bdsm
Michela una vita da sottomessa Atto 26
Efabilandia
04.08.2025 |
9.397 |
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"“Sfondatemi, vi prego, sono la vostra puttana!” urlo, il mio buco slabbrato che accoglie entrambi i cazzi un tormento che mi consuma, l’odore di sperma e sudore che mi avvolge come un..."
La notte di Milano mi avvolge come un sudario di seta nera, l’odore di smog e profumi costosi che si intreccia al vento tagliente, un coltello che morde la mia pelle nuda sotto il soprabito bianco, legato solo dalla cintura. Ogni passo è un’esplosione, il ticchettio dei tacchi da 12 cm che canta sul pavimento lucido della Galleria Vittorio Emanuele, un ritmo che si mescola al ronzio del plug blu nel mio culo, un tormento che vibra come un cuore oscuro, un dolore che mi trafigge e si scioglie in un desiderio bruciante di essere puttana, di essere sfondata fino a urlare. Gli anelli da 4 cm che pendono dalle grandi labbra tintinnano, le mie labbra della fica sono completamente allungate e deformate, l’odore di muschio che si sprigiona dalla mia fica colante, un profumo profano che mi segue come un’ombra. Le calze nere a rete graffiano la mia pelle abbronzata, un marroncino che sussurra giorni di lussuria sotto il sole, e ogni movimento è un’ode al dolore che bramo, un sacrificio che mi conduce al piacere, il mio corpo che trema per essere usato, devastato, umiliato fino all’estasi.Entriamo e usciamo dai negozi, l’odore di cuoio nuovo e note floreali che mi stordisce, il suono di risate e cristalli che si intreccia a una melodia di pianoforte jazz, un ritmo sensuale che accende il mio desiderio di essere troia, di mostrare il mio corpo a chiunque mi guardi. Ci fermiamo per un aperitivo, l’odore di champagne frizzante che mi pizzica le narici, il gusto effervescente che danza sulla mia lingua, un’esplosione di bollicine che si mescola al sapore salato di un’oliva, un contrasto che mi fa gemere: “Mmmh!” Ogni sorso è un rituale, un’offerta alla mia voglia di essere posseduta. Daniela, al mio fianco, emana un profumo di sandalo che mi travolge come una tempesta, i suoi occhi che promettono dolore e piacere. Sabrina, alla sua sinistra, irradia un odore di orchidea, il suo corpo teso, ancora in addestramento, ma già vibrante di una lussuria che la rende una puttana in divenire. Giorgio e il suo amico di colore ci accompagnano, l’odore di colonia costosa che li avvolge come un’aura di dominio. Bevo, il plug che vibra più forte, un dolore che mi squarcia il culo, trasformandosi in un piacere che mi fa colare tra le cosce, un desiderio di essere usata che mi consuma. Sono le 22, e Giorgio propone un’osteria in Brera. “Niente di eccezionale, ma si mangia bene,” dice. Daniela annuisce: “Va bene.” Giorgio telefona: “Alle 22:30, trovaci un angolo nascosto, le donne sono poco vestite.” Il mio cuore batte, il dolore del plug che si mescola alla voglia di essere troia, di essere sfondata davanti a tutti.
L’osteria in Brera è uno scantinato caldo, l’odore di carne alla brace e legno invecchiato che mi avvolge come una coperta ruvida, un abbraccio che promette dolore e piacere. Il tavolo, dietro un separé, è spartano: tovagliette di carta, posate semplici, ma il profumo di pulizia e arrosto mi stuzzica le narici, un invito a cedere alla mia natura di puttana. Ci sediamo, Daniela al centro, io alla sua destra, Sabrina alla sinistra, Giorgio e il suo amico di fronte. Daniela ordina: “Toglietevi i soprabiti.” Slaccio la cintura, il tessuto che scivola via come una pelle, il mio corpo nudo esposto, gli anelli che tintinnano, l’odore di muschio che esplode come un’esplosione. Sabrina si toglie la giacchina, la camicetta trasparente che rivela i suoi piccoli seni, l’odore di orchidea che si sprigiona come un’onda floreale. Siamo porno star in un’osteria, e il dolore di essere esposta, vulnerabile, mi trafigge come una lama, trasformandosi in un piacere che mi fa colare, la mia fica che pulsa, bramosa di essere usata. “Guardateci, siamo le vostre troie,” sussurro, il cuore che batte, il plug che vibra, un tormento che mi accende.
