tradimenti
Un'Estate di Fuoco a Barbarossa
Efabilandia
27.08.2025 |
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"Mi prese il cazzo in bocca, succhiando piano, la lingua che puliva la cappella gonfia..."
Mi chiamo Matteo, ho sessant'anni, e quella mattina d'estate del 2025 sulla spiaggia nudista di Barbarossa, in Liguria, non potevo immaginare quanto il mio cuore avrebbe battuto forte per Sabina, mia moglie da trent'anni. Lei, cinquantasei anni, con quel corpo maturo e sensuale che mi fa ancora impazzire: seni generosi, curve morbide, pelle olivastra che profuma di crema solare al cocco e vaniglia. Eravamo lì, sotto un sole implacabile di tarda mattinata, l'aria salmastra che si mescolava all'odore terroso delle pinete alle nostre spalle. Le onde del mare turchese si infrangevano sugli scogli con un ritmo ipnotico, crash dopo crash, come un invito al desiderio represso.Io ero appoggiato a uno scoglio levigato, nudo come tutti lì, il cappello di paglia a ripararmi gli occhi mentre osservavo Sabina sdraiata sul telo a righe blu e bianche. Il mio cazzo già si stiracchiava, eccitato solo a guardarla. Lei iniziò piano, le dita che scivolavano tra le cosce, sfiorando la fica già umida e gonfia. Sentivo il mio cuore accelerare, un misto di gelosia e appagamento che mi travolgeva. "Amore, fai piano," le sussurrai, ma lei sorrise maliziosa, accelerando il ritmo. I suoni bagnati delle sue dita che entravano e uscivano – schiocchi umidi, come baci appassionati – echeggiavano nell'aria calda, mescolandosi al profumo muschiato della sua eccitazione. Il sole le batteva sulla pelle, tingendola di un oro luccicante, e io mi accarezzai il cazzo piano, sentendo il calore pulsare nelle vene.
Non eravamo soli. Due singoli, come li chiamiamo in questi posti, ci stavano guardando da vicino. Uno sulla sessantina, robusto, con peli grigi sul petto e un cazzo tozzo che già si induriva. L'altro sui trent'anni, snello, muscoloso, con tatuaggi sulle braccia e un'erezione lunga e venosa. I loro occhi fissi su Sabina mi facevano fremere: orgoglio per lei, eccitazione per lo spettacolo. Sabina li notò e, con un cenno della testa, li invitò ad avvicinarsi. "Venite," mormorò, la voce rauca. Io rimasi lì, appoggiato, il cuore che martellava nel petto. Era il nostro gioco, la nostra complicità: vederla godere con altri mi appagava profondamente, un'emozione cruda che mescolava amore e lussuria.
I due si avvicinarono, i piedi che affondavano nella sabbia calda, lasciando impronte umide. L'odore del loro sudore maschile si mescolò al sale del mare, creando un cocktail inebriante. Il giovane si inginocchiò per primo accanto a lei, le mani forti che le sfioravano i seni, pizzicando i capezzoli eretti come bacche mature. "Vedi che troia questa," disse ridendo, la voce bassa e eccitata, mentre le sue dita tracciavano linee sul ventre di Sabina. Lei gemette, inarcando la schiena, e io sentii una fitta al petto: gelosia, sì, ma anche un'onda di calore che mi saliva dal basso ventre. Il mio cazzo era duro come roccia contro lo scoglio ruvido, e iniziai a segarmi piano, godendomi ogni dettaglio.
L'uomo più anziano si posizionò dall'altro lato, le dita callose che le aprivano le cosce. "Ha una fica sfondata, guarda come gocciola," grugnì con un accento ligure marcato, chinandosi per leccarla. La sua lingua lambì le labbra gonfie, rosse come petali sotto il sole, e Sabina urlò di piacere, un suono acuto che echeggiò sulla spiaggia, sovrastando il cri-cri delle cicale nelle pinete. Io osservavo, il respiro affannoso, emozioni che mi travolgevano: amore per lei, che si lasciava andare così libera, e un desiderio possessivo che mi faceva stringere i denti. Il profumo della sua fica umida si diffondeva, dolce e salato, misto alla saliva dell'uomo.
"Sei una puttana affamata, eh?" continuò il giovane, spingendole il cazzo in bocca. Sabina lo prese avidamente, succhiando con forza, la lingua che roteava intorno alla cappella viola e pulsante. Il suono era slurping bagnato, come se stesse bevendo da una fonte proibita. Lui le afferrò i capelli, spingendo piano, "Succhia più forte, troia, fammi venire." Io segavo il mio cazzo più veloce, il pre-eiaculato viscido che mi lubrificava la mano, sentendo il cuore gonfio di un misto di eccitazione e tenerezza. Vederla così, con la bocca piena e gli occhi chiusi in estasi, mi faceva sentire vivo, complice del suo piacere.
L'anziano leccava con avidità, la barba ispida che sfregava contro le cosce interne di Sabina. "Questa fica è un lago, guarda come squirta," disse ridendo, mentre le sue dita entravano e uscivano con schiocchi umidi. Sabina tremava, il corpo inarcato, e improvvisamente un fiotto caldo schizzò dalla sua fica, direttamente in faccia all'uomo. "Cazzo, sì! Bevi tutto, porco!" gemette lei, la voce tremante. Lui rise, la bocca aperta per catturare il sapore dolce-salato, che gli colava sul mento barbuto. Il suono era come una pioggia leggera, splatter sul viso, e io sentii un'onda di appagamento: era mia moglie, la mia Sabina, che si donava così, e io ne ero parte.
