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Michela una vita da sottomessa Atto 8


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
16.06.2025    |    20.886    |    3 9.7
"” Usciamo, il mio corpo che pulsa, la camminata oscena con le gambe aperte, il plug che mi dilata, ogni passo un’esplosione di godimento e vergogna..."
Il mondo sembra pulsare attorno a me mentre usciamo dal negozio di Giorgio, il mio corpo un mosaico di dolore e piacere, ogni passo un’esplosione di sensazioni. Il plug da 10 cm, con la sua gemma blu che vibra e lampeggia, mi dilata il culo in modo osceno, un peso che mi fa gemere, il ronzio che si intreccia al ticchettio dei miei stivali rossi a mezza coscia. La sborra di Giorgio e del suo assistente mi cola lungo le cosce, un liquido caldo e viscoso che macchia le calze con reggicalze nere, la catenella che Giorgio ha intrecciato agli anelli delle mie grandi labbra un sigillo che chiude la mia fica, ogni movimento un tintinnio che mi ricorda la mia umiliazione. Il vestito di pizzo nero trasparente aderisce alla mia pelle sudata, i capezzoli forati tesi come chiodi, la catenella all’ombelico che dondola, un suono che annuncia la mia sottomissione. Daniela, accanto a me, emana il suo profumo di sandalo, un’aura di dominio che mi avvolge come una catena. Saliamo su un taxi, il sedile di pelle fredda che mi fa rabbrividire quando alzo la gonna, il mio culo nudo a contatto diretto, un gesto che non passa inosservato.
Il tassista, un uomo sui trent’anni con capelli lunghi e barba folta, probabilmente egiziano, ci guarda nello specchietto retrovisore, i suoi occhi scuri che brillano di curiosità e desiderio. La mia posizione, appoggiata allo schienale con le gambe aperte, è un’esibizione involontaria: la catenella che chiude la mia fica scintilla, il plug blu lampeggia, la scia biancastra che scende dalla mia fica un trofeo osceno. Sono distrutta, gli orgasmi di oggi mi hanno svuotata, il mio corpo trema, ma il mio sesso pulsa ancora, la barretta al clitoride che mi tiene in un’eterna eccitazione. Daniela, accanto a me, alza la gonna, il suo culo nudo sul sedile, il plug rosso che fa capolino, la catenella al clitoride che oscilla. Mi accarezza la coscia, le sue unghie che graffiano leggermente, ma i suoi occhi sono lontani, persi in pensieri che mi fanno rabbrividire. Prende il telefono, il clic dei tasti che echeggia, e chiama Marta, una ginecologa del nostro circolo di piaceri proibiti. La sua voce, dolce ma decisa, risponde: “Ciao, Daniela. È un po’ che non ci sentiamo. Cosa posso fare per te?”
Daniela le racconta tutto, il pomeriggio con Giorgio, il pagamento in natura, la paura che io possa essere rimasta incinta. “La mia nuova schiava ha avuto un pomeriggio movimentato,” dice, il tono che tradisce un misto di orgoglio e preoccupazione. Marta ride, un suono malizioso. “Non è lesbica anche lei?” Daniela risponde: “Certamente, ma Giorgio ha voluto il pagamento in natura, il porco.” Marta ci invita subito: “Ho tempo ora, passate.” Daniela dà il nuovo indirizzo al tassista, che non si è perso una parola, il suo sguardo che si sposta su di me, bramoso, quasi famelico. Quando scendiamo, gli chiedo quanto dobbiamo, e lui, con un sorriso lascivo, mi porge un biglietto da visita. “Nulla,” dice. “Lo spettacolo della tua schiava mi ripaga. Chiamatemi, giorno o notte, sono a vostra disposizione.” Il suo accento pesante mi fa rabbrividire, un misto di vergogna e orgoglio che mi accende.
