Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > incesto > La vacanza a Formentera Cap. 2
incesto

La vacanza a Formentera Cap. 2


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
23.08.2025    |    11.547    |    3 9.9
"” Il suo tono era un misto di sfida e desiderio, ma c’era anche una tensione, un’ombra di gelosia che rendeva ogni suo movimento più intenso..."
Il sole di Formentera ci colpì come un’amante appassionata quando scendemmo dall’aereo, l’aria satura di salsedine, pini e un desiderio che sembrava respirare con l’isola. La villa bianca che ci ospitava era un santuario di calce e luce, con una piscina a sfioro che rifletteva il mare turchese come uno specchio liquido, una terrazza avvolta dal profumo di bougainvillea, dolce e selvatico, che si mescolava al calore della pietra scaldata dal sole. Sara, 21 anni, era una tempesta di carne e luce: il bikini bianco che indossava appena arrivati aderiva alla sua pelle pallida come una seconda pelle, lasciando intravedere la curva dei fianchi, i capezzoli che premevano contro il tessuto sottile, duri come promesse. Il suo profumo di fiori selvatici era una droga, una scia che mi inseguiva ovunque, e ogni suo movimento il modo in cui si sistemava i capelli, la gamba che scivolava fuori dal bikini – era un invito a perdermi. Valeria, sua madre e mia amante segreta da mesi, mi guardava con occhi che vedevano ogni mio pensiero, il suo corpo maturo avvolto in un pareo nero che scivolava appena, rivelando curve che conoscevo a memoria. Serena, mia moglie, e Martino, il marito di Valeria, erano ignari, persi nel loro mondo di sole, cocktail e risate, ma Formentera sembrava sussurrare segreti che ci avrebbero travolti tutti. Quella prima sera, dopo una cena di pesce grigliato, croccante e salato, e sangria che sapeva di frutti rossi e peccato, l’aria era densa di calore e possibilità. Serena e Martino si erano ritirati sulla spiaggia di Ses Illetes, lei in topless, il seno pieno che luccicava sotto la luna, catturando gli sguardi di Martino. “Sembri una sirena scolpita dal sole,” le disse, la voce bassa, gli occhi che indugiavano sulle sue forme pronunciate, il seno che si alzava con ogni respiro, la pelle lucida di crema solare al cocco. Serena sorrideva, compiaciuta ma distante, ignara o forse volutamente cieca al desiderio che le sue curve accendevano. Io, seduto sulla terrazza con un bicchiere di sangria in mano, non riuscivo a smettere di pensare a Sara, al momento sull’aereo quando avevo posato la sua mano sul mio cazzo, il suo sorriso complice che mi aveva fatto tremare. Quel segreto era una corda tesa, pronta a spezzarsi, e l’isola sembrava il luogo perfetto per farla crollare.
La piscina della villa scintillava sotto un cielo trapunto di stelle, l’acqua nera che rifletteva la luna come uno specchio di ossidiana, il suono delle cicale che si mescolava al fruscio delle onde lontane. Ero uscito per prendere aria, il costume da bagno che mi stringeva appena, il cazzo già mezzo duro al solo pensiero di Sara. Lei comparve come un’apparizione, il bikini bianco che brillava nella penombra, i piedi nudi che scivolavano sulla pietra ancora calda del giorno. Il profumo di fiori selvatici e crema solare al cocco mi colpì come una sferzata, dolce e inebriante, e il suo sguardo – un misto di sfida e desiderio – mi inchiodò. “Non riesci a smettere di guardarmi, vero?” sussurrò, la voce bassa, un coltello di seta che mi tagliava il respiro. Si sedette sul bordo della piscina, le gambe aperte, il bikini che scivolava appena a scoprire la curva interna delle cosce, la pelle pallida che luccicava come alabastro. Si avvicinò, così vicina che potevo sentire il calore della sua pelle, il respiro che profumava di sangria e desiderio. Con un gesto lento, deliberato, posò un piede sul mio costume, le dita che sfioravano il mio cazzo attraverso il tessuto sottile.
