Gay & Bisex
Il segreto di Marco
Efabilandia
09.04.2025 |
7.385 |
11
"“Come donna sei bello, ma con un paio di tacchi e qualche altro accessorio… saresti perfetto..."
Marco non era più lo stesso da quel weekend al mare. Qualcosa dentro di lui si era acceso, una parte di sé che non poteva più ignorare. Tornato a casa, la relazione con Laura, già in crisi, si era incrinata ulteriormente, ma c’era altro: un desiderio che lo tormentava, un bisogno di esplorare un lato di sé che aveva sempre represso. Una sera, mentre Laura era fuori per lavoro, Marco si ritrovò solo in casa, il silenzio che amplificava i suoi pensieri. Aprì il cassetto della biancheria di Laura, e un fremito lo attraversò. Prese un paio di autoreggenti nere, il tessuto liscio e setoso che gli scivolava tra le dita. Le indossò lentamente, sentendo il nylon aderire alle sue gambe, un brivido di eccitazione che lo fece arrossire. Non si fermò lì: prese un perizoma di pizzo nero, minuscolo, e lo infilò, il tessuto che gli stringeva i fianchi in modo quasi elettrico. Poi il reggiseno nero, che agganciò con mani tremanti, guardandosi allo specchio. Si sentiva diverso, vulnerabile ma vivo, e decise di spingersi oltre. Indossò una gonna aderente di Laura, una camicetta trasparente, e si guardò allo specchio, sculettando leggermente, immaginando di essere qualcun’altra.
Quella sensazione lo inebriava, e nei giorni successivi, ogni volta che Laura era fuori, Marco ripeteva il rituale, vestendosi di nascosto da donna, esplorando un’identità che lo faceva sentire finalmente sé stesso. Ma non aveva calcolato che Laura potesse rientrare prima, quella sera.
La porta si aprì di colpo, e Laura entrò, le chiavi ancora in mano, un’espressione confusa che si trasformò rapidamente in disgusto. Marco era in salotto, con le sue autoreggenti nere, il perizoma di pizzo nero che lasciava poco all’immaginazione, e il reggiseno nero che gli stringeva il petto. Laura lasciò cadere la borsa a terra, gli occhi spalancati, la bocca contorta in una smorfia. “Ma che cazzo…?” esclamò, la voce che tremava di rabbia.
“Laura, io…” iniziò Marco, il cuore che gli batteva all’impazzata, ma lei lo interruppe subito. “Sei proprio un frocio, da te non me lo aspettavo!” urlò, avanzando verso di lui, il viso rosso di collera. “Guarda come ti sei conciato, sembri una puttana da quattro soldi! Che schifo, Marco, che schifo!”
Marco abbassò lo sguardo, le guance in fiamme, il senso di colpa che lo divorava. “Ti prego, non è come pensi…” cercò di giustificarsi, ma Laura non lo ascoltava. “Non è come penso? Ti vedo con i miei occhi, sei un pervertito, un frocio schifoso! Ti piace fare la femmina, eh? Ma che uomo sei? Mi fai ribrezzo!” continuò, ogni parola un colpo che lo feriva profondamente.
“Laura, ti prego, perdonami… non so cosa mi sia preso,” balbettò Marco, le lacrime agli occhi, ma lei era implacabile. “Perdonarti? Tu te ne devi andare da questa casa, non ti voglio tra i piedi! E portati quella roba che hai indosso, perché io non la metterò mai più, schifoso!” urlò, indicando la porta con un gesto deciso.
Marco cadde in ginocchio, disperato, cercando un modo per farsi perdonare. “Sono disposto a tutto, Laura… ti prego, non cacciarmi. Posso farti da domestico in casa, pulirò, farò tutto quello che vuoi, ma non mandarmi via,” la supplicò, la voce rotta dal pianto. Ma Laura era risoluta, il viso duro, lo sguardo pieno di disprezzo. “Non voglio un frocio come te in casa mia. Hai due ore per fare la valigia e sparire, hai capito?” gli intimò, incrociando le braccia.
Marco, sconfitto, annuì, le spalle curve sotto il peso dell’umiliazione. “Il tempo di cambiarmi e vado,” mormorò, alzandosi per dirigersi verso la camera da letto. Ma Laura lo fermò con un urlo: “E no! Ti piace fare la femmina, e così devi restare! Sbrigati ed esci di casa, non voglio vederti un minuto di più!”
