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Michela una vita da sottomessa Atto 27


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
23.08.2025    |    8.852    |    2 9.5
"Il dolore dei dilatatori e del fisting si scioglie in un’estasi che ci consacra, i nostri corpi lucidi di sudore, un altare di lussuria per Daniela..."
Il mattino di ottobre a Milano mi accoglie con un morso gelido, l’odore di smog e caffè amaro che si mescola al vento tagliente, un coltello che graffia la mia pelle sotto la gonnellina scozzese svolazzante, così corta da non nascondere nulla. Il plug blu vibra nel mio culo, un dolore sordo che pulsa come un tamburo di guerra, un tormento che si scioglie in un desiderio bruciante di essere troia, di essere sfondata fino a urlare. Gli anelli da 4 cm che pendono dalle grandi labbra tintinnano, un suono osceno che proclama la mia sottomissione, l’odore di muschio che si sprigiona dalla mia fica colante, un profumo che mi segue come un’ombra di lussuria. Le calze nere a rete graffiano la mia pelle abbronzata, un marroncino che sussurra giorni di depravazione, e lo stringivita lascia il mio pube nudo, il tatuaggio della diavolessa con la scritta SLAVE in gotico che brilla sotto la luce fioca, i miei capezzoli trafitti da anelli che pizzicano, un dolore che si trasforma in un piacere che mi fa gemere: “Mmmh!” Ogni passo verso l’ufficio è un sacrificio, il mio corpo che brama il dolore per raggiungere l’estasi, un altare vivente per Daniela, la mia Padrona. Arriviamo in ritardo, io, Sabrina e Daniela, i nostri culi doloranti, arrossati, marchiati dalla notte selvaggia con i senegalesi. L’odore di cera per pavimenti ci accoglie, ma è il profumo di vaniglia di Luciana che mi avvolge come una carezza perversa. Ci guarda, il tubetto di vaselina in mano, e sorride: “Cosa avete fatto ieri sera per essere così devastate?” Daniela, con un ghigno, risponde: “Un gioco a chi prendeva più cazzi nel culo. Michela ha vinto, non ha resistito a due senegalesi con cazzi larghi come bottiglie.” Il mio buco pulsa, un vulcano infuocato che mi ricorda la loro ferocia, il plug blu che fatica a restare al suo posto, un dolore che mi trafigge, trasformandosi in un piacere che mi fa colare. “Spogliati, troia, fai vedere a Luciana il tuo buco,” ordina Daniela. Mi tolgo il giaccone, la gonnellina scozzese che svolazza, rivelando il mio corpo nudo, gli anelli che tintinnano, il tatuaggio che proclama la mia sottomissione. Luciana slaccia lo stringivita, l’odore di vaselina che si mescola al mio muschio, e spalma il gel sul tatuaggio, le sue dita che scivolano, un pizzicore che mi fa gemere: “Siiii!” Mi giro, il culo in evidenza, e Luciana resta a bocca aperta: “Cazzo, è una voragine!” Infila una mano, poi due, alternandole in un fisting doppio, il dolore che mi squarcia, un piacere che mi fa urlare: “A-ahhh, fistami!” Rido, la voce rotta: “Dovevi vedere i senegalesi, larghi come bottiglie, li ho presi entrambi!” Daniela sorride: “Ci penserò a un plug più grande, troia.”
Luciana termina, e Daniela ordina: “Ora il mio buco.” Si alza, la microgonna sollevata, gli stivali a mezza coscia che brillano, l’odore di sandalo che esplode. Luciana estrae il plug rosso, un suono viscido, e massaggia il buco con vaselina, ridendo: “Padrona, anche il tuo è spalancato!” Daniela, con un ghigno: “Ti piacerebbe vedermi con un plug più grosso, vero?”