I due si alternavano, toccandola ovunque: mani sulle tette, dita nella fica, labbra che mordevano i capezzoli. "Guarda come gode questa vacca," disse il giovane all'anziano, mentre le pizzicava un seno. "Ha le tette da mungere," rispose l'altro, succhiando forte con un pop sonoro. Sabina era persa, gemiti che si mescolavano al ritmo delle onde, il vento caldo che le accarezzava i peli pubici umidi. Io, dal mio scoglio, sentivo emozioni intense: non solo l'eccitazione fisica, con il cazzo che pulsava nella mano, ma un legame profondo. Trent'anni insieme, alti e bassi, ma momenti come questo ci univano, ci facevano sentire eterni. Il sole amplificava tutto, il calore esterno che si fondeva con quello interno, i colori vividi – il rosso della sua fica aperta, il blu del mare, il verde delle pinete – che danzavano nei miei occhi.
Poi, i due si alzarono, segandosi furiosamente sopra di lei. Il giovane aveva il cazzo curvo e venoso, che pulsava nella mano sudata. "Sto per sborrarti in faccia, troia," grugnì, accelerando. L'anziano, più tozzo, ansimava: "Ti riempio le tette, hai una pelle da imbrattare." Sabina li incitò, le dita ancora nella sua fica: "Venite, schizzatemi addosso!" Il giovane venne per primo, un gemito gutturale mentre schizzi di sborra calda le atterravano sulla faccia, colando sulle guance arrossate. "Prendila tutta, puttana!" urlò, l'odore forte e alcalino che riempiva l'aria. Lei aprì la bocca, catturandone un po' sulla lingua, il sapore amaro che le fece chiudere gli occhi.
L'anziano seguì, la sborra che schizzava sul seno, rivoli bianchi che colavano sui capezzoli eretti, mescolandosi alla crema solare in una pozza viscida. "Ecco la tua crema, vacca sfondata," rise, il suono plop bagnato come gocce su foglie. Sabina rise con lui, un suono gioioso, mentre spalmava la sborra sulla pelle come una lozione preziosa. "Mmmh, calda e appiccicosa," mormorò, le dita che tracciavano cerchi, il bianco che contrastava con il bronzo della sua abbronzatura. Io segavo forte, contento e appagato, il cuore che batteva per lei. Vederla così coperta, odorante di sesso e sudore, mi faceva sentire il suo uomo, il suo complice.
I singoli si allontanarono discreti, lasciando la spiaggia con un ultimo sguardo. Sabina si alzò, le gambe tremanti, la sabbia che le si attaccava alla pelle umida. Venne da me, i suoi occhi pieni di amore. "Amore mio," sussurrò, inginocchiandosi tra gli scogli. Il profumo del suo corpo – sborra, sudore, mare – mi avvolse come una coperta. Mi prese il cazzo in bocca, succhiando piano, la lingua che puliva la cappella gonfia. "Leccami, Sabina," le dissi, la voce rauca, le mani nei suoi capelli. Il sapore era misto: il mio pre-eiaculato, tracce di altri, ma era nostro. I suoni – slurping della sua bocca, i miei grugniti – si sincronizzavano con le onde.
Venni con un ruggito, la sborra che le riempiva la bocca, calda e densa. Lei ingoiò, assaporando ogni goccia, l'odore forte che le rimaneva in gola. Ci baciammo poi, le lingue che danzavano, condividendo sapori e emozioni. In quel momento, abbracciati, sentivo tutto: l'amore profondo, la gratitudine per la sua libertà, l'appagamento di essere suo. La spiaggia sembrava più viva, il blu del mare più intenso, il sole che declinava tingendo il cielo di arancione.
Ripensai alla nostra vita: vent'anni di matrimonio, no, trent'anni – scusate, l'eccitazione mi confonde – pieni di passione. Quel giorno, masturbandomi mentre la guardavo, avevo sentito un'onda di emozioni: orgoglio, desiderio, un po' di possessività. Il turpiloquio dei singoli aveva aggiunto pepe, rendendo la scena cruda e reale, ma era lo sguardo di Sabina su di me a renderlo speciale. Ogni leccata, ogni schizzo, era enfatizzato dal contesto: il calore della sabbia, il vento salmastro, i colori vibranti.
Rimanemmo lì fino al pomeriggio, il corpo di Sabina ancora luccicante di sborra mista a crema. Le accarezzai il fianco, tracciando linee pigre. "È stato incredibile," le dissi, le labbra sul suo orecchio. Lei annuì, ascoltando i suoni: risate lontane, gabbiani che planavano, fruscio delle foglie. A sessant'anni, mi sentivo giovane, vivo grazie a lei. Il sesso era stato permeante, invadendo ogni senso, ma erano le emozioni a renderlo eterno: connessione, libertà, amore.
Quella giornata a Barbarossa non era solo un'avventura; era un capitolo della nostra storia, ricco di sensazioni che ci legavano. Odori persistenti di sesso e mare, suoni di gemiti e onde, colori che danzavano – tutto ci univa. E io, Matteo, non potevo chiedere di più.
#Squirtbisex
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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