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Zietta: come mia moglie mi trasformò 1


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
09.08.2025    |    5.668    |    8 9.7
"Succhio con avidità, la sborra calda che mi inonda la lingua, il sapore salato e colloso che mi fa gemere di piacere..."
L’aria della nostra casa di campagna, appena fuori Roma, è densa di calore estivo, un misto di erba tagliata e fiori di campo che si mescola al profumo di lavanda del sapone di Giulia. È l’estate del 2017, e il sole di mezzogiorno batte sul tetto di tegole, filtrando dalle persiane socchiuse della nostra camera da letto. Sono Giorgio, ma qualcosa dentro di me sta cambiando, come un seme che germoglia in segreto, pronto a trasformarmi in Giorgia, un nome che ancora non conosco ma che presto diventerà parte di me. Il mio cuore batte forte, un tamburo che mi ricorda che oggi non è un giorno qualunque. Giulia, la mia adorata moglie, ha invitato il dottor Paolo, il nostro medico di famiglia, per un pranzo domenicale. Ma so che non si tratta solo di cibo. L’odore di ragù che sobbolle in cucina si mescola a un’anticipazione che mi fa sudare, il cazzo già mezzo duro nei jeans mentre penso a ciò che sta per succedere.
Paolo è un medico affermato, un uomo sulla quarantina con una reputazione impeccabile nella nostra piccola comunità. La sua clinica a Roma è sempre piena, e le sue mani esperte hanno curato ogni nostro malanno con una competenza che rasenta l’arte. Ma c’è un altro lato di Paolo, uno che ho scoperto un anno fa, quando Giulia ha iniziato a scoparselo con il mio consenso. All’inizio, ero solo uno spettatore, mi segavo guardandola gemere sotto di lui, il suo cazzo grosso e venoso che la riempiva in modi che io non potevo. Il suono dei loro corpi che sbattevano, i suoi gemiti rochi, l’odore di sesso che saturava la stanza: tutto mi faceva impazzire. Ma oggi, qualcosa di diverso aleggia nell’aria, un desiderio che non so ancora nominare. Giulia mi ha sussurrato, mentre mescolava il ragù, che oggi potrebbe essere il giorno in cui anch’io mi lascio andare. “Vedrai, Giorgio,” ha detto, con quel sorriso che mi fa tremare le gambe. “Ti piacerà.” Il suo profumo, un misto di vaniglia e sudore, mi è rimasto addosso, accendendo un fuoco che non riesco a spegnere.
Il pranzo è un rituale lento, il vino rosso che sa di ciliegia e spezie, il sapore del ragù che mi scalda la gola, ma i miei occhi sono fissi su Paolo. È un uomo robusto, con mani grandi e un portamento che trasuda autorità, il tipo di medico che ti fa sentire al sicuro anche quando ti dice che devi fare un esame invasivo. Il suo sorriso è sicuro, quasi predatorio, e quando mi guarda, sento il cazzo pulsare nei jeans. Giulia, con il suo vestito leggero che aderisce alle curve, ride e ci serve un altro bicchiere di vino, l’odore di alcol che si mescola al suo profumo. “Andiamo di sopra,” dice alla fine, la voce morbida ma carica di promessa. Il mio cuore salta un battito, e seguo lei e Paolo su per le scale, il legno che scricchiola sotto i nostri piedi, il calore della casa che mi avvolge come un abbraccio.
La camera da letto è un santuario di piacere, con le lenzuola bianche che odorano di ammorbidente e il sole che filtra dalle persiane, dipingendo strisce dorate sul pavimento di cotto. Giulia si spoglia lentamente, il vestito che scivola via rivelando la sua pelle chiara, i capezzoli già duri sotto il reggiseno di pizzo. Paolo si toglie la camicia, il petto villoso e muscoloso che brilla di sudore, un medico che sembra più un dio pagano in questo momento. Io sono ancora vestito, il cazzo duro che preme contro i jeans, ma non so cosa fare, non ancora. Giulia si inginocchia davanti a Paolo, il suo cazzo già duro, venoso, la cappella rosa e lucida che svetta verso di lei. “Vieni, Giorgio,” dice, la voce un sussurro roco. “Vieni a vedere da vicino.”
Mi avvicino, il cuore che mi martella nelle orecchie, l’odore di Paolo che mi colpisce: sudore maschile, un vago sentore di disinfettante da clinica e l’aroma muschiato della sua eccitazione. Giulia inizia a succhiarlo, la bocca che scivola lungo l’asta, il suono umido che riempie la stanza. “Se godi a guardarmi mentre il dottorone mi scopa,” dice, interrompendosi per un momento, “perché non provi a darmi una mano, eh? Succhia con me, ti piacerà.” Le sue parole mi colpiscono come un fulmine, e sento il cazzo pulsare, il desiderio che mi travolge. Non so se sono pronto, ma il mio corpo si muove da solo, mi inginocchio accanto a lei, la bocca a pochi centimetri dalla cappella di Paolo.