Marco, con il cuore spezzato, obbedì. Sopra il reggiseno, le autoreggenti e il perizoma, infilò un paio di jeans, le sue scarpe da ginnastica e un maglione aderente, che non nascondeva del tutto la biancheria intima che indossava. Raccolse in fretta qualche vestito, il necessario per tre o quattro giorni, buttandolo in una borsa, mentre Laura lo osservava con un ghigno di scherno. Quando fu pronto a uscire, lei lo accompagnò alla porta, e mentre Marco varcava la soglia, gli lanciò un’ultima frecciata: “Vedo che sculetti anche, direi che sei messa bene, ahahah! Domani ti metto tutte le tue cose nelle scatole, e la settimana prossima passa a prenderle. Ora sparisci!”
Marco uscì di casa, il freddo della sera che lo colpiva come uno schiaffo, la borsa in spalla, il cuore pesante. Camminava a testa bassa, la biancheria di Laura ancora indosso, un simbolo della sua vergogna e del suo desiderio represso. Non sapeva dove andare, ma una cosa era certa: quella porta che aveva aperto su sé stesso non si sarebbe più richiusa.
Marco camminava nella notte, la borsa in spalla, il freddo che gli mordeva la pelle attraverso il maglione aderente. Sotto i jeans, sentiva ancora il perizoma di pizzo nero che gli stringeva i fianchi, le autoreggenti che gli accarezzavano le gambe, il reggiseno che gli premeva sul petto – un ricordo costante dell’umiliazione subita da Laura. Non sapeva dove andare, ma il pensiero di Luca, l’uomo che aveva conosciuto al mare, gli attraversò la mente come un’ancora di salvezza. Con le mani tremanti, tirò fuori il telefono e lo chiamò.
“Luca, sono Marco… io… Laura mi ha cacciato di casa,” disse, la voce rotta dall’emozione, raccontandogli affranto l’intera situazione: il momento in cui lo aveva sorpreso vestito da donna, le parole offensive, l’umiliazione. “Sto cercando un albergo per qualche giorno, finché non trovo una sistemazione.”
Luca non esitò un istante. “Non ci pensare nemmeno,” rispose con tono deciso ma caldo. “Vieni da me, ho posto in casa e un letto matrimoniale bellissimo. Puoi restare tutto il tempo che vuoi.” Marco, ancora scosso, si lasciò convincere, un misto di gratitudine e desiderio che gli scaldava il petto. “Grazie, Luca… sto arrivando.”
Quando Marco arrivò a casa di Luca, un appartamento elegante nel centro di Roma, i due si trovarono faccia a faccia. Appena Luca aprì la porta, lo accolse con un abbraccio forte, stringendolo come per proteggerlo dal mondo. Poi, senza dire una parola, gli stampò un bacio appassionato, la lingua che si intrecciava con la sua, un bacio profondo che sapeva di casa, di conforto, di desiderio. Marco ricambiò con la stessa passione, le mani che cercavano il corpo di Luca, sfiorandosi e toccandosi le parti intime attraverso i vestiti, i loro membri che si indurivano al contatto.
Dopo qualche istante, Marco si scostò, il respiro corto. “Devo andarmi a cambiare un attimo,” disse, un po’ imbarazzato, indicando la borsa. Luca sorrise, prendendolo per mano. “Vieni, ti mostro la camera da letto.” Lo condusse in una stanza spaziosa, con un letto matrimoniale imponente coperto da lenzuola di seta grigia, e un grande balcone con vista sul Tevere, senza tende, che lasciava la città illuminata come sfondo. Marco posò la borsa e iniziò a spogliarsi, togliendo il maglione e i jeans, rivelando la biancheria intima di Laura: le autoreggenti nere, il perizoma di pizzo nero, il reggiseno nero che gli fasciava il petto.
Luca, che era rimasto sulla soglia a osservarlo, spalancò gli occhi, un sorriso malizioso che gli attraversava il viso. “Allora sei venuto per essere la mia donna?” disse, la voce carica di desiderio, mentre si avvicinava. Marco arrossì, ma il tono di Luca lo eccitò, facendolo sentire desiderato in un modo che Laura non aveva mai fatto. “Forse sì…” rispose, con un filo di voce, e Luca non perse tempo.
