bdsm
Michela una vita da sottomessa Atto 25
Efabilandia
03.08.2025 |
8.333 |
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"” Rimango allibita, l’odore del vasetto che mi torna in mente, quel gusto terroso e denso..."
Il freddo di ottobre mi morde la pelle mentre scendo dal taxi, l’odore di benzina e foglie bagnate che si mescola al vento pungente di Milano, un contrasto con il calore che pulsa nel mio corpo, un fuoco alimentato dal ronzio del plug blu che vibra nel mio culo, un battito incessante che mi ricorda chi sono: la puttana di Daniela, una schiava che vive per essere sfondata e fatta godere. Il soprabito bianco, leggero e chiuso solo dalla cintura, sbatte contro le mie cosce, lasciando intravedere gli anelli da 4 cm che pendono dalle grandi labbra, un tintinnio metallico che echeggia come un richiamo osceno, un suono che mi fa colare la fica, l’odore di muschio che si sprigiona come un profumo proibito. Le calze nere a rete larga graffiano la mia pelle abbronzata, un marroncino uniforme che racconta di giorni di lussuria sotto il sole, e il suono dei tacchi da 12 cm sul marciapiede è un ritmo che proclama la mia depravazione. Ogni passo è un’anticipazione, un desiderio bruciante di arrivare in ufficio, di essere usata, fistata, devastata fino a squirtare, il mio corpo che brama l’umiliazione e il piacere che solo Daniela e Luciana sanno darmi.In ufficio, l’odore di cera per pavimenti e caffè amaro mi accoglie, ma è il profumo di vaniglia di Luciana che mi avvolge come una carezza perversa mentre mi siedo sulla poltrona, il cuoio freddo che sfrega contro il mio culo nudo, un brivido che mi strappa un gemito: “Mmmh!” Luciana ha già compiuto il rituale: il gel spalmato sul mio pube, le sue dita che scivolano sulla mia pelle, l’odore chimico che si mescola al mio muschio. Ha estratto il plug, un suono scivoloso che rompe il silenzio, e mi ha fistata, le sue mani che scavano nel mio culo e nella mia fica, un ritmo feroce che mi ha fatto squirtare, un lago biancastro che bagna la poltrona, l’odore acre che riempie la stanza. Sul tavolo, il vasetto della mia colazione, l’odore di sperma che mi colpisce, oggi più denso, quasi terroso, un sapore che mi ha spiazzato. Lo bevo, il gusto salato e selvatico che mi brucia la gola, raccolgo le gocce con un cucchiaino, l’odore che mi inebria, un gemito: “Mmmh!” Ogni sorso mi fa sentire più puttana, più pronta a essere usata, il mio corpo che pulsa di desiderio.Daniela entra, il suo profumo di sandalo che mi travolge come una tempesta, i suoi occhi che brillano di sadismo. “Prendi il regalo di tua sorella e il soprabito, andiamo da Sabrina,” ordina. Apro il cassetto, il dildo a cuneo con le strisce colorate che scintilla sotto la luce, l’odore di silicone fresco che mi pizzica le narici. “Padrona, il suo culo diventerà una voragine come il mio,” dico, immaginando Sabrina piegata al mio volere, il mio desiderio di dominarla che si mescola alla voglia di essere sfondata ancora. Curiosa, aggiungo: “Hai cambiato fornitore per la mia colazione? Oggi era più compatto, diverso.” Daniela sorride, un lampo di perversità: “È come lo yogurt, Michela, tanti sapori, tante vitamine.” Guarda Luciana, che annuisce furtiva. “Non ti è piaciuto?” chiede. “Era buonissimo, ma strano,” rispondo, l’odore di muschio che si intensifica, il mio corpo che freme al pensiero di cosa mi aspetta. Mi metto il soprabito, senza allacciarlo, il cuneo in mano, e usciamo, il suono dei tacchi che echeggia nei corridoi.