Giulia mi guida, la sua mano morbida che mi spinge verso il cazzo. “Fallo, Giorgio,” sussurra, e io apro la bocca, la lingua che sfiora la cappella liscia, salata. Il sapore mi esplode in bocca, un mix di sudore e desiderio che mi fa girare la testa. Succhio piano, la consistenza vellutata che mi riempie, il calore che mi scalda la gola. È la prima volta, ma c’è qualcosa di primordiale, di giusto, nel sentirmi così vulnerabile, così desideroso. Giulia sorride, poi si avvicina e mi bacia, la sua lingua che si intreccia con la mia, il sapore del cazzo di Paolo che si mescola tra noi. “Brava, Giorgia,” dice, e il nome mi colpisce come una scossa elettrica, accendendo una parte di me che non sapevo esistesse. Non sono più solo Giorgio. Sono Giorgia, una creatura nata per il piacere, per il peccato.
“Continua, non fermarti,” dice Giulia, la voce carica di desiderio. “Lecca tutto, Giorgia, prendilo in bocca più che puoi.” Obbedisco, succhiando con avidità, il cazzo di Paolo che si indurisce ancora di più, le vene che pulsano contro la mia lingua. Scopro che mi piace, cazzo, mi piace da morire. Il sapore salato, il calore, il modo in cui il suo cazzo riempie la mia bocca: tutto mi fa tremare di piacere. È come se stessi scoprendo una parte di me che era sempre stata lì, nascosta, pronta a emergere. Giulia lecca le sue palle, il suono umido dei nostri movimenti che riempie la stanza, mescolandosi al profumo di sudore e sesso che satura l’aria. “Sta per venire,” dice Giulia, la voce eccitata. “Non ti tirare indietro, Giorgia. Ci facciamo sborrare in bocca, vedrai che ti piacerà.”
Iniziamo a leccare la cappella insieme, le nostre lingue che si intrecciano, il cazzo di Paolo che pulsa tra noi. Poi esplode, sei o sette schizzi di sborra calda che ci colpiscono, parte nella mia bocca, parte in quella di Giulia. Il sapore è intenso, colloso, salato, un gusto che mi fa girare la testa, come se stessi assaporando il frutto proibito. D’istinto, inizio a ripulire il suo cazzo, la lingua che scivola lungo l’asta, raccogliendo ogni goccia. Giulia mi bacia di nuovo, la sua bocca piena di sborra che si mescola alla mia, un sapore che mi fa tremare di piacere. “Ingoiala tutta, Giorgia,” dice, e io lo faccio, il liquido caldo che mi scivola in gola, il sapore che mi rimane in bocca, un marchio di ciò che sto diventando. “Brava,” dice Paolo, la voce roca, da medico che sa esattamente come prendere il controllo. “Visto come tratti un cazzo? Hai tutte le doti per farti scopare come si deve, Giorgia.”
Giulia ride, il suo sorriso che mi fa fremere. “Aspettiamo che si ricarichi, e poi ti facciamo inculare, Giorgia. Vedrai che bello, ti darà tanto piacere sentirlo tutto dentro.” Le sue parole mi spaventano, ma dentro di me sento che lo voglio. Ho visto quanto godeva lei quando Paolo la sfondava nel culo, i suoi gemiti che riempivano la stanza, il modo in cui il suo corpo si contorceva di piacere. Voglio provare, voglio essere Giorgia, voglio lasciarmi andare completamente.
Ci spostiamo sul letto, le lenzuola fresche contro la mia pelle sudata. Giulia mi fa mettere a pecora, il culo in alto, vulnerabile, esposto come un’offerta. L’odore di lubrificante riempie l’aria, un aroma chimico ma eccitante che mi fa rabbrividire. Paolo, il medico esperto che conosce ogni segreto del corpo, mi spalma il lubrificante sul buco, il liquido freddo che mi fa sussultare. “Rilassati, Giorgia,” dice, la voce calma ma autoritaria, come se stesse dando un ordine in ambulatorio. Sento una delle sue dita scivolare dentro, lenta, precisa, un’intrusione che mi fa gemere piano. Non fa male, è solo strano, un’invasione che accende un calore dentro di me. Poi aggiunge un’altro dito, rigirandole con la maestria di chi ha studiato il corpo umano per anni, e il piacere inizia a montare, un fuoco che si diffonde dal mio culo al resto del corpo. “Cazzo, sì,” ansimo, il corpo che trema, il cazzo che pulsa contro il mio ventre.
