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Alice & Bob #3


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
24.02.2026    |    40.773    |    0 9.1
"Mi ami abbastanza da lasciarmi fare questo? Da lasciarmi unirci così?” Lui ha chiuso gli occhi per un secondo, inspirando profondamente, poi li ha riaperti, lucidi di emozione..."
Bob, il mio Bob, 38 anni, riservato e segnato dal tradimento della sua ex moglie, mi ama con una devozione che mi commuove ogni giorno. Lui vive per me, per i miei desideri, per i momenti in cui i nostri corpi e le nostre anime si fondono. Dopo gli incontri con Marco e Alessio, dove l'ho visto condividere il mio piacere con una generosità che mi ha toccata nel profondo, ho sentito il bisogno di approfondire il nostro legame privato. Non si trattava di dominarlo in modo crudele – no, quello non è il nostro amore. Io lo amo profondamente, e lui ama me con la stessa intensità. Volevo solo vedere fino a che punto il nostro amore potesse spingersi, testare i confini della sua devozione e della mia possessività, per sentirlo definitivamente tutto mio, parte integrante di me, in un'unione che va oltre il fisico.
Era una sera d'autunno, l'aria fuori dalla finestra della nostra camera da letto era fresca, intrisa dell'odore di foglie umide e pioggia recente che filtrava attraverso le tende socchiuse, creando un'atmosfera intima e avvolgente. La stanza era illuminata da una lampada da comodino con una luce calda, arancione come un fuoco domestico, che proiettava ombre morbide sui muri beige, facendoli sembrare caldi e accoglienti. Io ero sdraiata sul letto king-size, le lenzuola di cotone egiziano bianche e soffici contro la mia pelle nuda, ancora tiepida dal bagno che avevo fatto poco prima. Profumavo di vaniglia e gelsomino, un olio essenziale che avevo spalmato sulle cosce e sul collo, un aroma dolce e sensuale che si mescolava al mio odore naturale, quel muschio delicato che emerge quando sono eccitata. Bob era in ginocchio ai piedi del letto, nudo e vulnerabile, il suo corpo snello e tonico che tremava leggermente per l'anticipazione. I suoi occhi castani, pieni di un amore infinito, erano fissi sui miei, colmi di fiducia. Aveva appena finito di leccarmi la fica per quasi un'ora, la sua lingua gentile e instancabile che aveva esplorato ogni piega, succhiato il clitoride gonfio fino a farmi venire due volte, gridando il suo nome mentre i miei succhi gli bagnavano le labbra. Ora, la sua faccia era lucida, intrisa dei miei umori, e il suo cazzo era eretto, puntato verso l'alto, venoso e arrossato, con una goccia di pre-sborra che scintillava alla luce fioca.
Mi sono seduta lentamente, le gambe spalancate, la fica ancora pulsante e rosa, esposta al suo sguardo adorante. Ho allungato una mano, le unghie rosse che gli accarezzavano la guancia, sentendo la barba leggera sotto i polpastrelli. "Bob, amore mio," ho sussurrato con voce bassa, calda, ma con quel tono deciso che lo fa fremere. "Ti amo per come mi doni te stesso, per come mi fai godere con quella tua lingua così devota. Ma stasera voglio di più. Voglio esplorare fino a che punto ci amiamo davvero. Fino a che punto sei disposto a lasciarti andare per me, a darmi tutto te stesso, perché io possa sentirti completamente mio." Le mie parole hanno riecheggiato nella stanza, interrotte solo dal suono del suo respiro profondo, un sospiro dolce e irregolare che rivelava la sua eccitazione mista a emozione. Ho visto le sue pupille dilatarsi, il petto alzarsi e abbassarsi più veloce, il cazzo che sussultava come se volesse rispondere al mio richiamo.