Il proprietario, un trentenne palestrato con lineamenti slavi, ci guarda con occhi spalancati, l’odore di sudore e colonia che lo avvolge. “Ho fatto bene a mettervi dietro il separé,” dice, compiaciuto. “La specialità è la carne alla brace.” Ordiniamo un misto di carne e insalata, con tre bottiglie di Barbera. Il cameriere, un uomo di colore con tatuaggi che spuntano dalla camicia, sistema i piatti, il suo sguardo fisso sui miei anelli e sul tatuaggio della diavolessa con la scritta SLAVE in gotico. “Sei una troia marchiata,” dice, la voce bassa, e il dolore dell’umiliazione mi brucia, ma si trasforma in un fuoco che mi fa gemere: “Siiii, sono la sua puttana!” Un altro cameriere, quasi identico, con la testa rasata, porta il vino, l’odore di alcol carico che si mescola al muschio. Mi fissa, incuriosito: “Slave significa che sei sua?” Giorgio ride: “È la schiava di Daniela, pronta a tutto.” Il dolore di essere esposta mi squarcia, ma il piacere di essere vista come una troia mi fa colare, il mio buco che pulsa attorno al plug. La carne arriva, succosa, l’odore di brace che mi inebria, il sapore salato e affumicato che mi riempie la bocca, un banchetto che alimenta la mia voglia di essere devastata. Il Barbera, robusto, mi scalda la gola, ogni sorso un passo verso l’estasi, il dolore del plug che si intensifica, un tormento che bramo, un piacere che mi fa urlare dentro: “Sfondatemi!”
La porta dell’osteria si chiude con un tonfo, la chiave che gira nella serratura, un suono che echeggia come un sigillo sulla mia sottomissione. L’odore di carne e vino si mescola al ritmo di una chitarra flamenco che risuona dagli altoparlanti, un crescendo passionale che vibra con il ronzio del mio plug, un dolore che mi trafigge il culo, trasformandosi in un piacere che mi fa colare, la mia fica che brama di essere usata. Il proprietario si unisce a noi, l’odore di sudore e colonia slava che mi pizzica le narici, un profumo che mi eccita, un invito a essere troia. Le mani di Giorgio e del suo amico si fanno audaci, palpando le nostre cosce, tirando gli anelli, il dolore che mi strappa un gemito: “A-ahhh!” Ogni pizzicore è una lama che si scioglie in estasi, un fuoco che alimenta la mia voglia di essere posseduta. I camerieri, i gemelli senegalesi, strofinano i loro pacchi contro le nostre schiene, l’odore di muschio maschile che si mescola al mio, un tormento che mi fa urlare dentro: “Usatemi!” Il proprietario porta una bottiglia di grappa alla ruta, l’odore erbaceo e pungente che mi stordisce, il sapore forte che mi brucia la lingua, un fuoco che accende la mia depravazione. “Bevi, troia,” dice Daniela, e io obbedisco, il gusto che mi trafigge, un piacere che mi fa gemere: “Siiii, Padrona!”
Daniela ordina: “Michela, Sabrina, spogliatevi del tutto e fate un balletto erotico.” Mi alzo, il soprabito che cade, l’odore di muschio che esplode, il plug blu che vibra, un dolore che mi squarcia, trasformandosi in un piacere che mi fa colare. Sabrina si spoglia, l’odore di orchidea che si diffonde, il plug verde che scintilla tra le sue chiappe. Balliamo, i nostri corpi che si sfiorano, le mani che scavano nei nostri buchi, il dolore delle dita che si insinuano, un piacere che mi fa urlare: “Siiii, sorellina, fammi male!” Giorgio guarda Daniela: “Anche tu lo porti, vero?” Daniela si alza, mostrando il plug rosso, l’odore di sandalo che esplode. “Sei una troia divina,” dice Giorgio. “Unisciti a loro.” Daniela ride: “Sai che amo solo le donne, e il mio culo per pochi eletti.” Giorgio: “Le tue schiave sono nostre?” Daniela: “Certo, ma Michela è una voragine, una sfida per voi.” Io sorrido, il dolore del plug che mi accende: “Sfondatemi, sono la vostra puttana!” Sabrina geme: “Anch’io, usatemi!” Il desiderio di essere troie ci consuma, il nostro corpo che brama il dolore per raggiungere il piacere.
