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incesto

Veronica Segreti in Famiglia #8


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
21.04.2026    |    25.709    |    6 9.7
"Papà ne sarebbe certamente contento» Veronica sorride cattiva, bacia Mauro sulle labbra con un bacio lungo e passionale mentre mamma, lì al suo fianco, accarezza il corpo nudo della figlia..."

La sera stessa, quando sento la porta di casa aprirsi, il cuore mi batte già forte. Mamma torna dal suo pomeriggio “con le amiche”. L’odore di Chanel N°5 entra prima di lei, ma sotto c’è quel sentore caldo, animale, di fica usata e sborra fresca che conosco fin troppo bene. Non aspetto nemmeno che si tolga le scarpe.

«Mamma, vieni un attimo in bagno» dico con voce calma, quasi dolce, ma dentro ho il fuoco.

Lei mi segue senza fiatare. Chiudo la porta alle nostre spalle, ma non giro la chiave. Il bagno è piccolo, la luce calda della lampada sopra lo specchio colora tutto di un oro morbido. La faccio girare, le alzo la gonna corta sui fianchi e le abbasso il tanga nero fino alle ginocchia. Con le mani le apro le natiche.

La fica è ancora gonfia, lucida, con fili densi di sborra bianca che colano lentamente lungo le labbra interne. Il culo è rosso, leggermente gonfio, con l’anello ancora un po’ aperto. L’odore è fortissimo: sborra maschile densa, fica matura, un profumo salato-dolce e muschiato che riempie il piccolo ambiente e mi fa girare la testa.

Non dico niente. Mi abbasso i pantaloncini, indosso lo Spacca-culi che avevo già preparato sotto i vestiti. Verso una quantità generosa di gel lubrificante sulla cappella enorme, nera, lucida. 28 centimetri di lunghezza per 6,2 di diametro. Lo appoggio sul buco del culo di mamma e spingo.

La testa entra con un risucchio bagnato. Mamma trattiene il fiato, le mani strette sul lavandino. Io continuo a spingere, lenta ma decisa. Il mostro scivola dentro, centimetro dopo centimetro, dilatando il suo culo già usato. Il suono è osceno: carne che si apre, gel che schiocca, il respiro rotto di mamma.
Non mi accorgo che la porta è rimasta socchiusa.
Papà stava andando in bagno. Entra.
Il tempo si ferma.
Lui vede tutto: io dietro mamma, il corpo giovane contro quello maturo di lei, lo Spacca-culi nero che sparisce lentamente nel culo della moglie. Il suo sguardo passa dallo shock all’eccitazione più pura. Non dice una parola. Si appoggia allo stipite della porta, la mano che scende automaticamente sui pantaloni, toccandosi sopra la stoffa.
Io lo guardo negli occhi, il cuore che esplode.
«Ti piace papà come sto usando il tuo regalo per rompere il culo di mamma?»

Mauro non risponde. Ma resta lì. Il respiro più pesante. La mano che si muove lenta sui pantaloni.

Papà deglutisce, la voce roca: «Andiamo in camera da letto… voglio godermi meglio lo spettacolo.»

Il cuore mi batte fortissimo. Senza sfilare il mostro dal culo di mamma, la spingo piano verso la porta. Mentre attraversiamo il corridoio, papà si tira fuori il cazzo duro dai pantaloni. È già bagnato di liquido preseminale, grosso, venoso, bellissimo. Io, continuando a camminare dietro mamma con lo Spacca-culi che penzola pronto a riempirla di nuovo, allungo la mano libera e prendo in mano il cazzo di papà e lo accarezzo. La pelle è calda, vellutata, pulsante. Papà geme piano.

Entriamo nella camera da letto matrimoniale. La luce della abat-jour è calda, dorata. Il letto king size è grande, le lenzuola di seta color avorio. Faccio mettere mamma a quattro zampe proprio al centro. Il suo culo è già dilatato, il buco rosso e lucido ed accoglie nuovamente dentro di se lo Spacca-culi.

Io riprendo a spingere. Più forte. Più profondo. Il suono è bagnato, carnale, slap dopo slap mentre il mostro entra ed esce dal suo culo. Mamma geme, cerca di trattenersi, ma non ce la fa. Papà si siede sul bordo del letto, il cazzo in mano, e guarda.

Mentre inculo mamma, mi chino verso papà. Lo bacio sulla bocca. Un bacio profondo, bagnato, lingue che si intrecciano. Il sapore del suo respiro, del suo desiderio. Contemporaneamente gli prendo il cazzo in mano e inizio a segarlo lentamente, sentendo ogni vena pulsare sotto le mie dita. «Veronica sei un figlia adorabile.»
Poi mi abbasso e glielo prendo in bocca, succhiando con passione mentre continuo a spingere il mostro nel culo di mamma.

Tra un colpo e l’altro, con la bocca ancora piena del cazzo di papà, guardo mamma negli occhi e dico chiaramente, la voce rotta dal piacere:

«Lo vedi mamma? Questo cazzo ormai è MIO. Tu non lo usi più. Non lo meriti. È il cazzo della tua figlia.»

Mamma geme più forte, il culo che pulsa intorno al mostro.

