incesto
Occhi nel buio #4
Efabilandia
30.03.2026 |
27.314 |
4
"»
Mi posizionai davanti alla faccia di mamma, ancora piegata sul tavolo con il cazzo dello zio nel culo..."
Il messaggio di Marco arrivò alle sei del pomeriggio, mentre ero sola in casa.«Stasera passo da voi con mio padre. Vuole salutare la zia Anna. Ci vediamo verso le nove.»
Rimasi immobile davanti allo schermo, il cuore che batteva forte. Lo zio Roberto? Deglutii. Digitai con le dita che tremavano leggermente:
«Perché proprio stasera? Sa qualcosa del club?»
Non rispose subito. Quando lo fece, fu vago:
«Ha intuito qualcosa del club.»
Un brivido mi corse lungo la schiena. Non era solo eccitazione. Era anche vergogna. Lo zio Roberto era il fratello di papà. L’idea che sapesse cosa era successo al club mi faceva bruciare le guance. E se avesse provato a… No. Scossi la testa. Probabilmente ci avrebbe provato solo con mamma. Lei era la cognata che aveva sempre guardato. Io ero sua nipote. Marco invece… Marco mi aveva promesso che stasera mi avrebbe scopata forte nel culo, come mi aveva sussurrato quella notte. Solo quello. Nient’altro.
Corsi in cucina da mamma. Le parole mi uscirono di bocca tutte d’un fiato.
«Mamma… Marco viene stasera con lo zio Roberto. Ha intuito qualcosa del club.»
Anna posò lentamente il coltello. Si voltò verso di me. Per un attimo sul suo viso passò un’ombra di sorpresa, quasi di preoccupazione. Poi i suoi occhi si strinsero e un sorriso lento, pericoloso, le incurvò le labbra.
«Lo zio Roberto…» mormorò. «Quel porco che mi fissava il culo da anni. Una volta ci ha anche provato, in garage.» Fece una pausa, guardandomi attentamente. «E tu, Sara? Sembri spaventata.»
Abbassai lo sguardo, le guance in fiamme. «È il fratello di papà… Non penso che ci proverà con me. Probabilmente vuole solo te. Io… io volevo solo stare con Marco stasera. Mi aveva promesso che mi avrebbe… preso nel culo.»
Mamma fece un passo verso di me. Mi sollevò il mento con due dita, costringendomi a guardarla negli occhi.
«Tesoro,» disse con voce calda e bassa, «stai iniziando a capire quanto ti piace essere una porca, ma ti vergogni ancora. Non devi chiuderti. Lo zio Roberto forse sa del club. Sa che mi sono fatta scopare come una troia. E se ha intuito qualcosa, significa che anche tu gli interessi.» Si avvicinò ancora di più, il suo profumo di sandalo e muschio mi avvolse. «Vestiti provocante stasera. Molto provocante. E non mettere niente sotto. Né reggiseno, né mutandine. Così sarai più libera… più accessibile. Lascia che ti guardi. Lascia che ti desideri.»
Esitai, il cuore che martellava. Una parte di me voleva rifiutare, dire che era sbagliato, che era lo zio. Ma un’altra parte – quella più calda, più bagnata – stava già cedendo.
«Mamma… non so se ce la faccio,» mormorai.
Lei sorrise dolcemente, ma con una luce maliziosa negli occhi.
«Ce la farai, Sara. Sei mia figlia. Il sangue è lo stesso. Vai a vestirti. Ti aspetto di sotto.»
Salii in camera con le gambe molli. Mi spogliai davanti allo specchio. Il mio corpo era già caldo, i capezzoli tesi. Scelsi una camicetta di seta bianca, sottilissima, quasi trasparente sotto la luce. Si vedeva chiaramente il contorno rosa scuro dei miei capezzoli. Sotto misi una minigonna di jeans chiara, cortissima, che mi copriva a malapena il culo. Seguii il consiglio di mamma: niente reggiseno, niente mutandine. Quando mi muovevo, l’aria fresca mi sfiorava la fica già umida. Ai piedi infilai i sandali neri con tacchi a spillo da dodici centimetri, le cinghie sottili che mi stringevano le caviglie. Mi guardai: sembravo innocente e sporca allo stesso tempo. Il pensiero che lo zio Roberto potesse vedermi così mi fece vergognare… ma anche bagnare di più. «È solo per Marco,» mi ripetei mentalmente. «Marco mi scoperà forte come ha promesso. Lo zio forse guarderà.»