Il pavimento dell’osteria si trasforma in un’arena di lussuria, l’odore di legno umido e sperma denso che si mescola al ritmo febbrile del flamenco, un uragano che vibra con i nostri gemiti, un canto selvaggio che mi trafigge l’anima. Sabrina e io ci intrecciamo in un 69, i nostri plug estratti con un suono viscido, un clap succoso che vibra nell’aria, appoggiati sul tavolo come trofei osceni. Il mostro blu vibra ancora, l’odore di silicone e muschio che mi soffoca, mentre le nostre lingue scavano nelle fiche spalancate, il sapore salato e acre che ci inebria, un nettare di depravazione che mi fa urlare: “Siiii, sorellina, fammi male!” Le unghie di Sabrina graffiano la mia carne, un dolore che si scioglie in un piacere bruciante, il mio corpo che brama di essere troia, di essere devastata. Il proprietario, con occhi spalancati, fissa il mio buco slabbrato: “È una cazzo di voragine!” Daniela ride, il suo profumo di sandalo che mi travolge: “I suoi buchi sono una sfida, ma lei vive per il dolore, è la mia puttana perfetta.” I gemelli senegalesi si spogliano, i loro cazzi enormi, quasi 30 cm, larghi come bottiglie, l’odore di muschio maschile che mi colpisce come un pugno. Daniela li soppesa, provando a succhiarli, la sua bocca che si arrende, ridendo: “Troppo grandi per chiunque, tranne per la mia troia!” Io gemo, la voce rotta dal desiderio: “Dammeli tutti, voglio essere la vostra puttana sfondata!”
Siamo tutti nudi, il tavolo e il pavimento un tempio di depravazione, l’odore di sudore e sperma che ci soffoca. Sabrina, posseduta, ha il cazzo di Giorgio nella fica, ogni spinta un coltello che la squarcia, e quello di un gemello nel culo, il dolore che la fa urlare: “A-ahhh, spaccatemi, sono la vostra troia!” Il suo squirt esplode, un lago che bagna il pavimento, l’odore acre che si mescola all’orchidea, un profumo che mi inebria. Io sono il centro, il proprietario che mi soffoca con il suo cazzo in bocca, il sapore salato e selvatico che mi brucia la gola, un tormento che mi fa colare. L’altro gemello e l’amico di Giorgio affondano nel mio culo, un dolore lancinante che mi squarcia, trasformandosi in un piacere che mi devasta, il clap della carne che echeggia, un ritmo che si sincronizza con la flamenco. “Sfondatemi, vi prego, sono la vostra puttana!” urlo, il mio buco slabbrato che accoglie entrambi i cazzi un tormento che mi consuma, l’odore di sperma e sudore che mi avvolge come un sudario. Sabrina geme: “Sì, usatemi, sono una troia per voi!” L’amico di Giorgio, con un grugnito, si sposta dalla mia fica, il suo cazzo pulsante che preme contro le mie labbra spalancate. “Ti metto incinta, troia!” ringhia, sborrando con forza dentro di me, un getto caldo che mi riempie la fica, l’odore acre che esplode, un piacere che mi fa urlare: “Siiii, riempimi!”
Giorgio al culmine del suo piacere, con un ruggito, spinge nella fica di Sabrina, sborrandole dentro con violenza: “Prendi tutto, puttana!” Sabrina squirta con il suo culo devastato e sempre piene del cazzo del senegalese, un lago che si mescola al suo sperma, l’odore di orchidea e sperma che ci soffoca, un urlo: “Siiii, sono la tua troia!”