Sabrina arriva, il suo passo incerto, l’odore di orchidea che la precede come un’esplosione floreale. Il suo culo, ancora dolorante dalla notte, pulsa sotto la gonna, e si spoglia, nuda tranne le calze nere e il reggicalze, il plug verde che scintilla tra le sue chiappe. “Voglio essere trattata come Michela,” dice, mettendosi a pecorina, il buco esposto per Luciana. L’odore di vaselina riempie l’aria mentre Luciana spalma il gel, infilando quattro dita con facilità, il buco di Sabrina ancora aperto dai senegalesi. “Fistami, ti prego!” urla Sabrina, il dolore che si trasforma in piacere, un gemito roco: “Siiii!” Luciana spinge, la mano che affonda, e Sabrina squirta, un lago che bagna la poltrona, l’odore acre che si mescola all’orchidea. Luciana assaggia, ridendo: “Hai un buon sapore, simile a tua sorella, ma non sei ancora al suo livello, troia.” Daniela mi guarda: “Sei sicura di volere tua sorella come tua schiava?” Con un sorriso sadico, rispondo: “Certo, Padrona, così mi vendicherò di tutte le sue cattiverie.” Daniela ride: “Bene, sarà la tua troia personale, ma sempre con il mio consenso.” Guarda Sabrina: “Ti va di essere la schiava di tua sorella?” Sabrina, entusiasta, annuisce: “Sì, voglio tutto, subito!” Daniela mi ordina: “Dille il suo percorso. ”Guardo Sabrina, il mio cuore che batte di lussuria: “Dovrai depilarti definitivamente da Cinzia, che ti romperà il buco con il suo spacca-buchi, uno strap-on mostruoso. Poi andrai da Giorgio, che ti applicherà piercing su capezzoli, grandi labbra, clitoride e ombelico, come i miei, e un tatuaggio con la diavolessa, ma con le mie sembianze, e la scritta SLAVE. Pagherai in natura.” Sabrina, con gli occhi che brillano, risponde: “Lo voglio, farò tutto ciò che vuoi, sorellina, e Daniela sarà la nostra Padrona!” Daniela guarda Luciana: “Da oggi hai doppio lavoro, due troie da sfondare.” Luciana, entusiastaguarda il culo di Sabrina e la fista con cattiveria, la mano che affonda, Sabrina che urla, il dolore che si trasforma in piacere: “Siiii!” Daniela mi ordina: “Prendi il tuo vecchio plug da 8 cm.” Corro al mio tavolo, dove lo tengo come fermacarte, e lo consegno a Luciana: “Mettilo a mia sorella.” Luciana lo infila, un clap che echeggia, e Sabrina geme: “È grosso, mi riempie!” Daniela sorride: “Ti abituerai, troia, e presto ne avrai uno verde tutto tuo ma più grande, e quello che porti adesso lo terrai sulla scrivania come fermacarte.” L’odore di muschio, orchidea e vaselina ci avvolge, il dolore dei nostri buchi che si scioglie in un piacere che ci consacra come schiave di Daniela, i nostri corpi non più nostri, ma offerti al suo volere.
Ci sediamo nude, solo con calze nere e tacchi, una di fronte all’altra, l’odore di muschio e orchidea che si mescola al profumo acre del vasetto di sperma che Luciana porta. Il gusto è selvatico, denso, forse di un uomo, forse di un animale, un mistero che ci eccita, un rituale che ci consacra come troie. Bevo, il sapore salato che mi brucia la gola, un fuoco che mi fa sentire viva, il plug blu che vibra, un dolore che si trasforma in piacere, un gemito: “Mmmh, sono la tua puttana, Padrona!” Sabrina, con il plug da 8 cm che la riempie, beve, il sapore che la fa trasalire: “È strano, ma mi piace!” Ci scambiamo il contenuto, le nostre lingue che si intrecciano, l’odore di sperma che ci inebria, un piacere che ci fa colare, un lago che bagna le poltrone. Daniela, seduta, con gli stivali a mezza coscia e la microgonna sollevata, ci guarda, l’odore di sandalo che esplode: “Siete le mie troie, i vostri buchi sono miei, ogni squirt è per me.” Il dolore dell’umiliazione mi trafigge, ma si scioglie in un’estasi che mi fa urlare dentro: “Siiii, Padrona, usami!” Prende il telefono e fissa appuntamenti: il pomeriggio con Giorgio, il giorno dopo con Cinzia. “Ho fretta,” dice, “Sabrina deve essere sfondata e marchiata come te prima di Natale. Siamo state invitate a Cortina da una mia vecchia schiava, e voglio sorprendere tutti con due troie perfette.” Il mio cuore batte, il plug che vibra più forte, un dolore che mi accende, un desiderio di essere devastata che mi consuma. L’egiziano ci aspetta, l’odore di tabacco e cuoio che lo avvolge, il suono del motore che ruggisce. Saliamo, i sedili di pelle che sfregano contro i nostri culi doloranti, un brivido che mi strappa un gemito: “A-ahhh, sono tua!” Daniela ordina: “Nude, troie, mostrate i vostri buchi.” Ci spogliamo, gli anelli che tintinnano, l’odore di muschio e orchidea che si diffonde. L’egiziano ci guarda, eccitato: “Siete puttane incredibili.” Daniela ride: “E sono mie, i loro buchi mi appartengono.” Il dolore del plug mi squarcia, ma il piacere di essere posseduta da Daniela mi fa colare, un lago che bagna il sedile. Sabrina geme: “Padrona, usa il mio buco come vuoi!” La città ci scorre accanto, l’odore di smog e castagne arrostite che si mescola al nostro, un altare mobile di lussuria consacrato a Daniela, la nostra regina, i cui ordini sono la nostra unica legge.