Lui ha deglutito forte, il pomo d'Adamo che si muoveva su e giù nella gola. "Alice... mia amata... ti amo più di ogni cosa. Il nostro amore è totale, assoluto. Dimmi cosa desideri, e io lo farò. Per renderti felice, per essere uno con te." La sua voce era commossa, un misto di tenerezza e passione che mi ha fatta bagnare di nuovo, un rivolo caldo che colava dalla fica sulle lenzuola. Ho sorriso, un sorriso affettuoso e possessivo allo stesso tempo, e mi sono chinata in avanti, prendendogli il mento tra le dita, invitandolo a guardarmi negli occhi. "Bene, amore. Inizieremo piano, ma ogni passo sarà una prova del nostro legame. Voglio il tuo corpo, la tua mente, la tua anima. Niente più orgasmi senza il mio permesso. Niente più toccarti da solo. E inizieremo con piccole cose, per avvicinarci sempre di più."
Quella notte, ho iniziato a esplorare i confini del nostro amore con gesti intimi e condivisi. L'ho legato al letto con delle corde di seta rossa che avevo comprato online, morbide ma salde, annodate intorno ai polsi e alle caviglie, tese contro la testiera di legno scuro. Il suono delle corde che sfregavano contro la pelle era un sussurro sensuale, come un segreto condiviso. La stanza odorava di passione: il mio profumo floreale misto al suo sudore leggero, salato e familiare. L'ho masturbato lentamente, la mano mano stretta intorno al suo cazzo duro, pompando su e giù con un ritmo deliberato, facendolo gemere e sussurrare il mio nome. "Ti prego, Alice... fammi venire..." Ma io mi fermavo ogni volta che sentivo le sue palle contrarsi, ridendo piano mentre lui si inarcava, il corpo teso, i muscoli definiti sotto la pelle illuminata dalla luce arancione. "No, amore. Non ancora. Voglio che tu senta quanto ti desidero, quanto ti voglio mio." I suoi gemiti erano una melodia d'amore, suoni profondi e appassionati che rimbalzavano sulle pareti, mescolati al battito accelerato del mio cuore. Dopo mezz'ora di questa danza intima, l'ho lasciato lì, legato e ansimante, mentre andavo a bere un bicchiere d'acqua in cucina, sentendo i suoi sospiri lontani che mi facevano sorridere per la profondità del nostro legame.
Il giorno dopo, un martedì mattina grigio con la nebbia che avvolgeva la città fuori dalla finestra, ho portato l'esplorazione un passo avanti. Al lavoro, gli ho mandato un messaggio: "Indossa le mie mutandine di pizzo nero sotto i pantaloni. E mandami una foto per condividerlo con me." Lui ha obbedito, naturalmente. Quando è tornato a casa quella sera, l'ho fatto spogliare in soggiorno, sotto la luce chiara dei faretti LED che tingevano la stanza di un bianco luminoso, contrastando con il rossore sulle sue guance. Le mutandine gli stavano strette, il cazzo semi-duro che spuntava dal bordo, e io ho riso dolcemente, un suono affettuoso che ha echeggiato. "Guardati, Bob. Il mio uomo, così vulnerabile per me. Lo fai perché mi ami, vero? Perché vogliamo essere uno." Lui ha annuito, gli occhi bassi ma con un sorriso timido che tradiva l'eccitazione condivisa. "Sì, Alice. Per te, per noi." L'ho ricompensato quella sera legandolo di nuovo, stavolta con una benda sugli occhi, nera e setosa, e gli ho fatto annusare la mia fica bagnata mentre lo masturbavo, fermandomi sempre un attimo prima dell'orgasmo. L'odore della mia eccitazione era intenso, un misto di sale e dolcezza che lo faceva ansimare, la lingua che guizzava fuori come se volesse assaggiarmi. I suoni erano un coro di passione: i suoi gemiti soffocati, il rumore umido della mia mano sul suo cazzo lubrificato con la saliva, il mio respiro accelerato mentre godevo della nostra connessione. La stanza odorava di sudore e desiderio, con la luce della luna che filtrava dalle persiane, tingendo tutto di un argento freddo.