Lo accarezzò con l’arco del piede, un movimento fluido, quasi crudele, che mi fece gemere. “Pensi ancora a quello che ho fatto sull’aereo?” disse, premendo più forte, il mio cazzo che si induriva completamente, visibile come una promessa sotto il costume. Le sue dita dei piedi giocavano con me, sfiorando, stringendo, un gioco erotico che era puro tormento. Ogni pressione era un’onda di piacere che mi attraversava, il tessuto del costume che strofinava contro la pelle sensibile, il suono delle cicale che si mescolava al mio respiro corto, al fruscio dell’acqua che lambiva il bordo della piscina. Le sue unghie laccate di rosso scintillavano sotto la luna, e il modo in cui muoveva il piede – lento, poi più rapido, poi di nuovo lento – era un’arte, una danza che mi stava mandando fuori di testa. “Cazzo, Sara,” mormorai, la voce roca, ma lei non si fermò. Si alzò, il bikini che scivolava ancora di più, e si inginocchiò davanti a me, la sabbia ancora calda sotto le sue ginocchia. Con un gesto rapido, abbassò il mio costume, liberando il mio cazzo, duro, pulsante, una bestia pronta a colpire. La sua bocca era calda, umida, la lingua che danzava sulla punta, poi lungo l’asta, succhiandolo con una fame che mi fece tremare. Le sue labbra si chiudevano intorno a me, lente, poi più veloci, il suono umido dei suoi movimenti che si intrecciava al ronzio della notte. Le afferrai i capelli, spingendola più a fondo, il cazzo che spariva nella sua gola mentre gemeva, il vibrato che mi mandava in estasi. Ogni succhiata era un’esplosione, il sapore della sua saliva che si mescolava al mio desiderio, il profumo di fiori selvatici che mi avvolgeva come una nebbia. Ma non volevo finire così. La tirai su, facendola sedere sul bordo della piscina, le gambe spalancate, il bikini abbassato a scoprire la sua fica, lucida, bagnata, un invito che non potevo rifiutare. Mi inginocchiai, la lingua che scivolava sulla sua carne, esplorandola con una voracità che non riconoscevo. Il sapore era un’esplosione: dolce come miele, salato come il mare, con un accenno di crema solare che si mescolava al suo succo. Sara gemeva, le mani nei miei capelli, spingendomi più a fondo, la fica che si contraeva sotto la mia lingua. “Cazzo, sì,” gridò, il corpo che tremava, e poi, con un urlo soffocato, squirto, un fiotto caldo che mi colpì il viso, il mento, la bocca, un sapore selvaggio che mi fece quasi svenire. Leccai ogni goccia, il cuore che batteva come un tamburo, il viso bagnato del suo piacere. Mentre leccavo la sua fica, un senso di colpa mi travolse come un’onda. Era Sara, la figlia dei miei amici, non solo la figlia della mia amante. Ogni colpo della mia lingua era un tradimento, non solo verso Serena, ma verso Martino, verso tutto ciò che avevamo costruito insieme. Il sapore di lei, il suo squirt che mi bagnava, era una droga, ma ogni sorso era anche un peso, una consapevolezza che stavo oltrepassando un confine che non avrei mai dovuto sfiorare. Eppure, il suo profumo, il modo in cui il suo corpo rispondeva, mi tenevano inchiodato lì, incapace di fermarmi. Quando cercai di sollevarmi per scoparla, si ritrasse, ridendo, gli occhi che brillavano di una provocazione che mi lasciò con il cazzo duro e la testa in fiamme. “Non ancora,” disse, aggiustandosi il bikini, e sparì nella villa, lasciandomi solo con il sapore di lei in bocca, il viso bagnato e il senso di colpa che mi mordeva il petto.
Il giorno dopo, sulla spiaggia di Cala Saona, il sole era una carezza rovente, la sabbia che scottava sotto i piedi come brace. Serena era sdraiata in topless, il seno pieno che luccicava di crema solare, attirando gli sguardi di Martino. “Hai un corpo che sembra scolpito per quest’isola,” le disse, la voce carica di un’ammirazione che sfiorava il desiderio, gli occhi che indugiavano sul suo seno, sulle curve che il sole accendeva. Serena sorrideva, il seno che si alzava con ogni respiro, compiaciuta ma distante, ignara di ciò che ribolliva nella villa. Io li osservavo da lontano, il cazzo che si induriva al pensiero di Serena, ma la mia mente era piena di Sara, del suo sapore, del suo squirt che mi aveva marchiato. Valeria mi trovò nella cucina della villa, mentre gli altri erano ancora in spiaggia. Il suo pareo nero era semiaperto, lasciando intravedere il bikini che aderiva alle sue curve come una promessa. “Ti ho visto con Sara ieri sera,” sibilò, la voce tagliente, gli