Saliamo al terzo piano, il suono dei miei stivali che echeggia nella tromba delle scale, il plug che vibra, ogni passo un fastidio che mi fa gemere. Busso alla porta di Marta, il cuore che martella, e dopo un attimo si apre. Marta, una mora con capelli lunghi, indossa un camice bianco con solo un paio di bottoni allacciati, il tessuto che lascia intravedere la sua nudità, un invito osceno che mi fa pulsare il sesso. Il suo profumo di gelsomino si mescola all’odore di disinfettante dello studio, un contrasto che mi stordisce. Mi fissa, i suoi occhi verdi che mi spogliano, e si rivolge a Daniela: “Questa è la nuova schiava? Molto bella, e molto porca, da quello che mi hai detto.” Daniela sorride, il suo sguardo che mi trafigge. “Certo, ma soprattutto ubbidiente. Spogliati, puttana,” ordina.
Obbedisco, il pizzo che scivola via, lasciandomi nuda, le calze con reggicalze e gli stivali rossi l’unico ornamento, lo stringivita nero che mi assottiglia la vita, esaltando il mio culo. Daniela mi ordina di camminare per lo studio, e io, nonostante la stanchezza, sculettando, mostro gli anelli che dondolano, le grandi labbra che si muovono, il seno con i capezzoli tesi, gli anellini che brillano, il plug blu che lampeggia. Ogni passo è un tormento, la barretta al clitoride che stimola il mio sesso, la sborra che cola, un’umiliazione che mi fa arrossire, ma accende un fuoco dentro. Marta mi guarda, stupita. “È splendida,” dice. “Quegli anelli e quel plug mostruoso fanno di lei una grande troia.” Le sue parole mi trafiggono, la vergogna che mi brucia, ma il mio sesso si bagna, un tradimento del mio corpo che non posso controllare. Sono sfinita, il mio corpo dolorante, ma la barretta al clitoride mi tiene eccitata, la mia fica umida, piena dello sperma di Giorgio.
Marta mi invita a stendermi sul lettino ginecologico, le gambe sui braccioli che si spalancano in modo osceno, la mia fica esposta, la catenella che la chiude un trofeo. Lo studio è sterile, pareti bianche, un mobiletto metallico, strumenti d’acciaio che brillano sotto le luci al neon, ma l’odore di disinfettante è pungente, un contrasto con il mio muschio e il gelsomino di Marta. Mi accarezza, le sue mani fredde che apprezzano la mia pelle liscia. “L’hai portata da Cinzia, vero?” dice a Daniela. “Quella lesbicona le ha fatto provare il suo spacca-culo, immagino.” Daniela ride. “Ovvio. Anche tu ci vai, no? E ti fa provare lo stesso.” Marta sorride, maliziosa. “Non sai cosa ti perdi, Daniela.”
Sono aperta, vulnerabile, esposta. Il mio corpo è un campo di battaglia, ogni nervo che pulsa di stanchezza, dolore e un desiderio insaziabile che mi consuma. L’odore pungente di disinfettante che mi brucia le narici, mescolato al mio muschio intimo e al gelsomino di Marta, un cocktail che mi fa girare la testa. Il plug da 10 cm, con la sua gemma blu che vibra e lampeggia, mi dilata il culo, un peso che mi fa gemere, il ronzio che si intreccia al battito del mio cuore
Marta si avvicina, il suo camice bianco che fruscia, i bottoni slacciati che lasciano intravedere la sua nudità, un invito che mi fa pulsare. Le sue dita, fredde e sicure, girano attorno al plug, un movimento lento che mi fa rabbrividire, la pelle che si tende attorno al metallo. “Vediamo questo mostro,” dice, la voce carica di malizia. Lo afferra, tirandolo con decisione, e il mio culo si apre, un suono umido, un pop che echeggia nello studio medico, strappandomi un urlo: “Aaaah!” Il dolore è acuto, un fuoco che mi squarcia, ma il sollievo momentaneo è subito sostituito da un vuoto che mi fa gemere di desiderio. Marta non mi dà tregua: lubrifica il plug e lo reinfila, la sfera grande che mi dilata di nuovo, un tormento che mi fa stringere i denti, le mani che artigliano il lettino, il sudore che mi cola lungo la schiena. Lo estrae ancora, poi lo reinfila, due volte, ogni movimento un’esplosione di dolore e piacere, il mio buco che si spalanca, devastato, un abisso che accoglie ogni invasione. “Siiiiiii,” gemo, la voce rotta, il mio corpo che si arrende, un piacere selvaggio che mi travolge.
