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Michela una vita da sottomessa Atto 16


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
03.07.2025    |    4.975    |    4 8.7
"Anche quella sera ho bevuto l'urina calda della mia padrona come ogni sera prima di dormire..."

Il rombo del motore del tuk-tuk si spegne mentre scendiamo davanti a un locale poco fuori città, l’aria densa di umidità che porta un misto di salsedine, benzina e fumo. Sono le nove di sera, e il cielo è una coltre di stelle sopra di noi, il suono delle onde lontane che si mescola al brusio della folla all’ingresso. La mia canotta corta, un tessuto nero trasparente con ampie aperture sotto le ascelle, lascia poco all’immaginazione: il tatuaggio della diavolessa sdraiata sul mio pube brilla sotto le luci al neon, la scritta SLAVE in lettere gotiche che proclama il mio destino. Gli anelli ai capezzoli spingono contro la stoffa, scintillando come fari, mentre quelli alle grandi labbra tintinnano a ogni passo, un suono metallico che echeggia nella notte. Il plug vibra, un ronzio costante che mi dilata, un tormento che mi tiene al confine del piacere. Daniela, accanto a me, è una visione di dominio, la sua canotta altrettanto oscena che rivela la catenella al clitoride, un gioiello che oscilla, il suo profumo di sandalo che mi soffoca, un richiamo che mi fa tremare. Omar, il nostro compagno inseparabile, ci guida dentro, il suo odore di sudore e salsedine che mi travolge, un sorriso malizioso sulle labbra: “Qui conoscono tutti me. Preparatevi, siete uno spettacolo.”Il locale è un antro di luci stroboscopiche e musica elettronica, l’odore di rum, sudore e fumo che mi stordisce. Gli sguardi ci divorano, un peso che mi fa arrossire, ma accende un fuoco nella mia fica. La mia fica è ancora spalancata dal pomeriggio, un abisso che non si chiude, gli anelli che danzano, il plug che ronza, attirando occhi famelici. Ci sediamo, sollevando le canotte per lasciare il culo nudo sulle sedie di legno ruvido, un gesto che non passa inosservato, il suono del ronzio che si mescola al ritmo pulsante della musica. Sul palco, tre ragazze nude giocano con palline da tennis, inginocchiate con le fiche protese verso il pubblico. Una, due, tre palline scompaiono dentro di loro, ma la quarta non entra, e le espellono con forza, un pop umido che fa ridere la folla. Daniela mi guarda, i suoi occhi che brillano di sadismo: “Tu faresti di meglio, puttana. Peccato che non puoi salire sul palco.” Omar, ridendo, si alza: “Non è vero.” Si avvicina al proprietario, sussurra qualcosa, e torna con un sorriso: “Dice di vederti.”Daniela mi fissa, il suo tono un comando: “Vai, mostra quante palline ti entrano nella fica.” Il cuore mi martella, un misto di vergogna e eccitazione. Mi alzo, il ronzio del plug che amplifica ogni passo, e salgo sul palco. Faccio scivolare la canotta a terra, il fruscio del tessuto che echeggia, restando nuda sotto le luci al neon. Il mio corpo è un’esibizione: gli anelli ai capezzoli scintillano, quelli alle grandi labbra tintinnano, il tatuaggio della diavolessa e la scritta SLAVE brillano sul pube. Mi inginocchio, le gambe spalancate, la fica protesa verso il pubblico, l’odore del mio muschio che si diffonde, un invito osceno. Prendo la prima pallina, la superficie ruvida che sfrega, e la infilo, un pop che risuona. Una, due, tre, quattro, cinque: entrano facilmente, la mia fica spalancata che le accoglie. La sesta richiede uno sforzo, un dolore che mi fa gemere: “A-ahhh!” La settima non entra del tutto, ma la folla applaude, un coro di fischi e commenti osceni: “Ha una caverna!” Con una contrazione, espello le palline una a una, un pop umido che colpisce i volti vicini, l’odore del mio muschio che si mescola al rum, un’esplosione di lussuria che mi umilia ma mi accende. Scendo dal palco, la canotta in mano, gli sguardi che mi trafiggono, il cuore che martella.Il proprietario si avvicina, un sorriso soddisfatto: “Incredibile.” Daniela, con un ghigno sadico, dice: “Potrebbe versare da bere ai tuoi clienti, in ginocchio sul bancone, con la bottiglia nel culo.” Il proprietario annuisce, entusiasta: “Buona idea.” Mi alzo, il ronzio del plug che vibra, e mi dirigo al bancone. Mi metto a gattoni, il legno freddo che mi gela le ginocchia, il culo proteso verso il pubblico, gli anelli che tintinnano, il tatuaggio in mostra. Il barista toglie il plug, un pop che echeggia, e infila una bottiglia di rum nel mio culo, il vetro freddo che mi dilata, un dolore che mi fa urlare: “Siiiiiii!” La folla si avvicina, bicchieri tesi, il rum che cola dal mio culo, un liquido caldo che mi brucia, l’odore alcolico che si mescola al mio muschio. Mani audaci mi toccano, dita che sfiorano la fica, tirano gli anelli, un pizzicore che mi fa gemere, un piacere che mi travolge. Una, due, tre bottiglie, poi dieci, il mio culo sfondato, un abisso dolorante che pulsa, ogni movimento un’esplosione di sensazioni, il suono del rum che gocciola, la folla che applaude, un coro di lussuria che mi umilia.
Usciamo dal locale, il proprietario che ci invita per altre serate, l’odore di rum e muschio che mi segue mentre saliamo sul tuk tuk. Mi addormento durante il viaggio, il rombo del motore che mi culla, il mio corpo spossato che si abbandona. Al mattino, il sole di Phuket mi sveglia, un calore che mi brucia la pelle, l’odore di salsedine e cocco che mi avvolge. È il nostro ultimo giorno al villaggio, domani ci sposteremo altrove. Facciamo tardi, la colazione un ricordo lontano, e decidiamo di passare la giornata in spiaggia, crogiolandoci al sole. Indosso un micro costume, un triangolo di tessuto trasparente che copre a malapena la mia fica, gli anelli che spuntano, il tatuaggio della diavolessa a mala pena coperto e la scritta SLAVE in mostra e senza reggiseno, un’esibizione che attira gli sguardi. Daniela, accanto a me, sfoggia un costume altrettanto osceno, la catenella al clitoride che scintilla, il suo profumo di sandalo che mi soffoca. Omar è con noi, il suo odore di sudore e salsedine che mi travolge, i suoi occhi che ci divorano: “Nude sareste meno oscene di così.”La sabbia bianca è finissima, scricchiola sotto i piedi, l’odore di alghe e mare che mi riempie i polmoni. Ci sdraiamo su lettini sotto un ombrellone, il tessuto ruvido che sfrega contro il mio culo nudo, il ronzio del plug che vibra, un tormento che mi tiene viva. Il sole mi brucia la pelle, un calore che si mescola al fuoco dentro di me, il sapore salato del mare sulla lingua mentre faccio un bagno, l’acqua cristallina che mi accarezza. Nuoto, il suono delle onde che mi culla, gli anelli che tintinnano sott’acqua, il tatuaggio che brilla come un sigillo. Daniela mi guarda dalla spiaggia, i suoi occhi che mi inchiodano, un comando silenzioso che mi fa rabbrividire. Torno al lettino, l’odore di crema solare e muschio che mi avvolge, il sole che mi scalda, un abbraccio che mi consuma. Omar si sdraia vicino, il suo corpo che emana calore, un desiderio che si mescola all’aria salmastra. Parliamo, le sue battute che mi fanno arrossire, il sapore di un cocktail al cocco che mi rinfresca, il suono delle risate che si mescola al fruscio delle palme.
