tradimenti
Alice e Bob #1
Efabilandia
20.02.2026 |
41.421 |
3
"Marco andò via, noi collassammo abbracciati nudi nel sonno, felici, appagati, con il profumo del sesso ancora sulle lenzuola e nei nostri respiri..."
Mi chiamo Alice, ho 39 anni, e la mia vita è un turbine di comando e desiderio represso. Sono una donna stupenda, con capelli corti e biondi che incorniciano il mio viso affilato, una terza di seno che fa girare la testa agli uomini, e un carattere autoritario che non lascia spazio a discussioni. Divorziata da un marito che non riusciva a starmi dietro, ho due figli maschi adolescenti che comando a bacchetta – loro sanno che la mamma non tollera ribellioni. Vivo per il controllo, in ogni aspetto della mia esistenza, e il sesso non fa eccezione.Bob è entrato nella mia vita come un'ancora di salvezza. Ha 38 anni, è riservato, un uomo tradito e lasciato dalla moglie, senza figli, che vive solo in un appartamento ordinato e silenzioso. È follemente innamorato di me, un amore che mi fa quasi tremare per quanto è puro e totale. Mi guarda come se fossi l'unica cosa che conta al mondo, il suo respiro si ferma quando entro in una stanza, le sue mani tremano quando mi sfiorano. Abbiamo una grande intimità: lui si arrende a me completamente, io lo domino con dolcezza crudele. Ma a volte arriva troppo presto, lasciandomi con quel fuoco ancora acceso dentro, e allora si dispiace, si scusa con gli occhi lucidi, mi bacia le mani implorando perdono. Una sera, dopo un amplesso breve ma intenso, eravamo sdraiati nel mio letto, il suo corpo sudato premuto contro il mio, l'odore muschiato del nostro sesso che aleggiava pesante. Mi ha preso il viso tra le mani, guardandomi con quegli occhi devoti che mi sciolgono.
“Alice,” ha sussurrato con la voce rotta dall’emozione, “io ti amo più di ogni cosa. Per amore tuo farei qualsiasi cosa. Mi farebbe piacere se tu avessi un altro con cui scopare, uno che ti dia tutto quello che io non riesco a darti sempre. Io voglio solo vederti godere, vederti felice, anche se significa guardarti mentre un altro ti possiede. Chiedo solo di essere lì, di poterti ammirare, di toccarti mentre succede, di sentire il tuo piacere sulla mia pelle. Ti amo così tanto che il mio cuore batte solo per questo.”
Quelle parole mi hanno colpita come un pugno dolce. Sono rimasta in silenzio, il respiro corto, mentre dentro di me si accendeva qualcosa di selvaggio. Era esattamente ciò che avevo sempre desiderato: il controllo totale, io al centro di tutto, con lui come spettatore adorante, disposto a sacrificare il suo orgoglio pur di vedermi appagata. Ho accettato, eccitata dall’idea di dirigere lo spettacolo e dal vedere quanto profondo fosse il suo amore per me.
Abbiamo creato un profilo su Annunci69. Ho scritto l’annuncio io: “Coppia cerca singolo maturo per giochi a tre. Lei dominante, lui cuckold devoto e innamorato. Solo uomini seri, over 45, disposti a seguire le mie regole.” Le risposte sono arrivate numerose, ma ho scelto Marco, 50 anni, descrizione sobria ma promettente: resistenza, obbedienza, esperienza. Abbiamo chattato, io dettando i termini: niente preservativo. Voglio sentire il cazzo nudo, caldo, vivo dentro di me, e la sborra che mi riempie, calda e abbondante. Lui ha accettato, eccitato dalla mia autorità.
Il primo incontro è stato in una suite d’hotel discreta, lenzuola di seta bianca, luci arancioni soffuse che tingevano la stanza di calore. L’aria profumava di lavanda e di tensione erotica. Bob era seduto su una poltrona in disparte, già duro nei pantaloni, gli occhi lucidi di amore e attesa. Io indossavo un abito nero attillato che è caduto a terra rivelando il mio corpo nudo, la fica già bagnata e gonfia di desiderio. Marco è entrato, alto, robusto, capelli grigi, profumo speziato di sandalo e pepe che mi ha fatto stringere le cosce.