Marta abbandona il plug, lasciandolo dentro, e si concentra sui miei capezzoli, afferrando gli anelli d’acciaio da 4 cm. Li tira verso di sé, un gesto deciso che mi fa urlare: “Nooo, fa male!” Il dolore è elettrico, un pizzicore che si irradia nel mio petto, i capezzoli tesi che pulsano, ma il piacere che segue è un’onda calda che mi fa bagnare. Guardo Daniela, supplichevole, i suoi occhi scuri che brillano di piacere sadico, il suo profumo di sandalo che mi soffoca. “Padrona, sono distrutta,” imploro, ma lei resta immobile, il suo sorriso un comando silenzioso a resistere. Marta sorride, lasciando i capezzoli, e si concentra sulla mia fica, ammirando gli anelli. Toglie la catenella, un tintinnio che echeggia, e la sborra di Giorgio cola, un flusso caldo che mi bagna le cosce. “Non possiamo sprecare questo ben di dio,” dice, inginocchiandosi. La sua lingua tocca la mia fica, un calore morbido che mi fa sobbalzare, leccando con avidità, pulendo ogni traccia di sperma. La sua lingua entra in profondità, un’esplorazione che mi fa gemere, tirando gli anelli per aprirmi di più. Non resisto: un orgasmo mi travolge, l’ultimo delle mie forze, un urlo strozzato: “Siiiiiii, sto venendo!” Il mio corpo si contorce, le gambe che tremano, il mio sesso che schizza, un’estasi che mi svuota, lasciandomi ansimante.
“Ora la visita,” dice Marta, rialzandosi, il suo viso lucido del mio piacere. Prende uno speculum d’acciaio, freddo e lucido, e toglie il plug, il mio buco che si contrae, un vuoto che mi fa gemere di desiderio. Lubrifica lo speculum e lo infila nel mio culo, il metallo che scivola dentro, un fastidio che mi fa stringere i denti. Lo apre, lentamente, le pareti del mio ano che si tendono, un dolore acuto che mi fa urlare: “Aaaah, no, è troppo!” Ogni scatto dell’apertura è una tortura, il mio buco che si spalanca in modo disumano, un abisso che mi fa tremare, le gambe che cedono contro i braccioli. Marta illumina l’interno con una piccola pila, la luce che danza sulle pareti dilatate, e controlla con le dita, un tocco che resta più del dovuto, un piacere che si mescola al tormento. “Perfetto,” dice, ma non si ferma. Ritira lo speculum, il metallo che scivola fuori, un sollievo che dura un istante, perché subito infila la mano, lubrificata, nel mio culo.
Il fisting anale è un’invasione brutale, un’esplosione di dolore che mi squarcia. La sua mano si apre, le dita che spingono contro le pareti, un fuoco che mi brucia, un urlo che mi strappa la gola: “Nooo, mi spacchi!” Stringo i denti, le lacrime che mi rigano il viso, il sudore che mi cola lungo la schiena, ma il mio corpo tradisce la mia mente: il dolore si trasforma in un piacere selvaggio, un’onda che mi travolge. Marta spinge, la mano che sprofonda, ogni centimetro un tormento che mi dilata, il mio culo che si arrende, un abisso che accoglie ogni movimento. Il suo polso scompare dentro di me, un ritmo lento che accelera, le pareti che pulsano attorno alla sua mano, un piacere che cresce come un incendio. Ogni spinta è un’esplosione, il mio buco che si tende, un calore che mi consuma, e un orgasmo anale mi colpisce, forte e intenso, un’esplosione che mi fa tremare, un urlo che squarcia l’aria: “Siiiiiii, vengoooo!” Il mio culo si contrae sulla sua mano, spasmi violenti che mi devastano, un’onda di goduria che mi scuote, il mio sesso che schizza, bagnando il lettino, un’estasi che mi lascia ansimante, il corpo che crolla, devastato ma vivo, ogni nervo che pulsa di piacere.