Giorgio e il suo amico, appagati, si fermano, i loro corpi lucidi di sudore, l’odore di colonia che si mescola al muschio. Ma i gemelli, instancabili, si sdraiano sul pavimento, i loro cazzi come colonne di carne. “Sali, troia,” ordina uno, e io mi posiziono sopra di lui, il suo cazzo che affonda nel mio culo, un dolore che mi squarcia, trasformandosi in un piacere che mi fa gemere: “Siiii, spaccami!” L’altro gemello si mette dietro, il suo cazzo che preme contro il mio buco già devastato, e con un colpo secco mi sfonda del tutto, un tormento che mi fa urlare: “A-ahhh, sono la vostra puttana!” Il clap della carne echeggia, un ritmo brutale che si sincronizza con il flamenco. Daniela, eccitata, si avvicina, le sue dita che scavano nel buco del gemello sopra di me, due dita che lo inculano con ferocia, l’odore di muschio maschile che esplode. Sento il cazzo del gemello allungarsi dentro di me, un dolore che mi devasta, un piacere che mi fa colare, un urlo: “Siiii, più profondo!” Sabrina, a pecorina di fronte a me, viene inculata dal proprietario, il suo cazzo che la squarcia, l’odore di fica che si mescola allo sperma, i suoi occhi che incontrano i miei riflessi nello specchio difronte, pieni di lussuria: “Sorellina, sono una troia come te!” Daniela, con un ghigno, mi bacia, la sua lingua che scava, il sapore di sandalo e grappa che mi inebria. “Sei la mia puttana perfetta,” sussurra, tirando gli anelli dei miei capezzoli, un dolore che mi strappa un gemito: “A-ahhh, Padrona!” Lecca il buco del gemello che mi incula, infilando nuovamente due dita, l’odore di muschio che esplode. “Dammi il tuo culo,” ordina al gemello che cercava di divincolarsi, e riprende a scopargli il culo con le dita mentre continua a sfondarmi. Il senegalese si lascia inculare da Daniela ad un ritmo sempre più incalzante che lo fa urlare: “Siiii!”
Daniela, non sazia, ordina: “Voglio essere inculata anche io, sono una troia come loro!” Un gemello si stacca da me, il mio buco che pulsa, un dolore che si trasforma in desiderio. Daniela estrae il plug rosso, un suono succoso che lacera l’aria, e lo posa sul tavolo accanto agli altri, l’odore di sandalo che si mescola allo sperma. “Fottimi come una troia,” ringhia, mettendosi a pecorina di fronte a me. Il gemello affonda nel suo culo, il clap della carne che echeggia, un urlo: “Siiii, spaccami!” Io vengo messa a pecorina accanto a Sabrina, l’altro gemello che riprende a sfondarmi il culo, un dolore che mi squarcia, un piacere che mi fa urlare: “Siiii, sono la vostra puttana!” Lecco il buco del senegalese che incula Daniela, il sapore acre che mi travolge, so che lo vuole e spingo due dita nel suo culo, un ritmo che lo fa gemere: “Siiii!” ed il suo cazzo che si allunga e devasta il culo di Daniela. Daniela, distrutta analmente, urla: “Sfondami, sono una troia!” Il nostro tempio di lussuria si consacra, l’odore di sperma, muschio, sandalo e orchidea che ci soffoca, i nostri corpi lucidi di sudore, un’orgia di dolore e piacere che ci marchia per sempre.
La flamenco si fa febbrile, un tornado che vibra con i nostri corpi, l’odore di sperma, sudore e orchidea che ci soffoca. I gemelli, instancabili, sborrano nei nostri buchi, un lago caldo che cola dai miei buchi slabbrati, l’odore acre che mi inebria. “Ancora, vi prego, sono la vostra troia!” urlo un piacere che mi devasta. Sabrina, alla sua prima orgia, urla: “Spaccatemi, sono la vostra puttana!” Il suo buco, devastato dal propietario, squirta, l’odore di orchidea e urina che si diffonde e la sborra che cola nel culo di Sabrina abbodante. Daniela, inculata dal gemello, geme: “Sì, fottimi come una troia!” Il suo squirt bagna il pavimento, l’odore di sandalo che si mescola al muschio. Sabrina, gocciolante, urla: “Sono la vostra troia, sfondatemi!” Daniela mi tira i capezzoli, un dolore che mi strappa un urlo: “Siiii, Padrona!” Squirto, un lago che si mescola al loro, l’odore acre che ci consacra, un urlo disumano: “Siiiiiii!”. Siamo tutti appagati, noi tre ci distendiamo per terra ed io comincio a leccare il culo sfondato di Daniela e beso da lei la sborra del senegalese che le cola. Un sapore acre e forte. Daniela fa lo stesso con il culo di Sabrina veramente molto provato ed arrossato leccando la sborra del proprietario che l’ha riempita. Sabrina leccaa il mio culo sfondato bevendo la sborra del senegalese che mi ha sfondato. Siamo un triangolo a terra di tre corpi intrecciati uno spettacolo bellissimo per gli uomini che hanno abusato di noi.
