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Gay & Bisex

Marco passivo #6


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
17.03.2026    |    25.945    |    4 9.9
"Camminavo più lento del normale, il culo che ondeggiava, e più sentivo quegli sguardi (veri o immaginati) più mi bagnavo nelle mutande..."
Il pacco arrivò mercoledì pomeriggio, mentre ero ancora in smart-working davanti al computer.
Il campanello suonò due volte. Andai ad aprire con il cuore già in gola. Il corriere mi consegnò una scatola anonima, marrone chiaro, sigillata con nastro adesivo spesso, senza mittente. Pesava più di quanto mi aspettassi. Sapevo cos’era. Luca – il mio Tesoro – me l’aveva annunciato lunedì sera con un messaggio vocale dolce e sporco: «Ti mando un regalino per tenerti caldo mentre non ci vediamo. Apri solo quando sei solo in casa, cucciolo. Voglio che sia un momento tutto nostro».
Chiusi la porta a doppia mandata, portai la scatola in camera da letto e la appoggiai sul materasso. Le mani mi tremavano mentre tagliavo il nastro con le forbici. Dentro, avvolto in carta nera opaca e morbida, c’era lui: il Lovense Hush 2. Un plug anale nero lucido, enorme, pesante, con quel diametro massimo di 5,7 centimetri che sapevo mi avrebbe aperto senza pietà. La gomma era vellutata al tocco ma solida, la forma a bulbo perfetto, con la base larga e piatta che sarebbe rimasta fuori. Accanto c’era la bustina con il cavo USB, il libretto delle istruzioni in inglese e un foglietto scritto a mano da Luca, con la sua calligrafia decisa ma elegante:
«Ciao Marco,
questo è per te. Ricaricalo subito (ci mette circa 90 minuti). Scarica l’app “Lovense” sul telefono. Crea un account, collega il plug, poi mandami il codice di condivisione quando sei pronto.
La prima volta infilatelo piano, tanto lubrificante. Una volta dentro accendi e fammi provare.
Da oggi in poi voglio il tuo culo sempre pieno. Ogni mattina prima di uscire, ogni sera prima di dormire.
Ti controllerò da remoto quando voglio.
E tu godrai come non hai mai goduto.
Il tuo Tesoro – Luca
P.S. Codice da mandarmi: preparati a tremare»
Lessi quelle righe tre volte, seduto sul bordo del letto. Il cazzo mi diventò duro all’istante. Da quando Luca ed Elio mi avevano aperto, sentivo un vuoto fisico insopportabile quando non avevo niente dentro. Il mio buco aveva imparato a desiderare di essere riempito, dilatato, posseduto. Questo plug era la cosa più perfetta che potesse regalarmi: grosso, pesante, sempre lì a ricordarmi che ormai il mio culo apparteneva a lui.
Prima di tutto lo misi in carica sul comodino. Mentre la lucina rossa diventava verde andai in bagno, mi lavai con cura, mi depilai intorno all’anello fino a renderlo liscio e sensibile, preparai un tubetto intero di lubrificante al silicone e un asciugamano pulito. Quando il led diventò verde ero già sudato per l’eccitazione pura.
Scaricare l’app fu facile. Creare l’account un po’ meno: nome utente, password, mail di conferma, accettazione dei termini. Poi il momento della connessione. Accesi il plug premendo il pulsante. L’app lo trovò subito: “Hush_2_Connected”. Premetti “Condividi” e apparve il codice lunghissimo. Lo copiai con attenzione e lo mandai a Luca su WhatsApp:
«Pronto, Tesoro. Codice: 7334221345»
Aspettai due minuti che mi sembrarono eterni. Poi arrivò la notifica: “Luca ha accettato il controllo remoto”.
Il telefono vibrò leggermente nella mia mano. Una vibrazione bassa, quasi impercettibile, partì dal plug ancora sul letto. Luca stava già giocando.
«Cazzo…» sussurrai.
Presi il plug, lo coprii generosamente di lubrificante freddo e viscido che colava lungo la base. Mi misi a quattro zampe sul letto, culo in aria davanti allo specchio grande. Iniziai a spingere. La punta entrò facile, ma quando arrivò alla parte più larga il bruciore dolce mi fece gemere forte. Spingevo piano, ruotavo i fianchi, respiravo profondamente. Il mio buco si apriva centimetro dopo centimetro. Sentivo ogni vena della gomma che mi allargava. Poi, con un ultimo respiro e una spinta decisa, il bulbo passò l’anello e il plug si sistemò dentro di me con un suono umido e profondo. Il peso mi riempì all’istante. Mi sentivo spalancato, pieno, completo. Il culo pulsava intorno alla gomma pesante. Sospirai di puro sollievo e piacere.