Marta ritira la mano, un suono umido che echeggia nello studio medico, e passa alla mia fica, senza darmi tregua. Prende un altro speculum, più grande, e lo lubrifica, il metallo freddo che mi fa rabbrividire. Lo infila nella mia fica, le pareti che si tendono, un fastidio che mi fa gemere: “A-ahhh…” Lo apre, lentamente ma fino al massimo, la mia fica che si spalanca come mai prima, un’apertura oscena che mi fa urlare: “Nooo, fa maleee!” Le grandi labbra, tirate dagli anelli, pulsano, la barretta al clitoride che amplifica ogni sensazione, un tormento che mi fa tremare. Le pareti della mia fica si tendono oltre ogni limite, un fuoco che mi squarcia, le lacrime che mi rigano il viso, ma il piacere traditore si insinua, un calore che mi fa gemere. Marta controlla, le sue dita che esplorano, un tocco che accende un desiderio selvaggio. Poi, senza preavviso, infila la mano, tutta, spingendola in fondo, un’invasione che mi devasta. Il dolore è acuto, un’esplosione che mi strappa un urlo: “Aaaah, mi rompi!” La sua mano si muove, un ritmo lento che accelera, le pareti della mia fica che si tendono, un tormento che si mescola a un piacere insostenibile. La mia fica si contrae sulla sua mano, pulsando, spasmi che mi fanno gemere, un piacere che mi travolge. “Siiiiiii, più dentro!” urlo, il mio corpo che si arrende, un altro orgasmo che mi colpisce, un’onda che mi fa tremare, il mio sesso che schizza, bagnando il lettino, un gemito di goduria: “Sto venendo!” Sono distrutta, il dolore e il piacere che si fondono, il mio corpo che pulsa, ansimante, devastato, ogni muscolo che trema, ogni respiro un lamento.
Marta ritira la mano, il suono umido che echeggia, e si rivolge a Daniela, il suo tono clinico ma carico di malizia: “Tutto a posto. Hai creato una schiava molto sfondata. Non hai esagerato?” Daniela sorride, il suo profumo di sandalo che mi avvolge, un misto di orgoglio e dominio. “No. Dopo il tatuaggio, inizierà la sua vita in società.” Marta annuisce, porgendomi due scatole: “Questa è la pillola del giorno dopo, bevila ora. E questa è la pillola anticoncezionale, una al giorno come indicato sulla confezione.” Bevo la pillola, l’amaro che mi resta in gola, un sollievo che mi calma. Sono distrutta, il mio corpo un relitto, il culo e la fica che pulsano di dolore e piacere, ma trovo la forza di ricompormi.
Mi alzo dal lettino, le gambe che tremano, il respiro corto, ogni movimento un fastidio che mi fa gemere. Mi sposto nell’angolo dello studio medico, come Daniela mi ha ordinato in passato: senza disturbare, un’ombra silenziosa, pronta a obbedire. Il plug è ancora sul lettino, ma il mio buco pulsa, un vuoto che brama di essere riempito, un desiderio che mi consuma nonostante la devastazione. Mi appoggio alla parete, il freddo che mi calma la pelle sudata, e aspetto, il cuore che batte per Daniela, la mia Padrona, pronta per qualsiasi abisso mi riservi.
Daniela, con il suo stringivita nero, le calze con reggicalze e gli stivali a mezza coscia, è una visione di dominio, il suo seno libero che si muove, la catenella al clitoride che oscilla, il plug rosso che scintilla tra le sue chiappe. Marta, nuda sotto il camice slacciato, è un fascio di eccitazione, le labbra della sua fica gonfie, i capezzoli tesi, pronta a ricevere ciò che Daniela ama darle.