Giulia si sdraia sotto di me, la sua bocca che si chiude sul mio cazzo, succhiando piano, il calore umido della sua lingua che mi fa gemere più forte. “Ti piace, eh, Giorgia?” dice, la voce un sussurro roco tra un succhiotto e l’altro. Paolo aggiunge un terzo dito, e il mio buco si allarga, il piacere che si mescola a un leggero bruciore, un mix che mi fa girare la testa. “Sei pronta, puttana,” dice Paolo, la sua voce che passa dalla calma professionale a un ringhio carico di desiderio. Sento la sua cappella premere contro il mio buco, e il cuore mi salta in gola. “Adesso sentirai un po’ di dolore,” dice, come se stesse spiegando una procedura medica, “ma devi sopportare. Il mio cazzo ti aprirà, e poi sarà solo piacere.”
Spinge piano, la cappella che scivola dentro, e urlo, un dolore acuto che mi fa stringere i pugni nelle lenzuola. “Cazzo, nooo, fa troppo male!” grido, cercando di allontanarmi, ma Paolo mi tiene fermo per i fianchi, le sue mani forti, da medico, che mi immobilizzano. “Tranquilla, Giorgia, il peggio è passato,” dice, la voce rassicurante ma carica di dominio. Con un’altra spinta, il suo cazzo è tutto dentro, fino in fondo, riempiendomi completamente. Il dolore è intenso, un bruciore che mi fa vedere le stelle, ma poi si attenua, lasciando spazio a un piacere che non ho mai provato prima. Paolo rimane fermo, il suo cazzo che mi riempie, il mio buco che si abitua alle sue dimensioni, come se il mio corpo stesse imparando una nuova lingua.
“Adesso ti scopo,” dice Paolo, e inizia a muoversi, tirandolo fuori e spingendolo dentro, lento ma deciso. Ogni movimento è un’esplosione, il piacere che mi fa gemere, il suono dei nostri corpi che sbattono che riempie la stanza. Giulia succhia il mio cazzo con avidità, la sua bocca calda e umida che amplifica ogni sensazione, il suo profumo di vaniglia che mi avvolge. “Ti piace, eh, Giorgia?” ringhia Paolo, accelerando, il ritmo che diventa più forte, il suo cazzo che mi sfonda, le sue palle che sbattono contro le mie chiappe. “Siii, cazzo, scopami!” urlo, la voce che echeggia contro le pareti di cotto, il sole che filtra dalle persiane e illumina il nostro peccato. Ogni affondo è un’onda di piacere, il mio buco che si stringe attorno al suo cazzo, il mio corpo che si arrende completamente.
Il piacere è insopportabile, una marea che mi travolge. Giulia succhia più forte, la sua lingua che danza sul mio cazzo, e vengo, un’esplosione di sborra che le riempie la bocca, il corpo che si contorce sul letto. “Brava, zoccola,” dice Giulia, la voce soffocata mentre ingoia tutto, il suo sorriso che mi fa fremere. Paolo continua a scoparmi, il ritmo che non rallenta, il suo cazzo che mi riempie senza pietà. “Sto per venire, Giorgia,” grugnisce, e si ritira, spingendo il suo cazzo nella mia bocca. Succhio con avidità, la sborra calda che mi inonda la lingua, il sapore salato e colloso che mi fa gemere di piacere. Ingoio tutto, il corpo che trema, il cuore che batte all’impazzata. Giulia mi bacia, la sua lingua che si intreccia con la mia, il sapore della sborra che ci unisce in un abbraccio peccaminoso.
Crollo sul letto, il corpo coperto di sudore, il culo dolorante ma sazio, il sapore della sborra che mi rimane in bocca come un trofeo. “Brava, Giorgia,” dice Giulia, accarezzandomi il viso, il suo profumo di vaniglia che mi avvolge. “Adesso sei una di noi.” Le sue parole mi colpiscono come un battesimo, e capisco che non sono più solo Giorgio. Sono Giorgia, una creatura nata dal piacere, dal dolore, dal desiderio di essere usata. Paolo, il medico affermato che ha trasformato il nostro letto in un altare di peccato, sorride, soddisfatto. “Sei fatta per questo, Giorgia,” dice, la voce che torna calma, quasi clinica, ma con un sottotono di dominio che mi fa rabbrividire.
La casa di campagna, con il suo profumo di ragù, lavanda e sudore, è stata il mio battesimo, il luogo dove Giorgio è morto e Giorgia è nata. Ogni schizzo di sborra, ogni spinta di Paolo, ogni gemito di Giulia ha scolpito questa nuova me, una creatura che non ha paura di desiderare, di arrendersi. Questo è solo l’inizio. Quel giorno, con il culo rotto e il sapore della sborra in bocca, capisco che voglio di più. Giulia e Paolo ridono, i loro corpi ancora caldi contro il mio, e so che altre esperienze mi aspettano. La storia del prete e dei frati di Assisi, quel pomeriggio infuocato del 2018, è ancora lontana, ma è il frutto di questa trasformazione. Ogni cazzo che prenderò, ogni schizzo di sborra che ingoierò, sarà un passo in più nella mia vita come Giorgia, una vita che non cambierei per nulla al mondo.

#ziettapervoi
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