Mercoledì, il terzo giorno, ho deciso di spingermi oltre. La mattina era soleggiata, i raggi che entravano obliqui dalla finestra della cucina, colorando il pavimento di legno di un oro caldo, mentre preparavamo il caffè insieme. L'aria profumava di caffè fresco e pane tostato, un odore domestico che contrastava con l'eccitazione che covava tra noi. Durante il giorno, al lavoro, Bob mi ha mandato messaggi pieni di amore: "Penso a te continuamente, Alice. Ogni momento mi ricorda quanto siamo uniti." La sera, quando è tornato, l'ho portato in camera, le lenzuola ancora disfatte dal mattino, odoranti di noi. L'ho fatto dormire con un plug anale piccolo che avevo comprato, un oggettino di silicone nero e liscio, lubrificato con olio al cocco che profumava di estate tropicale. "Per abituarti a sentirmi dentro di te," gli sussurravo all'orecchio mentre lo inserivo, sentendo i suoi muscoli contrarsi intorno, un suono bagnato e privato che mi eccitava da morire. Bob sospirava piano per l'invasione, ma mi baciava la mano dopo, dicendomi "Ti amo, Alice. Questo ci unisce di più." Lo vedevo godere della sensazione, il cazzo che si induriva mentre il plug lo riempiva, e io lo masturbavo piano, fermandomi prima dell'orgasmo, i nostri gemiti che si mescolavano al ticchettio dell'orologio sul comodino. La luce della lampada proiettava ombre danzanti, e l'aria era carica di muschio e cocco, un mix inebriante.
Giovedì sera, dopo quei tre giorni intensi di esplorazione, ho sentito il bisogno di rivivere un po' del nostro mondo condiviso con Alessio. Era scomparso per settimane – dopo il nostro ultimo incontro, i messaggi si erano diradati, la vita lo aveva portato via con viaggi di lavoro – ma quel pomeriggio mi ha scritto improvvisamente: "Mi manchi, Alice. Possiamo vederci stasera? Voglio possederti di nuovo." Ho accettato, il cuore che batteva forte per l'eccitazione, e ho detto a Bob: "Amore, Alessio torna. Voglio che tu sia lì, per noi." Lui ha annuito, gli occhi lucidi di amore e un velo di gelosia che lo rendeva ancora più devoto. "Qualsiasi cosa per te, Alice."
Abbiamo incontrato Alessio in un hotel discreto, la suite con lenzuola nere e luci soffuse rosse che tingevano la stanza di passione. L'aria odorava di dopobarba speziato – sandalo e pepe, lo stesso di prima – misto al mio profumo di vaniglia. Alessio era lì, muscoloso e giovane, 24 anni di energia pura, i muscoli che guizzavano sotto la maglia attillata. Abbiamo iniziato con baci famelici, la sua bocca aggressiva sulla mia, le mani che stringevano i miei seni, pizzicando i capezzoli fino a farmi gemere. Bob guardava dall'angolo, toccandosi piano, il suo amore evidente nei sospiri. Alessio mi ha scopata con vigore subito nel culo, il suo cazzo nudo che affondava e mi spaccava e poi nella mia fica, portandomi a orgasmi multipli – ne ho contati cinque, onde di piacere che mi facevano urlare, i succhi che colavano abbondanti. Poi, preso dal raptus, gli ho urlato: "Riempimi di sborra!". Adoro sentire la sua sborra nel mio utero mi fa sentire viva e fertile. E lui l'ha fatto, fiotti caldi che mi inondavano, cremosi e bianchi, traboccando dalla mia fica gonfia.
Esausta ma eccitata, ho chiamato Bob: "Vieni, amore. Lecca il cazzo di Alessio, pieno della sua sborra e dei miei succhi. Fallo per me, per il nostro amore." Bob si è avvicinato, gli occhi pieni di devozione, e ha obbedito. La sua lingua ha lambito la cappella di Alessio, ancora lucida e appiccicosa, succhiando la sborra residua – salata, muschiata, mista al mio sapore dolce. Alessio gemeva, eccitato di nuovo, mentre io accarezzavo la testa di Bob, sussurrandogli: "Ti amo per questo, amore mio. Succhialo tutto" Bob ha leccato tutto, le palle pesanti, ingoiando con gemiti soffocati, il suo cazzo duro per l'eccitazione condivisa. Alessio nel frattempo era tornato duro e carico e, complice anche la mia fica sulla sua bocca, dopo un po’ ha cominciato a sborrare nella bocca di Bob che ha bevuto tutto per amore.
