Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > incesto > Un’estate in Romania: il fuoco delle passioni
incesto

Un’estate in Romania: il fuoco delle passioni


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
13.06.2025    |    5.525    |    4 9.9
"Era più intenso, più selvaggio, un misto di sudore, eccitazione e quella dolcezza floreale che sembrava parte di lei..."
Mi chiamo Giovanni, ho 43 anni ora, ma nel 2004 ero un ragazzo di 22 anni, pieno di energia, muscoli scolpiti da ore in palestra e un fuoco dentro che non si spegneva mai. Ero uno studente universitario a Galați, Romania, dove la vita scorreva tra libri, birre e desideri che bruciavano sotto la pelle. È lì che ho conosciuto Cristina, la mia futura moglie, una ragazza che sembrava scolpita da un sogno: corpo perfetto, curve che ti toglievano il fiato, una terza di seno soda e alta, e un modo di muoversi che gridava sensualità. Quando voleva provocarmi, non indossava intimo, e il solo pensiero mi faceva perdere la testa. Ci siamo sposati a giugno del 2004, ma questa storia non parla solo di noi due. Parla di un’estate che ha cambiato tutto, a Brașov, nella casa dei suoi genitori.
Ci siamo conosciuti al primo anno di università. Io, un ragazzo muscoloso, capelli neri e occhi che cercavano guai, lei una visione: capelli castani che cadevano in onde morbide, occhi verdi che sembravano leggerti dentro, e un sorriso che prometteva peccati. Abitavamo entrambi nella città dello studente, un caos di stanze minuscole, feste improvvisate e desideri repressi che esplodevano nelle notti calde. La prima volta che l’ho vista, indossava un vestitino rosso attillato, senza reggiseno, i capezzoli che si intravedevano appena sotto la stoffa. Mi ha guardato e ha detto: “Tu sei Giovanni, vero? Ho sentito parlare di te.” La sua voce era miele, e io ero già perso.
Abbiamo iniziato a frequentarci, e presto il nostro rapporto è diventato una danza di corpi e fantasie. Cristina non era solo bella, era selvaggia. Amava provocarmi, sussurrarmi all’orecchio cose che mi facevano indurire il cazzo in un secondo. “Ti piacerebbe vedermi con un altro?” mi chiedeva, ridendo, mentre mi accarezzava sotto il tavolo di un bar. All’inizio pensavo scherzasse, ma poi abbiamo iniziato a giocare: threesome con amici fidati, incontri organizzati tramite annunci su riviste porno, quando internet era ancora un sogno lontano. Era il 2000, e noi eravamo giovani, affamati, senza limiti.
Dopo il matrimonio, siamo andati a Brașov per il mio tirocinio. I genitori di Cristina, Elena e Victor, ci hanno ospitato nel loro monolocale, perché la loro casa era in ristrutturazione. Era un posto piccolo, soffocante, con due divani letto che di notte si trasformavano in un unico grande letto, separati solo da un metro scarso. Io e Cristina da una parte, Elena e Victor dall’altra. L’aria odorava di legno vecchio e di un profumo floreale che Elena spruzzava ovunque, un misto di gelsomino e vaniglia che mi entrava nei polmoni e mi faceva girare la testa.
Elena era una donna che toglieva il fiato. A 42 anni, aveva un corpo che faceva invidia a Cristina: fianchi larghi, curve generose, una terza di seno che sembrava sfidare la gravità. I capelli neri le cadevano sulle spalle, e i suoi occhi avevano quella luce maliziosa che ti faceva sentire nudo. Victor, 45 anni, era un uomo brizzolato, ma in forma perfetta: spalle larghe, braccia muscolose, e un’aura di sicurezza che incuteva rispetto. Non sembrava il tipo da tirarsi indietro, in niente.
I primi giorni, io e Cristina cercavamo di contenere il nostro fuoco. Facevamo l’amore in bagno, sotto la doccia, con l’acqua che scorreva per coprire i rumori. Ma Cristina non si tratteneva. Gemeva forte, i suoi “Oh, cazzo, sì!” echeggiavano contro le piastrelle, e io, con il cuore che mi martellava nel petto, cercavo di tapparle la bocca. “Shhh, ci sentono!” sussurravo, ma lei rideva, gli occhi accesi di sfida. “Voglio godere, Giovanni. Sono a casa mia, tranquillo, loro capiscono.” E aveva ragione. Quando uscivamo dal bagno, Elena e Victor ci guardavano con sorrisi complici. “Bella doccia, eh?” diceva Victor, con una risata profonda. Elena aggiungeva: “Bravi, così si fa.” Io arrossivo, ma il mio cazzo pulsava ancora al pensiero di quanto fosse disinibita quella famiglia.
