andiamo a vedere il fondale?» chiedo, cercando di mascherare la voce impastata dall’eccitazione. Ma non ci riesco, e sento che barcollo leggermente. Michela mi raggiunge per prima, il passo scomposto dai tacchi e dalla vergogna che la riempie come un liquido denso. Daniela ci segue, regale, il plug rosso che brilla tra le chiappe come un gioiello. Non posso non fissarlo mentre camminano davanti a me. Sembra impossibile che siano vere, che io sia davvero in mezzo a una scena così. Ma lo sono. E so che nessun altro qui, su questa spiaggia, potrà mai capire davvero cosa significa.

Entriamo in acqua, ed è come entrare in un altro mondo. Il chiasso delle famiglie, le urla dei bambini, il tintinnio dei bicchieri ghiacciati e degli ombrelloni che sbattono al vento: tutto si spegne sotto la superficie. L’acqua è tiepida, densa, sa di sale e di vita. Michele indossa la maschera prima di me, infila la testa nel mare, ma la vedo ancora tremare. Daniela si tuffa di colpo, un arco perfetto, e in un attimo è già diversi metri lontana. Io preferisco camminare, sentire il fondo sotto i piedi, il peso del corpo che si alleggerisce un poco alla volta. Mi avvicino a Michela, le poggio una mano sulla spalla. La pelle è calda e bagnata, le sento il respiro affannato anche attraverso l’acqua.

«Stai bene?» le sussurro, ma la domanda è stupida. Lei annuisce, anzi—scuote la testa. Poi ride, un suono ovattato che si disperde subito tra le onde. Intuisco che sta per succedere qualcosa, qualcosa di molto più strano e bello di prima.
Daniela ci raggiunge, risale in superficie, si passa una mano sui capelli per spremerli come una spugna. «Seguitemi,» ordina. La voce non ammette alternative. Nuota verso la zona dove il fondale degrada velocemente. Non ci sono più bambini, solo qualche sub con la muta, lontani, e due windsurfisti che scivolano oltre la barriera corallina. Daniela si ferma, si gira supina, e ci guarda con un sorriso che sembra una promessa di catastrofe.

«Mettete la maschera, ora.» La sua voce taglia l’acqua, la sentiamo perfettamente.

Obbediamo, come se fosse naturale, come se fossimo cresciuti dentro questa logica. Vedo Michela abbassare la maschera sul viso, poi segue Daniela. Io chiudo gli occhi un attimo, li riapro: il blu mi inghiotte subito. Daniela scende in verticale, le gambe unite, il costume che scompare nella schiuma. Quando la seguo, vedo subito cosa vuole: vuole che la guardiamo mentre si masturba nel blu, vuole essere la sirena che si apre e si piega davanti ai nostri occhi. E così fa. Daniela si tocca, si infila le dita nella figa, si compiace della nostra attenzione, si lascia andare a movimenti inconsulti che sembrano una danza, un richiamo primitivo.

Non so dove sia Michela finché non sento una mano che mi afferra il costume. È lei, che sta lottando con la posizione, che vuole sentirmi, possedermi, essere posseduta. Sento la sua lingua, calda anche attraverso l’acqua, che mi avvolge la punta del cazzo. Spingo il bacino verso di lei, e la sento profonda, affamata, come se stare sott’acqua la rendesse più animale. Tiro i capelli di Michela, la porto ancora più sotto, e vedo il suo corpo che si inarca per la fatica e la voglia di compiacermi.

*** NOTE ***

---ANNO 2000---
Dopo la meravigliosa avventura del Natale 1999, vi presento una nuova storia, tutta ambientata in Thailandia che vi terrà compagnia per i prossimi mesi. Anche questo è un romanzo basato su personaggi veri e storie autentiche. Come, vi ho abituato, ogni settimana pubblicherò un capitolo suddiviso in tre parti. Quanti capitoli saranno? Non ve lo dico, lo scoprirete voi!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...

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