Lo afferrò per i fianchi, spingendolo sul letto, e si inginocchiò davanti a lui. “Sei bellissimo così,” sussurrò, prendendo uno dei piedi di Marco, ancora avvolto dalle autoreggenti, e iniziando a baciarlo, la lingua che scivolava sulle dita, succhiandole con devozione. Marco gemette, il piacere che gli saliva rapido, mentre Luca passava all’altro piede, leccandolo con la stessa passione. Poi si alzò, si spogliò rapidamente, rivelando il suo corpo scolpito, il membro duro che pulsava di desiderio. Marco si mise in ginocchio, il viso all’altezza del sesso di Luca, e iniziò a leccargli il culo, la lingua che esplorava la sua rosellina, aprendolo con movimenti lenti, poi più decisi. Luca gemeva, le mani nei capelli di Marco, spingendolo più a fondo, il piacere che cresceva.
“Prendimi in bocca,” ordinò Luca, e Marco obbedì, succhiando il suo pene con avidità, la lingua che girava intorno alla cappella, poi scendendo lungo l’asta, fino a prenderlo tutto, fino in gola, il sapore salato che lo inebriava. Luca ansimava, il corpo teso, ma voleva di più. Fece girare Marco, mettendolo a pecorina sul letto, e iniziò a leccargli il culo, la lingua che scivolava tra le sue natiche, lubrificandolo, stuzzicandolo, facendolo gemere di piacere. “Ti voglio,” disse Luca, e senza aspettare una risposta, lo penetrò, il suo cazzo duro che entrava nel culo di Marco con un affondo lento ma deciso.
Marco urlò di piacere, il corpo che si inarcava, mentre Luca lo scopava con un ritmo crescente, affondi profondi che lo sfondavano, le palle che sbattevano contro di lui. “Ti piace, vero, mia piccola donna?” sussurrò Luca, e Marco, perso nel piacere, rispose: “Sì, cazzo, scopami più forte.” Luca aumentò il ritmo, il letto che scricchiolava sotto i loro movimenti, i gemiti che riempivano la stanza.
Poi Luca lo prese per mano, lo fece alzare e lo portò davanti al balcone. “Appoggia le mani qui,” gli ordinò, indicando i lati del balcone. Marco obbedì, le mani che si aggrappavano alla ringhiera, il corpo esposto, il Tevere e le luci di Roma davanti a lui. Luca si posizionò dietro di lui e lo penetrò di nuovo, questa volta con più forza, scopandolo nel culo con affondi selvaggi, il suo cazzo che lo riempiva completamente. Marco guardava fuori, il rischio di essere visto che lo eccitava ancora di più, il piacere che lo travolgeva. “Sto per venire,” gemette, e Luca, senza rallentare, lo portò al primo orgasmo anale: un’esplosione che lo fece tremare, il corpo che si contraeva, il culo che stringeva il membro di Luca, un urlo che squarciò la notte mentre il suo sperma schizzava sul pavimento del balcone.
Luca non era ancora soddisfatto. Si scostò, il cazzo ancora duro, e fece girare Marco. “Fammi venire,” gli disse, e Marco, ancora sconvolto dal suo orgasmo, si inginocchiò davanti a lui. Prese il pene di Luca in bocca, succhiandolo con una maestria che non sapeva di avere, un pompino magistrale, infilandosi il cazzo fino in gola, le mani che stringevano le palle di Luca, la lingua che lavorava senza sosta. Luca gemette forte, il corpo teso, e dopo pochi istanti esplose, schizzi caldi che riempirono la bocca di Marco, che ingoiò tutto, leccando ogni goccia, il sapore intenso che lo inebriava.
Esausti, i due si sdraiarono sul letto, i corpi ancora caldi, i respiri che si calmavano piano. Luca guardò Marco, un sorriso soddisfatto sul viso. “Domani dobbiamo fare shopping,” gli disse, accarezzandogli il viso. “Come donna sei bello, ma con un paio di tacchi e qualche altro accessorio… saresti perfetto.” Marco, travolto da tutto ciò che aveva vissuto, il corpo che ancora vibrava di piacere, si avvicinò e baciò Luca sulla bocca, un bacio profondo, carico di emozione. “Come tu vuoi,” gli rispose, la voce dolce, sapendo che quella nuova vita, quella nuova versione di sé, era solo all’inizio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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