Dopo qualche sera di docce bollenti, qualcosa è cambiato. Una notte, mi sono svegliato di soprassalto. La luce della luna filtrava dalla finestra, e i suoni che sentivo erano inconfondibili: gemiti, profondi, animaleschi. Elena era sotto Victor, le sue gambe avvolte attorno ai suoi fianchi, mentre lui la scopava con una forza che faceva tremare il divano. La vedevo chiaramente: il seno che sobbalzava, i fianchi che si muovevano in ritmo, i suoi gemiti che si mescolavano al profumo di gelsomino che impregnava l’aria. “Cazzo, Victor, sì, più forte!” urlava, senza pudore. Io ero paralizzato, il cazzo duro come pietra sotto le lenzuola. Cristina, accanto a me, fingeva di dormire, ma sentivo il suo respiro accelerato. Anche lei stava guardando.
Dopo cinque minuti, si sono calmati. Il silenzio era pesante, rotto solo dal loro respiro affannoso. Io non riuscivo a dormire, il cuore mi batteva nelle tempie, e il pensiero di quello che avevo visto mi faceva impazzire. Cristina, come se mi leggesse nella mente, si è girata verso di me, la sua mano è scivolata sotto le lenzuola e ha trovato il mio cazzo. “Ti è piaciuto?” ha sussurrato, con quella voce che mi faceva perdere il controllo. Ho annuito, incapace di parlare. “Lo immaginavo,” ha detto, ridendo piano, mentre iniziava a segarmi lentamente.
La sera dopo, a cena, l’atmosfera era elettrica. Cristina indossava una gonna corta di jeans, senza intimo – lo sapevo perché ogni tanto si piegava e mi lasciava intravedere la sua fica, liscia e invitante. Elena, invece, portava una camicetta trasparente, i capezzoli visibili sotto la stoffa. Victor, con un bicchiere di vino in mano, ha rotto il silenzio. “Senti, Giovanni,” ha detto, la voce calma ma decisa. “Non c’è bisogno di chiudervi in bagno. Fate pure qui, di notte, non ci dà fastidio.” Io sono rimasto senza parole, il volto in fiamme. “Ehm, ok, grazie, non vi preoccupate…” ho balbettato, ma dentro di me ero un vulcano.
Quella notte, dopo cena, l’aria era densa di tensione. Guardavamo la TV, tutti e quattro sui divani. Cristina, senza dire una parola, si è sfilata la gonna e la maglietta, restando nuda. Elena ha fatto lo stesso, il suo corpo illuminato dalla luce tremolante dello schermo. Victor ci guardava, un sorriso sornione sulle labbra. Cristina si è avvicinata a me, la sua mano sul mio cazzo, e ha sussurrato: “Ti piace mia madre, vero?” Ho deglutito, il cuore che mi esplodeva. “S-sì,” ho ammesso, e lei ha sorriso, stringendomi più forte. “Ti piacerebbe scoparla? Sono come noi, Giovanni. Anzi, peggio.”
Non ho avuto il tempo di rispondere. Dalla luce della TV, ho visto Elena chinarsi su Victor, il suo cazzo in bocca, un pompino lento e profondo che mi ha fatto quasi svenire. Cristina, senza smettere di segarmi, si è messa a cavalcioni su di me, togliendo le lenzuola. “Cazzo, Giovanni, scopami,” ha gemito, e io l’ho penetrata, sentendo la sua fica calda e bagnata avvolgermi. I suoi gemiti erano forti, selvaggi, e coprivano a malapena quelli di Elena, che ora si faceva scopare da Victor a pecorina, proprio accanto a noi. I loro corpi si muovevano in sincronia, e a un certo punto ho notato qualcosa che mi ha fatto quasi venire: Victor e Cristina si tenevano per mano, accarezzandosi, mentre lui la scopava e lei cavalcava me.
Non ce l’ho fatta. “Cristina, sto venendo!” ho urlato, e lei ha accelerato, gridando: “Sborra, cazzo, sborra dentro di me!” Sono esploso, il mio orgasmo così intenso che mi ha lasciato senza fiato. Cristina è scesa da me, ridendo, e si è diretta in bagno. Io, ancora stordito, guardavo Elena e Victor che continuavano, i loro gemiti che riempivano la stanza. Quando hanno finito, anche loro ridevano, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Il pomeriggio seguente, l’aria nel monolocale di Brașov era densa, carica di una tensione che si poteva quasi toccare. Il sole di giugno filtrava dalle tende sottili, dipingendo strisce di luce dorata sul pavimento di legno consumato. L’odore di vino rosso, versato generosamente la sera prima, si mescolava a quello di gelsomino che Elena spruzzava ovunque, un profumo dolce e inebriante che sembrava amplificare ogni sensazione. Ma c’era qualcos’altro nell’aria, qualcosa di più primitivo, un sentore di corpi caldi, di desideri non detti che aleggiavano come una nebbia invisibile. Eravamo tutti e quattro seduti sui divani, io e Cristina da una parte, Elena e Victor dall’altra, con una bottiglia di vino aperta sul tavolo e tre cassette porno che Victor aveva portato a casa. “Video amatoriali, coppie che si scambiano,” aveva detto con un sorriso sornione, come se stesse proponendo di guardare un film di famiglia. Ma in quella stanza, nulla era ordinario.
