La Mia Regina Nera - Capitolo 1
giorgal73
Ore 14, esco da casa per andare a prendere la mia amica Lady-K per poi dirigerci al Bolero. Abbiamo deciso di andarci dal pomeriggio sia per sfruttare la zona Spa che per evitare la lunga fila all’ingresso alla sera e soprattutto per avere un armadietto dove poter lasciare gli zaini con il cambio dei vestiti che useremo la sera. Dal parcheggio la vedo arrivare, bellissima come sempre con gli occhi splendenti che anche gli occhiali non riescono a nascondere e il suo solito sorriso che ti fa gioire alla vista e al ricordo.
L’emozione dell’aspettativa della serata è così forte che più volte sbaglio strada, io e Lady-K ci giochiamo e scherziamo sopra. Ad un certo punto arriviamo davanti a Ikea e le chiedo se preferisce fare un giro lì a montare i mobili, ma lei sorridendo mi dice che preferisce farsi montare e io ovviamente non posso che darle ragione e ridiamo quasi fino a sentirci male. Alle 16 arriviamo finalmente al Bolero. Facciamo il check-in e ci dirigiamo nello spogliatoio. Fortunatamente è vuoto, cosa che speravamo decidendo di arrivare presto. Tolti i vestiti e indossato i teli siamo pronti per avventurarci nel club. Mentre ci spogliavamo non ho potuto fare a meno di ammirare il corpo magnifico e tonico della mia amica, il tatuaggio sulla schiena, poi, ogni volta che lo vedo, la mia immaginazione corre e mi fa diventare uno dei protagonisti di un romanzo erotico Fantasy.
In quella storia sono io che le passo le dita lungo la schiena nuda, proprio mentre lei si volta di spalle per sistemare il telo. Il tatuaggio si apre tra le scapole come un sigillo antico, tutto nero e grigio, con un centro denso e lavorato da cui si distendono linee che sembrano piume tese o ali stilizzate. Ogni sfumatura più scura corre lungo la colonna e si alleggerisce verso i bordi, seguendo la curva esatta delle scapole, così che il disegno non sta fermo: quando la pelle si tende anche solo un poco, le ombre scivolano e il segno sembra respirare con lei.
Nella mia testa sono già nel club, e quel tatuaggio è la mappa che sto percorrendo con la bocca. Parto dal nucleo centrale, dove l’inchiostro è più carico, e scendo lento lungo una di quelle piume laterali fino alla spalla, sentendo il contrasto tra la pelle liscia e calda e il nero che la segna. Lei non dice niente, ma io so che ogni tratto è stato fatto per essere toccato proprio così, a schiena nuda, e che nella fantasia che mi prende ogni volta che lo vedo io sono quello che lo accende, lo segue e lo possiede, riga dopo riga, finché il disegno e il suo corpo diventano la stessa cosa.
«Vuoi andare subito alla Spa o preferisci che ti faccia visitare il Club prima?» le chiedo, e so già che la risposta la conosco. I suoi occhi si accendono subito.
«Il Club, cazzo. Fammi vedere tutto» risponde lei, con quella voce un po’ bassa che mi fa già indurire Little Joe nei pantaloni.
Piano terra, bar e discoteca: le faccio vedere la sala cinema. Sulla parete scorrono immagini hard, cazzi che entrano in bocche aperte, fighe spalancate che prendono tutto. È vuota, solo il suono basso dei gemiti dagli altoparlanti. Lady-K si ferma un secondo, le labbra socchiuse.
«Qui dentro ci si può sedere e…?» chiede, e io sorrido.
«Ci si può fare quello che si vuole. Adesso è vuota, ma dopo non lo sarà più.»
Poi la sala fumatori, divanetti bassi, luce rossastra. Le dico che qui, oltre alle sigarette, la gente si scopa senza problemi, uno sopra l’altro, a volte in più di due. Lei annuisce lenta, e io penso a come sarebbe averla piegata su uno di quei divani, il telo aperto, la schiena nuda sotto le mie mani mentre le entro dentro da dietro e le sento ansimare contro i cuscini.
La porto al piano di sotto, nel Dungeon. Appena entriamo i suoi occhi diventano due laghi profondi. Studia le gogne, le sedie, i cavalletti, le croci di sant’Andrea, le macchine da tortura che sembrano giochini per ogni tipo di perversione e di dolore. Si avvicina a una gogna di legno, passa le dita sul metallo delle manette.
«Cazzo è bellissimo qui. Vorrei provarle tutte» dice, e la voce le trema un po’ di eccitazione.
Io non so cosa immaginare. Se vuole che sia io a legarla e a farla gridare, o se vuole vedermi io in ginocchio, con le caviglie bloccate e Little Joe duro che le offre mentre lei decide quanto farmi aspettare. In entrambi i casi il mio cazzo si indurisce del tutto, spinge contro i pantaloni e chiede attenzioni. La immagino con i polsi nelle manette della croce, gambe aperte, la figa bagnata che luccica sotto le luci basse, e io che le passo la lingua lenta fino a farla implorare. O il contrario: io legato, lei che mi cavalca con quegli occhi da laghi profondi e mi dice che non mi lascia venire finché non ha finito di giocare. Little Joe pulsa forte.
