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Alesia Il pieno controllo Part. 3


di Efabilandia
07.04.2025    |    8.454    |    1 9.6
"E gli altri giorni? Beh, quelli sono un segreto che resta tra noi, un fuoco che brucia ancora, in attesa del prossimo comando..."
A 35 anni, Alesia era un’esplosione di sensualità, un fuoco che incendiava i sensi. I suoi capelli castani, morbidi come seta, cadevano in onde ribelli sulle spalle, accendendo scintille di desiderio. La sua pelle, liscia e calda, profumava di vaniglia intrecciata a una promessa di lussuria, un aroma che mi avvolgeva come un sortilegio. I suoi occhi verdi scintillavano di una malizia giocosa, un richiamo che mi faceva tremare il cuore, come se ogni sguardo fosse un invito a perdermi in lei. Quella mattina, il sole filtrava timido attraverso le tende bianche della nostra camera, dipingendo la stanza di un arancione caldo e avvolgente, come se il mondo stesso trattenesse il fiato, complice del nostro gioco. L’aria era densa dell’odore di caffè appena fatto, amaro e confortante, che si mescolava al profumo di Alesia: dolce, speziato, inebriante, un vortice che mi faceva girare la testa.
Sdraiata sul letto, Alesia era una visione divina, il corpo nudo che scintillava sotto la luce morbida del mattino. La sua pelle brillava come seta illuminata, ogni curva un’opera d’arte. Si toccava con una furia delicata, le dita che danzavano lente, scivolando dentro e fuori dalla sua fica con un ritmo ipnotico. Il suono, un *slap slap* bagnato e sensuale, riempiva la stanza, intrecciandosi ai suoi sospiri, gemiti bassi che vibravano nell’aria come una melodia proibita. Il suo odore, un mix di umori dolci e salati, mi chiamava come il canto di una sirena, un afrodisiaco che mi faceva perdere ogni controllo. Eppure, sul suo viso, tra i gemiti che mi trafiggevano il petto, c’era un’ombra di insoddisfazione, un desiderio non ancora appagato. “Non sto venendo bene così,” mormorò, la voce un lamento vellutato, caldo come seta liquida, che mi colpì dritto al cuore. “Ho bisogno di pisciare prima.”
Si alzò con una grazia felina, il corpo che si muoveva come una danza lenta e ipnotica, le curve dei fianchi che catturavano la luce in un gioco di ombre e riflessi. Con un gesto deciso, mi afferrò per i testicoli, stringendoli con una pressione che era un perfetto equilibrio tra piacere e dolore, strappandomi un gemito che era insieme tormento ed estasi. Il mio cazzo pulsava intrappolato nella gabbietta di plastica, un tormento costante che mi ricordava il suo dominio assoluto. “Seguimi,” ordinò, la voce bassa, autoritaria, un comando che mi trascinava come un’onda. Mi guidò verso il bagno, il pavimento di piastrelle bianche freddo sotto i miei piedi nudi, un contrasto che mi fece rabbrividire mentre il suo profumo, caldo e invitante, mi avvolgeva come un abbraccio.
Il bagno era un tempio di luce e profumi. La luce del mattino filtrava dalla finestra alta, tingendo tutto di un bagliore dorato che rendeva l’aria quasi sacra. Le pareti bianche riflettevano ogni raggio, e l’odore di sapone al gelsomino si intrecciava al suo aroma naturale, un mix che mi faceva girare la testa. Alesia si fermò davanti al piatto della doccia, il vetro trasparente che incorniciava il suo corpo perfetto, ogni curva un invito al peccato. “Inginocchiati,” comandò, la voce un tuono morbido che mi fece tremare. Obbedii senza esitare, il cuore che martellava nel petto, il cazzo che premeva dolorosamente contro la gabbietta, un dolore che si mescolava a un’eccitazione feroce. Si posizionò sopra di me, le cosce aperte come ali di un angelo caduto, la sua fica rosa e lucida che brillava di umori, un richiamo irresistibile. Con le mani teneva aperta la sua carne, il clitoride gonfio e pulsante, il profumo dolce e salato che mi travolgeva come una tempesta.
“Leccami, puliscimi bene,” ordinò, la voce carica di desiderio, un invito che era insieme comando e supplica. Avvicinai la bocca, la lingua che sfiorava il suo clitoride, morbido, caldo, un’esplosione di sapore: miele salato, un gusto che mi mandava in estasi. Lei gemette, un suono acuto e vibrante che echeggiò contro le piastrelle, facendomi tremare fino al midollo. “Cazzo, sì, leccami la fica, succhiami tutta,” ansimò, le sue mani che afferravano i miei capelli, tirandoli con una forza che mi faceva gemere di piacere. La leccavo con devozione, succhiando il suo clitoride, il sapore che si intensificava, un vortice di dolcezza e salinità che mi consumava. Il suono dei suoi gemiti si mescolava al *slurp* bagnato della mia lingua, un ritmo che ci trascinava entrambi in un abisso di desiderio.