Ho lasciato Bob eccitato senza toccarlo quella sera per testare il suo amore per me e quando siamo tornati a casa mi sono fatta leccare la fica a fondo prima di addormentarci abbracciati e felici.

Domenica sera, dopo quei tre giorni carichi di emozioni che ci avevano portati a sfiorare i confini del nostro amore, ho preparato la sorpresa finale. La pioggia picchiettava contro i vetri della finestra della nostra camera da letto, un suono ritmico e rilassante, come un battito lento che scandiva il tempo solo per noi due. Fuori era buio pesto, l’autunno aveva avvolto la città in un mantello umido e freddo, ma dentro, la stanza era un rifugio caldo, illuminato solo dalla luce tremolante di una decina di candele sparse sul comodino, sul cassettone e sul pavimento. Profumavano di cannella e arancia, un aroma speziato e avvolgente che si mescolava al nostro odore: il mio di vaniglia e gelsomino ancora aggrappato alla pelle, il suo di sudore leggero, mascolino, familiare, che mi faceva sempre stringere il basso ventre.
Bob era nudo sul letto king-size, le lenzuola bianche già sgualcite e umide di noi. Gli avevo legato i polsi con le corde di seta rossa che usavamo ormai da giorni, annodate morbide ma salde contro la testiera di legno scuro. Le sue braccia erano tese sopra la testa, il petto che si alzava e abbassava piano, i muscoli definiti che guizzavano ogni volta che inspirava profondamente. Il suo cazzo era duro da ore, eretto e venoso, la cappella lucida di pre-sborra che brillava alla luce arancione delle candele. Non gli avevo permesso di venire, non ancora. L’avevo stuzzicato per ore, con una pazienza crudele e affettuosa allo stesso tempo.
Prima l’avevo leccato a lungo, la lingua che roteava lenta intorno alla cappella, succhiando solo la punta, facendolo gemere e inarcare la schiena. Ogni volta che sentivo le sue palle contrarsi, mi fermavo, soffiando piano sul suo cazzo bagnato di saliva, guardandolo negli occhi mentre lui sussurrava il mio nome con voce rotta: “Alice… ti prego…”. Poi gli avevo morso i capezzoli, prima piano, poi più forte, facendoli diventare rossi e sensibili, ogni morso accompagnato da un gemito suo che mi vibrava dentro. Infine mi ero messa a cavalcioni sulla sua faccia, la fica già gonfia e bagnata che sfregava contro la sua bocca aperta. Lui aveva leccato con devozione totale, la lingua che scavava dentro di me, succhiando il clitoride fino a farmi venire forte, urlando mentre i miei succhi gli inondavano il viso, colando sul mento, sul collo. Il sapore salato-dolce dei miei umori gli riempiva la bocca, e lui ingoiava avido, gli occhi lucidi di amore e frustrazione.
Ora, dopo ore di quel tormento dolce, ero in piedi accanto al letto, nuda, la pelle lucida di sudore sotto la luce delle candele. Tra le gambe sentivo ancora pulsare l’orgasmo recente, la fica calda e umida, pronta per ciò che sarebbe venuto dopo. Nel cassettone avevo nascosto lo strap-on che avevo ordinato settimane prima, aspettando il momento giusto. Era nero, realistico, con vene pulsanti scolpite e una cappella grossa e arrotondata, lungo quasi venti centimetri, attaccato a un’imbracatura di pelle rossa che si adattava perfettamente alle mie curve. L’avevo lubrificato con olio al muschio, un profumo intenso e animale che si diffondeva nell’aria, mescolandosi alla cannella e all’arancia.
Mi sono avvicinata al letto, il dildo che sporgeva fiero dal mio pube, nero e minaccioso contro la mia pelle chiara. Bob ha spalancato gli occhi quando l’ha visto, il respiro che si bloccava per un istante. “Alice…” ha sussurrato, la voce tremante, ma il suo cazzo ha sussultato violentemente, tradendo l’eccitazione profonda che provava. Ho sorriso, un sorriso tenero e possessivo, e mi sono chinata su di lui, sfiorandogli le labbra con le mie in un bacio lento, profondo, la lingua che cercava la sua, assaporando ancora il mio sapore sulla sua bocca.