L’ufficio di Sabrina è un angolo di caos organizzato, l’odore di orchidea che la precede come un’esplosione floreale, un contrasto con l’odore di carta e toner che riempie la stanza. Sabrina è seduta sulla poltrona, la gonna alzata come ordinato da Daniela, il culo nudo sul tessuto ruvido, il plug verde che scintilla tra le sue chiappe, un faro che proclama la sua trasformazione. Alza lo sguardo, i suoi occhi che brillano di una lussuria nuova: “Ecco la mia sorellina, pronta per un trattamento speciale.” Daniela la interrompe: “No, oggi Michela ha una sorpresa per te. Alzati.” Sabrina, sorpresa, si alza, e io estraggo il plug verde dal suo buco, un suono bagnato che lacera l’aria, l’odore di orchidea che si sprigiona come un’onda. Lo infilo in tasca, un trofeo che mi eccita, e posiziono il cuneo sulla scrivania, la ventosa che aderisce con un suono sordo, l’odore di silicone che si diffonde. Sabrina lo fissa, un’espressione di paura: “Cos’è?” Daniela, con un ghigno: “È ciò che sfonderà il tuo culetto. Ogni mattina ti ci siederai, e Michela controllerà.” Sabrina protesta: “È troppo grosso, troppo lungo!” Daniela, con voce tagliente: “Obbedisci.”Sabrina, riluttante, si siede sul cuneo, centrando il buco, un urlo di sorpresa e dolore che squarcia la stanza: “A-ahhh!” Guardo la striscia colorata: 5 cm, un inizio misero. “C’è molto da lavorare,” dico a Daniela, compiaciuta, il mio desiderio di farla gemere che mi accende. Lei ride: “Pensa, Michela è arrivata a 15 cm la prima volta. Tu hai un buco da principiante.” Sabrina, rossa in viso, ribatte: “Lei ha una voragine, io no!” Daniela mi ordina: “Pensaci tu,” e se ne va, dicendo: “Torno fra dieci minuti, voglio progressi.”Mi siedo sulla scrivania, tolgo il soprabito, le gambe spalancate, l’odore di muschio che si diffonde, gli anelli che tintinnano. “Leccami, sorellina,” ordino, e appoggio le sue gambe sulle mie spalle, spingendola verso il basso, il cuneo che affonda nel suo buco, un gemito roco che le sfugge: “A-ahhh!” La sua lingua scava nella mia fica, il sapore salato che la inebria, l’odore di orchidea che si intensifica mentre il suo culo si allarga, la striscia colorata che segna 7 cm. Eccitata, lascio cadere qualche goccia di piscio nella sua bocca, l’odore acre che la colpisce, un sapore pungente che la fa trasalire, i suoi occhi spalancati di sorpresa e lussuria. Rido, divertita: “Bevi, sorellina, ti piace, vero?” Lei geme, la lingua che continua a leccare, il cuneo che scivola a 10 cm, un urlo di piacere e dolore: “Siiii!” Daniela torna, il suo profumo di sandalo che ci travolge: “Bene, vi divertite senza di me.” Mi scuso, ma lei ride: “Potete farlo sempre, è un ordine. Ora voglio la mia parte.” Ordina a Sabrina di spogliarsi, la gonna e la camicetta che cadono, l’odore di orchidea che esplode, le calze a rete come una divisa. Ci sdraiamo sul pavimento, io sotto, Sabrina sopra, le nostre lingue che si intrecciano, il sapore salato delle nostre fiche che ci inebria, un coro di gemiti che riempie la stanza.