Marta si rivolge a Daniela, la voce carica di desiderio: “Ora tocca a te. Porti sempre il plug, vero?” Si slaccia il camice, lasciandolo cadere, il suo corpo esposto, un’offerta oscena che mi fa pulsare. Daniela sorride, un’espressione predatoria, e Marta si avvicina, sfilandole la canotta con un gesto lento, il suo seno che esplode, i capezzoli duri che brillano sotto la luce. La gonna cade, rivelando la sua fica vogliosa, l’anello al clitoride con la catenella pendente, un dettaglio che mi fa gemere. Lo stringivita nero incornicia la sua vita, le calze nere che guidano lo sguardo verso il plug rosso tra le sue chiappe. Marta la fa piegare sulla scrivania, il legno che scricchiola sotto il suo peso, e estrae il plug, un suono umido che echeggia, strappando un gemito a Daniela: “A-ahhh…” Marta affonda la lingua nel suo buco, un calore che la fa sobbalzare, la sua lingua che entra in profondità, un’esplorazione famelica che fa gemere Daniela, la voce roca che si alza: “Siiiiiii, più dentro!” Il suono della sua lingua, umido e ritmico, riempie lo studio, il profumo del muschio di Daniela che si diffonde, un’energia che mi accende nonostante la stanchezza.
Marta con la mano cerca la fica di Daniela, le sue dita che accarezzano, tirando l’anello al clitoride, un tintinnio che echeggia. Infila due dita, poi tre, poi l’intera mano, un fisting che fa urlare Daniela: “Cazzo, sfondami!” La sua mano si muove, un ritmo lento che accelera, le pareti della fica di Daniela che si tendono, un’invasione che la devasta. Daniela si contorce, il suo corpo che si inarca, i gemiti che diventano urla, un suono selvaggio che mi fa pulsare. “Siiiiiii, sto venendo!” esplode, l’orgasmo che la scuote come un terremoto, il suo liquido che schizza, bagnando la mano di Marta, un’onda che la fa tremare, le gambe che cedono, il volto contratto in un’estasi che sembra infinita. Il suo urlo è primordiale, un misto di godimento e liberazione, il suo corpo che pulsa, ogni muscolo teso, il sudore che le cola lungo la schiena, il profumo del suo piacere che riempie lo studio. Marta lecca la sua mano, succhiando ogni goccia, un gesto che mi fa gemere, il mio sesso che si bagna nonostante la devastazione.
“Tocca a te sai cosa ti farò” dice Daniela, il tono che vibra di desiderio con un tono dominante, gli occhi che brillano di una fame insaziabile. “Sfondami, come facevi una volta.” Marta si stende sul lettino ginecologico, le gambe sui braccioli, la sua fica e il suo culo esposti, gocciolanti di eccitazione, un’offerta che mi fa rabbrividire. Daniela si avvicina, le sue mani lubrificate che brillano sotto la luce, e inizia a penetrarla, un dito alla volta in entrambi i buchi, un ritmo lento che accelera. Le sue dita scivolano nella fica e nel culo di Marta, un’invasione che la fa gemere: “Siiiiiii, più dentro!” Daniela sorride, un’espressione sadica, e infila altre dita, poi le mani intere, un doppio fisting che fa urlare Marta: “Cazzo, mi spacchi!” Le sue mani si muovono, un ritmo feroce, le pareti dei buchi di Marta che si tendono, un tormento che si trasforma in piacere. Daniela accelera, le sue mani che sprofondano, ogni spinta un’esplosione, il suono umido che echeggia, il profumo del sesso di Marta che si diffonde, un muschio acre che sovrasta il disinfettante.
