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incesto

Veronica Segreti in Famiglia #11


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
24.04.2026    |    21.223    |    6 9.9
"Nuda, mi avvicino al divano, mi siedo sulla faccia di Silvio e gli dico: «Vediamo se hai imparato anche a leccarla..."
Lunedì mattina papà parte per la solita trasferta. Lo saluto sulla porta con un bacio lungo, il suo sapore familiare sulle labbra, il suo profumo di uomo che mi resta addosso mentre la macchina si allontana. La casa resta silenziosa, solo io e mamma.
Alle otto e mezza scendo in cucina. Mamma è già lì, in vestaglia di seta nera, i capelli ancora spettinati dalla notte. L’aria profuma di caffè e del suo corpo caldo.
«Oggi viene Silvio» le dico senza giri di parole. «Alle dieci. Io esco alle nove. Se vuoi… puoi divertirti con lui.»
Mamma mi guarda, un sorriso lento e complice le curva le labbra. Non dice niente, ma nei suoi occhi vedo già la troia che si sveglia.
Alle nove esco di casa. Cammino per il quartiere con il cuore che batte forte, un misto di rabbia, eccitazione e quel senso di potere che ormai mi accompagna sempre. Alle dieci in punto, da lontano, vedo Silvio che si avvicina alla nostra porta.
Io non sono lontana. Mi sono nascosta dietro l’angolo del garage, il telefono in mano, pronta a registrare tutto.
Cristina apre la porta con una vestaglia di pizzo nero trasparente, completamente nuda sotto. La luce del mattino le accarezza il corpo maturo. Silvio resta fermo sulla soglia, gli occhi spalancati.
«Veronica non è in casa» dice mamma con voce morbida, «ma se vuoi puoi entrare lo stesso…»
Mentre parla gli mette la mano sul cazzo sopra i pantaloni e lascia che la vestaglia si apra un po’, mostrando il seno pesante e il triangolo scuro tra le gambe. Silvio deglutisce. Entra.
Appena la porta si chiude, Cristina gli infila la lingua in bocca. Un bacio bagnato, profondo, affamato. Il suono delle loro lingue che si intrecciano arriva fino a me attraverso la finestra socchiusa. Mamma gli sbottona i pantaloni, gli sfila la maglietta. Pochi secondi e Silvio è completamente nudo in mezzo al salotto, il cazzo già duro che punta verso l’alto.
Cristina lo fa sdraiare sul divano. La musica parte dal suo telefono: un pezzo di The Weeknd, lento, sensuale, bassi profondi che vibrano nell’aria. Mamma gli sale sopra, prende il cazzo nella mano e se lo guida dentro la fica. Un gemito lungo, roco, esce dalla sua gola mentre si abbassa fino in fondo.
Silvio ansima, le mani sui fianchi di mamma, il viso contorto dal piacere. «Cristina… cazzo… è così calda…»
Mamma comincia a cavalcarlo. Movimenti lenti prima, poi sempre più veloci. Il suono bagnato della sua fica che ingoia il cazzo di Silvio riempie il salotto. Lei geme, i seni che ballano pesanti, i capezzoli duri. Silvio si dimena sotto di lei, le dita che affondano nella carne morbida dei suoi fianchi.
Io apro piano la porta di casa ed entro senza fare rumore.
Silvio mi vede per primo. Gli occhi gli si spalancano dal terrore. Il viso diventa paonazzo in un secondo. Cerca di spingere via mamma, di coprirsi, di dire qualcosa.
«Veronica… io… non è come… ti prego…»
Mamma invece non si ferma. Continua a muoversi lentamente sul suo cazzo, un sorriso da troia sulle labbra, gli occhi fissi nei miei.
Io mi avvicino con aria severa, dominante. La voce mi esce fredda ma carica di eccitazione:
«Allora il cazzo ti diventa duro, vedo. Bene. Allora continuiamo e vediamo che sai fare.»
Faccio segno a mamma di non fermarsi. Mi spoglio lentamente davanti a loro, lasciando cadere i vestiti sul pavimento. Nuda, mi avvicino al divano, mi siedo sulla faccia di Silvio e gli dico:
«Vediamo se hai imparato anche a leccarla.»
Silvio è spaventato, imbarazzato, in confusione totale. La sua fidanzata sopra la sua faccia, la madre che continua a cavalcarlo. La sua lingua è esitante, inesperta, ma cerca di fare del suo meglio. Sento il suo respiro caldo e affannato contro la mia fica, il sapore della sua saliva mescolato al mio umore dolce e fresco.
Mamma accelera. I suoi gemiti diventano più acuti. Dopo pochi minuti ha il suo primo orgasmo: trema, stringe il cazzo di Silvio dentro di sé e viene con un gemito lungo, bagnato.
Poi si toglie, il cazzo di Silvio lucido dei suoi succhi.
Io faccio alzare Silvio e gli spingo la faccia sulla fica di mamma.
«Leccala. Leccala bene.»
Silvio si tuffa. Lecca con passione disperata, il viso sporco dei succhi di mamma. Io mi metto dietro di lui, gli lecco il culo e le palle lentamente, assaporando il suo sapore muschiato e salato.
Silvio è super eccitato. Il suo cazzo sembra sul punto di scoppiare.
Allora prendo il plug anale di metallo da 3,5 cm che avevo preparato. È freddo, lucido. Glielo appoggio sul buco e spingo piano.
Silvio si contrae di colpo, un gridolino di dolore gli esce dalla gola. Si ferma, il corpo rigido.
«Non è mai stato violato…» mormora mamma con un sorrisetto.
Io gli tengo ferma la testa sulla fica di mamma e gli dico con voce dominante:
«Devi imparare a godere anche con il culo, porco.»
Spingo il plug fino in fondo. Silvio trema, il dolore misto a una strana eccitazione nuova. Il suo cazzo diventa ancora più duro, quasi viola.
Io guardo mamma e sorrido:
«Vedi mamma come è più eccitato con il plug nel culo?»
Faccio sdraiare di nuovo Silvio. Il plug si conficca ancora più a fondo. Mi metto sopra di lui e mi impalo sulla sua fica con un colpo solo. Comincio a scoparlo velocemente, il plug che preme dentro di lui a ogni movimento.
Silvio non resiste molto. Dopo pochi minuti inizia a sborrare dentro di me in modo abbondante, fiotti caldi e densi che mi riempiono. Io mi tocco il clitoride velocemente e vengo insieme a lui, tremando forte.
Quando finiamo, mamma e io ci ricomponiamo. Silvio è ancora sdraiato, il plug nel culo, il respiro affannato, lo sguardo perso.
Mentre cerca di toglierselo, io lo fermo con la mano.
«No amore. Tu devi allenare il tuo culo perché solo così ti ecciti, vero? Quindi questo lo devi tenere fino a casa. E lo dovrai mettere ogni volta che mi vieni a trovare. Ti voglio sempre eccitato. Capito?»
Silvio annuisce, paonazzo, confuso, ancora con il plug dentro. Non ha capito quasi niente di quello che sta succedendo tra me e mamma. È in un turbine di emozioni: paura, eccitazione, vergogna, desiderio.
Io lo accarezzo dolcemente sulla guancia mentre lo accompagno alla porta.
«Non ti preoccupare… ti sfonderò il culo.»
Silvio esce camminando in modo strano, il plug che gli preme dentro a ogni passo. Lo guardo allontanarsi con un sorriso soddisfatto.
E' solo all’inizio.

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