In camera di mamma sentivo i suoi tacchi sul parquet. Quando scesi, lei era già pronta. Indossava un vestito da sera nero aderente, lucido, con una profonda scollatura a V sul davanti che lasciava intravedere il bordo di pizzo di un reggiseno push-up nero. Sulla schiena il tessuto scendeva pericolosamente in basso, quasi fino all’attaccatura del culo. Sotto aveva un perizoma di pizzo nero trasparente e lo stesso reggiseno che si intravedeva dal vestito. Ai piedi portava décolleté nere lucide con tacchi a spillo da quindici centimetri, eleganti e aggressive. Il rossetto rosso fuoco le rendeva le labbra carnose e invitanti. Il suo profumo era intenso, sensuale.
Mamma mi guardò dalla testa ai piedi e annuì soddisfatta.
«Brava, tesoro. Così sei perfetta. Vedrai, stasera ti lascerai andare un po’ di più.»
Il mio cuore batteva fortissimo. La minigonna mi sfiorava il culo nudo a ogni passo. Sentivo l’aria fresca tra le gambe, la fica umida e sensibile. Ero eccitata, ma anche piena di vergogna. Lo zio Roberto era il fratello di papà. Non poteva succedere niente con lui… vero?
Alle nove in punto il campanello suonò.
Due suoni brevi e decisi.
Mamma e io ci guardammo nell’ingresso. I suoi occhi brillavano di eccitazione. I miei erano spalancati, un misto di paura, vergogna e un desiderio che non volevo ancora ammettere del tutto.
Lo zio Roberto e Marco erano arrivati.
Mamma aprì la porta con un sorriso calmo e ospitale. Lo zio Roberto entrò per primo. Alto, imponente, con i capelli sale e pepe ben pettinati e un leggero profumo di dopobarba speziato. Mi salutò con un bacio leggero sulla guancia, educato, quasi paterno. «Ciao Sara, sei sempre più bella,» disse con voce normale, come se fosse una serata qualunque. Poi abbracciò mamma un po’ più a lungo del necessario. Lo vidi chiaramente: il suo sguardo scese lento sul culo fasciato dal vestito nero aderente, soffermandosi sulla profonda scollatura sulla schiena che arrivava quasi all’attaccatura delle natiche.
Marco mi diede un bacio possessivo sulle labbra e mi strizzò il culo sotto la minigonna corta, scoprendo subito che ero completamente nuda lì sotto. Sorrise malizioso contro la mia bocca, ma non disse nulla.
Ci sedemmo in salotto. L’aria era calda, il vino rosso aveva un sapore corposo e tannico. Lo zio Roberto faceva finta di niente alla perfezione. Parlava del lavoro, del tempo, di papà che era ancora via per quel contratto internazionale. Ma i suoi occhi tradivano tutto: continuavano a posarsi sul corpo di mamma, sulla curva generosa dei seni che si intravedeva dalla scollatura a V, sulle gambe accavallate che facevano salire il vestito nero sulle cosce. Ogni tanto il suo sguardo sfiorava anche me, la mia camicetta bianca trasparente, la minigonna corta che lasciava scoperte gran parte delle gambe. Distoglieva subito gli occhi, come un porco che cerca di controllarsi.
Dopo una ventina di minuti Marco si alzò. «Scendo un attimo in macchina a prendere le sigarette. Torno subito.» Uscì di casa, chiudendo la porta dietro di sé.
L’atmosfera cambiò all’istante. Mamma si alzò con grazia. «Vado a prendere altri bicchieri in cucina,» disse con voce morbida.
Lo zio Roberto la seguì dopo qualche secondo, senza dire una parola.
Io rimasi seduta per un attimo, il cuore che batteva forte. Poi mamma mi fece un cenno discreto dalla porta della cucina. Mi alzai, le gambe leggermente tremanti, e li raggiunsi.
In cucina mamma era appoggiata al bordo del tavolo, il vestito nero già sollevato fino ai fianchi. Lo zio Roberto era dietro di lei, una mano sul suo fianco. Fece finta di niente quando entrai, ma la sua voce era più bassa, roca.
«Anna… sei sempre la stessa porca di una volta,» mormorò, mentre la mano scivolava sotto il vestito. Mamma aprì leggermente le gambe. Lo vidi infilare le dita sotto il perizoma di pizzo nero e toccarle la fica con movimenti lenti. Il suono umido delle dita che entravano tra le grandi labbra gonfie riempì la cucina. Mamma sospirò piano, un gemito basso e sensuale.
Io rimasi ferma sulla soglia, paralizzata. Sentivo l’odore della sua eccitazione mescolarsi al profumo di sandalo che mamma portava. Mamma mi fissava con occhi lucidi di piacere, le labbra rosse socchiuse.
