trio
Nebbia di desiderio Cap. 4
Efabilandia
29.08.2025 |
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"Manu è duro di nuovo, il perizoma teso sulla sua erezione, e con il vibratore ancora dentro di lui, sale su di me, il suo calore che mi penetra con una forza che mi fa tremare..."
Il tardo pomeriggio comincia con il suono dei tamburi che rimbomba nei vicoli di Siena, un ritmo che pulsa come il cuore della città, pronta per il Palio. Dalla finestra del mio appartamento in Via di Pantaneto, l’aria porta il profumo di lavanda dai vasi sul balcone, mescolato al sentore di vino e fumo che sale da una trattoria vicina, dove una ribollita sobbolle piano. Le bandiere della contrada dell’Oca sventolano alte sopra i tetti, il verde e il bianco che danzano nel vento, e il vociare dei contradaioli si intreccia al ronzio delle vespe e al clangore di un carretto di cocomeri. Il Palio è domani, ma oggi il mio unico pensiero è Manu, il fuoco che ci ha consumati ieri notte, la seta e il pizzo sulla sua pelle, il suo sapore nella mia bocca. È una droga, un desiderio che mi avvolge la mente, e la colpa – quella voce che mi ricorda che è mio cugino – è un’ombra sempre più debole, soffocata dal bisogno di lui.Oggi voglio spingerlo oltre, voglio vedere la donna che è in lui sbocciare, voglio dominarlo e liberarlo. Stamattina, mentre passeggiavo nei vicoli vicino a Piazza del Campo, ho comprato una parrucca a caschetto castano, lucida e morbida, e un vestito nero, aderente, con una scollatura audace che esalta le curve. È per Manu, un regalo che è anche una sfida. Lo invito a casa mia con un messaggio criptico: “Ho una sorpresa per te. Vieni subito.” Mentre aspetto, sorseggio un bicchiere di Brunello di Montalcino, il sapore di frutti neri e tabacco che mi scalda la gola, e il desiderio mi brucia dentro, una marea che non posso controllare.Manu bussa alla porta, e quando entra, il suo profumo di gelsomino mi colpisce come una carezza. Indossa una camicia di lino bianca e pantaloni scuri, ma i suoi occhi scuri brillano di curiosità e nervosismo. “Che sorpresa?” chiede, la voce morbida, vellutata come il vino che tengo in mano. Gli porgo il bicchiere, un sorriso provocante sulle labbra. “Bevi,” dico, “e poi siediti. Voglio farti vedere qualcosa.”Tardo pomeriggio, appartamento di GiuliaGli mostro la parrucca e il vestito, posati sul letto come un’offerta. “Voglio che tu sia più donna oggi,” dico, la voce bassa, carica di provocazione. “Ti aiuto.” Manu arrossisce, il suo respiro si fa corto, ma annuisce, un gesto timido ma deciso. Lo faccio sedere davanti allo specchio, la luce del tramonto che dipinge strisce dorate sul pavimento di cotto. Prendo il mio astuccio di trucchi: eyeliner, ombretto scuro, rossetto rosso fuoco. Passo l’eyeliner sulle sue palpebre, sfumando l’ombretto per accentuare i suoi lineamenti, e il rossetto scivola sulle sue labbra, un colore che lo rende irresistibile. Il profumo di gelsomino si mescola al sentore chimico del trucco, e ogni tocco è un gioco di potere, un’intimità che ci lega.Gli faccio indossare il reggicalze nero del giorno prima, il pizzo che si tende sulle sue cosce, e poi il vestito, che aderisce al suo corpo come una seconda pelle, esaltando i suoi muscoli in un contrasto che mi fa girare la testa. Infine, gli metto la parrucca, sistemando le ciocche castane che incorniciano il suo viso. “Sei perfetta,” sussurro, e lo guardo allo specchio, quasi irriconoscibile, una donna che è allo stesso tempo Manu e qualcos’altro, qualcosa di libero e audace. “Usciamo,” dico, e la mia voce è un ordine mascherato da invito. “Andiamo a fare compere. Qui nessuno ti conosce. Puoi essere chi vuoi.”Manu esita, il suo viso arrossato, ma nei suoi occhi c’è una luce nuova, una liberazione che lo spinge a seguire. “D’accordo,” sussurra, e il suono della sua voce, morbida e vulnerabile, mi fa tremare. È mio, e lo guiderò in questo gioco pericoloso.Sera, vicoli di SienaUsciamo nei vicoli di Siena, l’energia del Palio che pulsa intorno a noi. Le strade sono vive, piene di contradaioli che sventolano bandiere, tamburi che rimbombano, e il profumo di vino e crostini di fegato che si diffonde dalle trattorie. Manu cammina accanto a me, il vestito nero che ondeggia sui suoi fianchi, la parrucca che brilla sotto le luci dei lampioni, e i suoi passi sono incerti ma decisi. È nervoso, lo vedo dal modo in cui stringe le mani, ma si sente anche libero, come se Siena, questa città che non lo conosce, gli permettesse di essere la donna che ha sempre desiderato in segreto.Entriamo in una piccola boutique vicino a Piazza del Campo, dove le borse sono esposte come gioielli. “Scegline una,” dico, sfiorandogli il braccio, il pizzo del reggicalze che intravedo sotto il vestito. Manu sceglie una borsetta nera, piccola ed elegante, e il commesso ci guarda con curiosità, ma non dice nulla. Gli sorrido, un gesto che è metà provocazione, metà rassicurazione, e Manu arrossisce, stringendo la borsetta come un talismano.Ci spostiamo in un negozio di lingerie, le vetrine piene di pizzo e seta. Scelgo un body trasparente per Manu, il tessuto che scintilla sotto le luci, e glielo