Cristina era seduta accanto a me, le gambe accavallate, la gonna di jeans corta che lasciava intravedere la curva perfetta del suo culo. Non indossava intimo, come al solito quando voleva farmi impazzire, e ogni tanto si piegava in avanti, lasciando che la sua fica, liscia e invitante, catturasse il mio sguardo. Il suo odore, un misto di muschio caldo e dolcezza, mi arrivava a ondate, facendomi pulsare il cazzo nei jeans. Elena, dall’altro lato, era altrettanto provocante: una camicetta leggera, quasi trasparente, che metteva in mostra i suoi seni pieni, una terza che sembrava sfidare ogni legge della fisica. I suoi fianchi generosi si muovevano con una grazia felina mentre si alzava per versare altro vino, e il suo profumo – quel dannato gelsomino mescolato a qualcosa di più terreno, il suo odore di donna – mi faceva girare la testa.
Victor, con i suoi capelli brizzolati e il fisico scolpito, sembrava il re di quella stanza. “Apriamo questa bottiglia e guardiamo,” disse, la voce calma ma con un sottofondo di comando. Abbiamo bevuto, due bottiglie quasi finite, e l’atmosfera si è fatta sempre più carica. Cristina, con un sorriso malizioso, si è alzata e ha detto: “Guardiamo le cassette, ma tutti nudi, ok? Come in famiglia.” Le sue parole mi hanno colpito come un pugno. Come in famiglia. Ho capito in quel momento che per loro non c’era nulla di strano in tutto questo. Era il loro mondo, il loro modo di vivere, e io stavo per entrarci con tutto me stesso.
Ci siamo spogliati, i vestiti che cadevano sul pavimento con un fruscio leggero. La luce della TV, accesa su una delle cassette, gettava ombre tremolanti sui nostri corpi nudi. Sullo schermo, una coppia si scambiava con un’altra, gemiti che riempivano la stanza, corpi sudati che si intrecciavano senza vergogna. Io ero già duro, il cazzo che pulsava mentre guardavo Cristina, la sua mano che scivolava lentamente sulla sua fica, le dita che si muovevano con una lentezza deliberata. Victor, seduto di fronte a noi, aveva il cazzo altrettanto duro, e lo accarezzava con calma, gli occhi fissi sullo schermo ma ogni tanto su di noi. Elena, accanto a lui, aveva un’espressione di pura lussuria, i capezzoli turgidi e le gambe leggermente aperte, lasciando intravedere la sua fica, bagnata e pronta.
L’odore di Cristina era inconfondibile: un profumo caldo, muschiato, con una nota dolce che mi faceva venire voglia di affondare il viso tra le sue cosce. Ma quando Elena si è alzata, piegandosi su Victor per prendergli il cazzo in bocca, un nuovo odore ha invaso la stanza. Era più intenso, più selvaggio, un misto di sudore, eccitazione e quella dolcezza floreale che sembrava parte di lei. L’odore del sesso di Elena era come una droga: pungente, caldo, con una sfumatura quasi terrosa che mi faceva perdere la testa. Il suo culo, pieno e sodo, era piegato a novanta gradi verso di noi, e la sua fica luccicava sotto la luce della TV, invitante, aperta, pronta.
Cristina, accanto a me, ha notato il mio sguardo. “Vai, Giovanni,” ha sussurrato, la voce rotta dal desiderio. “Scopala.” Il mio cuore ha fatto un balzo. Non c’era più spazio per esitazioni, solo un fuoco che mi bruciava dentro. Mi sono alzato, il cazzo duro come pietra, e mi sono messo dietro Elena. Le sue curve erano perfette, i fianchi larghi che sembravano fatti per essere afferrati. Ho posato le mani su di lei, sentendo la sua pelle calda e morbida sotto le dita. “Cazzo, Elena,” ho mormorato, mentre la punta del mio cazzo sfiorava la sua fica. Era bagnata, scivolosa, e quando l’ho penetrata, ho sentito un calore che mi ha fatto quasi svenire. Ho spinto con forza, un movimento quasi animalesco, guidato da un desiderio che non avevo mai provato prima. Volevo scoparmi la suocera, volevo possederla, e ogni affondo era un’esplosione di piacere.