Arriviamo da Giorgio, l’odore di disinfettante e inchiostro che ci accoglie, un profumo che mi pizzica le narici, un presagio di dolore e piacere. Giorgio e il suo aiutante ci guardano, l’odore di colonia costosa che li precede, i loro occhi che brillano di lussuria. Daniela ordina: “Michela, spogliati, mostra i tuoi buchi.” Mi tolgo la gonnellina, gli anelli che tintinnano, il tatuaggio che proclama la mia sottomissione, il plug blu che vibra, un dolore che mi trafigge, trasformandosi in un piacere che mi fa colare. Giorgio osserva: “Gli anelli di Michela tagliano le labbra, troppo pesanti. Servono dilatatori a vite, come per i lobi delle orecchie.” Applica dilatatori da 4 mm ai capezzoli, un pizzicore che mi strappa un gemito: “Siiii, marchiami!” Poi, alle grandi labbra, dilatatori da 6 mm, il dolore che mi squarcia, un piacere che mi fa urlare: “A-ahhh, rendimi più troia!” Giorgio spiega: “Tra una settimana li cambieremo, fino a 16 mm, per allungare le tue labbra.” Daniela annuisce: “Perfetto, sarà ancora più oscena.” Sabrina, nuda con solo calze nere e reggicalze, trema, l’odore di orchidea che si sprigiona. Giorgio la guarda: “La marchiamo come Michela?” Daniela risponde: “Sì, ma la diavolessa deve assomigliare a Michela. Un solo anello per labbro, con dilatatori che arriveranno a 26 mm, per labbra lunghe e pesanti.” Giorgio applica dilatatori da 2 mm ai capezzoli e al centro delle grandi labbra, il dolore che fa urlare Sabrina: “A-ahhh, sì, voglio essere una troia!” Daniela sorride: “Ogni settimana tornerai, fino a Natale.” Sabrina, tra le urla, geme: “Siiii, marchiami come mia sorella!”Il pagamento è in natura, un’orgia che trasforma lo studio in un tempio di depravazione. L’odore di sudore e sperma si mescola al disinfettante, il suono di clap che echeggia come un inno. Giorgio mi fista il culo, la sua mano che affonda, il dolore che mi squarcia, un piacere che mi fa squirtare, un lago che bagna il pavimento, l’odore acre che mi inebria. L’aiutante incula Sabrina, il suo buco che si allarga, l’odore di orchidea che esplode, un urlo: “Siiii, spaccami!” Daniela ci guarda, il suo profumo di sandalo che ci travolge: “Siete mie, troie, i vostri buchi mi appartengono.” Io urlo: “Siiii, Padrona, sfondami!” Sabrina geme: “Usami, sono tua!” Giorgio mi prende la bocca, il sapore salato e selvatico che mi soffoca, mentre l’aiutante fista Sabrina, il suo squirt che si mescola al mio. Il dolore dei dilatatori e del fisting si scioglie in un’estasi che ci consacra, i nostri corpi lucidi di sudore, un altare di lussuria per Daniela. “Più forte, sono la vostra puttana!” urlo, il plug che vibra, un tormento che mi accende. Sabrina, devastata, urla: “Siiii, sono una troia per voi!” Daniela, soddisfatta, ordina: “Continuate, troie, i vostri buchi sono miei.” L’odore di sperma e muschio ci soffoca, il piacere che ci consuma, un voto eterno alla nostra Padrona.
