Katiuscia la cameriera #1
Efabilandia
Katiuscia è entrata nella nostra vita due anni fa, consigliata da amici. È la nostra donna delle pulizie, una moldava di 39 anni con genitori russi, robusta ma non grassa, alta poco più di me, forse 1,75. Ha un corpo solido, con curve generose ma definite, e una presenza che riempie la stanza. I suoi capelli castano chiaro, spesso raccolti in una coda alta, incorniciano un viso dai lineamenti slavi affilati, con occhi verdi che sembrano vedere attraverso le persone. Di solito indossa gonne semplici di cotone nero e camicette bianche, pratiche ma aderenti, che sottolineano il suo seno pieno e i fianchi larghi. È efficiente, silenziosa, e fino a quel giorno di fine maggio non avevo mai sospettato che dietro il suo sorriso discreto si nascondesse una mente così astuta.Non so come abbia fatto a scoprire il mio segreto. Durante le pulizie primaverili, quando si spostano mobili e si svuotano cassetti, deve aver trovato la scatola nascosta nel mio armadio. Dentro, custodisco i miei dildi – uno nero e spesso, un altro trasparente con venature realistiche – una frusta di pelle, manette di velluto rosso e un completo di lattice che non ho mai avuto il coraggio di mostrare a Matteo. È il mio lato nascosto, quello che si accende quando sono sola con Malik, l’uomo di colore che incontro in segreto quando Matteo è al lavoro e Leonardo a scuola. Malik, con il suo corpo muscoloso e il cazzo di oltre 20 centimetri, mi porta in un mondo di piacere e dolore che mi fa sentire viva, desiderata, posseduta. Mi frusta, mi schiaffeggia, mi scopa con una forza che mi fa gridare, e io amo ogni istante, amo il modo in cui la sua sborra calda resta dentro di me, tenuta dal perizoma, come un segreto che porto con me tutto il giorno.Katiuscia, però, ha visto tutto. Ha piazzato delle telecamere – non so come, non so quando – e ha registrato ogni momento. Quel martedì mattina, mentre indossavo il mio tailleur grigio perla e sorseggiavo un bicchiere d’acqua in cucina, mi ha affrontata. “Signora, lo sa che da questo mese mi deve pagare il doppio? E anche gli straordinari,” ha detto, la voce calma ma tagliente come una lama. Ho riso, pensando fosse uno scherzo, ma poi ha tirato fuori il telefono e mi ha mostrato un video. Io, a quattro zampe sul letto, vestita solo con un perizoma di pizzo nero, mentre Malik mi frustava la fica e mi scopava il culo. Il suono dei miei gemiti, il ritmo delle sue spinte, l’odore del sesso che sembrava quasi uscire dallo schermo – era tutto lì, crudo, innegabile.“Cosa vuoi?” ho chiesto, la voce spezzata, il cuore che mi martellava nel petto.“Te l’ho già detto. Il doppio dello stipendio. E gli straordinari,” ha risposto, incrociando le braccia. I suoi occhi verdi brillavano di una luce che mi ha fatto rabbrividire.Ho abbassato lo sguardo, annuendo, ma Katiuscia non si è fermata. Con un movimento rapido, mi ha dato uno schiaffo sul culo, forte, attraverso la gonna. “Ma che fai? Ti sei impazzita?” ho urlato, il volto in fiamme. Lei non ha detto nulla. Si è avvicinata, e prima che potessi reagire, ha sferrato tre schiaffi tra le mie gambe, colpendo la mia fica attraverso il tessuto. Il dolore è stato acuto, un fuoco che mi ha fatto sobbalzare, ma c’era qualcos’altro, un calore che si spandeva dentro di me, un desiderio che non volevo ammettere.