porgo. “Questo ti starà meglio di me,” sussurro, e il suo respiro si spezza, il desiderio che brilla nei suoi occhi. Paga in fretta, il rossetto che scintilla sulle sue labbra, e usciamo, diretti a Zara.Nel negozio Zara, Manu sceglie un altro vestito da donna, un abito blu scuro che lo tenta. “Provatelo,” dico, ma lui esita, il camerino che sembra un confine troppo rischioso. “Non ce la faccio da solo,” sussurra, e io sorrido, spingendolo dentro e chiudendo la tenda dietro di noi. L’aria è carica, il suono della folla del Palio che filtra attraverso le pareti, e quando Manu si spoglia, il perizoma nero che gli ho dato ieri è teso sulla sua erezione, dura e pulsante. “Non va bene così,” dico, ridendo, e mi abbasso, le mie labbra che lo avvolgono, succhiandolo con una lentezza che è quasi una tortura. Il suo gemito è soffocato, il rischio di essere scoperti che ci spinge oltre. Le mie mani accarezzano i suoi testicoli, il pizzo che sfiora la mia pelle, e quando esplode, il suo calore mi riempie la gola, un’onda che mi fa tremare. Mi alzo, pulendomi le labbra, e gli sorrido. “Ora possiamo continuare.”Mentre usciamo, un passante, un uomo con la sciarpa della contrada dell’Oca, ci fissa un po’ troppo a lungo. Manu si irrigidisce, il suo viso che sbianca sotto il trucco, ma io lo prendo per mano, liquidando lo sguardo con una risata. “Non preoccuparti,” sussurro, ma il mio cuore batte più forte, la paura che il nostro segreto possa essere scoperto che si mescola al desiderio.Notte, cena in trattoriaCi sediamo in una trattoria nascosta in un vicolo, le candele che tremolano sui tavoli, il profumo di ribollita e crostini di fegato che riempie l’aria. Il Brunello di Montalcino scintilla nei nostri bicchieri, il sapore di frutti neri che mi scalda la gola, e il suono dei tamburi del Palio è un’eco lontana. Manu è splendido, il vestito che aderisce al suo corpo, la parrucca che brilla sotto le luci, e il rossetto che sottolinea ogni suo sorriso. Lo provoco, la mia voce bassa e carica di promesse. “Domani andiamo al sexy shop,” dico, sfiorandogli la mano. “Hai bisogno di tante cose, tesoro.” Lui ride, un suono che è metà imbarazzo, metà eccitazione, e il desiderio tra noi è una marea, una droga che ci avvolge.La colpa mi trafigge, un’ombra che riaffiora mentre lo guardo, così libero e vulnerabile. È mio cugino, ma è anche la donna che sto plasmando, la mia creazione, e il bisogno di lui mi consuma. Paghiamo il conto, il sapore del vino ancora sulle labbra, e lo accompagno a casa mia, i vicoli di Siena che ci avvolgono come un segreto.Notte, appartamento di GiuliaNel mio appartamento, l’aria è carica di lavanda e incenso, la luce della luna che filtra dalla finestra. Invito Manu a salire, e lui mi segue, il suono dei suoi tacchi che clicca sul pavimento di cotto. Lo spingo verso il letto, il mio ruolo dominante che prende il sopravvento. Tiro fuori un vibratore dalla mia borsa, un oggetto nero e lucido che non abbiamo mai usato insieme, e lo guardo con un sorriso provocante. “In ginocchio,” ordino, e Manu obbedisce, il vestito che si tende sulle sue cosce, il pizzo del reggicalze che scintilla sotto la luce.Lo faccio mettere a pecora, il vibratore che scivola dentro di lui, lento e deciso, e il suo gemito è un suono che mi fa girare la testa. Gli faccio poggiare il culo contro la testiera del letto, assicurandomi che il vibratore resti dentro, e mi metto davanti a lui, le gambe aperte, il mio sesso che brilla di desiderio. “Leccami,” ordino, e la sua lingua si muove, calda e morbida, bevendo ogni succo del mio orgasmo. Colgo fiumi di piacere nella sua bocca, le mie mani che spingono la sua testa, il rossetto che si sbava sulle sue labbra, e il mio grido si mescola al rintocco delle campane in lontananza.Manu è duro di nuovo, il perizoma teso sulla sua erezione, e con il vibratore ancora dentro di lui, sale su di me, il suo calore che mi penetra con una forza che mi fa tremare. Lo stringo forte, le mie unghie che graffiano il vestito, il pizzo che sfiora la mia pelle, e ogni spinta è un’esplosione che ci travolge. Il piacere è una marea, una droga che ci avvolge, e quando esplode, il suo seme caldo mi riempie, un’onda che mi spinge oltre il confine. Il mio orgasmo mi colpisce come un fulmine, un grido che si perde nella notte, e il nostro corpo si scioglie, esausto, mentre il vibratore scivola via, continuando a vibrare sul letto.Ci baciamo appassionatamente, il sapore del mio piacere e del suo seme ancora sulle sue labbra, e il profumo di gelsomino che ci avvolge. “Tesoro,” sussurro, la voce roca, “dobbiamo andare al sexy shop. Hai bisogno di tante cose.” Manu ride, i suoi occhi che brillano sotto la parrucca, e so che siamo andati troppo oltre per tornare indietro.Il vibratore vibra ancora sul letto, un ronzio che si mescola al suono delle campane, e mentre ci addormentiamo, un’ombra di paura mi attraversa: il passante di oggi, il suo sguardo troppo attento. Ma il desiderio è più forte, una nebbia che ci tiene prigionieri, e non voglio liberarmene. Non ancora.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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