Elena gemeva forte, i suoi “Oh, cazzo, sì!” che si mescolavano ai rumori dello schermo e al profumo di gelsomino e sesso che riempiva la stanza. La scopavo con una foga che non riconoscevo, i miei fianchi che sbattevano contro il suo culo, ogni spinta accompagnata da un suono umido e ritmico. Le sue tette sobbalzavano, e lei si aggrappava al divano, il corpo che tremava sotto i miei colpi. “Vieni dentro di me,” ha detto, la voce roca, gli occhi che brillavano di lussuria. “Sei proprio una porca,” ho ringhiato, incapace di trattenermi. Victor, che ci guardava mentre si segava, ha riso. “Non sai quanto, figliolo. Buon sangue non mente.”
Quelle parole mi hanno mandato oltre il limite. Ho spinto ancora più forte, sentendo la sua fica stringersi attorno al mio cazzo, e sono esploso. “Cazzo, Elena!” ho urlato, sborrando dentro di lei, il mio orgasmo così intenso che mi ha fatto tremare le gambe. Lei ha gridato, il suo corpo scosso da un orgasmo altrettanto violento, le sue unghie che graffiavano il divano. L’odore del nostro sesso, un misto di sudore, sborra e quel profumo muschiato, ha invaso la stanza, rendendo l’aria ancora più densa.
Mentre cercavo di riprendere fiato, Cristina si è inginocchiata davanti a me. I suoi occhi verdi brillavano di eccitazione mentre prendeva il mio cazzo in bocca, leccandolo lentamente, pulendo ogni traccia di sborra e del sapore di sua madre. Il suo odore, quel muschio dolce che mi faceva impazzire, era ancora più forte ora, mentre si toccava la fica con una mano, gemendo piano contro di me. Victor, ancora duro, si è alzato e ha steso Cristina sul divano accanto a noi. “Vieni qui, piccola,” ha detto, la voce profonda. L’ha penetrata con un unico movimento deciso, la sua fica che lo accoglieva con un suono bagnato. Cristina ha urlato, un gemito acuto e selvaggio, mentre Victor la scopava con forza, i loro corpi che si muovevano in un ritmo feroce. Lei ha avuto un secondo orgasmo, il corpo che si inarcava, i suoi gemiti che riempivano la stanza. Victor è venuto subito dopo, sborrando nella sua fica con un grugnito profondo, il loro respiro affannoso che si mescolava ai rumori della TV.
Mentre Cristina era ancora sdraiata, ansimante, Elena si è avvicinata. “Tesoro, lascia fare a me,” ha detto, con una dolcezza che contrastava con la scena oscena. Si è inginocchiata tra le gambe di Cristina, il suo viso che spariva tra le sue cosce. Ho guardato, ipnotizzato, mentre Elena leccava la fica di sua figlia, la lingua che si muoveva con una precisione che parlava di esperienza. L’odore di Cristina, quel muschio caldo e dolce, si mescolava ora al profumo di gelsomino di Elena, creando una sinfonia di sensi che mi faceva quasi svenire. Cristina gemeva, le sue mani che stringevano il divano, poi ha cercato la mia mano, aggrappandosi a me con forza. “Cazzo, mamma, sì!” ha urlato, il corpo che vibrava mentre un orgasmo violento la travolgeva. Ha stretto la mia mano così forte da farmi male, il suo corpo che tremava, i suoi gemiti che si trasformavano in un urlo acuto e prolungato.
Quando tutto è finito, ci siamo accasciati sui divani, il silenzio rotto solo dal ronzio della TV e dai nostri respiri pesanti. L’odore del sesso – quello di Elena, pungente e selvaggio, e quello di Cristina, dolce e inebriante – aleggiava ancora nell’aria, mescolandosi al gelsomino e al vino. Victor ha riso, una risata profonda e soddisfatta. “Benvenuto in famiglia, Giovanni,” ha detto, e io ho capito che non c’era più ritorno. Quella notte, a Brașov, nel giugno del 2004, avevamo aperto una porta che non si sarebbe mai più chiusa.
Da allora i nostri giochi sono diventati parte della nostra vita. Io e Cristina abbiamo continuato le nostre avventure, dentro e fuori la famiglia, senza limiti, senza gelosie. Brașov, quell’estate del 2004, è stato il fuoco che ha acceso tutto. Ancora oggi, quando ripenso a quei momenti, sento il profumo di gelsomino, i gemiti che riempivano l’aria, e il calore dei corpi che si intrecciavano senza vergogna. Eravamo giovani, affamati, e avevamo trovato un modo di vivere che ci rendeva liberi.

Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.9
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Un’estate in Romania: il fuoco delle passioni:

Altri Racconti Erotici in incesto:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni