Sottomessa al Piacere -Thailandia- Cap5-P1di3
giorgal73
*** DANIELA ***
«Adesso puoi bere,» sussurro, e sento Michela deglutire con un singulto muto, la gola che lavora sotto la pelle tirata del collo, la schiena ancora piegata sotto il tavolo, in una posizione che la costringe a respirare dal naso, breve, ansimante, come una bestiola. Resto immobile, la mano sulla sua nuca, solo le dita che si allentano e la accarezzano come ricompensa per la dedizione. Poi un brivido mi scalda la pancia: arriva anche la pipì, la sento muoversi rapida, calda, la vedo sgorgare dalle mie labbra come un nettare che solo a una cagna fedele è concesso assaporare. E lei, obbediente, la riceve tutta, senza sprecarne una goccia. Deglutisce ancora, più volte, e quando finisce si ritrae, scivola via di lato, pulita e composta come se nulla fosse accaduto.
Capisco che sta per rimettersi a sedere, che cerca una via d’uscita da questa pozza di umiliazione, ma non glielo permetto. Le afferro i capelli, la costringo a restare inginocchiata sotto il tavolo, la bocca ancora rossa, le mani appoggiate sulle mie ginocchia come se aspettasse il prossimo ordine. «Puttana,» dico con la voce ferma, modulata per non farmi sentire dagli altri tavoli ma abbastanza forte da raggiungere Omar, «nessuno ti ha ordinato di alzarti.» Poi la inclino verso di lui con un gesto secco, le allungo una ciocca dietro l’orecchio, e la indirizzo con lo sguardo: «Adesso tocca a Omar. Voglio che gli lecchi le palle come hai fatto con me. E se vorrà pisciarti in bocca dovrai bere tutto.»
Michela obbedisce. Striscia fino a Omar, che si è irrigidito sulla sedia, il viso spento e acceso allo stesso tempo, le pupille che tremano e si dilatano come buchi neri. Lui non si scansa, non ride, non si schernisce: resta lì, dritto e muto, le mani intrecciate sul tavolo e il respiro che si addensa nell’aria umida. Michela si inginocchia tra le sue gambe, e con una lentezza reverente apre la zip dei pantaloncini che indossa. Non un gesto teatrale, nulla di volgare: solo la precisione di chi ha imparato a riconoscere il desiderio da un dettaglio, da una piega del tessuto, da un movimento impercettibile delle gambe.
Sento lo scricchiolio del tavolo, la gamba di Michela che scivola contro la mia, la tensione del gesto che la rende ancora più vulnerabile. Lei si avvicina al sesso di Omar e lo libera, lo prende in bocca senza nemmeno guardarlo negli occhi, come se fosse solo un altro compito assegnato. Ma è proprio questa assenza di teatralità a renderla ancora più schiava: la lingua che passa lenta sulle vene, la testa che si muove a ritmo costante, una sequenza di gesti che sembra una preghiera, una liturgia laica in cui l’unico dio è la carne.
Omar chiude gli occhi, la mascella serrata, e resta perfettamente immobile. Forse per non cedere alla tentazione di partecipare, di guidare, di perdere il controllo che da sempre cerca di mantenere. Ma lo sento: il respiro gli si spezza in gola, le mani che si tendono sulle cosce, il petto che si tende come una vela. Michela lecca, succhia, tiene tutto dentro con una dedizione che mi commuove quasi. Le dita di Omar le si posano sulla testa, ma non la spingono; la tengono, leggere, come se stesse carezzando un animale da compagnia.
Quando arriva il momento, lo sento prima ancora che accada: il tremore nelle gambe di Michela, la rigidità improvvisa del bacino di Omar, il silenzio che si fa largo attorno a noi. Lui eiacula nella bocca di Michela, e lei riceve tutto, ogni zampillo, senza indugiare, senza smorfie. Deglutisce con la stessa grazia silenziosa di prima, la bocca chiusa, le mani appoggiate alle sue ginocchia, il corpo che vibra di una docilità quasi ultraterrena.
Ma non è finita. So che Omar vuole di più, forse lo vuole anche più di quanto lo voglia io. Perché lo conosco, perché so riconoscere la fame negli occhi degli uomini che si sentono per una volta legittimati a spingersi oltre. Lo guardo, gli sorrido, e dico: «Se vuoi, puoi farlo. Lei è qui per servire.» E lui capisce subito. Solleva Michela di pochi centimetri, con una delicatezza che mi sorprende, ma poi la domina con il peso della sua mano sulla nuca. La costringe a restare lì, aperta e passiva, mentre si prepara a bagnarla di nuovo, questa volta con la pipì.
All’inizio Michela esita. La sento contrarsi, forse per la vergogna, forse per la paura, o forse solo perché nessuno l’ha mai costretta a tanto. Ma poi si abbandona, accetta il ruolo di recipiente, di vaso senza volontà, e quando il liquido caldo le riempie la bocca chiude gli occhi e lo beve tutto, senza restituire una goccia al mittente. Il gesto mi eccita ancora di più di quanto avevo immaginato: il contrasto tra la sua bellezza quasi fragile e l’oscenità dell’atto, la dignità che non si spegne nemmeno nell’annientamento. Quando ha finito, Omar la lascia andare, ma lei resta lì per un secondo, col capo chino, poi si pulisce la bocca con il dorso della mano e torna a sedersi, senza una parola.