Mi alzo e dedico a lei. Accelero. Il letto cigola. I suoni sono ovunque: lo slap bagnato dello Spacca-culi che entra ed esce, i gemiti soffocati di mamma, il risucchio della mia bocca sul cazzo di papà, la musica jazz soft che arriva dal salotto e che papà aveva lasciato accesa.

Mamma trema. Il suo corpo si irrigidisce. Poi esplode. Squirta violentemente, getti caldi e abbondanti che schizzano sulle lenzuola e sul materasso. Urla, un suono lungo, roco, animalesco. Il culo si contrae spasmodicamente intorno al mostro.

Io mi sfilo lentamente. Il buco rimane aperto, una voragine rossa e pulsante. Mi siedo sul letto, apro le gambe tirandole verso il cielo e guardo papà.

«Vieni papà… scopami forte nella fica.»

Papà non se lo fa ripetere. Mi prende per i fianchi e mi penetra con un colpo solo. Il suo cazzo grosso mi riempie completamente, caldo, bagnato della mia saliva. Inizia a scoparmi con passione, proprio accanto a mamma che è rimasta supina, ansimante, il culo devastato.

Mamma, vedendomi godere così, non resiste. Si avvicina, mi tocca le tette, le stringe, e poi inizia a leccarmi i capezzoli con la lingua calda e bagnata. Succhia, morde piano, lecca con devozione.

Il piacere è troppo. Vengo fortissimo, un orgasmo profondo, violento, proprio mentre papà mi riempie la fica di sborra calda, densa, fiotti potenti che mi inondano l’utero. Urlo contro la bocca di papà, tremando tutta.

Quando papà esce, la sborra comincia a colare. Mamma, ancora tremante, si inginocchia tra le mie gambe e inizia a leccarmi la fica. La sua lingua raccoglie tutto: la mia eccitazione, la sborra di papà, il sapore dolce-salato mescolato. Lecca con dedizione assoluta, gemendo piano.

Mentre mi ripulisce, le dico con freddezza:
«D’ora in poi, quando torni la sera dalle tue uscite, se trovi la porta della camera da letto chiusa, tu dormi nella mia cameretta come una puttana qualsiasi. Chiaro?»
Mamma fa di sì con la testa, la lingua ancora profondamente dentro la mia fica, leccando lentamente la sborra di papà mescolata ai miei succhi. Sento il suo respiro caldo e tremante contro le mie labbra gonfie.
Io le afferro i capelli con una mano e le tiro leggermente la testa indietro, costringendola a guardarmi negli occhi mentre la sua lingua è ancora sporca di noi.
«E c’è un’altra regola» continuo, la voce bassa e tagliente. «Da oggi avrai un diario separato, solo per il tuo culo. Lo chiameremo “Diario del Culo di Troia”. Ogni volta che ti inculo con lo Spacca-culi, o con qualsiasi altra cosa, tu scrivi tutto. Anche quando ti inculano i tuoi amanti. Data, ora, quanto tempo ti ho scopata, quanto è stato dilatato il tuo buco, quanto dolore hai sentito all’inizio, quando il dolore si è trasformato in piacere, quanto hai goduto, quante volte hai squirato, quanto ti sei sentita porca mentre tua figlia ti spaccava il culo. Voglio ogni dettaglio, ogni sensazione, ogni pensiero da troia. E lo scrivi subito dopo, mentre ancora hai il buco aperto e la sborra o il gel che cola fuori. Chiaro?»
Mamma deglutisce, il viso lucido dei miei umori. I suoi occhi sono lucidi di umiliazione e di eccitazione.
«Sì… amore… lo farò…» sussurra con voce rotta, la lingua che ancora sfiora la mia fica mentre parla. «Dopo… dopo vado a scrivere tutto sul diario… tutto quello che provavo mentre mi spaccavi il culo…»
Io le accarezzo la guancia con il pollice, quasi con tenerezza crudele.
«Brava. Voglio leggerti mentre ti scopi con le parole da porca che meriti.»

Papà, ancora seduto sul bordo del letto, sorride. Il suo cazzo è ancora mezzo duro, lucido dei nostri succhi. Mi guarda con orgoglio e desiderio.

«Questo fine settimana andiamo sulla barca» dice con voce bassa. «Solo noi tre… voglio andare un po’ a largo e rilassarci. Voglio vedere fino a che punto arriva la mia piccola Veronica.»

Mamma resta silenziosa per qualche secondo, il viso ancora tra le mie gambe. Poi, a mezza voce, confessa:

«Domenica… avevo già un impegno…»

Veronica, con il cazzo sporco del padre ancora tra le mani che lo accarezza lentamente, sorride e dice guardando la mamma:

«Puoi invitare tranquillamente anche il tuo amante di colore se vuoi. Quello che ti sborra nella fica. Papà ne sarebbe certamente contento»

Veronica sorride cattiva, bacia Mauro sulle labbra con un bacio lungo e passionale mentre mamma, lì al suo fianco, accarezza il corpo nudo della figlia ed i suoi capezzoli e poi gli ripulisce il cazzo con la lingua lentamente.

L’aria nella stanza odora di sborra, di fica, di culo devastato e di noi tre.

E so che sulla barca tutto diventerà ancora più estremo.

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