Lo zio le sfilò le mutandine ed io vidi la fica di mamma lucida di desiderio. La posizionò sul tavolo e la sua testa si infilò presto tra le cosce di mia madre cominciando a leccarla avidamente.
Mamma mi fece cenno di avvicinarmi con un piccolo movimento della testa.
«Vieni qui, Sara,» disse dolcemente, quasi con tenerezza.
Obbedii, il respiro corto. Mamma prese la mia mano tremante e la portò tra le gambe dello zio. Sentii il rigonfiamento duro e caldo attraverso i jeans.
«Continua, tesoro,» sussurrò mamma, la voce roca. «Tiralo fuori. Fagli vedere quanto sei brava.»
Con le dita che tremavano slacciai i bottoni dei jeans dello zio. Tirai fuori il suo cazzo: grosso, venoso, la cappella già lucida di pre-eiaculato, pesante nella mia mano. Lo strinsi piano, sentendo il calore e il battito sotto la pelle liscia. Lo zio grugnì piano, ma continuò a far finta di niente, le dita che entravano e uscivano dalla fica di mamma con suoni bagnati e osceni mentre continua a leccarla e a dirle che era una porca.
In quel preciso momento rientrò Marco. Si fermò sulla soglia della cucina e sorrise, gli occhi che brillavano di eccitazione pura.
Vide sua zia Anna con le gambe aperte sul tavolo della cucina, il vestito nero sollevato, il perizoma di pizzo a terra. Vide suo padre chino tra le cosce di mamma, la lingua che le leccava avidamente la fica, succhiando il clitoride gonfio con rumori umidi e voraci. E vide me, la nipote, in piedi accanto a loro, che con le mie manine piccole e tremanti menava lentamente il cazzo grosso e duro dello zio.
«Cazzo…» mormorò Marco, il respiro già accelerato.
Si avvicinò subito dietro di me. Mi sollevò la minigonna corta con un gesto deciso e si inginocchiò. Sentii la sua lingua calda e bagnata leccarmi il buco del culo con avidità profonda. Ogni promessa è un debito. Mi leccò a fondo, la lingua che spingeva dentro l’ano stretto, girando, bagnandomi tutta di saliva. Il suono della sua lingua che lavorava sul mio culo si mescolava ai gemiti di mamma e ai rumori bagnati della lingua dello zio sulla sua fica.
Poi Marco si alzò. Sputò sul suo cazzo e lo spinse duro dentro di me con una sola spinta profonda e decisa. Urlai di piacere e dolore insieme, le mani aggrappate al bordo del tavolo. Marco cominciò a incularmi forte, le mani sui miei fianchi, il rumore ritmico e carnale dei suoi fianchi che sbattevano contro il mio culo nudo che riempiva la cucina.
Godevo come una porca. I miei gemiti diventavano sempre più alti. Non resistetti a lungo. Mi chinai in avanti e presi in bocca il cazzo dello zio Roberto. Era grosso, aveva un sapore forte, virile, leggermente salato. Lo succhiai con foga, la lingua che girava intorno alla cappella, mentre Marco mi sfondava il culo senza pietà.
Mamma venne per prima. Un orgasmo violento e improvviso. Il corpo le tremò, la fica che sprizzava umori caldi sulla lingua del cognato. Lo zio grugnì nella sua bocca mentre lei lo baciava sporca, le labbra lucide di saliva e umori.
Poi lo zio fece girare mamma. La fece piegare sul tavolo della cucina, le leccò il culo con avidità per qualche secondo – la lingua che entrava nel buco stretto – e poi le infilò il cazzo nel culo con una spinta lenta ma inesorabile. Mamma urlò di piacere, un suono rauco e profondo: «Sì… finalmente… sfondami il culo, Roberto lo hai sempre desiderato porco». Marco continua a martellarmi nel culo fino a che anche io iniziai a tremare di piacere e per la prima volta squirtai sul pavimento.
Marco, ancora dentro di me, incitò con voce roca: «Sara sei proprio una cagna, ora fai vedere allo zio come si fa. Monta sul tavolo e fatti leccare la fica da tua madre.»
Mi posizionai davanti alla faccia di mamma, ancora piegata sul tavolo con il cazzo dello zio nel culo. Lei, con il respiro spezzato, cominciò a leccarmi la fica con passione vorace. La sua lingua calda entrava e usciva, succhiando il clitoride gonfio, bevendo i miei umori mescolati alla saliva di Marco.