Le indico il posto accanto a me e lei lo occupa subito, gli occhi abbassati, il respiro lento ma regolare. Si rannicchia come una bambina, ma la tensione dei muscoli e la lucentezza degli occhi tradiscono una fierezza che nessuna umiliazione potrà toglierle. La accarezzo sulle cosce nude con il piede, premio la sua resa con una carezza leggera, anche se so che ne desidera una più dura, uno schiaffo, una nuova sottomissione. La accontenterò, ma più tardi, quando saremo sole, quando potrò punirla davvero per la sua devozione.
*** MICHELA ***
La cerniera dei suoi pantaloni si apre con un sibilo metallico, il tessuto di cotone pesante che fruscia come foglie secche sotto i piedi, e con un gesto deciso abbasso i boxer, liberando la sua virilità. Un mostro di carne tesa e pulsante, oltre ventidue centimetri di lunghezza, spesso come il polso di un uomo, la pelle vellutata e calda sotto le mie dita, le vene gonfie che si intrecciano come radici di un albero antico. Un brivido mi percorre la schiena mentre lo prendo in bocca, il sapore salmastro della sua pelle che si mescola al sapore della mia padrona, un aroma primitivo che mi riempie le narici.
La mia lingua scivola lungo l’asta, umida e avida, esplorando ogni centimetro, prima di spingerlo oltre le tonsille, in un movimento fluido e perfetto, un pompino che ho affinato con devozione. Omar geme, un suono gutturale che vibra attraverso il suo corpo, le sue mani si intrecciano tra i miei capelli, stringendo con forza mentre il suo cazzo mi riempie la gola. Il ritmo diventa feroce, selvaggio, le sue spinte profonde che mi fanno lacrimare, le guance che bruciano per lo sforzo. Quando raggiunge l’orgasmo, un fiotto caldo e denso mi inonda la bocca, un gusto acre e pungente che mi brucia la gola, un sapore di sale e virilità che mi fa contrarre lo stomaco. Resto a bocca aperta, le labbra lucide di saliva e sperma, e il suo piscio arriva come un fiume in piena, un liquido abbondante e bollente che mi riempie la bocca, costringendomi a deglutire più volte, la gola che si contrae per non perdere nemmeno una goccia. Con il dito raccolgo le ultime perle bianche agli angoli delle labbra, leccandolo con passione, l’odore intenso di sperma e urina che mi avvolge come una nuvola mentre mi sollevo da sotto il tavolo. Omar, gli occhi sgranati e il respiro affannoso, si rivolge a Daniela con voce roca: «È sempre così ubbidiente e troia?» Lei lo fissa, un sorriso sadico che le incurva le labbra rosse, gli occhi che brillano di malizia: «È la mia schiava. L’ho addestrata a obbedire senza esitazione.»
L’aria sotto il pergolato del ristorante è densa di profumi inebrianti, il gelsomino che si mescola alla salsedine portata dalla brezza marina, un soffio fresco che accarezza la mia pelle sudata, ancora calda per l’eccitazione. Il sapore amaro del caffè turco che ho sorseggiato poco prima persiste sulla lingua, mescolandosi al retrogusto salato e metallico del piscio di Daniela e Omar, un sapore che mi ricorda la mia sottomissione. Il mio vestito nero, un velo di pizzo trasparente che aderisce come una seconda pelle alle mie curve sinuose, ondeggia a ogni passo, gli spacchi laterali che si aprono oltre i fianchi, rivelando gli anelli di acciao che adornano le mie grandi labbra, un tintinnio delicato e osceno che echeggia come un richiamo proibito. La scollatura profonda scende audacemente sotto l’ombelico, dove il piercing con la catenella d’oro scintilla sotto le lanterne appese al pergolato, un bagliore che attira gli sguardi avidi degli altri commensali. I miei seni, liberi e generosi, si muovono sotto le spalline sottili del vestito, i capezzoli turgidi e sensibili adornati da anelli di metallo che brillano nella penombra, catturando la luce come piccole stelle.
Daniela, accanto a me, è una visione di dominio puro, il suo vestito bianco, una rete fitta e trasparente che lascia poco all’immaginazione, il tessuto che si aggrappa al suo corpo come una ragnatela. Il vestito è cortissimo, il culo sodo e perfetto lasciato scoperto, gli spacchi laterali che salgono oltre i fianchi, la scollatura posteriore che si tuffa fino alla curva delle natiche, rivelando il plug anale rosso ciliegia che ammicca come un segnale di potere e controllo. Il suo profumo di sandalo e spezie esotiche mi avvolge, un’onda inebriante che mi fa pulsare la fica, il ronzio del mio plug anale una vibrazione costante e deliziosa che mi tiene sospesa sul confine tra eccitazione e piacere. Omar, ancora al nostro fianco, emana un odore intenso di sudore maschile, i suoi occhi scuri che ci divorano con uno sguardo famelico, il suo sorriso che tradisce un desiderio insaziabile, un bisogno primordiale di possedere e dominare.
*** NOTE ***
---ANNO 2000---
Dopo la meravigliosa avventura del Natale 1999, vi presento una nuova storia, tutta ambientata in Thailandia che vi terrà compagnia per i prossimi mesi. Anche questo è un romanzo basato su personaggi veri e storie autentiche. Come, vi ho abituato, ogni settimana pubblicherò un capitolo suddiviso in tre parti. Quanti capitoli saranno? Non ve lo dico, lo scoprirete voi!
---La Musa e lo Scrittore---
Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.
---A Voi la Mossa---
Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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