Il giorno dopo, l’odore di cera calda e disinfettante ci accoglie nello studio di Cinzia, un angolo di Milano che puzza di dolore e lussuria. Il freddo di ottobre mi morde la pelle, ma il plug blu vibra nel mio culo, un dolore che si trasforma in un desiderio bruciante, un fuoco che mi fa colare. Sabrina, accanto a me, trema, l’odore di orchidea che si sprigiona, il plug da 8 cm che la riempie, un tormento che la rende troia come me. Daniela spiega a Cinzia: “Sabrina deve essere depilata definitivamente, più veloce di Michela, per Natale. Deve essere pronta per Cortina.” Cinzia, con un sorriso sadico, risponde: “Due trattamenti a settimana, sarà doloroso, ma in cinque settimane ce la faremo. Pagamento in natura, solo culo e bocca.” Daniela annuisce: “Perfetto, falla diventare una caverna senza fondo come Michela.” Cinzia guarda il plug di Sabrina: “Hai già iniziato bene.” Sabrina geme: “Siiii, rendimi una troia!” Cinzia inizia, l’odore di cera che mi pizzica le narici, il dolore delle strisce che strappano la pelle di Sabrina, un urlo che squarcia l’aria: “A-ahhh!” Ogni strappo è una lama, ma il piacere che segue la fa gemere: “Siiii, fammi male!” Cinzia, eccitata, estrae il suo spacca-buchi, uno strap-on mostruoso, l’odore di silicone che si mescola all’orchidea. Lo infila nel culo di Sabrina, un clap che echeggia, un dolore che la squarcia, trasformandosi in un piacere che la fa squirtare, un lago che bagna il lettino. “Siiii, sono una troia!” urla Sabrina. Cinzia mi guarda: “Vuoi anche tu, troia?” Rispondo: “Siiii, spaccami!” Mi fista il culo, la sua mano che affonda, il dolore che mi devasta, un piacere che mi fa urlare: “A-ahhh!” Daniela ci guarda, l’odore di sandalo che ci travolge: “Siete mie, i vostri buchi sono per me.” Io lecco la fica di Cinzia, il sapore salato che mi inebria, mentre lei incula Sabrina, un ritmo che ci sincronizza. Squirtiamo, l’odore acre che si mescola a muschio e orchidea, un altare di depravazione. Daniela ordina: “Più forte, troie, mostrate chi siete!” Il dolore dello strap-on e del fisting si scioglie in un’estasi che ci consacra, i nostri corpi non più nostri, ma proprietà di Daniela.
I giorni passano, un vortice di dolore e piacere che ci modella come troie di Daniela. Ogni mattina, Luciana ci aspetta, l’odore di vaniglia e vaselina che ci avvolge.
Ci fista, le sue mani che scavano nei nostri buchi, il dolore che si trasforma in piacere, un lago di squirt che bagna l’ufficio, l’odore acre che ci inebria. La colazione è un rituale, i vasetti di sperma sempre diversi, l’odore selvatico che ci eccita, il gusto che varia: un giorno umano, un altro di cavallo, un mistero che ci fa colare. Bevo, il sapore salato e terroso che mi brucia la gola, un gemito: “Mmmh, sono la tua puttana!” Sabrina, con il plug da 8 cm, beve, il sapore che la fa gemere: “Siiii, Padrona!” Daniela ci guarda: “I vostri buchi sono miei, ogni sorso è per me.”Le settimane si susseguono, Sabrina torna da Giorgio ogni sette giorni, i dilatatori che crescono, il dolore che la squarcia, un piacere che la rende troia. Il tatuaggio con la diavolessa che mi assomiglia prende forma, la scritta SLAVE che la marchia. Cinzia depila Sabrina, il suo spacca-buchi che la devasta, l’odore di orchidea e silicone che si mescola, un urlo: “Siiii, spaccami!” Io, con i dilatatori da 16 mm, sento le labbra allungarsi, il dolore degli anelli che mi trafigge, un piacere che mi fa colare. I nostri buchi, non più nostri, sono un’offerta eterna a Daniela, il dolore che ci consacra, il piacere che ci marchia per sempre.

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