incesto
Veronica Segreti in Famiglia #9
Efabilandia
22.04.2026 |
21.548 |
7
"L’odore di sesso era fortissimo, il sapore proibito che papà stava bevendo mi faceva impazzire..."
Il sole stava già scendendo quando arrivammo al piccolo porto isolato. L’aria era calda, densa di sale e di quel profumo di legno vecchio e vernice fresca che papà amava tanto. Le onde battevano piano contro i piloni di cemento con un ritmo lento e costante, come un respiro profondo.Papà indossava i suoi pantaloncini chiari di lino e una camicia di cotone bianca aperta sul petto. Io avevo scelto un prendisole bianco corto e leggero, quasi trasparente sotto la luce del tramonto, che mi arrivava a metà coscia e si muoveva con ogni soffio di vento. Sotto, stretto contro la mia pelle, sentivo il peso rassicurante e proibito dello Spacca-culi che avevo già indossato prima di uscire di casa.
Mamma… mamma era vestita per essere guardata. Il costume azzurro mini le copriva a malapena i seni pieni e pesanti; i capezzoli scuri si intravedevano chiaramente attraverso il tessuto sottile. Sopra aveva un prendisole azzurro trasparente che non nascondeva nulla: ogni curva, ogni movimento dei fianchi era in bella mostra. Camminava scalza, i tacchi in mano, e ogni passo faceva ondeggiare i suoi seni in modo ipnotico.
Salimmo sulla barca. Papà sciolse le cime con gesti calmi, mentre io e mamma ci sedemmo sul ponte. Il legno era ancora caldo di sole sotto i miei piedi nudi.
Stavamo aspettando Moses. Doveva arrivare a piedi dal parcheggio del porto.
Mentre il tempo passava, decisi che non volevo aspettare in silenzio.
«Mamma, prendi il Diario del Culo di Troia» dissi con voce bassa ma ferma.
Cristina arrossì leggermente, ma non protestò. Aprì la borsa e tirò fuori il quadernetto nero che le avevo imposto. Si sedette sul cuscino del ponte, le gambe leggermente aperte, il prendisole trasparente che lasciava vedere il costume mini sotto.
«Leggi ad alta voce» ordinai. «Dall’ultima sessione.»
Mamma deglutì. La sua voce uscì roca, un po’ tremolante all’inizio:
«Giovedì sera… Veronica mi ha inculato con lo Spacca-culi per ventotto minuti. All’inizio il dolore era bruciante, come se mi stesse spaccando in due. Il buco si è dilatato fino a circa sei centimetri di diametro. Dopo dieci minuti il dolore è diventato caldo… profondo… mi faceva tremare le gambe. Ho squirato tre volte. L’ultima è stata la più forte: mi è uscito tutto sul pavimento della camera. Mi sentivo una vacca, una troia senza dignità… ma non volevo che smettesse.»
Papà era in piedi vicino al timone. Lo vidi deglutire, il pomo d’Adamo che saliva e scendeva. Il rigonfiamento nei pantaloncini chiari era evidente.
Io sorridevo, seduta di fronte a lei.
«Continua. Dimmi cosa provavi mentre scrivevi queste parole.»
Mamma abbassò lo sguardo sul quaderno, la voce più bassa.
«Mi sentivo umiliata… eccitata… bagnata. Sapevo che mia figlia mi stava distruggendo il culo e che mi piaceva. Ho scritto con le dita che ancora tremavano e con il buco che pulsava vuoto…»
Il rumore di passi sulla banchina ci interruppe.
Moses arrivò camminando con calma, alto, muscoloso, la pelle nera che brillava sotto gli ultimi raggi di sole. Indossava pantaloncini chiari come quelli di papà e una semplice t-shirt bianca aderente. Salutò con un cenno del capo e salì a bordo con un movimento fluido.
«Pronto?» chiese papà con voce calma, ma carica.
Moses annuì.
Papà avviò il motore. Un rombo basso e potente vibrò sotto i nostri piedi. La barca si staccò dal pontile e cominciò a muoversi verso il largo. Il vento caldo ci accarezzò la pelle. Il prendisole bianco mi si incollò alle cosce, quello trasparente di mamma si gonfiò come una vela leggera.