Daniela si alza, prende una lattina di Monster grande dal cassetto di Sabrina, l’odore di alluminio e energia chimica che mi pizzica le narici. “Oggi improvvisiamo,” dice, con un ghigno. Si posiziona dietro Sabrina, la lattina che preme contro il suo buco, e spinge, un colpo deciso che la fa urlare: “A-ahhh!” Il ritmo è feroce, il suono metallico della lattina che scivola nella carne che echeggia, l’odore di orchidea e muschio che ci soffoca. Sabrina squirta, un getto che bagna il pavimento, l’odore acre che si diffonde, e io la seguo, un lago biancastro che si allarga, un urlo disumano: “Siiiiiii!” Daniela, non sazia, ordina a Sabrina: “Inginocchiati, pulisci il pavimento con la lingua.” Sabrina, riluttante, si inchina, il suo culo alto, il buco spalancato, l’odore di orchidea che si mescola al muschio. Lecca, il sapore salato del nostro squirt che la inebria, un gemito che le sfugge: “Mmmh!” Daniela mi guarda: “Non ti viene un’idea?” Sorrido, cattiva: “Le sfondo il culo.” Infilo la mano nel suo buco, un fisting lento ma profondo, l’odore di orchidea che esplode, poi prendo la lattina, fredda e liscia, e la infilo, un colpo che la fa urlare: “A-ahhh!” Spingo con foga, il suono metallico che echeggia, un ritmo che ci sincronizza. Il dolore si trasforma in piacere, Sabrina che geme: “Siiii, sorellina, spaccami!” Dopo un quarto d’ora, squirtiamo, un lago che allarga la pozza sul pavimento, l’odore acre che ci consacra, un urlo: “Siiiiiii!”Ci riposiamo, il pavimento un mare di liquidi, l’odore di muschio e orchidea che ci avvolge. Sabrina si alza, la lattina ancora nel buco, il suo passo incerto, ogni movimento un gemito: “Mmmh!” Cammina, il metallo che scintilla, l’odore di orchidea che la segue, un’esibizione oscena. Daniela ordina: “Lascia il cuneo sulla scrivania, in bella vista.” Io estraggo il plug verde dalla tasca, un suono morbido mentre lo prendo, e lo tengo pronto per dopo quando servirà. Sabrina indossa la gonna e la camicetta, trasparente, i suoi piccoli seni in mostra. Usciamo, l’odore di caffè amaro che ci chiama.
L’egiziano ci aspetta, l’odore di tabacco e cuoio che lo avvolge, il suono del motore che ruggisce. Saliamo, i nostri culi nudi sulla pelle dei sedili, un brivido che mi fa gemere: “Mmmh!” Le gambe spalancate, il plug blu che lampeggia, l’odore di muschio e orchidea che si diffonde. L’egiziano guarda Daniela: “È piaciuto il nuovo sperma?” Lei lo rimprovera: “Doveva restare un segreto!” Poi, ridendo: “Michela lo ha apprezzato.” Mi guarda, e io, sorpresa, dico: “Allora era tuo! Ma oggi, di chi era?” Lui sorride: “Del mio pastore tedesco.” Rimango allibita, l’odore del vasetto che mi torna in mente, quel gusto terroso e denso. Sabrina ride: “Fai colazione con lo sperma di un cane?” Orgogliosa, rispondo: “Sì, ed è buono. Dovresti provarlo, sorellina.” Daniela, entusiasta: “Domani due vasetti, egiziano. Sani, mi raccomando.” Lui annuisce: “Mi serve aiuto.” Daniela: “Fai pure.”Arriviamo in San Babila, l’odore di smog e castagne arrostite che ci accoglie, il suono del traffico che si mescola al ticchettio dei nostri tacchi. Una voce ci chiama: Giorgio, con un amico di colore, l’odore di colonia costosa che li precede. Giorgio bacia me, la sua lingua che scava, il sapore di menta che mi inebria, poi bacia Sabrina, un bacio profondo che la fa arrossire. “Chi è?” chiede. Daniela risponde: “La sorella di Michela, in addestramento per diventare una troia sfondata.” Giorgio sorride: “Non l’hai marchiata?” Daniela: “Non ancora, ma se lo farò, ti porterò da te.” Lui annuisce: “Il pagamento è sempre lo stesso.” Passeggiamo, l’odore di muschio, sandalo e orchidea che ci segue, le vetrine che riflettono i nostri corpi, un’esibizione che attira sguardi.
La piazza di San Babila è un vortice di vita, l’odore di fumo e profumo dolce che si mescola al suono di una fisarmonica lontana, un tango malinconico che risuona tra i palazzi, un ritmo che si intreccia al ronzio del mio plug blu, un battito che pulsa nel mio culo, un fuoco che mi tiene viva, una puttana pronta a essere devastata. Daniela ci conduce in a vicolo stretto, l’odore di pietra umida e muschio che ci avvolge, un angolo nascosto dove la luce fioca dei lampioni illumina i miei anelli, un altare profano di lussuria. “Sabrina, inginocchiati,” ordina Daniela, la voce tagliente come una lama. Sabrina obbedisce, il suo culo in mostra, la lattina che scintilla nel suo buco, l’odore di orchidea che si sprigiona come un’esplosione floreale. Prendo il dildo a cuneo, l’odore di silicone fresco che mi pizzica le narici, e lo fisso al pavimento di ciottoli con la ventosa, un suono sordo che echeggia nel vicolo. “Siediti,” ordino, la mia voce carica di una cattiveria che mi sorprende, un desiderio di dominare mia sorella, di trasformarla in una puttana come me, il mio corpo che brama il piacere di vederla cedere. Sabrina, con un gemito di paura e anticipazione, centra il suo buco sul cuneo, il dildo che affonda, 10 cm, un urlo che squarcia l’aria: “A-ahhh!” Spingo le sue spalle con forza, il cuneo che scivola a 15 cm, l’odore di muschio e orchidea che si mescola, un gemito roco che le sfugge: “Siiii, sorellina, spaccami!” Il suo buco si allarga, una voragine che si arrende al mio dominio, il clap della carne che echeggia, un ritmo che mi fa colare la fica, l’odore acre che si diffonde come un incenso.
