incesto
Veronica Segreti in Famiglia #16
Efabilandia
01.05.2026 |
14.957 |
4
"L’aria sapeva di caffè freddo, di ansia e di quel tipico odore di linoleum e libri vecchi..."
Mauro partì lunedì mattina presto, come sempre. Lo salutai sulla porta con un bacio lungo, profondo, le nostre lingue che si cercavano ancora una volta prima che se ne andasse. Quando la macchina scomparve in fondo alla strada, la casa tornò silenziosa. Mamma era già uscita per il suo solito giro. Io restai sola con i miei pensieri, con il ricordo del suo cazzo dentro di me e con quel senso di vuoto che mi prendeva ogni volta che lui non c’era.La settimana passò nella solita routine tra università e casa. Non prestavo quasi più attenzione a mamma e a quello che faceva. La guardavo appena, rispondevo a monosillabi. Il mio mondo era altrove: nelle chat continue con papà. Ogni mattina gli scrivevo “buongiorno amore mio”, ogni sera gli mandavo foto di me nuda o video brevi mentre mi toccavo pensando a lui. Lui rispondeva sempre con parole dolci e sporche che mi facevano bagnare all’istante.
A Silvio mandavo ogni tanto qualche ordine, più che altro per divertirmi. “Domani metti il plug tutto il giorno”, “manda una foto del tuo cazzo duro in bagno”, “indossa le mutandine di pizzo sotto i jeans”. Lui obbediva sempre, umiliato e eccitato.
Il fine settimana papà non tornò: era in Messico per lavoro. La casa sembrava più grande, più vuota. Io e Laura avevamo deciso di studiare insieme per l’esame di Economia. Laura è bellissima: capelli neri lunghi fino alla vita, seno terzo, corpo tonico e un sorriso che fa girare la testa. È fidanzata con Andrea, un ragazzo carino ma noioso. Quel pomeriggio si presentò da me vestita in modo veramente provocante: minigonna jeans cortissima, top bianco aderente che lasciava intravedere il reggiseno di pizzo nero, tacchi alti. Profumava di vaniglia e di qualcosa di più caldo, di desiderio.
Ci mettemmo a studiare sul mio letto. Libri aperti, quaderni sparsi. Ma dopo mezz’ora l’aria era già elettrica. Laura si avvicinò per farmi vedere un grafico. Le nostre spalle si toccarono. Poi le nostre ginocchia. Poi le nostre mani. Il primo bacio fu timido, quasi per caso. Il secondo fu fame. Le nostre lingue si intrecciarono, bagnate, calde. Le sue mani mi toccarono i seni sopra la maglietta, io infilai le mie sotto la sua minigonna. La sua fica era già fradicia.
«Veronica… e se entra tua madre?» sussurrò preoccupata tra un bacio e l’altro.
Io sorrisi contro le sue labbra.
«Se entra è peggio per lei. Non le permetterei di interromperci.»
Laura era sdraiata sul mio letto, le gambe leggermente aperte, la minigonna arrotolata intorno alla vita. I suoi slip di pizzo nero erano già bagnati al centro. Mi inginocchiai tra le sue cosce, le afferrai le ginocchia e gliele aprii lentamente, con decisione. Il suo odore mi arrivò subito: dolce, caldo, leggermente acidulo, un profumo di fica giovane ed eccitata che mi fece venire l’acquolina in bocca.
Mi abbassai e passai la lingua lentamente tra le sue labbra gonfie, assaporando il suo sapore. Laura gemette forte, inarcando la schiena. Infilai la lingua più a fondo, leccando dentro di lei, girando intorno al clitoride turgido, succhiandolo piano. I suoi umori mi colavano sul mento, caldi, dolci, vischiosi. Il suono umido della mia lingua che entrava e usciva dalla sua fica riempiva la stanza, mescolato ai suoi respiri sempre più affannati.
«Veronica… cazzo… sì…» ansimò.
Mi sfilai le mutandine con un gesto rapido e mi spostai sopra di lei. Mi misi a cavalcioni sulla sua faccia, abbassando lentamente la mia fica fradicia sulla sua bocca. Laura non esitò: la sua lingua calda e bagnata mi leccò con fame, succhiandomi il clitoride, infilandosi dentro di me. Il piacere mi attraversò come una scarica elettrica. Iniziai a muovermi piano sulla sua faccia, strusciando la fica contro la sua lingua.
Con una mano le aprii le labbra e infilai due dita nella sua fica calda e stretta. Laura gemette contro la mia fica e fece lo stesso: due dita entrarono dentro di me, poi tre. Ci scopavamo a vicenda con le dita mentre le nostre lingue continuavano a leccare. I suoni erano osceni, bagnati, bellissimi: il risucchio delle dita che entravano e uscivano, i nostri gemiti soffocati, il rumore della saliva e degli umori.
Ero troppo eccitata. Aggiunsi un quarto dito nella fica di Laura. Era bella larga, accogliente. Lei fece lo stesso con me. Quattro dita dentro di me, che mi dilatavano, che mi riempivano. Spinsi la mia fica sulla sua mano, facendole capire che ne volevo di più.
Laura capì al volo. Chiuse il pugno e lentamente, con dolcezza ma decisione, mi infilò tutta la mano nella fica. Cacciai un urlo di piacere misto a sorpresa. Era una sensazione incredibile: piena, dilatata, posseduta. Laura cominciò a muovere la mano dentro di me, piano ma con forza.
Venni quasi subito. Un orgasmo violento, profondo, che mi fece schizzare forte sulla sua faccia. Getti caldi e abbondanti le bagnarono il viso, il mento, i capelli. Laura non si fermò, continuò a muovere la mano dentro di me mentre io tremavo e gemevo come una pazza.
Poi fu il suo turno. Il suo corpo si irrigidì, le cosce mi strinsero la testa. Ebbe un orgasmo violento, quasi disperato, la fica che pulsava intorno alle mie quattro dita, bagnandomi la mano e il polso con i suoi succhi caldi.
Restammo così per qualche secondo, tremanti, sudate, i visi lucidi dei nostri umori.
Laura aveva gli occhi lucidi di piacere e sorpresa.
«Cazzo, Veronica…» sussurrò con voce rotta.
Io sorrisi, ancora con la mano dentro di lei, e le diedi un ultimo bacio profondo sulla fica prima di sfilarmi.
Da quel pomeriggio in poi studiammo cinque giorni insieme. E ogni volta finivamo per leccarci la fica fino ad avere orgasmi reciproci. Laura aveva un sapore bellissimo. Io le succhiavo il clitoride con passione mentre lei mi fistava. Ci baciavamo con la faccia lucida dei nostri umori, i capelli appiccicati alla fronte, i gemiti che riempivano la stanza. La musica di fondo era sempre la stessa playlist lenta e sensuale di The Weeknd.
Giovedì pomeriggio, mentre eravamo ancora nude e sudate sul letto, Laura mi chiese di Silvio.
«Come va con lui? Lo vedi ancora?»
Io sorrisi, maliziosa.
«Domani viene. Vuoi esserci anche tu?»
Laura arrossì, ma annuì.
Il pomeriggio successivo Silvio arrivò convinto di essere solo con me. Quando aprì la porta trovò me e Laura in minigonna e top cortissimo, i seni quasi fuori, che ci baciavamo sul divano.
«Spogliati» gli ordinai con voce ferma.
Silvio diventò paonazzo. Si tolse tutto, imbarazzatissimo. Quando rimase solo con il completino intimo femminile, le autoreggenti nere e il plug nel culo, Laura restò a bocca aperta.
Veronica aveva già indossato lo Spacca-culi sotto la minigonna. Quando lo vide, Laura sbiancò.
«Che vuoi fare con quel mostro?»
Io sorrisi.
«Ora vedrai, tesoro.»
Feci sdraiare Silvio sul letto a pancia in giù. Laura, obbedendo alle mie istruzioni, gli tolse il plug e gli spalmò abbondante lubrificante sul buco. Poi io mi avvicinai con il mostro nero lucido.
Lo infilai lentamente, centimetro dopo centimetro. Silvio gemette forte, ripetendo ad alta voce come gli avevo insegnato:
«Sono una porca… sono una porca…»
Lo spinsi fino in fondo, sempre più forte. Dopo dieci minuti Silvio venne senza toccarsi, sborrando abbondantemente sul pavimento. Laura era incredula. Accarezzò le sue palle gonfie mentre io estraevo lentamente il dildo, mostrando la voragine rossa e aperta che si era creata nel suo culo.
«Rivestiti» gli dissi. «Ma il plug lo rimetti. E la prossima volta porta anche il rossetto e la parrucca bionda.»
Arrivò il giorno dell’esame.
Il corridoio dell’università era pieno di voci tese, di fogli che frusciavano, di studenti che ripetevano formule a mezza voce. L’aria sapeva di caffè freddo, di ansia e di quel tipico odore di linoleum e libri vecchi. Io e Laura eravamo sedute una accanto all’altra, le ginocchia che si toccavano sotto il banco. Ogni tanto i nostri sguardi si incrociavano: i suoi occhi neri, grandi, lucidi di emozione e di qualcosa di più profondo. Mi sorrideva nervosa, mordendosi il labbro inferiore, e io sentivo un calore liquido tra le gambe al solo pensiero di quello che avevamo fatto nei pomeriggi precedenti.
Durante la prova non riuscivo a concentrarmi del tutto. Ogni volta che Laura si sporgeva per prendere una penna, il suo profumo di vaniglia e pelle calda mi arrivava addosso. Ogni volta che le nostre mani si sfioravano sul banco, un brivido mi correva lungo la schiena. Scrivevo, ma la mia mente era altrove: sulla sua lingua dentro di me, sulle sue dita che mi dilatavano, sul suo sapore dolce e salato che ancora mi sembrava di avere sulle labbra.
Quando consegnammo i compiti, il cuore mi batteva fortissimo. Uscimmo dall’aula in silenzio, mano nella mano, senza dire una parola fino al corridoio principale.
I risultati arrivarono dopo due ore interminabili.
30 Entrambe.
Io e Laura ci guardammo per un secondo, poi scoppiammo in un urlo di gioia. Ci abbracciammo forte in mezzo al corridoio, i corpi premuti uno contro l’altro, i seni che si schiacciavano, i respiri che si mescolavano. Eravamo euforiche, sudate, felici come due bambine. Laura rideva contro il mio collo, io le baciavo i capelli, il profumo dei suoi capelli neri mi riempiva le narici.
«Ce l’abbiamo fatta…» sussurrò, la voce ancora tremante di adrenalina.
Io mi fermai, la guardai negli occhi e le sorrisi con quel sorriso malizioso che ormai conosceva bene.
«Già… ce l’abbiamo fatta. E adesso…»
«Ti andrebbe di provare lo Spacca-culi?»
Laura mi guardò impaurita.
«Io sono vergine di culo… non ho intenzione di fare sesso anale.»
Io sorrisi.
«Ma che hai capito? Vuoi inculare anche tu Silvio? Che ne dici, ci divertiamo. Ti va?»
Laura sorrise, gli occhi che brillavano.
«Perché no… ma dobbiamo trasformarlo in una bella femminuccia prima.»
Invitammo Silvio per il pomeriggio successivo. Mamma era uscita con Moses, avevamo casa libera. Avevamo comprato parrucca bionda, trucco, tacchi, gonnellina plissettata.
Quando Silvio arrivò trovò me e Laura in minigonna, seni scoperti, che ci baciavamo davanti a lui. Il suo cazzo si indurì all’istante.
«Spogliati» ordinai. «Ma lascia reggiseno e calze. Togli solo il perizoma.»
Quando fu nudo, lo portammo in bagno e cominciammo a truccarlo. Io gli facevo gli occhi, Laura la bocca. Gli fissammo la parrucca bionda. Gli mettemmo i tacchi (un 42, trovato dopo una ricerca infinita). Infine la gonnellina mini inguinale plissettata.
Lo facemmo alzare e camminare. Ridevamo vedendolo impacciato sui tacchi. Poi lo portammo davanti allo specchio.
Silvio restò senza parole. Era veramente una donna. Capelli biondi, trucco perfetto, corpo depilato, reggiseno, calze e gonnellina.
Io lo guardai con un sorriso soddisfatto.
«Ti presentiamo Silvia.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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