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Occhi nel Buio #9


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
06.04.2026    |    22.223    |    2 10.0
"Lo zio venne per primo, scaricando un carico abbondante di sborra calda nel mio culo..."
Martedì mattina mi svegliai con una sensazione strana e bellissima tra le gambe. Il culo era ancora aperto, morbido, quasi vuoto. Sentivo chiaramente il buco dilatato, un po’ gonfio, che pulsava piano come se stesse respirando. La sborra di papà, ormai fredda e densa, era colata fuori durante la notte e mi aveva lasciato una scia appiccicosa tra le natiche. Il plug era sul comodino; l’avevo tolto prima di dormire perché mi faceva male, ma ora il mio corpo lo reclamava. Volevo essere piena di nuovo. Volevo essere usata.
Mi mossi piano tra le lenzuola. Ogni piccolo spostamento mandava una scarica di piacere al clitoride. Il mio ano era sensibilissimo, ancora segnato dalle spinte di papà della sera prima. Era come se il mio corpo avesse imparato a desiderare quella pienezza, quel senso di essere aperta, sfondata, riempita. La fica mi colava lentamente sulle cosce solo a pensarci.
Mamma entrò in camera senza bussare. Indossava solo una vestaglia di seta nera semiaperta. I seni pesanti ondeggiavano a ogni passo, i capezzoli già turgidi. Mi guardò sdraiata sul letto, con le gambe leggermente aperte, e capì subito.
«Apri le gambe, tesoro,» disse dolcemente, sedendosi sul bordo del materasso.
Obbedii. Sentivo il mio ano esposto, leggermente arrossato, ancora segnato dalla scopata della sera prima. Mamma lo guardò con tenerezza e desiderio insieme. Si chinò e ci soffiò sopra piano, poi passò la lingua calda e bagnata intorno al buco dilatato. Un brivido lunghissimo mi attraversò tutta.
«Sei ancora aperta…» mormorò con voce roca, quasi orgogliosa. «Papà ti ha allargata bene ieri sera.»
La sua lingua entrò dentro di me, lenta, profonda, leccando i resti della sborra di papà mescolati ai miei umori. Gemetti forte, spingendo il culo contro la sua faccia. Mamma mi leccò con calma, con amore, come se volesse assaporare ogni traccia di ciò che era successo. La sua lingua era calda, bagnata, insistente. La sentivo girare intorno al mio ano, poi spingersi dentro, leccando le pareti interne. Mi infilò due dita, le mosse piano, le aprì a forbice per sentire quanto fossi cedevole.
«Ti piace sentirti così aperta, vero?» sussurrò baciandomi una natica. «Il tuo culetto è diventato così morbido e caldo…»
Annuii, mordendomi il labbro. Ero fradicia. La fica mi colava sul lenzuolo mentre mamma continuava a leccarmi e a dilatarmi con le dita. Mi infilò un terzo dito, poi un quarto. Sentivo il mio ano che si apriva senza resistenza, accogliendo tutto con piacere. Mamma muoveva le dita dentro di me con movimenti lenti e profondi, come se volesse allargarmi ancora di più per quello che sarebbe arrivato dopo.
Proprio in quel momento sentimmo il rumore di una macchina che si fermava davanti a casa.
Mamma sorrise contro il mio culo. «Devono essere loro.»
Si alzò, si sistemò la vestaglia e andò ad aprire. Io rimasi sul letto, il cuore che batteva fortissimo, il culo ancora bagnato di saliva e aperto. Pochi secondi dopo entrarono lo zio Roberto e Marco.
Lo zio mi vide sdraiata a gambe aperte, il buco del culo lucido e dilatato. Il suo sguardo si fece subito famelico.
«Cazzo, nipotina… papà ti ha lasciato proprio pronta,» disse con voce bassa e sporca.
Marco non parlò. Si avvicinò al letto, mi afferrò le caviglie e mi aprì ancora di più le gambe. Lo zio si slacciò i pantaloni e tirò fuori il cazzo già duro. Non ci fu nessun preliminare dolce. Mi infilò il cazzo nel culo con una spinta lunga e profonda. Urlai di piacere. Era grosso, caldo, e dopo la notte con papà entrò senza quasi resistenza. Sentii ogni centimetro che mi allargava, che mi riempiva, che premeva contro le pareti interne del mio intestino. Il mio ano si contrasse intorno a lui, ma non oppose resistenza. Era già pronto.
Marco si mise davanti alla mia faccia e mi infilò il suo cazzo in bocca. Iniziarono a scoparmi con un ritmo perfetto, uno davanti e uno dietro. Lo zio mi inculava con spinte lente ma profonde, facendomi sentire ogni vena del suo cazzo che scivolava dentro di me. Marco mi scopava la gola con calma, tenendomi la testa con entrambe le mani. Mamma si mise accanto a noi e mi baciava, mi stringeva i seni, mi pizzicava i capezzoli.
Per le successive due ore la casa fu solo suoni di carne, gemiti e umori.
Mi scoparono ovunque. Prima sul letto, poi mi portarono sul tavolo della cucina. Lo zio mi piegò a 90 gradi e mi sfondò il culo mentre Marco mi scopava la fica. Sentivo i loro cazzi che si alternavano dentro di me, a volte uno nella fica e uno nel culo contemporaneamente. Mamma mi teneva aperta, mi leccava il clitoride mentre venivo presa da entrambi. Venni tante volte che persi il conto. Il mio culo era completamente aperto, caldo, pulsante. Ogni volta che uno dei due tirava fuori, sentivo l’aria entrare dentro di me, un vuoto delizioso che veniva subito riempito di nuovo.
Mi portarono in salotto, sul divano. Mi misero a quattro zampe e lo zio mi inculò con forza, tenendomi per i capelli. Marco mi scopava la bocca. Mamma si sdraiò sotto di me e mi leccava la fica mentre venivo sfondata. Lo zio venne per primo, scaricando un carico abbondante di sborra calda nel mio culo. Sentii ogni schizzo che mi riempiva l’intestino. Poi fu il turno di Marco: mi girò, mi aprì le gambe e mi riempì la fica di un altro carico denso. Restammo 30 minuti nudi a toccarci e baciarci tutti. Po mi fecero sdraiare sul tappeto. Mamma si mise sopra di me in 69 e cominciò a leccarmi la fica piena di sborra mentre io leccavo la sua. Lo zio e Marco ci guardavano, i cazzi ancora duri. Poi lo zio mi prese di nuovo, mi infilò il cazzo nel culo e mi scopò con spinte brutali mentre mamma continuava a leccarmi. Venni di nuovo, squirtando sulla faccia di mamma.
A un certo punto mamma mi fece sdraiare supina sul tappeto. Si mise in piedi sopra di me, a gambe aperte, la fica proprio sulla mia bocca. «Leccami mentre ti prendono,» ordinò.
Lo zio si posizionò tra le mie gambe e mi infilò di nuovo il cazzo nel culo. Marco si mise accanto a lui. Sentii le due cappelle premere contro il mio ano già aperto. «No… è troppo grosso…» gemetti, ma mamma mi spinse la faccia contro la sua fica.
«Prendili tutti e due, tesoro,» sussurrò.
Lo zio spinse per primo. Il dolore fu intenso, bruciante. Il mio ano si allargò al massimo mentre il secondo cazzo cercava di entrare insieme al primo. Urlai contro la fica di mamma, ma loro non si fermarono. Marco spinse insieme a lo zio. Sentii il mio culo che cedeva, che si apriva oltre ogni limite. Due cazzi enormi dentro di me, che mi sfondavano insieme. Il dolore era lancinante, ma sotto c’era un piacere oscuro, animalesco. Mamma mi teneva la testa ferma e si faceva leccare mentre i due uomini mi inculavano a doppio. Ogni spinta mi faceva tremare tutto il corpo. Le lacrime mi scendevano sulle guance, ma non volevo che si fermassero. Volevo essere rotta.
Dopo qualche minuto il dolore si trasformò in un piacere devastante. Iniziai a spingere il culo contro di loro, gemendo forte contro la fica di mamma. Venni così forte che squirtiai sul tappeto, il corpo scosso da spasmi violenti.
Lo zio e Marco vennero quasi insieme, riempiendomi il culo di due carichi abbondanti di sborra calda.
Si tirarono fuori lentamente. Il mio ano rimase aperto, spalancato, colante di sborra. Mamma si alzò e guardò tra le mie gambe.
«Sei bellissima così,» disse con orgoglio.
Poi fu il momento del “regalo”, come lo chiamò lo zio con un sorriso malvagio.
Marco mi fece mettere a quattro zampe. Sentii la sua cappella premere contro il mio ano ancora aperto. Ma invece di spingere il cazzo, sentii un getto caldo, potente, che mi entrava dentro. Marco stava pisciando nel mio culo.
«Cazzo… Marco mi sta pisciando in culo…» gemetti, la voce rotta dal piacere e dalla sorpresa.
Il getto caldo mi riempiva l’intestino, caldo, pressante, un calore liquido che mi arrivava fino in fondo. Era una sensazione stranissima, proibita, eccitante da morire. Il mio culo si riempiva di piscio, gonfiandosi, e io godevo come una troia.
Mamma, eccitata da ciò che vedeva, si mise subito a pecorina accanto a me. «Anch’io… voglio sentirlo anch’io,» disse con voce tremante.
Lo zio si posizionò dietro di lei e, dopo pochi secondi, cominciò a pisciare nel culo della cognata. Mamma gemette forte, spingendo il culo indietro.
«Sì tesoro… anche lo zio mi sta pisciando in culo… è bellissimo…» ansimò, la voce spezzata dal piacere.
I due getti caldi ci riempivano, ci dilatavano, ci marchiavano. Sentivo il piscio di Marco che mi colava fuori dal culo quando lui finì, caldo e denso. Mamma aveva la stessa espressione estatica.
Ci distendemmo tutti e tre sul divano, esausti e sudati. Io ero seduta in mezzo tra mamma e lo zio, il culo che colava sborra e piscio di entrambi. Marco era di fronte a noi, il cazzo ancora mezzo duro.
Lo zio mi accarezzò una coscia e disse con voce bassa e soddisfatta:
«Giovedì sera ci sarà una grande festa per te e per la mamma. Una festa speciale. Solo per voi due.»
Mamma sorrise maliziosa, come se sapesse già tutto.
«Vi prepareremo qualcosa di indimenticabile,» aggiunse Marco.
Non dissero altro. Non volevo sapere di più. Volevo solo sentire il mistero, il brivido dell’ignoto.
Lo zio mi infilò due dita nel culo ancora aperto e le mosse piano.
«Preparati, nipotina,» promise. «Perché dopo quella notte non sarai più la stessa.»
Rimasi lì, tra le braccia di mamma e dello zio, il culo che pulsava di desiderio e di paura, mentre nella mia testa già immaginavo qualcosa di enorme, di estremo, di definitivo.
La festa stava per arrivare.
E io non vedevo l’ora di essere distrutta.
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