“Sei stupenda,” ha detto. Io l’ho zittito con un dito sulle labbra. “Le regole le dico io. Spogliati.”
Mi sono avvicinata, l’ho spinto sul letto. Le sue mani hanno accarezzato i miei seni, i pollici sui capezzoli duri. Il suo cazzo era già eretto, grosso, venoso. Ha preso il preservativo dal comodino, ma io l’ho fermato con un gesto secco. Mi sono girata verso Bob, guardandolo dritto negli occhi, la voce bassa e carica di provocazione.
“Aspetta,” ho detto a Marco, senza staccare lo sguardo dal mio uomo. “Non metterlo. Voglio che mi sborri dentro. Voglio sentire il tuo cazzo nudo, voglio la tua sborra calda che mi riempie la fica… e magari mi metti incinta.” Ho sorriso lenta, crudele e dolce allo stesso tempo. “Bob vuole così, vero amore?”
Bob ha abbassato la testa per un istante, le guance arrossate, poi ha alzato gli occhi su di me: erano lucidi, pieni di un amore così grande da farmi quasi male. Ha sorriso piano, un sorriso timido e devoto, e ha fatto un piccolo cenno di sì con la testa, come se stesse firmando un patto eterno.
Marco ha lasciato cadere il preservativo. Mi ha presa con forza, spingendo dentro di me lentamente, ogni centimetro che mi dilatava, il calore della sua pelle nuda contro la mia, i succhi che colavano abbondanti. Ho gemuto forte, guardando Bob che si toccava piano, gli occhi fissi sul punto in cui i nostri corpi si univano. Marco ha accelerato, pompando profondo, il letto che cigolava, l’aria densa di sudore, di sesso, del mio profumo dolce e del suo odore mascolino. Poi è arrivato: un fiotto caldo, potente, che mi ha riempita fino in fondo, la sborra cremosa che traboccava dalla mia fica, appiccicosa e bianca, con quel gusto salato e muschiato che ho assaggiato leccandomi le dita.
Non ero sazia. L’ho girato, gli ho ordinato di prendermi nel culo. Il suo cazzo, ancora duro e lubrificato dai miei succhi e dalla sua sborra, ha forzato il mio buco stretto, dilatandomi in una sensazione di pienezza bruciante che si trasformava in estasi. Ha pompato più forte, le mani sui miei fianchi, e poi è esploso di nuovo, riempiendomi il culo con un altro getto caldo, viscido, che colava fuori profumato di sesso crudo.
Ansimante, mi sono chinata a pulirgli il cazzo con la bocca, succhiando ogni residuo, il sapore della sborra misto ai miei umori – salato, amaro, delizioso, come un nettare proibito. Con la bocca ancora sporca, piena di quel gusto cremoso, mi sono avvicinata a Bob. L’ho baciato profondamente, spingendo la sborra sulla sua lingua, lui che la ingoiava con un gemito soffocato, i nostri sapori che si mescolavano in un turbine di amore e sottomissione.
Poi l’ho tirato sul letto. “Scopami ora, amore mio,” gli ho ordinato, spalancando le gambe, la fica colma della sborra di Marco che colava lenta e calda. Bob è entrato in me senza barriere, scivolando nel calore umido e scivoloso, il suo cazzo che pulsava dentro la miscela viva. Dopo pochi colpi potenti, disperati, è arrivato anche lui, riempiendomi con il suo seme, un’esplosione che mi ha fatta urlare, la sensazione di essere completamente posseduta, colma di sborra da due uomini che mi amavano in modi diversi ma ugualmente totali.
Sdraiata sul letto con la fica e il culo ancora pulsanti, pieni della sborra calda di Marco e di Bob, mi resi conto che il mio orgasmo più grande non era ancora arrivato. Avevo goduto, sì, avevo urlato, mi ero sentita posseduta e riempita come una regina, ma quel fuoco profondo, quello che brucia fino alle viscere, non si era ancora spento del tutto. Ero ancora affamata.
Guardai Bob, il mio devoto, il mio amore totale, sdraiato accanto a me con il petto che si alzava e abbassava veloce, il viso arrossato, le labbra ancora lucide della sborra che gli avevo fatto ingoiare dal bacio. Marco era già mezzo addormentato, esausto, il cazzo molle contro la coscia. Ma io no. Io volevo di più. Volevo venire davvero, volevo esplodere mentre sentivo tutto quel seme mescolato scivolare fuori di me.
