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Lui & Lei

Alina La Mantide Religiosa #4


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
07.04.2026    |    26.127    |    1 8.7
"Le disse che era bellissima, che aveva un sorriso che scaldava, che una donna come lei meritava di essere protetta..."
Le sere di fine ottobre nella periferia umbra erano fredde e silenziose. Alina sedeva sul divano della sua piccola casa di pietra rosa, le gambe raccolte sotto di sé, una tazza di tè alla vaniglia tra le mani. Il figlio era uscito con gli amici. Fuori, solo il rumore lontano di un cane che abbaiava e il vento che faceva tremare le persiane. Aveva trentotto anni, era rumena, e la solitudine che mostrava al mondo era solo una maschera perfetta.
Aprì Facebook Dating sul telefono nuovo – quello pagato da Marco mesi prima. Il profilo che usava era curato con precisione chirurgica: foto di lei al mercato con un mazzo di fiori in mano, un’altra mentre sorrideva timidamente davanti alla finestra con le colline sullo sfondo, una terza in cui teneva in braccio un gattino trovato per strada. Nella bio aveva scritto:
«Donna rumena, 38 anni, trasferita in Umbria da tanti anni. Cerco una persona seria, protettiva, con cui poter finalmente abbassare le difese. Sono dolce, un po’ fragile, e ho tanto bisogno di sentirmi al sicuro. Niente giochi.»
La mantide dentro di lei osservava tutto con calma gelida. Sapeva esattamente quale esca usare.
Scorse i profili per quasi un’ora, annusando le prede come un predatore nel buio. Poi lo vide.
Dottor Luca Moretti, 45 anni. Foto in camice bianco, un’altra mentre giocava a tennis, una in cui teneva in braccio i figli adolescenti (foto tagliata con cura). Primario di cardiologia. Sposato, ma separato da poco, diceva il profilo. Alina sorrise piano. Sapeva riconoscere le bugie degli uomini sposati.
Mandò il “Mi piace”. Lui rispose dopo venti minuti.
Luca: Ciao Alina, il tuo sorriso è davvero dolce. Sei rumena? Che bello, adoro la Romania.
Alina: Ciao Luca Sì, di Cluj, ma l’Umbria è diventata la mia casa. Sono una persona tranquilla, mi piace cucinare, leggere e fare lunghe passeggiate. Tu invece sembri un uomo molto impegnato… e forte. Mi trasmetti sicurezza.
La conversazione durò due ore. Alina fu perfetta: dolce, un po’ timida, vulnerabile al punto giusto. Raccontò di un divorzio difficile («Mio marito mi ha lasciata sola con mio figlio grande, è stato duro»), di quanto si sentisse fragile la sera, di quanto desiderasse un uomo che la proteggesse. Usò emoji con moderazione, mai volgari. Ogni tanto inseriva qualche parola in rumeno con traduzione, rendendola esotica ma accessibile.
Alina: A volte mi sento così piccola in questo paese… tutti mi vedono serena, ma dentro ho tanta paura di restare sola. Tu sembri il tipo di uomo che sa prendersi cura di una donna.
Luca casca completamente. Le scriveva che anche lui si sentiva solo nonostante il matrimonio in apparenza solido, che cercava una donna vera, dolce, da coccolare. Le mandò una foto di sé in camice. Alina rispose con un cuore e un «Sei molto bello… e sembri così affidabile».
Dopo quattro giorni di chat passarono alla chiamata vocale. Alina parlò con voce morbida, quasi tremante, accento rumeno più pronunciato del solito. Rise piano alle sue battute, sospirò quando lui le disse che voleva conoscerla dal vivo.
«Mi farebbe tanto piacere» mormorò. «Ma sono timida… non vorrei sembrarti troppo invadente.»
Luca propose un caffè a Perugia, in un bar tranquillo del centro. Alina accettò, con la voce di chi sta rischiando tutto.
Si incontrarono un giovedì pomeriggio grigio.
Alina arrivò con la sua Golf grigio metallizzato e parcheggiò poco distante. Indossava un cappotto beige lungo, un maglione di cachemire chiaro che le segnava dolcemente il seno, jeans scuri e stivaletti bassi. Capelli sciolti, trucco leggero, profumo di vaniglia delicata. Sembrava una donna che aveva bisogno di essere abbracciata, non di essere temuta.
Luca la aspettava seduto al tavolino esterno. Quando la vide si alzò, sorrise. Alina abbassò lo sguardo per un secondo, poi lo alzò timidamente.
«Ciao…» disse piano, quasi imbarazzata. «Sono un po’ nervosa.»
Parlarono per quasi due ore. Lei ascoltava con attenzione, annuiva, gli sfiorava ogni tanto il braccio. Gli raccontò della sua vita tranquilla in paese, del figlio grande che studiava, di quanto si sentisse sola la sera. Luca era rapito. Le disse che era bellissima, che aveva un sorriso che scaldava, che una donna come lei meritava di essere protetta.
Dentro Alina la mantide sorrideva con ferocia silenziosa. Sentiva l’odore di lui – dopobarba costoso, caffè, un velo di sudore nervoso – e già calcolava quanto tempo ci sarebbe voluto per spezzarlo.
Quando si salutarono, Luca le sfiorò la guancia con un bacio leggero. Alina arrossì – o finse di arrossire – e abbassò gli occhi.
«Mi piacerebbe rivederti» sussurrò. «Se per te va bene.»
Quella sera stessa, nella suite del Relais Il Borgo che Luca aveva prenotato “per parlare con più tranquillità”, la dolcezza cominciò a sciogliersi.
Alina entrò nella stanza con lo stesso cappotto beige, lo stesso profumo delicato. Chiuse la porta, si voltò verso di lui e lasciò cadere il cappotto. Sotto indossava solo un completino di pizzo avorio.
«Ho tanta voglia di sentirmi protetta da te» mormorò, avvicinandosi. «Fammi sentire che sei tu l’uomo forte.»
Lo baciò con una dolcezza iniziale che si trasformò rapidamente in fame. Lo spogliò lentamente, si mise in ginocchio e lo prese in bocca con devozione apparente. Luca gemeva, mani tra i suoi capelli. Alina lo guardò dal basso con quegli occhi verdi innocenti, mentre dentro di sé la mantide rideva.
Quella notte si fece scopare per la prima volta. Lentamente, guardandolo negli occhi, gemendo piano il suo nome. Quando lui venne dentro di lei, Alina gli accarezzò il viso e sussurrò:
«Grazie… mi fai sentire al sicuro.»
Luca non sapeva che quella era solo la prima rete della tela.
Mentre tornava verso casa nella sua Golf, con il seme di lui ancora dentro di sé, Alina accese la radio a basso volume. Le colline umbre scorrevano nere fuori dal finestrino. Sorrise nel buio dell’abitacolo, un sorriso lento e terribile.
La preda più importante era entrata nella trappola.
E la mantide religiosa aveva tutto il tempo del mondo per mangiarlo vivo.

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