L’odore nella cucina era fortissimo: sesso crudo, umori femminili densi, sudore, sborra e ormoni. Si respirava solo lussuria pura.
Marco non resistette più. «Basta qui. Andiamo tutti in camera da letto.»
Ci spostammo nella grande camera matrimoniale. Le lenzuola erano fresche, ma l’aria diventò subito calda. Marco si distese sul letto, il cazzo duro e lucido puntato verso l’alto.
«Zia, sali su di me,» ordinò con voce autoritaria.
Mamma obbedì senza esitare aveva sempre desiderato scoparsi il nipote da quando era piccolo. Si mise a cavalcioni e si impalò sul cazzo di Marco con un gemito lungo e gutturale. Lo zio Roberto si posizionò subito dietro di lei. Sputò sul suo ano già aperto e glielo infilò dentro nuovamente con decisione. Mamma era doppia: un cazzo nella fica e un cazzo nel culo. Cominciarono a scoparla insieme, alternando le spinte profonde. Mamma urlava di piacere, un suono animalesco: «Sì… così… sfondatemi tutti e due… riempitemi!»
Io ero in piedi accanto al letto, sbalordita, il respiro corto. Marco, mentre scopava mamma, allungò una mano e mi infilò due dita nella fica, scopandomi con movimenti veloci e profondi.
Anna esplose in un orgasmo violentissimo. Urlò, il corpo scosso da spasmi violenti, la fica e il culo che si contraevano forte intorno ai due cazzi. Bagnò tutto sotto di sé, un fiotto caldo e abbondante che inzuppò le lenzuola e le cosce di Marco.
Crollò sul letto, esausta e tremante. Marco le aprì le gambe con decisione.
«Sara tocca a te, lecca la fica ed il culo sfondato di tua madre.»
Mi chinai tra le sue cosce. Il sapore era intenso, quasi travolgente: umori dolci e salati di mamma, tracce di sborra, sesso crudo. Mentre le leccavo la fica aperta e rossa ed il culo sfondato con la lingua tutta dentro, sentii lo zio Roberto posizionarsi dietro di me. Mi infilò il cazzo grosso nella fica stretta con un colpo deciso.
«Cazzo… lo zio mi sta scopando…» pensai, mentre un gemito profondo mi usciva dalla gola.
Dopo pochi colpi potenti e profondi, lo zio grugnì forte, un suono animalesco, e venne dentro di me. Sentii schizzi caldi e densi riempirmi la fica fino all’utero. Per fortuna avevo iniziato a prendere la pillola da qualche giorno.
Subito dopo Marco si mise dietro di me. Mentre continuavo a leccare il culo sfondato di mamma che teneva aperto con le mani, mi infilò il cazzo nel culo e cominciò a spingere forte fino in fondo. Il mio culo era ormai abituato. Lo accolsi con un gemito di piacere.
«Più forte, Marco… sei un porco,» ansimai, la voce spezzata.
Lo zio, ancora col cazzo semi-duro e lucido, mi accarezzò i capelli. «Sei una zoccola come tua madre, Sara. Una vera troia di famiglia.»
Marco mi riempì il culo di sborra con un gemito profondo e prolungato. Io venni di nuovo, violentemente, il corpo che tremava mentre leccavo la fica di mamma tenuta esposto da zio che le reggeva alte le gambe. Caddi esausta sul letto.
Mamma mi abbracciò con tenerezza, sudata e ansimante, i corpi caldi e scivolosi.
«Sei stata bravissima, tesoro,» sussurrò contro il mio orecchio, la voce ancora roca di piacere.
Si girò sul letto e mi attirò sopra di sé. Cominciammo un bellissimo 69: io leccavo la sua fica ancora piena di umori e sborra, lei leccava la mia, gonfia e piena del seme dello zio. Le nostre lingue lavoravano lente e profonde, succhiando, bevendo tutto, i suoni umidi e osceni che riempivano la stanza.
Padre e figlio si erano seduti ai lati del letto, i cazzi ancora mezzi duri in mano, e si godevano la scena toccandosi lentamente, guardando le due donne della famiglia che si divoravano a vicenda con passione.
L’odore di sesso era denso, animalesco. La stanza era impregnata di ormoni, sudore, sborra, fica e desiderio proibito. Nessuno parlava più. Si sentivano solo i suoni umidi delle lingue, i gemiti soffocati, i respiri pesanti e il leggero cigolio del letto.
E io, mentre leccavo la fica calda di mia madre e sentivo la sua lingua dentro di me, capii che quella notte avevo fatto un passo importante nel mio cammino da porca.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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