Accesi l’app. Luca aveva già preso il controllo. Mandò una vibrazione lunga, media intensità. Il plug iniziò a pulsare dentro di me, profondo, ritmico, colpendo la prostata a ogni onda. Il piacere salì come una marea calda.
«Oh dio, Tesoro…» ansimai ad alta voce.
Luca mi scrisse subito: «Come ti senti, puttanella?»
Risposi con un vocale roco: «Pieno… cazzo quanto è grosso… vibra benissimo… mi sento tuo anche da lontano…»
Lui aumentò. Vibrazione più forte, pattern “onda”. Il culo mi pulsava, le gambe tremavano, il cazzo duro colava pre-eiaculazione sul lenzuolo. Non resistetti. Mi girai sulla schiena, presi il mio cazzo in mano e iniziai a segarmi con foga. Il plug vibrava sempre più forte, colpiva la prostata a ogni onda. Il piacere era doppio, triplo: dentro, fuori, ovunque. Dopo nemmeno tre minuti venni come un animale: schizzi potenti, caldi, che mi arrivarono sul petto, sulla gola, sulla pancia, mentre il culo si contraeva spasmodicamente intorno al plug grosso. Urlai il nome di Luca nel cuscino, il corpo scosso da ondate di piacere.
Lui spense le vibrazioni e mi scrisse: «Bravissimo, puttanella. Questo era solo l’inizio. Da oggi routine: ogni mattina lo metti prima di uscire di casa e lo tieni tutto il giorno. Ogni sera prima di dormire lo ricarichi e me lo lasci acceso. Ti controllerò quando voglio. E tu verrai solo quando te lo permetto io. Capito, puttanella?»
«Sì, Tesoro… sono tuo. Completamente.»
Quella sera come chiesto da Luca dormii con il plug dentro per abituarmi. Mi svegliavo ogni tanto per le vibrazioni leggere che Luca mi mandava nel sonno, gemendo piano nel cuscino, il culo che pulsava di piacere costante.
Il mattino dopo – giovedì – fu la prima vera prova in pubblico.
Mi alzai alle 7, andai in bagno ancora mezzo addormentato. Il plug della notte era ancora dentro, caldo e pesante. Lo tolsi con un gemito lungo, lo lavai, lo ricaricai velocemente. Poi presi il tubetto di lubrificante, mi misi in piedi davanti allo specchio e iniziai a infilarlo di nuovo. Era ancora più grosso di quanto ricordassi. La parte larga mi fece tremare le gambe. Spingevo, ruotavo, respiravo. Quando finalmente entrò tutto, il peso mi fece sospirare di sollievo profondo. Mi piaceva da morire. Il culo pieno, dilatato, pronto per la giornata. Indossai i jeans più stretti che avevo (quelli scuri che mi fasciavano il culo) e una camicia leggera. Davanti allo specchio mi girai: si vedeva appena un piccolo rigonfiamento, ma io lo sentivo enorme.
Mandai il codice a Luca: «Pronto per oggi, Tesoro. Codice 7334221345. Il tuo regalo è dentro di me».
Lui rispose subito con un cuore e una vibrazione bassa di prova: «Buona giornata, puttanella. Cammina piano… ti farò godere quando meno te lo aspetti».
Uscii di casa alle 8:15. Appena misi piede in strada capii che sarebbe stata dura. Il plug era pesante. Ogni passo lo faceva spostare dentro di me, la base larga premeva contro l’anello, la prostata veniva sfiorata continuamente. Camminavo strano: gambe un po’ aperte, andatura lenta, culo che dondolava più del solito. Mi sembrava che tutti mi guardassero. La signora che portava fuori il cane, il ragazzo che correva, la coppia che aspettava l’autobus… avevo l’impressione che tutti fissassero il mio culo, che vedessero il rigonfiamento, che capissero che avevo un grosso plug dentro. Era solo paranoia, lo sapevo, ma quella sensazione mi eccitava da morire. Il cazzo mi si indurì nei jeans. Sentivo gli occhi immaginari addosso e il piacere cresceva a ogni passo. Ogni volta che un passante mi superava, il mio buco si contraeva intorno al plug e una scarica di piacere mi saliva fino alla pancia. Camminavo più lento del normale, il culo che ondeggiava, e più sentivo quegli sguardi (veri o immaginati) più mi bagnavo nelle mutande. Era bellissimo e umiliante allo stesso tempo. Ero in strada, in pieno giorno, con un enorme plug nero dentro di me, e il mio Tesoro poteva accenderlo quando voleva.
Arrivai in ufficio. Le prime due ore furono una tortura dolce: vibrazioni basse, quasi carezze. Camminavo tra le scrivanie, parlavo con i colleghi, sentivo il plug che mi riempiva a ogni movimento. Il culo caldo, la prostata che godeva piano. Ero già fradicio di pre-eiaculazione.
Alle 11, durante la riunione Zoom, Luca attivò il pattern “pulse”. Vibrazioni forti, brevi, ritmiche. Mi morsi il labbro. Il culo mi pulsava, le gambe tremavano sotto la scrivania. Dovevo stare zitto, sorridere, rispondere alle domande. Intanto il piacere saliva. Strinsi le cosce. Non venni, ma ci andai vicinissimo.
A pranzo mangiai un panino al bar. Luca mi mandò un messaggio: «Adesso». Attivò “earthquake”. Il plug martellava dentro di me. Corsi in bagno feci appena a tempo a abbassarmi i pantaloni che venni in silenzio, schizzi sul water.
Il pomeriggio fu più tranquillo, ma il plug restava lì, pesante, caldo, pieno di me. Ogni volta che mi alzavo sentivo il peso spostarsi, la prostata che si ricordava di essere viva. E quella sensazione di occhi addosso non mi abbandonava: mentre prendevo il caffè, mentre parlavo con il capo, mentre camminavo nel corridoio… ero convinto che tutti guardassero il mio culo. E più lo pensavo, più mi eccitavo.
Alle 18 uscii e andai al supermercato sotto casa. Luca lo sapeva. Mi scrisse: «Fai la spesa con calma. Ti tengo caldo». Poi mi chiamò su video WhatsApp. Accettai avevo con me le mie fedeli AirPods. Il suo viso bellissimo apparve sullo schermo: «Fammi vedere dove sei, puttanella».
Iniziai a girare tra gli scaffali. Il carrello in una mano, il telefono nell’altra. Luca attivò la modalità “musica” sincronizzata con una canzone elettronica lenta e profonda. Le vibrazioni seguivano il ritmo. Il culo mi pulsava a tempo. Camminavo piano, le gambe molli. Il piacere saliva lento ma inesorabile.
Arrivai nel reparto latticini. La vibrazione diventò più forte. Mi fermai di colpo. Mi appoggiai con una mano allo scaffale dei formaggi, l’altra stretta sul carrello. L’orgasmo interno arrivò violentissimo. Il culo si contrasse intorno al plug, la prostata esplose. Onde di piacere caldo mi salivano fino alla pancia, al petto. Non toccavo il cazzo, ma venivo lo stesso: schizzi caldi nelle mutande, il corpo che tremava, gli occhi chiusi, un gemito basso che cercai di soffocare mordendomi il labbro.
«Signore, tutto bene?»
Una mano leggera mi toccò il braccio. Aprii gli occhi. Una signora anziana, capelli bianchi, occhiali, carrello piccolo. Mi guardava preoccupata.
Luca, in videochiamata, vide tutto. Lo sentii ridere piano: «Cazzo, puttanella… c’è una signora dietro di te… e tu il culo sfondato».
Riuscii a sorridere, la voce rotta:
«No… grazie signora… solo un capogiro… sto bene… grazie mille…»
Lei mi sorrise dolce e se ne andò. Luca, ancora in video, mi sussurrò: «Hai goduto davanti a quella povera vecchietta? Bravissimo, porco. Ti vedo tremare… bellissimo».
Finii la spesa con le gambe molli, il culo che pulsava, le mutande bagnate. Tornai a casa, mi spogliai e mi sdraiai sul letto. Mandai a Luca un vocale lunghissimo, tremando di piacere:
«Tesoro… è stato bellissimo… mi piace da morire avere il culo pieno tutto il giorno… il plug… le tue vibrazioni… venire in pubblico mentre la gente mi guarda… non riesco più a farne a meno… domani mattina lo rimetto prima di uscire… e venerdì sera vengo da te e Elio… ti prego, continua a controllarmi…e non vedo l’ora che mi sfondiate il culo nuovamente con le vostre mani»
Luca mi rispose con una vibrazione lunga e dolce prima che togliessi il plug.
«Domani mattina lo rimetti prima di uscire. E venerdì sera ti farò sentire quanto sei diventato dipendente, puttanella.»
Annuii al telefono, anche se non poteva vedermi.
Il mio culo pulsava intorno al plug. Ero già pronto per il giorno dopo.
E per tutti i giorni a venire.

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