Poi alzò il bacino, tenendomi fermo con una mano sul mento, le sue dita calde come brace contro la mia pelle. “Apri la bocca, bevi,” ordinò, la voce un ringhio sensuale che mi fece rabbrividire. Lasciò andare la vescica, e un flusso caldo e dorato mi colpì le labbra, un gusto salato e pungente che mi riempì la bocca, invadente e inebriante. Tappò il mio naso con le dita, costringendomi a ingoiare ogni goccia, il liquido che scivolava giù per la gola, caldo, prepotente. “Bevi la mia piscia, mi eccita da morire fartela bere,” gemette, il suo piacere che esplodeva, i fianchi che tremavano mentre il flusso continuava. Il mio cazzo pulsava nella gabbietta, un dolore acuto che si intrecciava a un’eccitazione perversa, i miei gemiti soffocati che si mescolavano al *gush* ritmico del suo flusso. L’odore della sua piscia, acre e caldo, riempiva l’aria, un afrodisiaco che mi legava a lei in modo indissolubile.
Quando finì, si abbassò di nuovo, spingendo la fica sulla mia bocca con un movimento deciso. “Leccami ancora, puliscimi tutta,” ordinò, e io ripresi, succhiando il suo clitoride con una furia disperata, la lingua che scivolava tra le sue pieghe, assaporando il mix di umori e piscia, un sapore che mi mandava in estasi. “Cazzo, sì, leccami la fica, voglio venire sulla tua lingua,” urlò, tirandomi i capelli mentre si sfregava contro di me, il suono dei suoi movimenti che produceva un *squish* bagnato, un ritmo che mi trascinava nel suo piacere. “Puliscimi anche il culo, voglio la mia rosellina perfetta,” aggiunse, la voce carica di un desiderio selvaggio. Mi spostai, leccando il suo ano, stretto e caldo, il sapore terroso che si mescolava al dolce della sua fica, un contrasto che mi faceva impazzire. Lei gemeva forte, un suono primordiale che rimbalzava sulle piastrelle, “Sì, leccami il culo, mi fai bagnare tutta!”
Il mio cazzo pulsava nella gabbietta, un dolore lancinante che si intrecciava a un piacere profondo, una gioia perversa nel darle piacere. Alesia si toccava il clitoride, le dita che si muovevano rapide, il suono del suo autoerotismo che si mescolava ai miei *slurp* e ai suoi gemiti. “Sto per venire, preparati,” urlò, il corpo che si tendeva come un arco pronto a scoccare. Posizionai la bocca davanti alla sua fica, e un orgasmo potente la travolse. “Cazzo, sto squirtando, bevi tutto,” gridò. Un fiotto caldo schizzò dalla sua fica, colpendomi la bocca, un liquido dolce e leggermente salato che mi riempiva mentre succhiavo avidamente, bevendo ogni goccia. Il suono del suo squirting era un *splash* ritmico, il suo corpo che tremava mentre mi bagnava viso e petto. “Sì, leccami la fica, mi fai morire,” urlava, la voce spezzata dal piacere, un canto selvaggio che mi avvolgeva.
Ero eccitato oltre ogni limite, il cazzo che premeva contro la gabbietta, un dolore insopportabile che si mescolava a un desiderio feroce, ma non potevo fare nulla, intrappolato nella sua prigione, felice di essere il suo strumento di piacere. Alesia si alzò, il corpo tremante, la pelle arrossata come se il fuoco del piacere l’avesse consumata. Mi guardò con un sorriso soddisfatto, gli occhi che brillavano di trionfo. “Tocca a te, ora,” disse, la voce sensuale come seta liquida. Mi afferrò per i testicoli, tirandomi verso la camera, il pavimento freddo che contrastava con il calore bruciante del suo tocco.