“Amore mio,” ho mormorato contro le sue labbra, “questa è la sorpresa. Voglio possederti completamente stasera. Voglio entrare dentro di te, sentirti mio in ogni modo possibile. Mi ami abbastanza da lasciarmi fare questo? Da lasciarmi unirci così?”
Lui ha chiuso gli occhi per un secondo, inspirando profondamente, poi li ha riaperti, lucidi di emozione. “Ti amo, Alice. Più di ogni cosa. Essere posseduto da te… è un desiderio che mi riempie. Mi fa sentire completo, unito a te in un modo che non pensavo possibile. Fallo. Prendimi. Sono tuo.”
Quelle parole mi hanno colpita al cuore, facendomi tremare di amore e desiderio. Ho slacciato le corde ai suoi polsi – volevo che fosse libero di arrendersi, non costretto – e gli ho accarezzato le braccia, i muscoli tesi che si rilassavano sotto le mie dita. “Girati, amore. A quattro zampe, per me.”
Bob ha obbedito con grazia, girandosi piano, le ginocchia che affondavano nel materasso morbido, il culo pallido e invitante esposto alla luce tremolante. Il suo buco stretto pulsava leggermente, già abituato al plug dei giorni precedenti, ma stasera volevo di più. Ho preso il vibratore piccolo dal comodino – argento, liscio, vibrante – e l’ho lubrificato con lo stesso olio al muschio. L’ho inserito piano nel suo culo, centimetro dopo centimetro, sentendo i muscoli contrarsi e poi rilassarsi intorno. Lui ha emesso un gemito profondo, le mani che afferravano le lenzuola, le nocche bianche. Ho acceso la vibrazione a bassa intensità: un ronzio basso, quasi impercettibile, che gli faceva tremare le cosce.
“Senti come ti preparo per noi?” ho sussurrato, accarezzandogli la schiena, la pelle calda e sudata sotto i polpastrelli. “È per sentirci più vicini.”
“Sì… amore… ti sento già…” ha risposto con voce rotta, il cazzo che dondolava duro sotto di lui, gocciolando pre-sborra sulle lenzuola.
Mi sono posizionata dietro di lui, la cappella dello strap-on premuta contro il suo buco lubrificato. L’aria era densa: cannella, arancia, muschio, sudore, sesso. Ho spinto piano, sentendo la resistenza iniziale, i muscoli che si aprivano lentamente intorno al dildo. Bob ha ansimato, un suono dolce e vulnerabile, le spalle che tremavano. “Rilassati, amore mio. Lasciami entrare. È il nostro amore che ci guida.”
Ho continuato a spingere, centimetro dopo centimetro, sentendo il suo corpo cedere, avvolgere il dildo in un abbraccio caldo e stretto. Lui ha sospirato profondamente, un misto di sensazione nuova e piacere crescente, le lacrime di emozione che gli rigavano le guance. Quando sono arrivata in fondo, con il dildo completamente dentro di lui, ho fermato per un istante, le mani sui suoi fianchi, accarezzandolo.
“Ti sento… Alice… mi possiedi… è sublime…” ha mormorato, la voce spezzata da un gemito. “Mi completa…”
Quelle parole mi hanno fatto sciogliere. Ho iniziato a muovermi, inculandolo con tenerezza prima, poi con più fermezza, le mani che stringevano i suoi fianchi, le unghie che affondavano leggermente nella carne. Il suono era intimo e osceno allo stesso tempo: lo slap morbido delle mie cosce contro le sue natiche, il rumore bagnato del dildo che entrava e usciva, i suoi gemiti che crescevano, un coro di “Sì… amore… più profondo… unisciti a me…”. La stanza pulsava con noi: le fiamme delle candele danzavano, proiettando ombre rosse e arancioni sui muri, l’odore di sesso crudo che saturava l’aria.