occhi che bruciavano di gelosia. “Non è solo mia figlia, è anche la mia rivale, vero? Pensi di poterla scopare e poi tornare da me come se niente fosse?” Mi spinse contro il muro, la mano che scivolava sotto il mio costume, afferrando le mie palle con una forza che mi tolse il fiato. Strinse, il dolore che si mescolava al piacere, il mio cazzo che si induriva nonostante tutto. “Rispondi,” ordinò, stringendo ancora, il mio respiro che si spezzava, le gambe che tremavano. “Vuoi la sua fica giovane, ma io sono ancora qui,” disse, la voce un misto di rabbia e desiderio, il profumo di vaniglia che mi avvolgeva come una prigione. Mi trascinò in una stanza, le tende bianche che ondeggiavano al vento, l’odore di salsedine che si mescolava al suo profumo. Si tolse il pareo e il bikini, la fica già bagnata, lucida sotto la luce del sole che filtrava dalle finestre. Mi spinse sul letto, cavalcandomi con una furia che era quasi vendetta. “Scopami,” ordinò, la voce roca, mentre la sua fica mi avvolgeva, calda, stretta, il ritmo delle sue anche che mi portava al confine del piacere. Gemeva, il corpo che tremava, i seni che ballavano a ogni spinta, il sudore che le colava lungo il collo. Poi squirto, un orgasmo violento che la fece gridare, un fiotto caldo che mi bagnò il cazzo, le cosce, il letto, il suono dei suoi gemiti che si mescolava al fruscio delle tende. “Non è finita,” disse, girandosi, il culo offerto come un sacrificio. “Scopami qui.” La penetrai nel culo, lento, poi più forte, il suo buco stretto che mi stringeva il cazzo come una morsa. “Voglio vederti scopare Sara,” urlò, il corpo che si tendeva a ogni spinta, il dolore e il piacere che si mescolavano nei suoi gemiti. “Voglio vederti sborrare nella sua fica, ma ora sborra nel mio culo!” La sua voce era un comando, e io obbedii, sborrando dentro di lei, un fiotto caldo che la fece gemere, il corpo che crollava sul letto, il respiro corto, il sudore che ci univa. “La prossima volta,” sussurrò, la voce ancora spezzata, “lo faremo insieme a lei.”
La notte successiva, trovai Sara sulla terrazza, il mare che scintillava sotto la luna come un tappeto di diamanti. Era nuda, la pelle che brillava come alabastro, i capezzoli duri, la fica esposta come una provocazione aperta. Il profumo di fiori selvatici mi colpì, mescolato al calore della sua pelle, al sudore che le luccicava sul corpo. Mi avvicinai, il cuore che martellava, il senso di colpa che mi mordeva ma non abbastanza da fermarmi. Senza dire una parola, le misi una mano tra le cosce, le dita che scivolavano nella sua fica bagnata, calda, pronta. Lei gemette, spingendosi contro la mia mano, gli occhi che brillavano di desiderio e sfida, il respiro corto che si mescolava al suono delle onde. “Vorrei vedere se saresti capace di succhiarmi il cazzo davanti a tua madre,” dissi, la voce bassa, un misto di provocazione e paura, il cazzo che si induriva sotto il costume al solo pensiero. Era una sfida oscena, un confine che non avrei mai dovuto attraversare, ma l’isola mi aveva reso folle, e il sapore di Sara, ancora vivo sulla mia lingua, mi spingeva oltre. Sara spalancò gli occhi, un lampo di sorpresa, poi sorrise, un sorriso che era puro fuoco. “E se lo facessi davvero?” rispose, la mano che sfiorava il mio costume, il mio cazzo che pulsava sotto il tessuto. Il suo tocco era elettrico, ogni movimento un invito a perdermi. Ma c’era anche un’ombra di vulnerabilità nei suoi occhi, un’esitazione che rendeva tutto più reale, più pericoloso. “Dillo a tua madre,” dissi, il respiro corto, il senso di colpa che mi stringeva il petto come una morsa. “Dille di raggiungerci nella dependance.” Sara annuì, un misto di audacia e imbarazzo, e sparì nella villa, lasciandomi solo con il battito del mio cuore e il profumo di lei che mi avvolgeva. Andai nella dependance, una stanza isolata con tende leggere che ondeggiavano al vento, l’odore di salsedine e bougainvillea che saturava l’aria, il suono delle onde che sembrava un battito lontano. Valeria arrivò per prima, il bikini nero che lasciava poco all’immaginazione, gli occhi che brillavano di una complicità pericolosa. “Hai avuto il coraggio,” disse, avvicinandosi, la mano che scivolava sul mio cazzo, già duro sotto il costume. “Vediamo se anche lei ce l’ha.” Il suo tono era un misto di sfida e desiderio, ma c’era anche una tensione, un’ombra di gelosia che rendeva ogni suo movimento più intenso.
