La Mia Regina Nera - Capitolo 2
giorgal73
L’aria si fa più carica, l’odore di pelle, profumo, sudore fresco e alcol si mescola. Lady-K osserva tutto, il bicchiere fermo a metà, e io sento Little Joe che si anima di nuovo mentre immagino lei, tra poco, in mezzo a quella gente, con il vestito ancora più su e qualcuno (o io) che le passa le mani sulla schiena tatuata.
Gli occhi di Lady-K a un certo punto si illuminano, due stelle che risplendono di colpo, e si alza di scatto. Il micro-abitino nero le sale sulle cosce mentre corre verso una coppia appena arrivata, il tatuaggio sulla schiena che si muove con lei, le curve delle scapole che si tendono.
Sono Monica e Giacomo.
Dopo i calorosi saluti, abbracci stretti, baci sulle guance che durano un secondo di troppo, Lady-K mi presenta. Io però preciso subito che i due li conosco: forse loro non rammentano, ma sono già stati presenti in alcuni miei racconti, e il fatto che ora li rivedo, oltretutto amici di Lady-K, mi fa intuire che la serata sarà veramente divertente e forse unica. Little Joe, sotto i pantaloni a rete, dà un piccolo colpo di attenzione solo a sentire il nome di Monica.
Giacomo indossa un paio di pantaloni scuri e una camicia aperta fino a metà petto, il torace appena visibile, la pelle calda sotto le luci. Monica, invece, è in un vestitino di latex nero aderente che le evidenzia ogni parte del corpo: le tette alte e piene anche se piccole, i capezzoli che premono contro il materiale lucido, la vita stretta e i fianchi che scendono morbidi fino alle cosce. Il latex scricchiola appena quando si muove, e il vestito le sale così tanto che sotto non si vede niente, solo la pelle nuda. Il viso, circondato dal caschetto scuro dei suoi capelli liscissimi, è una delle cose più erotiche, dopo Lady-K, che ho visto fino ad ora: labbra piene, sguardo diretto, un mezzo sorriso che sa già di promesse.
Lady-K le prende le mani, le tiene strette, e Monica la guarda dall’alto in basso, gli occhi che si fermano un attimo sul seno prosperoso di Lady-K sotto il tessuto semi trasparente, poi scendono più in basso, dove il vestito non copre niente. Io resto un passo indietro, il bicchiere in mano, e sento Little Joe che si indurisce piano contro la rete mentre immagino Monica che fa scivolare le dita sotto il vestito di Lady-K, proprio lì, davanti a tutti, o Lady-K che si piega in avanti e il tatuaggio diventa la mappa che Monica segue con la lingua. Giacomo mi guarda e sorride, come se avesse già capito dove sta andando la serata. L’aria intorno a noi si fa più densa, il profumo di Monica (qualcosa di dolce e speziato) si mescola a quello di Lady-K, e io so già che non resteremo seduti a lungo.
Infatti, Giacomo chiede a Lady-K se ha visto il Dungeon e lei le risponde di sì, che prima le ho fatto fare un giro. Tuttavia, lui le fa: «andiamo a vedere se c’è qualcuno che sta giocando» In fila indiana scendiamo le scale. Incontriamo solo un paio di uomini che commentano le varie attrezzature.
Lady-K si ferma davanti allo Stretching Table, passa la mano sulla pelle nera imbottita e mi guarda.
«Come si usa questo?» chiede, la voce un po’ più bassa.
Mi avvicino, le dita che sfiorano il bordo del tavolo.
«Ti fai sdraiare qui, a pancia in su o in giù. Ti lego i polsi lassù e le caviglie in fondo. Poi giro questa manovella, piano. Il tavolo si allunga, le braccia si tendono sopra la testa, le gambe si aprono e si stirano. La pelle si tira, i muscoli si allungano, e il corpo diventa una linea sola, tutta esposta. Non ti puoi chiudere, non ti puoi spostare. Ogni tocco arriva più forte: le mani, la lingua, quello che vuoi. Si regola quanto tirare… un po’ di più e i fianchi si sollevano da soli.»
Giacomo, che è rimasto lì vicino con Monica, sorride e fa la battuta.
«Se lo usi un po’ diventi pure più alta.»
Lady-K ride, un suono corto e caldo, e mi guarda di nuovo.
«Più alta e più aperta, allora» dice.
Io annuisco, Little Joe che dà un piccolo colpo sotto i pantaloni a rete mentre immagino lei già lì, gambe tese, il vestito alzato, la figa bagnata che luccica sotto le luci del dungeon e io che giro la manovella di un altro scatto solo per sentirla ansimare.
«Esatto» le rispondo. «Più alta, più tesa, e tutta da usare.»
Dietro il tavolo c’è una specie di sedia ginecologica, imbottita nera, con i supporti per le gambe già aperti.
«E questa invece?» chiede la mia amichetta dispettosa, la voce un po’ più bassa, gli occhi che brillano.
Giacomo le prende una mano e l’avvicina. «Siediti e apri le gambe, poggiale qua.»
Lady-K si sistema, il micro abitino che le sale subito fino alla vita. Monica le prende le caviglie con delicatezza, le poggia sui supporti e chiude le cinghie, poi fa lo stesso con i polsi. Le gambe completamente spalancate fanno in modo che la figa di Lady-K resti un po’ aperta, le grandi labbra che si separano, già lucide.
«Cazzo, guardala» mormora Monica, e passa un dito lento lungo la fessura. Lady-K sussulta. «È già bagnata.»
Giacomo non aspetta. Si abbassa e comincia a leccare e a succhiare, la lingua che entra ed esce, le labbra che tirano il clitoride. Lady-K geme subito, forte. Monica da una parte e io dall’altra iniziamo a toccarle il seno. Poi Monica le abbassa il vestito di colpo, lasciando i capezzoli completamente esposti.