Man mano che ci allontanavamo dalla costa, il rumore del porto svanì. Restarono solo il brontolio del motore, lo sciabordio delle onde contro lo scafo e il verso lontano di qualche gabbiano.
Quando fummo abbastanza lontani, papà spense il motore. Il silenzio improvviso fu rotto solo dal dolce dondolio della barca e dal leggero sciacquio dell’acqua contro lo scafo. Papà mise una playlist jazz soft: un contrabbasso profondo, un sax caldo e languido, un pianoforte che sembrava accarezzare l’aria. La musica si diffuse bassa, sensuale, perfetta per quello che stava per succedere.
«Mettiti a quattro zampe sul ponte, mamma» dissi.
Cristina obbedì senza fiatare. Si inginocchiò sul legno caldo, alzò il prendisole trasparente sulla schiena e abbassò il costume mini fino alle ginocchia. Il suo culo maturo, rotondo, già arrossato, si offrì alla luce del tramonto.
Io mi alzai, mi tolsi il prendisole bianco rimanendo solo con il bikini sotto, e indossai apertamente lo Spacca-culi. Il mostro nero da 28 cm per 6,2 di diametro sporgeva pesante tra le mie gambe.
Versai abbondante gel lubrificante sulla cappella enorme. Il profumo sintetico del lubrificante si mescolò all’odore di mare e di pelle scaldata dal sole.
Mi posizionai dietro di lei. Appoggiai la punta sul suo buco già usato e spinsi.
Il suono fu osceno: un risucchio bagnato, carne che si apriva. Mamma gemette forte, un suono rauco e profondo. Lo Spacca-culi entrò lentamente, centimetro dopo centimetro, dilatandola senza pietà. Il suo culo si allargò intorno al mostro, le pareti interne che cedevano con piccoli schiocchi viscidi.
Moses si avvicinò, si abbassò i pantaloncini e tirò fuori il suo cazzo grosso, già mezzo duro. Si inginocchiò davanti a mamma e glielo infilò nella fica con un colpo solo. Mamma urlò di piacere, il corpo che tremava tra noi due.
Il suono era incredibile: lo slap bagnato dello Spacca-culi che entrava ed usciva dal suo culo, il rumore carnale del cazzo di Moses che la scopava nella fica, i gemiti rotti di mamma, il sax jazz che saliva e scendeva come una lingua sulla pelle.
Io spingevo con forza, godendo di ogni centimetro che spariva dentro di lei. Papà guardava seduto poco distante, il cazzo duro nei pantaloncini.
Moses accelerò. I suoi grugniti si fecero più profondi. Con un ultimo colpo potente sborrò dentro Cristina senza preservativo, riempiendola tutta. Fiotti caldi e densi che schizzavano dentro la sua fica. Mamma urlò, il corpo scosso da spasmi, mentre sentiva il calore della sborra nera che la inondava.
Io non mi fermai. Continuai a inculare mamma mentre Moses si sfilava, il cazzo lucido di sborra e succhi.
Poi guardai il culo di mamma, ancora aperto, pulsante, devastato. E decisi.
Mi sfilai il mostro dal suo culo con un suono bagnato e osceno. Mi misi accanto a lei, a quattro zampe, culo all’aria, il prendisole bianco alzato sulla schiena.
«Papà… voglio sentirti dentro il mio culo adesso.»
Mauro non se lo fece ripetere. Si alzò, si abbassò i pantaloncini e si posizionò dietro di me. La punta grossa e calda del suo cazzo premette sul mio buco. Spinse piano, poi più deciso. Sentii il bruciore dolce mentre mi apriva. Gemetti forte, un suono giovane e disperato.
Moses, ancora eccitato, si avvicinò al mio viso e mi mise il cazzo sporco davanti alla bocca. Mamma, vedendo la scena, provò a protestare con voce debole: «No… lui no…».
Io la fulminai con lo sguardo, afferrai Moses per le palle pesanti e lo tirai a me. Aprii la bocca e iniziai a leccargli il cazzo con avidità, assaporando il gusto salato della sua sborra mescolata ai succhi di mamma. Lo succhiai con passione, la lingua che girava intorno alla cappella, proprio mentre papà mi inculava con colpi sempre più profondi.