Katiuscia mi ha guardata, il suo volto impassibile ma con un sorriso appena accennato. “Sei una troia,” ha detto, la voce bassa, carica di un’autorità che mi ha fatto tremare. “E meriti di essere punita. Spogliati.”Non so perché ho obbedito. Forse era la paura che il video finisse nelle mani sbagliate, o forse era qualcos’altro, un desiderio oscuro che mi spingeva a cedere. Ho lasciato cadere la gonna, rivelando il perizoma di pizzo bianco, già umido. La camicetta è seguita, e il reggiseno nero è rimasto a sostenere il mio seno, che si alzava e abbassava con il respiro corto. Katiuscia mi ha spinta sul tavolo della cucina, il legno freddo contro la mia schiena. Ha preso le cinture di pelle dei pantaloni di Matteo da un cassetto e ha legato le mie caviglie alle gambe del tavolo, lasciandomi esposta, la fica nuda sotto la luce cruda della cucina. L’odore di cera al limone del tavolo si mescolava al mio profumo, al sudore, alla paura.Ha preso un cucchiaio di legno dal cassetto, il manico liscio che brillava sotto la luce. Senza preavviso, ha colpito la mia fica, mirando al clitoride. Il dolore è stato come un fulmine, un’esplosione che mi ha fatto urlare. Il suono del legno contro la carne era secco, quasi musicale, ma il fuoco che si è acceso tra le mie gambe era insopportabile. Ho cercato di gridare ancora, ma Katiuscia si è tolta le mutandine – un semplice slip di cotone nero, impregnato del suo odore muschiato – e me le ha infilate in bocca, soffocando i miei gemiti. Il gusto salato del tessuto mi ha fatto rabbrividire, un misto di vergogna e desiderio.Altri colpi sono arrivati, uno dopo l’altro, ciascuno più forte del precedente. Ogni impatto era un’esplosione di dolore, un fuoco che si propagava dalla mia fica al resto del corpo, ripercuotendosi nella mia anima. Sentivo la pelle gonfiarsi, diventare rossa, pulsante. Ogni colpo era un’accusa, una punizione per ciò che ero, per ciò che desideravo. Eppure, in quel dolore c’era qualcosa di più, qualcosa che mi faceva contrarre lo stomaco, che mi faceva bagnare. Ogni schiaffo sembrava accendere un nervo nascosto, un piacere oscuro che si mescolava al tormento. Stringevo i denti contro le mutandine, le lacrime mi rigavano il viso, ma una parte di me – una parte che non volevo ammettere – desiderava il colpo successivo. Ero una troia, forse lo ero davvero, e quel pensiero mi faceva bagnare ancora di più, il mio corpo che tradiva la mia mente.Katiuscia colpiva con precisione, il cucchiaio che trovava ogni volta il punto più sensibile, il clitoride che pulsava sotto l’assalto. Il settimo colpo è stato il peggiore, un’esplosione che mi ha fatto inarcare la schiena, il dolore così intenso che ho pensato di svenire. Ma poi, tra le fiamme, è arrivato un piacere liquido, un’onda che si è propagata dal centro del mio essere. Il mio corpo tremava, non solo per il dolore, ma per un desiderio che non potevo controllare. Katiuscia lo sapeva. Ha passato una mano sulla mia fica, sentendo l’umidità, e poi ha leccato il mio clitoride, la sua lingua calda e lenta, un contrasto straziante con il fuoco dei colpi. Ho gemuto, il suono soffocato dalle mutandine, e il mio corpo si è teso, pronto a cedere.Proprio quando stavo per perdermi nel piacere, ha colpito di nuovo, due volte, il cucchiaio che si abbatteva con forza. Il dolore mi ha trafitto, ma il piacere che lo seguiva era quasi insopportabile, un’onda che mi ha fatto gridare contro il tessuto in bocca. Ero persa, intrappolata tra il dolore e il desiderio, il mio corpo che implorava di più, la mia mente che si arrendeva.
Katiuscia si è arrampicata sul tavolo, sollevando la gonna per rivelare la sua fica, già bagnata. “Lecchiami fino a quando non vengo,” ha ordinato, sedendosi sul mio viso. Il suo odore, caldo e muschiato, mi ha avvolto, e la mia lingua, incerta all’inizio, ha iniziato a muoversi, leccando e succhiando con una disperazione che non riconoscevo. Con la mano libera, ho iniziato a toccarmi, le dita che scivolavano sulla mia fica gonfia, dolorante, ma così sensibile che ogni tocco era un’esplosione. L’odore del sesso, il gusto salato di Katiuscia, il suono dei miei gemiti soffocati – tutto si mescolava in un vortice che mi trascinava via.Quando Katiuscia è venuta, il suo orgasmo è stato un’esplosione, un getto caldo che mi ha bagnato il viso, un gesto di dominio che mi ha fatto tremare. Anch’io ho raggiunto l’orgasmo, le dita che si muovevano frenetiche, il dolore e il piacere che si fondevano in un’unica sensazione. Katiuscia si è rialzata, soddisfatta, e mi ha slegata, porgendomi del ghiaccio avvolto in un panno per lenire la mia fica arrossata. “Penso che avremo tante cose da approfondire,” ha detto, un sorriso pericoloso sulle labbra. “E mi raccomando, continua a farti sfondare il culo dal tuo amico di colore. Presto servirà anche quello.”
Mi sono rivestita in silenzio, il corpo ancora tremante, il viso bagnato di lacrime e di Katiuscia. La cucina, con il suo odore di cera al limone, sembrava un luogo estraneo, il palcoscenico di una trasformazione che non capivo ancora. Katiuscia si è seduta sul divano, accendendo una sigaretta, il fumo che si mescolava all’odore del sesso ancora nell’aria. Fuori, il sole tramontava su Caserta Vecchia, tingendo il cielo di arancione. Ero spaventata, umiliata, ma dentro di me bruciava una fiamma nuova, un desiderio che non potevo ignorare. Questo era solo l’inizio.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Katiuscia la cameriera #1:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