Il vibratore ronziava dentro di lui, stimolandolo dalla prostata, facendolo tremare. Il suo cazzo sfregava contro le lenzuola, lasciando strisce umide. Ho accelerato, inculandolo con passione, il dildo che affondava completamente a ogni spinta, colpendo quel punto che lo faceva urlare piano.
“Vieni per me, amore,” ho ordinato con voce roca. “Lasciati andare. Sborra mentre ti possiedo.”
Lui ha obbedito subito. Il corpo si è contratto in spasmi violenti, la sborra che schizzava sulle lenzuola in fiotti potenti, bianchi e cremosi, un odore acre e salato che si è aggiunto a tutto il resto. Ha sussurrato il mio nome tra i gemiti, lacrime di estasi sul viso, il culo stretto intorno al dildo in un abbraccio finale, spasmodico.
Ma io non ero sazia. Ansimante, sudata, la pelle lucida alla luce delle candele, ho tolto lentamente lo strap-on, lasciando il vibratore infilato nel suo culo. L’ho spinto fino in fondo con delicatezza, assicurandomi che fosse ben piantato, ronziando contro la sua prostata, mantenendolo eccitato e duro nonostante l’orgasmo appena avuto.
“Ora girati, amore,” ho detto piano, aiutandolo a sdraiarsi supino. Lui si è girato, il corpo ancora tremante, il cazzo semi-eretto ma che si induriva di nuovo grazie al vibratore. Mi sono accertata che il giocattolo fosse stabile, profondo, e ho sorriso vedendo il suo sguardo: amore puro, gratitudine, desiderio.
Mi sono arrampicata su di lui, le gambe spalancate ai lati dei suoi fianchi. La fica era bagnatissima, gonfia, pronta. Ho preso il suo cazzo in mano, guidandolo dentro di me in un solo movimento lento e profondo. Il suono bagnato della penetrazione mi ha fatta gemere forte. “Senti come ti riempio io ora?” ho sussurrato, iniziando a muovermi su e giù, le tette che rimbalzavano, i capezzoli duri sfregati contro il suo petto.
Il vibratore nel suo culo lo faceva pulsare dentro di me, ogni spinta amplificata, una sensazione di pienezza reciproca che mi portava al limite. Bob ha posato le mani sui miei fianchi, stringendomi con dolcezza possessiva, gli occhi fissi nei miei.
“Alice… ti amo… riempimi… uniscici…” ha mormorato, la voce spezzata dal piacere.
Ho accelerato, cavalcandolo con passione, sfregando il clitoride contro il suo pube, i succhi che colavano sulle sue palle, sul vibratore che ronziava incessante. L’orgasmo è arrivato come un’onda travolgente, proprio quando l’ho sentito esplodere di nuovo dentro di me: fiotti caldi di sborra che mi riempivano la fica, cremosi, abbondanti, un calore vischioso che mi ha fatta urlare il suo nome. Il mio corpo si è contratto intorno a lui in spasmi potenti, colori esplosivi dietro le palpebre – rossi, arancioni, oro – profumi di sesso e candele, suoni di gemiti intrecciati, respiri affannati.
Siamo collassati insieme, corpi sudati e intrecciati, il vibratore ancora dentro di lui che continuava a ronfare piano. L’ho spento con delicatezza, togliendolo lentamente, baciandogli la fronte, le guance bagnate di lacrime.
“Sei stato meraviglioso, amore mio,” ho sussurrato, accarezzandogli i capelli umidi. “Il mio Bob. Tutto mio.”
Lui ha aperto gli occhi, lucidi, e mi ha baciata piano, le labbra salate di sudore e lacrime. “Ti amo, Alice. Mi hai sverginato. Mi sento aperto. Questo… ci ha resi uno. Sono tuo, per sempre.”
La pioggia continuava a cadere fuori, un sottofondo perfetto per il nostro silenzio appagato. Le candele si consumavano lente, l’odore di cannella e arancia che si affievoliva piano. Eravamo lì, nudi, esausti, completi. Il nostro amore, testato, esplorato, posseduto in ogni modo, era più forte che mai.

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