Il piacere era troppo. Il cazzo di papà che mi apriva il culo, il sapore forte del cazzo di Moses nella mia bocca, l’odore di sesso e mare… squirtai violentemente sul ponte, un getto caldo e abbondante che schizzò sul legno con un suono bagnato. Le gambe mi tremavano, un urlo soffocato intorno al cazzo di Moses.
Moses, tornato durissimo, mi guardò con occhi famelici.
Io mi sfilai per un attimo dal cazzo di papà, gli mostrai il culo ancora aperto e dissi con voce roca:
«Dietro… voglio sentirti nel culo.»
Moses non aspettò. Si posizionò dietro di me e spinse il suo cazzo grosso dentro il mio culo già dilatato dal padre. Sentii una pressione enorme, un bruciore intenso che diventò presto piacere profondo e sporco. Papà si spostò di lato, guardando la scena con gli occhi lucidi di eccitazione, mentre io prendevo il cazzo di Moses fino in fondo.
Moses mi inculò con forza. Pochi minuti dopo grugnì e mi sborrò dentro il culo con fiotti potenti, caldi, densi. Sentii il suo sperma riempirmi, colare fuori intorno al suo cazzo ancora dentro di me.
Quando si sfilò, il mio culo rimase aperto, pulsante, con la sborra di Moses che colava lentamente lungo le cosce.
Mandai Moses e mamma sotto coperta.
«Andate giù. Voglio stare un po’ sola con papà.»
Rimanemmo solo io e Mauro sul ponte.
La musica jazz continuava bassa, il contrabbasso che vibrava nel petto come un battito lento. Il cielo era ormai viola scuro, le prime stelle cominciavano a comparire.
Mi sedetti sopra papà, a cavalcioni. Presi il suo cazzo ancora duro e lo guidai dentro la mia fica fradicia. Scesi lentamente, godendo di ogni centimetro che mi riempiva. Iniziai a cavalcarlo con movimenti profondi, sensuali, il prendisole bianco alzato sui fianchi.
Papà mi teneva per i fianchi, gli occhi nei miei. Il suo respiro era caldo contro il mio collo.
Cavalcai più veloce, i seni che ballavano, il suono bagnato della mia fica che lo ingoiava. Quando sentii che stava per venire, accelerai ancora. Papà gemette forte e mi sborrò dentro la fica con fiotti caldi e abbondanti.
Non mi alzai subito.
Mi sollevai dal suo cazzo ancora pulsante e mi sedetti direttamente sulla sua faccia, le ginocchia ai lati della sua testa.
«Leccami, papà… leccami tutto.»
Papà non esitò. La sua lingua calda e avida si tuffò nella mia fica sporca di sborra, bevendo il suo stesso sperma mescolato ai miei succhi. Poi scese più giù, sul mio culo ancora aperto e colante della sborra densa di Moses. Infilò la lingua dentro entrambi i buchi con dedizione assoluta, leccando, succhiando, gemendo di piacere contro la mia carne.
Io tremavo sopra di lui, le mani aggrappate al bordo del ponte, godendo di ogni passata della sua lingua. L’odore di sesso era fortissimo, il sapore proibito che papà stava bevendo mi faceva impazzire.
Quando finalmente mi alzai, il suo viso era lucido dei nostri umori.
Poco dopo mamma e Moses risalirono sul ponte.
Mamma si era rivestita solo con un perizoma azzurro minuscolo. Nient’altro. I seni pesanti erano nudi, i capezzoli ancora duri. Camminava tenendo una mano dentro i boxer di Moses, accarezzandogli lentamente il cazzo semi-duro mentre saliva i gradini.
Io la guardai con un sorriso possessivo.
«Prendi il diario» le dissi. «E scrivi tutto. Ogni dettaglio. Mentre senti ancora la sborra che ti cola fuori.»
Mamma annuì, umiliata ed eccitata, e si sedette sul cuscino con le gambe aperte, il perizoma spostato di lato, mentre il quaderno nero tremava leggermente tra le sue mani.
La barca dondolava piano. La musica jazz continuava bassa. Il mare era calmo.
Io mi appoggiai contro il petto di papà, il suo braccio intorno alle mie spalle, e guardai mamma che scriveva, la sborra di Moses che ancora le colava lungo la coscia.
Sorrisi nel buio.
Questa notte era solo l’inizio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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