Torniamo su, zona spa. Ci tuffiamo nelle bollicine della piscina. Poche persone ancora. Alla nostra destra, sul divano accanto alla piscina piccola, una donna sta facendo un pompino al suo uomo: testa che sale e scende, mano che stringe la base, lui con gli occhi chiusi e la bocca aperta. Lady-K li guarda un secondo, poi si volta verso di me e mi sorride di lato.
«Qui non si vergognano di niente» dice.
«È il bello» le rispondo, e sotto l’acqua le sfioro la coscia con la mano. Lei non si scosta.
Parliamo del più e del meno, studiamo l’ambiente, l’odore di cloro e di pelle calda, i corpi che entrano ed escono dalle vasche. Quando Alessio, il maestro di cerimonia, suona la campanella per l’Aufguss, decidiamo di sudare. La sessione è intensa, il calore sale, Alessio stesso sembra accusare un po’. Io penso a Lady-K con il sudore che le scivola tra le tette, a come sarebbe leccarglielo via piano mentre lei ansima. Doccia veloce, poi usciamo a rifocillarci in zona bar.
Chiedo a Roby di prepararci qualcosa da bere, prendiamo delle patatine e ci sediamo. Anche in sala poche persone. Finiamo la merenda e torniamo nella spa per ancora qualche minuto, l’acqua calda che ci avvolge, i corpi vicini. Alle 19 Lady-K mi dice che si è stancata dell’acqua e che vorrebbe tornare nello spogliatoio per prepararsi alla serata. Perciò usciamo.
Nello spogliatoio iniziamo a indossare gli abiti. Io metto i pantaloni a rete neri e la magliettina trasparente sopra e opaca sotto: i capezzoli si vedono chiari attraverso il tessuto, e Little Joe, ancora mezzo duro dai pensieri di prima, preme contro la rete. Lady-K indossa un micro-abitino nero semi trasparente che le evidenzia il seno prosperoso, le tette alte e piene, i capezzoli che spuntano appena. Dietro il vestito è aperto e lascia completamente visibile il tatuaggio sulla schiena. Non indossa le mutandine. Lo noto subito, e la figa mi si immagina già aperta sotto quel tessuto leggero, pronta, bagnata, in attesa di essere usata appena qualcuno (io) decide di alzarle il vestito. Mi chiede aiuto per indossare una catena oro che le fa da secondo vestito e da cintura, le dona luce sulla pelle. Le sistemo i ganci dietro, le dita che sfiorano il tatuaggio, e sento la sua pelle calda. Little Joe si rianima del tutto.
«Siamo pronti?» le chiedo, e lei mi guarda con quegli occhi.
«Prontissimi» risponde.
Torniamo al piano di sopra per dedicarci a un sano aperitivo. L’aria è già più densa, musica bassa che sale dal piano di sotto, luci calde che sfumano sui corpi ancora mezzi nudi o appena rivestiti. Chiedo a Roby, come al solito, di farmi una cosa a sorpresa e Lady-K decide di imitarmi. Si appoggia al bancone, il micro-abitino nero che le sale appena sulle cosce, il tatuaggio che spunta dalla schiena aperta, e gli dice con quel sorriso di lato: «Fai anche a me qualcosa che non mi aspetto».
Roby si sbizzarrisce: per me un cocktail scuro, fumante, con un bordo di sale nero e un’arancia bruciata; per lei qualcosa di più chiaro, con schiuma e un filo di liquore che sa di pesca e pepe. Noi felici, prendiamo anche un piatto di pasta calda, al dente, con un sugo leggero che profuma di aglio e peperoncino, e ci andiamo a sedere su uno dei divanetti laterali. La pasta è buona, il cocktail scende morbido e mi scalda già lo stomaco. Little Joe, ancora un po’ sveglio dai pensieri di prima, preme leggero contro la rete dei pantaloni mentre guardo Lady-K che beve a piccoli sorsi, le labbra che lasciano un segno sul bordo del bicchiere.
**** NOTE ****
Questa storia nasce da una sera realmente vissuta. Al club abbiamo dato sfogo, senza filtri, alla nostra natura libertina. Molti amici erano lì e ci hanno visti: se vogliono, possono lasciare un commento qui sotto, come testimonianza diretta.
Il racconto sarà diviso in più parti e solo quando leggerete la parola FINE, sarà veramente completato. Ogni settimana pubblicherò due capitoli. Abbiate pazienza, ma scrivere i miei ricordi è un’attività lunga.
Come sempre, ho rielaborato alcuni passaggi. Non per inventare, ma per trasformare i ricordi in un’esperienza continua, così che anche chi legge possa entrare nella serata e viverla insieme a noi.
Non mi considero uno scrittore. Sono un menestrello folle, sempre in cerca di avventure condite con un po’ di perversione e di libertà. Non sono un super uomo, non sono fighissimo e non ho un cazzo mostruoso. Non prometto numeri da circo né prestazioni da film. Quello che posso promettere è un viaggio unico, senza giudizi e senza prevaricazioni. Per me la libertà e il rispetto sono la prima cosa: il resto viene dopo, e viene solo se lo vuoi anche tu.
Per questo il desiderio di conoscere persone nuove, e soprattutto donne affini al mio modo di vivere il piacere, non si esaurisce mai.
Se il racconto ti è piaciuto, lascia un commento. E se sei la donna che sto cercando, scrivimi. Insieme possiamo creare una nuova storia, fatta di desiderio vero, che ti ecciterà ogni volta che la rileggerai, sapendo che migliaia di persone saranno testimoni e ti immagineranno proprio come sei.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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