La giornata scivola via, il sole che tramonta tinge il cielo di arancione, l’odore di salsedine e fiori che si intensifica. Torniamo al bungalow per prepararci per l’ultima notte, l’aria fresca che entra dalle finestre, il profumo di legno verniciato e mare che mi accoglie. Daniela mi ordina di spogliarmi, il fruscio della canotta che cade, e mi guida verso il letto, il ronzio del plug che vibra contro il materasso. “Inginocchiati, puttana,” dice, il tono che non ammette repliche. Obbedisco, il pavimento di legno che mi morde le ginocchia, l’odore di sandalo che mi soffoca, un altare di devozione. Mi ordina di leccarle i piedi, il sapore salato della sua pelle che mi brucia la lingua, ogni lappata un atto di sottomissione. Le sue dita si infilano nella mia bocca, un gusto di mare e sudore che mi inebria, un gemito che mi sfugge: “Siiiiiii!”Daniela prende uno strap-on dalla valigia, un mostro di lattice che scintilla sotto la luce della luna, l’odore di lattice che mi pizzica le narici. Mi ordina di sdraiarmi, le gambe spalancate, la mia fica aperta, gli anelli che tintinnano, il tatuaggio in mostra. Mi penetra la fica, il lattice che mi riempie, un dolore che si fonde con il piacere, un urlo che squarcia la notte: “Siiiiiii, Padrona!” Ogni spinta è un terremoto, il clap del lattice che echeggia, la mia fica che squirta, un liquido caldo che bagna le lenzuola, un lago che si forma sotto di me. Daniela si china, la sua lingua che lecca il mio clitoride, un sapore salato che si mescola al lattice, un orgasmo che mi travolge, il mio corpo che si contorce: “Siiiiiii!” Un secondo squirt mi colpisce, un getto che schizza, l’odore di muschio che soffoca l’aria, un altro urlo che mi sfugge. Daniela non si ferma, il suo ritmo che accelera, nuovamente mi sfonda con lo strap on che mi devasta la fica, un terzo orgasmo che mi fa tremare, un liquido che cola, un tempio di lussuria consacrato a lei. “Sei mia,” sussurra, il suo profumo di sandalo che mi avvolge, le lacrime che mi rigano il viso, un misto di vergogna e amore.Mi ordina di inginocchiarmi di nuovo, il pavimento che mi gela, e mi infila lo strap-on in bocca, il lattice che sa di muschio e sudore, un sapore che mi soffoca. “Succhialo, troia,” dice, e obbedisco, la mia gola che si tende, il ronzio del plug che amplifica ogni sensazione. Poi mi toglie il plug dal culo e mi fista con forza spingendo fino in fondo la sua mano a pugno chiuso, un dolore che mi strappa un urlo: “Aaaah!” Ogni spinta è un’esplosione, il clap che echeggia, la mia fica che squirta ancora, un quarto orgasmo che mi devasta, un liquido che bagna il letto, l’odore di muschio mi travolge. Daniela geme, il suo piacere che si intreccia al mio, un urlo che squarcia l’aria: “Siiiiiii!” Il suo squirt si unisce al mio, un lago che riflette la luna, un coro di lussuria che ci unisce. Le nostre urla e gemiti hanno dato spettacolo ai turisti in struttura, i loro sussurri un coro di desiderio che mi umilia, il mio corpo un’offerta, il mio cuore marchiato per sempre. Ogni goccia di sudore, ogni squirt, ogni umiliazione è un sigillo della mia devozione. Anche quella sera ho bevuto l'urina calda della mia padrona come ogni sera prima di dormire. Sono la sua schiava, pronta a brillare nel suo abisso, ogni passo un’offerta, ogni orgasmo un inno alla mia sottomissione, il mio corpo devastato, il mio cuore consacrato a Daniela, la mia Padrona, la mia divinità.


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