Mi fece sdraiare sul letto, l’odore del nostro sesso che ancora aleggiava nella stanza, un mix inebriante di sudore, umori e vaniglia. “Aspettami,” ordinò, uscendo per un momento. Rientrò con uno strap-on nero, lungo 20 centimetri, il ronzio del vibratore che riempiva l’aria come un’ape impazzita, un suono che mi fece tremare di anticipazione. “Ti piace, vero? Ora ti scopo il culo e ti faccio venire come una troia,” disse, spingendomi sul letto a 90 gradi, le lenzuola bianche che scricchiolavano sotto di me. Lubrificò lo strap-on con gel, il profumo chimico del lubrificante che si mescolava al suo odore naturale, un contrasto che mi faceva girare la testa. Poi lo puntò contro il mio culo. “Rilassati, ti rompo il culo per bene,” disse, facendolo scivolare dentro con un movimento deciso. Un’invasione che mi strappò un gemito, il mio ano che si apriva, un dolore acuto che si trasformava in un piacere intenso, profondo, travolgente. “Cazzo, è grosso,” ansimai, e lei rise, un suono profondo e malizioso, spingendo finché non fu tutto dentro, un pieno che mi faceva sentire posseduto, vulnerabile, suo.
Cominciò a muoversi, spinte lente che si trasformavano in colpi decisi, il suo bacino che sbatteva contro le mie natiche con un *clap clap* ritmico, un suono che echeggiava nella stanza come un tamburo. “Ti piace, vero? Ti scopo il culo come una puttana, mi eccita da morire,” urlava, attivando il vibratore al massimo, un ronzio che mi vibrava dentro, mandandomi in tilt. Il mio culo era aperto, devastato dal suo fallo, ogni spinta un misto di dolore e piacere, il suono del gel che lubrificava ogni movimento, un *squish* che si mescolava ai miei gemiti. Il mio cazzo pulsava nella gabbietta, la plastica che mi stringeva, un dolore insopportabile che cresceva con ogni colpo. “Alesia, cazzo, mi fai male, ma mi piace,” ansimai, la voce spezzata, un lamento che si perdeva nel ritmo del suo dominio.
Alesia accelerò, afferrandomi i fianchi con forza, il fallo che mi inculava senza sosta, il vibratore che pulsava dentro di me, un piacere profondo che mi scuoteva fino al midollo. “Ti sto rompendo il culo, ti faccio venire così, senza toccarti,” ringhiò, spingendomi oltre il confine. “Sto per venire, Alesia, cazzo, mi fai venire,” urlai, e un orgasmo anale mi travolse, un’esplosione mai provata, un fuoco che mi consumava. Il mio culo si stringeva intorno allo strap-on, schizzi di sborra uscivano dal mio cazzo intrappolato, colando sul letto con un *drip drip* mentre urlavo, “Cazzo, sì, sto sborrando, Alesia!” Il dolore della gabbietta si mescolava al piacere, un orgasmo che mi lasciava senza fiato mentre lei continuava a spingere, il ronzio del vibratore che echeggiava nella stanza come un canto trionfale.
“Sì, ti ho fatto venire dal culo, sei la mia troia,” urlò Alesia, rallentando, il vibratore che mi scuoteva ancora mentre collassavo sul letto, il corpo tremante, l’odore della mia sborra che si mescolava al profumo del suo sudore, un mix che mi avvolgeva come una coperta. Si sdraiò accanto a me, la pelle calda e sudata, e mi guardò soddisfatta, gli occhi che brillavano di una luce selvaggia. “Sei stato bravo,” disse, prendendo la chiave della gabbietta. “Ti libero, ma non troppo.” Mi sciolse, il mio cazzo che si liberava, un sollievo che mi fece gemere, ma mi afferrò il polso con forza. “Non ti toccare, è mio,” ordinò, la voce un ringhio sensuale che mi legava a lei.
Dopo una colazione veloce, il caffè dolce come piaceva a lei, il suo aroma che si intrecciava al gusto della sua fica ancora sulla mia lingua, un ricordo che mi faceva pulsare. Alesia si preparò per uscire. Indossò una gonna corta nera e una camicia leggera, i capezzoli che premevano contro il tessuto, un’immagine che mi fece tremare di desiderio. Mi porse una lista di cose da fare, sfiorandomi il viso con le dita, il suo tocco caldo, elettrico, un brivido che mi percorse la schiena. “Non fare il monello, o stasera sarà peggio,” disse, un sorriso malizioso che prometteva tormenti e piaceri. Uscì, lasciandomi nudo e desideroso, il cazzo libero ma intoccabile, un trofeo del suo potere.
Mi sdraiai sul letto, il corpo ancora tremante, il sapore della sua fica e della sua piscia che danzava sulla mia lingua, un misto di dolore e piacere che mi legava a lei come una catena invisibile. La lista era sul comodino, ma il mio pensiero era fisso su Alesia, sul suo strap-on, sul suo controllo, sapendo che ogni giorno sarebbe stato un viaggio di passione e tormento.
E gli altri giorni? Beh, quelli sono un segreto che resta tra noi, un fuoco che brucia ancora, in attesa del prossimo comando.
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