Dopo un’ora, il silenzio cade, rotto dai nostri respiri affannati. Giorgio reinfila i plug, il mio mostro blu che rientra con un suono morbido, un dolore che mi accende: “Siiii!” “Ti serve un plug più grande, ho quello che ti serve” dice Giorgio, stupito. Daniela, nuda, cola ancora sperma dal culo, l’odore di sandalo che esplode. Il proprietario ci invita a tornare, i gemelli ci ringraziano, euforici. Giorgio sussurra a Daniela: “Gli anelli di Michela tagliano le labbra, troppo pesanti. Servono anelli fissi, piccoli ai capezzoli, più grossi alle labbra. Passa da me in settimana e se vuoi porta anche Sabrina” Daniela annuisce: “In settimana, ma Sabrina deve chiedermelo.” Sabrina, gocciolante sborra dalla fica, guarda tra le sue cosce, l’odore di orchidea che la avvolge, e sussurra: “Voglio essere marchiata, voglio essere una troia come Michela.” Il mio culo brucia, un vulcano che mi divora, il dolore che si mescola al piacere. Daniela chiede: “Hai cubetti di ghiaccio?” Il proprietario torna con ghiaccioli, l’odore di menta che mi pizzica. “Mettine uno a noi due, e due a Michela,” ordina Daniela. Il proprietario estrae i plug, un suono viscido, e infila i ghiaccioli, il freddo che mi trafigge il culo, un dolore gelido che si scioglie in un piacere che mi fa urlare: “Siiii, che bello!”
Usciamo, nude, l’odore di sperma e menta che cola dai nostri buchi, il freddo della notte che morde la mia pelle, un dolore che si trasforma in piacere, un tormento che mi fa colare. L’egiziano ci aspetta, l’odore di tabacco e cuoio che lo avvolge, il suono del motore che ruggisce. Saliamo, i sedili di pelle che sfregano contro il mio culo, un brivido che mi strappa un gemito: “Mmmh, sono una troia!” L’egiziano ci guarda: “Vi siete divertite, ma non potete sedervi così, vi vedranno.” Daniela ride: “Sarebbe eccitante, siamo puttane per tutti!” Il ghiaccio si scioglie, l’odore di menta e muschio che si mescola, il dolore freddo che si trasforma in un piacere che mi fa urlare dentro: “Usatemi ancora!” Arriviamo a casa di Sabrina, l’egiziano visibilmente eccitato, il suo cazzo duro nei pantaloni. Daniela ordina: “Sabrina, passa avanti e fagli un pompino, e bevi tutto, è nutriente come fa tua sorella.” Sabrina, provata, il culo gocciolante di sperma e ghiaccio, si inginocchia sul sedile, l’odore di orchidea e menta che la segue. “Sono la tua puttana,” sussurra guardando Daniela e prendendo il cazzo dell’egiziano, il sapore acre e forte che la colpisce, un gemito: “Mmmh!”. L’egiziano sta per esplodere, Sabrina intensifica il ritmo mentre Daniela le tiene la testa schiacciata sul cazzo, premendola, e io bacio il culo di Daniela che si è alzata sul sedile, il sapore di sperma e menta che mi inebria. “Bevi, troia,” urla Daniela, e Sabrina ingoia, schizzi caldi che le riempiono la bocca, l’odore acre che ci soffoca. Un passante applaude, chiamandola “troia,” e Sabrina geme: “Siiii, sono una puttana!” Il dolore dell’umiliazione mentre lecco il culo di Daniela si trasforma in un piacere che mi fa squirtare, un lago che bagna il sedile. Daniela mi sussurra: “Sei la mia puttana perfetta, Michela, e Sabrina è sulla tua strada.” Mi mordo il labbro, il sapore di sperma del culo di Daniela, menta e orchidea sulla lingua, il mio cuore che batte per lei, la mia anima marchiata per sempre. La notte ci avvolge, l’odore di muschio, sandalo e orchidea che ci consacra, un altare di dolore e piacere eterno. Sia io che Sabrina torniamo a casa, i corpi ancora vibranti di piacere, un misto di euforia e orgoglio per esserci abbandonate completamente alla nostra natura di troie. L’odore di muschio e sandalo ci segue, un ricordo della notte selvaggia, ma un’ombra di preoccupazione ci sfiora: il giorno dopo, per sicurezza, prenderemo la pillola. Siamo state porche straordinarie, e il pensiero ci fa sorridere, i cuori che battono per la lussuria che ci ha marchiate.
La notte ci avvolge, l’odore di muschio, sandalo e orchidea che ci consacra, un altare di dolore e piacere eterno, dove siamo schiave di Daniela, i nostri buchi offerti solo al suo volere.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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