Daniela, dietro di me, estrae il mio plug, un suono fluido che lacera il silenzio del vicolo, l’odore di muschio che esplode come una tempesta. Infila una lattina di Monster grande, fredda e liscia, nel mio buco, un colpo brutale che mi squarcia, un urlo disumano che mi sfugge: “Siiiiiii, Padrona!” Il suo ritmo è feroce, il suono metallico che echeggia, sincronizzato con le mie spinte su Sabrina, un trenino di lussuria che ci unisce in un’estasi perversa. Giorgio e il suo amico ci guardano, l’odore di colonia costosa e desiderio che emana da loro, i loro occhi che ci trafiggono, un pubblico silenzioso per la nostra esibizione. Daniela ordina: “Leccami, Michela.” Mi inginocchio, la sua fica spalancata davanti a me, l’odore di sandalo e muschio che mi travolge come un’onda, la mia lingua che scava, il sapore salato e caldo che mi inebria, un gemito che mi sfugge: “Mmmh!” Mordicchio il suo clitoride, un morso erotico che la fa urlare: “Siiii!” Sabrina, posseduta dal cuneo, squirta, un lago che bagna il pavimento del vicolo, l’odore acre che si mescola all’orchidea, un urlo: “Siiiiiii, sorellina!”Daniela, non sazia, mi afferra per i capelli, tirando la catenella dei miei capezzoli, un pizzicore che mi strappa un gemito: “A-ahhh!” “Apri la bocca,” ordina, e mi piscia in bocca, un getto caldo e acre che mi soffoca, l’odore di urina che mi travolge, un sapore salato e pungente che bevo, ogni goccia un voto di devozione alla mia Padrona. Sabrina, vedendomi, si unisce, alzandosi dal cuneo con un gemito, il buco spalancato, e mi piscia in bocca, l’odore di urina che mi inonda, un sapore floreale e acre che mi consuma, un altro sigillo della mia sottomissione. Squirto, un lago che si unisce al suo, l’odore acre che si mescola al muschio e all’orchidea, un urlo disumano che squarcia il vicolo: “Siiiiiii, Padrona! Sorellina!” Il tango della fisarmonica si intensifica, un crescendo passionale che vibra con i nostri corpi, un ritmo che ci consacra come un inno alla depravazione. Con un movimento rapido infilo il plug verde nel culo di mia sorella per non lasciarla vuota. Giorgio applaude, il suo amico eccitato, l’odore di colonia che si mescola al nostro muschio, e Daniela mi sussurra: “Sei la mia puttana perfetta, Michela, e Sabrina lo sarà presto.” Mi mordo il labbro, il sapore del loro piscio ancora sulla lingua, e mordo il capezzolo di Sabrina, un morso erotico che la fa gemere: “Siiii!”
Daniela infila un dito nella mia fica, poi due, poi tutta la mano, a fisting lento ma profondo, a ritmo che mi squarcia, l’odore di muschio che esplode. Squirto ancora, un altro lago che bagna il vicolo, l’odore acre che ci soffoca, un urlo: “Siiiiiii, Padrona!” Sabrina cammina verso Giorgio con il suo plug verde nel culo, ogni passo un gemito, il metallo che scintilla, un’esibizione oscena che attira i suoi occhi. Il mio corpo trema, devastato, la mia anima marchiata per sempre, un altare di lussuria consacrato a Daniela e alla mia sorellina, ora mia complice nella depravazione. Rimetto nella borsa le lattine mentre Daniela mi rimette il plug con la luce blu nel culo.
#damabiancaesib
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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