Gay & Bisex
Marco passivo #3
Efabilandia
14.03.2026 |
39.011 |
4
"I loro cazzi ancora semi-duri, lucidi, coperti di sborra mischiata, di lubrificante e del mio odore..."
Erano passati solo dieci giorni dall’ultima volta che Giorgio mi aveva scopato, ma il mio corpo non aveva più pace.Mi svegliavo ogni mattina con il buco che pulsava piano, vuoto, come se avesse imparato a sentire la mancanza di un cazzo dentro. Non pensavo più alle donne. Pensavo solo a corpi di uomini: muscoli duri, peli ruvidi, cazzi spessi che odorano di maschio vero. Giorgio mi aveva aperto una porta che non si sarebbe più chiusa.
Quella sera il suo messaggio fu secco:
«Vieni alle 21. Ho un regalo per te. Jeans e maglietta. Niente mutande. Voglio trovarti già pronto.»
Arrivai al suo appartamento con le gambe che tremavano. L’aria di giugno era calda e appiccicosa, profumava di tiglio fiorito e di asfalto bollente. Quando aprì la porta, Giorgio era lì, camicia nera mezza aperta sul petto brizzolato, jeans scuri. Mi sorrise con quel ghigno da daddy che mi faceva bagnare subito.
«Entra, puttanella.»
Dentro, la luce era bassa, calda, color miele vecchio. E sul divano c’era lui: Luca. Trent’anni, alto come me, ma il corpo era una statua da palestra. Pettorali gonfi che tendevano la maglietta bianca, braccia tatuate e venose, addominali che si vedevano anche seduto. Capelli corti scuri, barba di due giorni, occhi verdi che mi squadravano come carne fresca. Profumava di doccia appena fatta, di gel da palestra al mentolo e di una colonia agrumata che si mescolava già al suo odore naturale di maschio giovane.
Giorgio mi mise una mano grande sulla spalla e mi spinse davanti a Luca.
«Marco, questo è Luca. Un mio amico da anni. Gli ho raccontato tutto di te… di quanto sei goloso di cazzo, di come prendi bene. Vuole sentirti con le sue mani.»
Luca si alzò lentamente. Era imponente. Mi sfiorò il petto con due dita callose.
«Cazzo… sei proprio bello come diceva Giorgio.»
La sua voce era bassa, calda, piena di voglia giovane.
Mi sentii sciogliere all’istante. Due uomini. Due corpi diversi. Due cazzi che presto mi avrebbero riempito. Il desiderio di sentirmi pieno, completamente posseduto da maschi veri, mi stava già facendo girare la testa.
Giorgio non perse tempo.
«Spogliati. Lentamente. Voglio che Luca ti guardi.»
Slacciai i jeans con le mani che tremavano. La stoffa scivolò giù, liberando il mio cazzo già duro, la cappella lucida di pre-eiaculazione che brillava sotto la luce calda. La maglietta volò via. Rimasi nudo, esposto, il cuore che martellava.
Luca si leccò le labbra. Si tolse la maglietta: il petto era una montagna di muscoli lisci, capezzoli scuri e duri, una leggera peluria che scendeva fino all’ombelico. Poi abbassò i pantaloni. Il suo cazzo saltò fuori pesante, lungo quasi venti centimetri, leggermente curvo verso l’alto, venoso, con una cappella grossa e rosa che già gocciolava. Odorava di sapone e di pelle calda di ragazzo.
Giorgio mi prese per mano e mi portò in camera. Il letto era enorme, lenzuola grigie fresche ma già impregnate del suo odore: tabacco vecchio, sudore maschile, sesso della sera prima. Mi fecero sdraiare al centro. Luca si mise tra le mie gambe, Giorgio dietro di me.
«Prima Luca ti apre» disse Giorgio con voce roca. «Poi entriamo insieme. Voglio che senti cosa significa essere pieno di due cazzi da uomo.»
Luca si chinò e mi baciò il collo. La sua barba mi graffiava dolcemente la pelle. Scese sul petto, mi leccò un capezzolo, poi più giù. Quando prese il mio cazzo in bocca gemetti forte: la sua lingua era vellutata, calda, succhiava con una fame giovane e precisa. Il suo odore mi invadeva le narici – sudore pulito di palestra, menta, maschio fresco. Intanto Giorgio mi lubrificava il buco con dita lente e pazienti. Due dita prima, poi tre. Il gel era freddo, poi diventava caldo dentro di me. Sentivo le sue dita callose che mi allargavano piano, ruotando, preparando il terreno.
Luca si posizionò. La sua cappella premette contro il mio anello. Spinse. Entrò con un suono umido, scivoloso. Era lungo, più lungo di Giorgio. Sentii ogni centimetro che mi invadeva: le pareti del culo che si tendevano, un leggero bruciore iniziale che però si scioglieva subito in un piacere denso, profondo. Luca gemette: «Cazzo… sei stretto e bollente…». Iniziò a muoversi, spinte lente e profonde, il suo pube che sbatteva piano contro le mie natiche. Il rumore era bellissimo: il letto che cigolava piano, il suono bagnato della sua carne che entrava e usciva, i nostri respiri sempre più pesanti.
Ero già perso nel piacere quando Giorgio si spostò.
«Adesso tutti e due.»
Luca si fermò dentro di me, mi tenne fermo per i fianchi. Sentii Giorgio lubrificarsi il cazzo. La sua cappella grossa e calda premette accanto a quella di Luca.
Il momento dell’ingresso fu intenso. Prima un dolore acuto, bruciante: il mio buco che veniva forzato oltre il limite, le pareti che si tendevano al massimo, come se dovessero cedere. Emisi un lamento lungo, gutturale. Le lacrime mi salirono agli occhi. Era troppo, troppo grosso, troppo pieno. Il dolore mi attraversò come una scarica, ma era un dolore buono, un dolore che sapevo si sarebbe trasformato.
Giorgio spinse piano, con pazienza da daddy. Centimetro dopo centimetro. Il mio culo cedette. Il dolore si sciolse all’improvviso in un piacere esplosivo, devastante. Due cazzi dentro di me. Due cazzi che si sfregavano uno contro l’altro, vene pulsanti contro le mie pareti interne. Mi sentivo spalancato, riempito fino all’impossibile, il basso ventre gonfio di loro. Un calore liquido mi esplose dentro: ogni nervo del mio buco cantava, ogni spinta mandava onde di piacere fino alla punta del mio cazzo, fino alle dita dei piedi.
«Oh cazzo… oh cazzo…» ansimavo, la voce rotta.
Luca e Giorgio iniziarono a muoversi. Prima alternati: uno entrava mentre l’altro usciva, poi insieme, spingendo a fondo. Il rumore era osceno e meraviglioso: il suono bagnato e viscido dei due cazzi che scopavano il mio buco già pieno di lubrificante e pre-eiaculazione, il letto che cigolava forte, le palle di entrambi che sbattevano contro la mia pelle, i loro gemiti bassi e profondi che si mescolavano. L’odore nella stanza era fortissimo: sudore maschile giovane e maturo, lubrificante al silicone, l’odore muschiato dei loro cazzi, il mio stesso odore di eccitazione.
Il piacere mi travolgeva a ondate. Ogni spinta mi faceva sentire più pieno, più posseduto. Il mio cazzo duro pulsava sul ventre, senza che nessuno lo toccasse. Volevo solo essere il loro buco. Volevo essere riempito fino a scoppiare. «Più forte… vi prego… riempitemi…» sussurravo tra i gemiti.
Luca mi prese il cazzo in mano e mi segò piano, mentre Giorgio mi mordeva il collo e ringhiava:
«Senti quanto ti piace essere pieno di due cazzi da uomo? Senti come il tuo buco è fatto per questo?»
Non resistetti. Venni con un urlo soffocato: schizzi potenti che mi arrivarono sul petto, sulla gola, mentre il mio culo si contraeva violentemente intorno a quei due cazzi. Le contrazioni fecero venire anche Luca: sentii il suo cazzo pulsare forte dentro di me, poi schizzi caldi, densi, abbondanti che mi inondarono le viscere. Giorgio resistette ancora qualche secondo, poi mi afferrò i fianchi e venne anche lui, aggiungendo il suo sperma bollente a quello di Luca. Due carichi mischiati che mi riempivano fino a colare fuori quando si ritrassero piano.
Rimasi lì, ansimante, sudato, il culo che pulsava e gocciolava sperma caldo lungo l’interno delle cosce. L’odore era ovunque: sperma denso, sudore, sesso.
Giorgio e Luca si misero in ginocchio ai lati della mia faccia. I loro cazzi ancora semi-duri, lucidi, coperti di sborra mischiata, di lubrificante e del mio odore.
«Leccali» ordinò Giorgio dolcemente.
Obbedii con una fame che non sapevo di avere. Prima il cazzo di Luca: lo presi in bocca piano, leccando ogni goccia di sperma caldo e salato, il sapore giovane e forte che mi riempiva la lingua. Poi quello di Giorgio, più spesso, più maturo, con quel retrogusto di tabacco e di uomo vissuto. Li leccai alternandoli, pulendoli con la lingua, succhiando via ogni residuo di sborra mischiata. Il piacere di farlo era quasi più forte dell’orgasmo di prima: sentire i loro cazzi ancora caldi sulla lingua, il sapore di quello che mi avevano dato, il loro respiro pesante sopra di me mentre godevano di vedermi così goloso.
Quando furono puliti, Luca mi baciò sulla bocca, passando la lingua sulla mia per sentire il sapore di entrambi. Giorgio mi accarezzò i capelli bagnati di sudore.
«Ti è piaciuto il mio regalo?» chiese con voce roca.
Annuii, ancora tremante.
«Voglio… voglio sempre più cazzi di uomini. Voglio sentirmi pieno così ogni volta. Non riesco a pensare ad altro.»
Luca sorrise, passandomi una mano sul petto sporco di sperma.
«Allora la prossima volta ti porto un altro amico mio… e ti facciamo sentire ancora più pieno.»
Giorgio mi guardò negli occhi, soddisfatto e orgoglioso.
«Vedi? Stai diventando esattamente quello che sei nato per essere.»
E io, sdraiato lì con il culo ancora colmo e gocciolante, il sapore di due uomini sulla lingua, capii che non volevo più niente di meno.
Solo cazzi. Solo corpi maschili. Solo quella pienezza che mi faceva sentire vivo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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