Mi misi in ginocchio, le cosce spalancate sopra il viso di Bob. Lui aprì gli occhi all’istante, capendo senza bisogno di parole. Il suo sguardo era puro amore, adorazione assoluta, gratitudine per poter servire. “Vieni qui, amore mio,” mormorò con voce roca, le mani che già salivano a stringermi i fianchi per aiutarmi a calarmi.
Mi abbassai lentamente, posizionando la fica gonfia e bagnata proprio sopra la sua bocca. Sentii subito il primo rivolo caldo scivolare fuori: la sborra di Marco, densa e cremosa, mista alla mia umidità e a quella di Bob, colava lenta, vischiosa, direttamente sulle sue labbra aperte. Lui emise un gemito profondo, quasi un singhiozzo di felicità, e tirò fuori la lingua per accoglierla. Il sapore salato, muschiato, amaro-dolce gli invase la bocca mentre io cominciavo a muovermi piano, sfregando il clitoride turgido contro la sua lingua calda e avida.
“Leccami, amore… leccami tutto,” gli ordinai con voce bassa, autoritaria ma carica di tenerezza. “Bevi quello che mi hanno dato… bevi la sborra che mi hanno lasciato dentro… è per te.”
Bob obbedì con devozione totale. La sua lingua scavava dentro di me, lambiva le labbra gonfie, succhiava il clitoride, raccoglieva ogni goccia che colava: la sborra di Marco prima, poi la sua, mescolate ai miei succhi abbondanti. Sentivo il calore umido della sua bocca, il modo in cui deglutiva avidamente, il piccolo suono bagnato della sua gola che ingoiava tutto. Le sue mani mi stringevano il culo, le dita che affondavano nella carne morbida, tenendomi ferma mentre io acceleravo il ritmo, cavalcandogli il viso con più forza.
L’aria era densa di odori: il mio profumo dolce e salato, il muschio pesante del sesso, il sentore acre della sborra che colava. Guardai in basso: il suo mento luccicava, le guance erano bagnate, i capelli appiccicati dalla miscela che gocciolava. E lui continuava, instancabile, la lingua che roteava, succhiava, penetrava, adorandomi in quel modo totale e umile che mi faceva impazzire.
Il piacere saliva veloce, elettrico, partendo dal clitoride e irradiandosi fino alla pancia, alle cosce che tremavano. “Sì… così… non fermarti…” gemevo, la voce rotta. Marco si era svegliato e guardava in silenzio, eccitato di nuovo solo a vederci. Ma io vedevo solo Bob, il mio Bob, che mi dava tutto se stesso.
Poi arrivò. Un orgasmo violento, profondo, che mi fece inarcare la schiena, stringere le cosce intorno alla sua testa, urlare il suo nome mentre il mio corpo si contraeva in spasmi potenti. Un ultimo fiotto caldo – i miei succhi misti a quel che restava della sborra – gli inondò la bocca, il viso, il collo. Lui bevve tutto, gemendo contro la mia carne, le mani che mi tenevano stretta come se fossi la sua ancora di salvezza.
Quando finii di tremare, mi lasciai cadere di lato, esausta, il respiro corto. Bob si girò verso di me, il viso completamente bagnato, lucido, profumato di me e di loro. Mi baciò piano, le labbra salate e appiccicose, e io lo lasciai fare, assaporando il gusto di tutto quello che avevamo condiviso.
Marco sorrise stanco, si avvicinò e ci abbracciò entrambi. Restammo lì, corpi intrecciati, sudati, appiccicosi, felici in un modo primordiale e perfetto. Io al centro, come sempre. La regina sazia, adorata, posseduta e servita. Bob mi accarezzò i capelli corti, sussurrando un “ti amo” che sembrava provenire dall’anima. Marco annuì piano, come a confermare che anche lui aveva capito il posto di ognuno in quel nostro piccolo regno di desiderio.
Marco andò via, noi collassammo abbracciati nudi nel sonno, felici, appagati, con il profumo del sesso ancora sulle lenzuola e nei nostri respiri. Non c’era più niente da dire. Eravamo esattamente dove dovevamo essere.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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