«Mordili» mi dice, e io obbedisco: prendo il destro tra i denti, lo tiro, lo succhio forte mentre Monica fa lo stesso con l’altro.
Nel frattempo, alcune persone si avvicinano e iniziano ad ammirare lo spettacolo. Lady-K ansima sempre più rumorosamente, la testa che si muove.
«Più forte, Giacomo… cazzo, succhiala…» geme.
Monica le bacia le labbra, le morde il labbro inferiore e lo tira con i denti mentre io continuo sul capezzolo. Un ragazzo barbuto si avvicina alle spalle di Monica e le sussurra qualcosa. Lei gli fa un cenno, si volta appena e lui si abbassa, le sposta il body di latex di lato e inizia a leccarle la figa. Monica ansima subito, sincronizzata a Lady-K, le dita che stringono il seno di Lady-K mentre la lingua del ragazzo la lavora.
«Sì… così…» dice Monica a Lady-K, la voce rotta. «Guarda come ti lecca. Vuoi di più? Vuoi il cazzo?»
Lady-K annuisce, ansimando. «Sì… scopami… Giacomo, mettimelo dentro…»
L’orgasmo la raggiunge in pochi secondi: il corpo si tende contro le cinghie, la figa pulsa sulla lingua di Giacomo, un gemito lungo che le esce dalla gola. Tuttavia, Giacomo ora vuole farla godere in modo diverso. Si alza, si abbassa i pantaloni, tira fuori il cazzo duro e, dopo averlo massaggiato sulle grandi labbra bagnate, lo spinge dentro. Lady-K sussulta forte, la schiena che si inarca. Io le poggio le labbra sulla bocca e catturo i suoi suoni di piacere, la lingua che entra mentre lei geme dentro di me.
«Cazzo… quanto è grosso…» ansima Lady-K contro la mia bocca. «Spingi… più a fondo…»
Giacomo spinge con foga, le mani sulle sue cosce legate, il cazzo che entra ed esce con rumori umidi. Monica assiste alla scopata, gli occhi fissi sulla figa di Lady-K che si apre intorno al cazzo, e si sistema meglio così che il ragazzo barbuto possa a sua volta donarle il cazzo. Lui si alza, tira fuori e lei lo accetta volentieri: si piega un poco, gli prende il cazzo in mano e se lo guida dentro, ansimando forte mentre Lady-K viene scopata davanti a lei.
«Guarda… ti sta scopando bene…» dice Monica a Lady-K, la voce spezzata dai colpi che prende. «Vieni ancora… fammi sentire…»
Io sono uno spettatore che si diverte a stimolare i capezzoli di Lady-K, li mordo, li tiro, e tengo lontano chi vorrebbe approfittare del suo corpo. Giacomo è autorizzato, gli altri no. Little Joe è duro da morire sotto i pantaloni a rete, preme e pulsa, ma resto concentrato su di lei. Continuo ad alternarmi tra la sua bocca e i suoi capezzoli, poi sento che mi stringe la mano forte e capisco che sta per avere un secondo orgasmo.
«Vieni… vieni sul suo cazzo…» le sussurro. Anche questo viene catturato da me: il corpo trema tutto, la figa si stringe intorno a Giacomo, un gemito lungo che le rubo dalla bocca. Appagata, chiede riposo con la voce rotta. Giacomo esce piano, il cazzo lucido. Altri si avvicinano, ma con disinvoltura slego Lady-K, le tolgo le cinghie e la faccio alzare. Anche Monica sembra soddisfatta, il ragazzo ancora dentro di lei per un ultimo colpo prima di uscire. Gli uomini attorno a noi un po’ meno, protestano a bassa voce, ma le ragazze li rassicurano.
«Più tardi torniamo a giocare» dice Lady-K, ancora ansimante, il vestito mezzo abbassato, la figa che luccica.
«Adesso lasciateci respirare.»
Monica le sistema il latex e le sorride. «Brava. Sei stata perfetta. Mi hai fatto godere solo a vederti e a sentirti!»
**** NOTE ****
Questa storia nasce da una sera realmente vissuta. Al club abbiamo dato sfogo, senza filtri, alla nostra natura libertina. Molti amici erano lì e ci hanno visti: se vogliono, possono lasciare un commento qui sotto, come testimonianza diretta.
Il racconto sarà diviso in più parti e solo quando leggerete la parola FINE, sarà veramente completato. Ogni settimana pubblicherò due capitoli. Abbiate pazienza, ma scrivere i miei ricordi è un’attività lunga.
Come sempre, ho rielaborato alcuni passaggi. Non per inventare, ma per trasformare i ricordi in un’esperienza continua, così che anche chi legge possa entrare nella serata e viverla insieme a noi.
Non mi considero uno scrittore. Sono un menestrello folle, sempre in cerca di avventure condite con un po’ di perversione e di libertà. Non sono un super uomo, non sono fighissimo e non ho un cazzo mostruoso. Non prometto numeri da circo né prestazioni da film. Quello che posso promettere è un viaggio unico, senza giudizi e senza prevaricazioni. Per me la libertà e il rispetto sono la prima cosa: il resto viene dopo, e viene solo se lo vuoi anche tu.
Per questo il desiderio di conoscere persone nuove, e soprattutto donne affini al mio modo di vivere il piacere, non si esaurisce mai.
Se il racconto ti è piaciuto, lascia un commento. E se sei la donna che sto cercando, scrivimi. Insieme possiamo creare una nuova storia, fatta di desiderio vero, che ti ecciterà ogni volta che la rileggerai, sapendo che migliaia di persone saranno testimoni e ti immagineranno proprio come sei.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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