Sara entrò, nuda, la pelle che scintillava sotto la luce della luna che filtrava dalle tende, la fica lucida di desiderio, il profumo di fiori selvatici che riempiva la stanza come una nebbia. Si inginocchiò davanti a me, proprio come avevo sfidato, e prese il mio cazzo in bocca, le labbra calde, la lingua che danzava con una precisione che mi fece gemere. Il suono umido della sua bocca si mescolava al fruscio delle tende, al battito del mio cuore, al respiro corto di Valeria, che osservava, la mano che scivolava nella sua fica, gemendo piano, gli occhi fissi su sua figlia. “Cazzo, sei una vera troia,” disse, la voce carica di un misto di orgoglio, gelosia e desiderio, mentre Sara succhiava più forte, il mio cazzo che spariva nella sua gola, ogni movimento un’esplosione di piacere. Mi inginocchiai, tirando Sara verso di me, la lingua che tornava alla sua fica, il sapore dolce e salato che mi esplodeva in bocca. Il senso di colpa mi travolse di nuovo era la figlia dei miei amici, la figlia della mia amante ma il suo squirt mi colpì ancora, un fiotto caldo che mi bagnò il viso, il mento, la lingua, un sapore selvaggio che mi fece quasi svenire. Valeria si unì, togliendosi il bikini, e si inginocchiò accanto a me, baciando Sara, le loro lingue che si intrecciavano in un gesto che era tanto intimo quanto proibito. Leccai la fica di Valeria, poi quella di Sara, alternando, il sapore delle due donne che si mescolava in bocca, un cocktail di desiderio che mi faceva impazzire. Valeria si sdraiò sul letto, le gambe aperte, la fica bagnata che mi chiamava. La penetrai, il cazzo che affondava in lei con una forza che le strappò un grido, mentre Sara le leccava i capezzoli, poi scese a leccarle la fica, la lingua che sfiorava il mio cazzo mentre entravo e uscivo. Valeria si masturbava freneticamente, guardandomi scopare sua figlia, e poi squirtò, un getto caldo che ci colpì entrambi, bagnando me e Sara, il suo corpo che tremava di piacere, i gemiti che si mescolavano al suono delle onde. “Scopa mia figlia,” disse, la voce roca, e io mi spostai su Sara, che si piegò a novanta gradi, la fica pronta, lucida. La penetrai, il cazzo che la sfondava, stretta, calda, ogni spinta che le strappava un gemito. “Cazzo, è troppo,” gridò, ma si spingeva contro di me, il dolore che si trasformava in piacere, il corpo che tremava sotto ogni colpo. Valeria la guardava, gli occhi pieni di un misto di gelosia e adorazione, la mano che si muoveva frenetica sulla sua fica. Alternavo tra le due, il cazzo che passava dalla fica di Valeria a quella di Sara, i loro gemiti che si intrecciavano come una sinfonia oscena. Quando sentii l’orgasmo montare, Valeria mi afferrò il cazzo, leccandolo insieme a Sara, le loro lingue che si intrecciavano sulla mia carne, un balletto di saliva e desiderio. “Arrivale nella fica,” disse Valeria, la voce un comando. “Lei è una porca.” Scopai Sara nella fica più forte, il cazzo che la riempiva, e sborrai dentro di lei, un fiotto caldo che la fece vibrare tutta, il corpo che tremava in un orgasmo che sembrava scuotere l’isola stessa, ogni muscolo teso, ogni respiro un grido soffocato da un bacio di Valeria, le loro lingue che si intrecciavano mentre lei crollava, la fica gocciolante. Valeria si chinò, leccando la fica di Sara, assaporando la mia sborra, il suo succo, un mix che la fece gemere. “La prossima volta,” disse, toccandomi il cazzo, ancora duro, “faremo vedere a Sara come mi scopi in culo.” Tornammo alla villa in silenzio, i corpi ancora caldi, il sudore che ci univa come un patto. Serena e Martino erano in spiaggia, lui che continuava a guardare il seno di Serena, lei che sorrideva senza impegno, ignara di ciò che era accaduto. Ma il desiderio di Valeria e Sara era diventato morboso, una fame che non si spegneva, una corda che ci legava tutti in un groviglio di segreti. Sara mi lanciò un’occhiata complice, gli occhi che promettevano altre notti, altri confini da infrangere. Valeria mi strinse la mano, sussurrando: “Non è finita.” Il mio cuore batteva ancora forte, diviso tra l’euforia del proibito e il timore che tutto potesse crollare. Formentera ci aveva incendiati, e la vacanza era solo all’inizio.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.9
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per La vacanza a Formentera Cap. 2:

Altri Racconti Erotici in incesto:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni