incesto
Segreti in Famiglia: Il Nido del Desiderio #4
Efabilandia
06.11.2025 |
22.407 |
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"Scendendo giù per limonarlo, la lingua sua che mi invase con sapore di caffè e fica: “Ho già te con un grosso cazzo, certo che Filippo scompare tu mi basti ma voglio di più vedi come sono..."
Ci svegliò una scampanellata insistente, un ding dong che mi trafisse il cuore, scattai su chiedendo con voce tremante: “Chi può essere?” il panico eccitante che mi stringeva lo stomaco, nuda sul letto con la fica esposta e i capezzoli rossi e gonfi dal tuo tormento.“Tranquilla, metti solo la maglietta e vai tu ad aprire,” disse lui, sornione, sdraiato con il cazzo semi-morbido che riposava sulla coscia pelosa.
Lo guardai allibita: “Come, solo con la maglietta?” La maglietta bianca oversize che avevo buttato sul letto, che copriva i seni ma appena appena la fica, lasciando il culo e le cosce nude, un velo rosa di stoffa che non nascondeva nulla del mio corpo da nuora troia.
“Va', ascolta i vecchi... ne sanno più di te,” rise, e obbedii, il cuore che martellava rosso di eccitazione mista a paura, infilandomi la maglietta che sfregava contro i capezzoli doloranti, mandandomi fitte eccitante, e la fica che colava umore fresco al pensiero di essere esposta così per ordine del suocero. Arrivata alla porta di legno scuro, aprii con paura, il cuore in gola, e mettendomi dietro guardai...
“Buongiorno signora, ho portato il pranzo che Ennio ha ordinato... posso portarlo dentro?” disse un uomo sulla quarantina, alto e robusto con camicia a quadri blu e jeans sdruciti, un sacco termico marrone in mano, il suo odore di uomo di fatica – sudore e terra – che mi avvolse, facendomi bagnare di più, un brivido rosso di desiderio proibito per un altro maschio, mandato dal suocero.
Lui entrò, si presentò come Pietro con un sorriso sornione che mi squadrò da capo a piedi – i seni che premevano contro la maglietta sottile, i capezzoli visibili come due punti rosa, la fica rasata che sbucava appena dal bordo – e io ero bloccata, neanche pensavo a coprirmi, le cosce che tremavano, bagnate, desiderosa di quelle attenzioni nuove, di un altro maschio che mi guardava come carne fresca condivisa dal suocero. Lui osservò bene, gli occhi che indugiavano sul mio culo nudo mentre camminava verso la cucina, il tavolo di formica bianca già apparecchiato, e posò il sacco con un tonfo: insalata verde, pasta al pomodoro rosso, carne grigliata profumata di spezie, un pranzo che odorava di normalità ma che mi eccitava nel contesto tabù.
“Ciao Ennio ho portato la roba, hai comprato bene, ciao, passo poi io per la paga, ciao... e buon giorno signora, buon pranzo,” disse Pietro, uscendo con un occhiolino che mi fece contrarre la fica, il suo profumo che aleggiava ancora mentre la porta si chiudeva, lasciando un brivido eccitante di eccitazione per il prossimo incontro con l'amico del suocero.
Ennio emerse dalla porta della camera, nudo e soddisfatto, il cazzo che dondolava semi-duro: “Visto, niente di che. Hai conosciuto chi condivide la casa... nulla di che, dai ora pranziamo, cocca mia.” Mi passò una mano sul culo nudo, le dita che sfioravano il buco umido, facendomi fremere dal piacere – o forse dalla paura di Pietro che mi aveva vista così, esposta, e il mio corpo aveva risposto con un fiotto di umore – poi ci sedemmo nudi al tavolo, la sedia dura contro la mia fica sensibile, e iniziammo a pranzare, il sapore della carne succosa che mi ricordava il cazzo del suocero, il vino rosso che scaldava la gola come la sua sborra, ogni boccone un preludio a ciò che sarebbe venuto.
Terminato il pranzo, rigovernai mentre lui usciva a fumare sul balcone grigio, il fumo di sigaretta che saliva come un velo viola, impregnando l'aria di tabacco – l'odore del suocero che mi eccitava – preparai il caffè nero bollente in cucina, il profumo amaro che riempiva l'aria come un invito al sesso, e arrivato lo chiamai: “Ennio, il caffè è pronto.”
Entrò e si levò i calzoni e la camicia – che aveva indossato per fumare – bevemmo in silenzio, nudi al tavolo, i suoi occhi neri che mi bruciavano, facendomi bagnare di nuovo la sedia, poi si sedette a gambe larghe sul divano marrone, il cazzo che pendeva tra le cosce pelose come un invito incestuoso, gli occhi che gli brillavano di lussuria rossa. Lo trascinai a letto e lo feci stendere, il materasso che cigolava sotto il suo corpo da suocero dominante, misi altro caffè nella mia tazzina, lo tenni in bocca caldo e amaro come la sua sborra, andai da lui, mi sistemai con la fica sul suo muso – le labbra gonfie e rosa contro la sua bocca barbata – e quando sentii la lingua calda che mi leccava avidamente, mandai giù il caffè e incollai la cappella alla bocca, che reagì subito, indurendosi in pochi minuti, un mostro viola che mi riempì le labbra con il sapore salato del suocero.
Mi ritrovai a succhiarglielo avidamente, scorrendolo per tutta la lunghezza con la lingua che girava intorno alle vene, ma oltre la metà non mi entrava in bocca – troppo grosso, mi dilatava le guance come la fica – gli trastullavo le palle con le dita, sollecitandogli il buchetto della cappella con la punta della lingua, assaporando il precum salato che colava, forse aveva voglia che gli sborrassi in bocca di nuovo? No, era solo per gustarmi il suo sapore da suocero, quel muschio acre che mi drogava, mi faceva pulsare la fica mentre lui lappava avidamente, la lingua che andava dalla fica al buco del culo, sfiorando l'anello stretto con colpi bagnati che mi facevano gemere, piccoli schizzi che mi partivano e lui succhiava dicendo: “Continua, porca, cosi giovane a tanto zoccola, leccami il culo mentre ti mangio la fica “
Solo un lungo tempo di gioco, i suoni umidi della bocca sul cazzo del suocero e della lingua nella fica che echeggiavano come una sinfonia erotica incestuosa, le ginocchia iniziarono a far male sul materasso, Ennio lo capì e mi bloccò, aiutandomi ad alzarmi con mani forti sulle anche, e abbracciandomi mi mise la lingua in bocca, rovente, un serpente che vagava per tutta la cavità mentre mi premeva forte i capezzoli tra le dita, un dolore viola che mi fece mugolare nella sua bocca, e oltre a premere ora li rigirava verso l'esterno, aumentando il piacere doloroso, mentre già tra le cosce sentivo umido colare, un fiotto rosa che bagnava le lenzuola. Poi si staccò con la bocca, la saliva che colava tra noi: “Ora ti voglio questa mattina hai fatto la furbetta a berla ma oggi te la metto in fica tutta, devi essere mia nuora”
Nel mentre con due dita entrò furioso nella mia fica, arrivando al punto cruciale – il G-spot gonfio – e schiacciò deciso, un pressione acuta che mi contorse lo stomaco, e scese copiosa sulla mano la prima scarica di umore, un getto caldo che schizzò sul suo polso, facendomi urlare di piacere viola: “Aaaah, Ennio mi fai schizzare, non come quel frocio di tuo figlio”
“Vieni, siediti sopra provalo così dai tu il ritmo alla fica del suocero,” ordinò, sdraiato con il cazzo svettante.
Così feci, con le mani mi aprii le labbra della fica, andando ancora a farmela lappare un'ultima volta – la sua lingua da suocero che slurpa il mio umore come un affamato – poi strusciandogli sulla pancia pelosa, lasciando una scia di umori lucidi e appiccicosi, arrivai al cazzo, tenendomi larga con le dita, mi sollevai e cercai la punta quando sentii che era abboccata bene, la cappella rosa che premeva l'ingresso della fica da nuora, iniziai a scendere piano piano, la dilatazione lenta che mi apriva le pareti con un bruciore eccitante, gemiti misti di piacere e sofferenza che mi sfuggivano dalle labbra: “Aaaah... è troppo grosso il tuo cazzo papà... mi spacchi la fica... mmmmm...”
Lui mi lasciò scendere piano piano... ero solo a metà, la fica tesa al limite dal tabù, lasciai le labbra e gli presi le mani, portandomele al seno sodo: “Stringimi... fai male, porco suocero...” Ennio capì e riempì le mani con le mie coppe morbide, sin che con l'indice e il pollice prese i capezzoli ora durissimi e iniziò a torcerli verso l'esterno, brividi di piacere misto a dolore che mi trafissero le tette, un viola acuto che mi fece spingere giù, il cazzo che affondava di più, dilatandomi fino al dolore estatico. Con la mano toccai il cazzo e quasi tutto era dentro, la fica piena, tesa... Ennio strizzò ancora maggiormente i capezzoli, poi con un colpo di reni entrò tutto, sbattendo la cappella contro l'utero, un urto profondo che mi tolse il fiato per qualche secondo, un dolore rosso che mi eccitò da morire, la fica che si contraeva intorno al cazzo del suocero.
“Dai ora saliti e scendi...” ordinò, le mani ferme sui miei fianchi nudi.
Appoggiai le mani al suo petto peloso e chinandomi verso di lui risalgo lentamente... a metà mi fermai per gustarmi la pienezza che il cazzo del suocero mi dava, le pareti dilatate al massimo, un bruciore che pulsava piacere... poi iniziai a scendere, non arrivavo in fondo e lui che spingeva forte, gli piaceva farmi sobbalzare e mugolare, i colpi che echeggiavano con schiocchi umidi, il letto che cigolava come una sinfonia incestuosa.
“Mi sfondi porco mmmmm, ti posso chiamare papà vero ?” gemetti, il dolore all'utero che mi eccitava, mi faceva spingere giù più forte.
“Bimba certo sei mia hai la fica che chiede cazzi grossi come il mio” ringhiò, torcendo i capezzoli più forte, un dolore atroce che mi fece lacrimare, ma resistevo, drogata dal suo dominio tabù.
Scendendo giù per limonarlo, la lingua sua che mi invase con sapore di caffè e fica: “Ho già te con un grosso cazzo, certo che Filippo scompare tu mi basti ma voglio di più vedi come sono porca,” confessai, ansimante, la fica che schizzava umore sulla sua pancia.
Lui sornione: “Certo certo” e poi la battaglia fu tremenda, mi fece tremare tutta, non sapevo ancora cosa significava squirtare così, ma spruzzavo a getti sulla sua pancia pelosa sotto i colpi furiosi, duri, la cappella che mi colpiva l'utero ad ogni affondo, un dolore profondo che amplificava il piacere, ero quasi al limite dello svenimento per la tortura ai capezzoli – piatti e rossi dalla stretta – ma resistevo perché era quasi al punto di riempirmi nuovamente, sinché io impalandolo forte per sentirlo bene e tutto, lui inarcò i fianchi e con una botta tremenda mi riversò la calda crema attorno all'utero, un fiotto abbondante di sborra che mi invase, caldo e viscoso, trattenni un forte urlo mentre mi abbassavo e lo limonavo furiosamente, spruzzandogli il mio liquido sulla pancia in un orgasmo eccitante che mi squassò dentro l’utero, il brivido del rischio che mi fece godere come una troia.
Crollammo sfiniti, corpi appiccicosi intrecciati sul letto intriso di umori, e poco dopo ci addormentammo, il profumo rosso di sesso incestuoso che ci cullava, mentre io sognavo già Pietro, un altro cazzo da assaggiare, un altro maschio da dividere con il mio suocero dominante, drogata nel mio mondo colorato di fica dilatata e sborra calda del padre di mio marito.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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