Daniela mi guarda, i suoi occhi che mi inchiodano, e ordina: “Vieni qui, puttana. Baciala, mordile i capezzoli, falla soffrire.” Il mio cuore salta un battito, un’eccitazione oscura che mi travolge. Mi avvicino, il mio corpo dolorante ma vivo, e mi avvento sul seno di Marta, un desiderio sadico che mi consuma. Le mie labbra si chiudono sul suo capezzolo destro, succhiando con forza, poi mordo, i denti che affondano, un gesto che la fa urlare: “Aaaah, no!” Il suo dolore mi eccita, un fuoco che mi brucia, il mio sesso che pulsa, bagnandosi. Strizzzo il suo seno, le mie unghie che graffiano la pelle, un tormento che la fa contorcere, i suoi gemiti che si mescolano a urla di dolore. Passo all’altro capezzolo, mordendo ancora, più forte, il suo corpo che si inarca, un urlo che squarcia l’aria: “Basta, cazzo!” Ma non mi fermo, la mia mano scende al suo clitoride gonfio, un nodo di carne pulsante, e lo colpisco con le dita, un colpo secco che la fa sobbalzare, un altro urlo: “Nooo!” Il suo dolore è musica, un piacere perverso che mi fa gemere, il mio corpo che trema di eccitazione, il mio culo che pulsa, bramoso del plug che manca.
Daniela continua il doppio fisting, le sue mani che devastano i buchi di Marta, un ritmo che accelera, il suono umido che riempie lo studio, i gemiti di Marta che si trasformano in urla. “Sfondami, cazzo!” grida, il suo corpo che si contorce, i suoi buchi che si tendono, un piacere selvaggio che la consuma. Daniela sorride, le sue mani che spingono ancora più in fondo, un’invasione che fa tremare Marta, il suo orgasmo che si avvicina, un’onda che si gonfia. “Sto venendo!” urla Marta, e Daniela ritira le mani, un suono umido che echeggia, e si inginocchia, la sua lingua che si tuffa nella fica di Marta, leccandola, succhiandola con avidità. Il sapore del suo piacere riempie la bocca di Daniela, un muschio dolce e acre che la fa gemere, la sua lingua che esplora ogni piega, succhiando il clitoride, un gesto che fa urlare Marta: “Siiiiiii, vengoooo!” Il suo orgasmo è forte e violento, un’esplosione che la scuote, il suo corpo che si inarca, il suo liquido che schizza, un getto che bagna il viso di Daniela, un urlo che squarcia l’aria, ogni muscolo teso, il sudore che le cola lungo la schiena.
Mentre Marta trema, io agisco d’istinto, un desiderio sadico che mi guida. Mi inginocchio sotto il lettino, la mia mano che si lubrifica con il suo stesso liquido, e la infilo nella sua fica, spingendo con forza, un’invasione che la fa sobbalzare, un altro urlo: “Nooo, ancora!” La mia mano sprofonda, fino in fondo, le pareti della sua fica che si contraggono, pulsando, un ritmo che la devasta. Spingo, un movimento feroce, e il suo orgasmo si intensifica, un altro getto che schizza nella bocca di Daniela, un piacere che la fa tremare, il suo corpo che crolla, ansimante, devastato. Daniela lecca ogni goccia, la sua lingua che pulisce, un gemito di soddisfazione che echeggia, il profumo del sesso di Marta che riempie lo studio, un’energia selvaggia che ci avvolge.
Ci riposiamo, distese, il respiro corto, il sudore che ci cola lungo la schiena. Mi avvicino a Daniela, il plug in mano, e le chiedo: “Padrona, me lo rimetti?” Lei sorride, un gesto deciso che lo spinge nel mio culo, un fastidio che mi fa gemere, il ronzio che riparte. Ci rivestiamo, il pizzo che aderisce alla mia pelle, gli anelli che dondolano, il plug che vibra. Marta ci guarda: “Vi aspetto per la prossima visita. Non mancherò alla presentazione della tua schiava in società.” Usciamo, il mio corpo che pulsa, la camminata oscena con le gambe aperte, il plug che mi dilata, ogni passo un’esplosione di godimento e vergogna. Daniela mi guida, il suo profumo di sandalo che mi avvolge, e io so che sono sua, pronta per qualsiasi abisso mi riservi.

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