incesto
LockDown: La casa ed i suoi abitanti #2
Efabilandia
29.09.2025 |
20.259 |
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"Domenico evitava il suo sguardo, Enzo era troppo gentile, un sorriso falso che la irritava..."
La casa di Torino era un groviglio di silenzi, il ronzio della radio l’unico suono a spezzare la tensione. Viva la vida dei Coldplay risuonava piano, il ritmo che sembrava deridere l’atmosfera soffocante. Dopo l’episodio del bagno, l’aria era cambiata: il profumo di vaniglia della candela di Antonella non riusciva più a coprire l’odore di sudore e segreti. La cucina, con le piastrelle bianche screpolate, era un campo di battaglia emotivo, il tavolo di legno graffiato testimone di sguardi evitati e parole non dette.Antonella si sentiva svuotata. Il lavoro al magazzino Primark la consumava, ma era la casa a pesarle di più. Seduta al tavolo, la camicetta azzurra stropicciata, la gonna nera che le stringeva i fianchi, sorseggiava un caffè amaro, il sapore che le bruciava la gola come i suoi pensieri. L’amore per Enzo era diventato un’ombra, offuscato da una distanza che non spiegava. Con Domenico, il suo fratellino, c’era una crepa nuova: non era più il ragazzo spavaldo che scherzava con lei, ma un’ombra tesa, gli occhi che sfuggivano i suoi. Antonella si chiedeva se fosse il lockdown a spezzarli o qualcosa di più oscuro, un segreto che le sfuggiva.
Enzo era un vulcano di contraddizioni. Sul divano verde, la felpa grigia macchiata di sudore, si fingeva concentrato sui compiti online, ma il suo cuore batteva per altro. L’episodio del bagno lo aveva trasformato: si sentiva potente, vivo, come se dominare Domenico gli desse un controllo che il matrimonio gli aveva tolto. Ma sotto la spavalderia c’era paura: paura che Antonella scoprisse tutto, paura di ciò che desiderava davvero. Ogni volta che vedeva Domenico, il desiderio si mescolava alla rabbia, un cocktail che lo spingeva a volerlo piegare ancora.
Domenico era un relitto. Gli allenamenti nel salotto erano il suo unico sfogo, ma non bastavano a scacciare la vergogna. Ogni movimento, ogni goccia di sudore, era un tentativo di riprendersi la sua identità, ma il ricordo di ciò che era successo sotto la doccia lo tormentava. Il piacere che aveva provato, contro ogni logica, lo confondeva, facendolo sentire sporco, vulnerabile. Evitava Antonella, temendo che leggesse la verità nei suoi occhi, e temeva Enzo, che sembrava sempre un passo dietro di lui, pronto a colpire.
Il salotto era diventato il regno di Domenico, il tappeto verde spinto contro il muro per fare spazio ai suoi allenamenti. Indossava una canottiera nera fradicia di sudore, pantaloncini grigi corti e slip neri che gli stringevano i fianchi. La radio suonava Smooth di Santana, il ritmo sensuale che sembrava amplificare la tensione. L’odore di sudore riempiva la casa, mescolandosi al deodorante al pino che Antonella spruzzava ossessivamente. Lei, al tavolo della cucina, cercava di concentrarsi su una videochiamata, la camicetta azzurra aperta sul primo bottone, ma i grugniti di Domenico la distraevano. Non riusciva a non guardarlo, non per desiderio, ma per il senso di perdita che le stringeva il petto.
Enzo, dal divano, non fingeva nemmeno più di lavorare. La felpa grigia gli pendeva molle, i jeans tesi sui boxer neri. I suoi occhi seguivano ogni movimento di Domenico, il cazzo che si induriva sotto il tessuto. Durante un allenamento, mentre Antonella era al telefono, si avvicinò, fingendo di sistemare il divano. Con un gesto rapido, infilò una mano nei pantaloncini di Domenico, afferrandogli il cazzo grosso, oltre i 18 cm. “Ti ecciti facile, puttana,” gli sussurrò all’orecchio, il respiro caldo. Domenico si irrigidì, il cazzo che rispondeva suo malgrado, ma spinse via la mano, il viso rosso di rabbia. “Vaffanculo,” sibilò, tornando agli squat.
Enzo non si fermava. Più tardi, mentre Antonella era in bagno, chiamò Domenico in silenzio, un cenno verso la porta socchiusa. Nel bagno, l’odore di sapone al cocco e vapore riempiva l’aria. Enzo, i jeans abbassati, i boxer rossi tesi, gli porse il cazzo doppio, circa 16 cm, duro come pietra. “Lecca,” ordinò. Domenico, con un misto di disgusto e sottomissione, si inginocchiò, la bocca che avvolgeva il cazzo di Enzo, il sapore salato che gli riempiva la gola. Enzo gemeva piano, la mano nei capelli di Domenico, assaporando il potere. “Brava puttana,” sussurrò, venendo nella sua bocca. Domenico, umiliato, si alzò e tornò in salotto, il sapore di sborra ancora sulle labbra.
Antonella, tornando dalla chiamata, notò il silenzio di Domenico, i suoi occhi bassi. “Tutto ok?” chiese, il tono preoccupato. “Sì,” rispose lui, troppo rapido, il cuore che batteva forte. La casa puzzava di tensione, il profumo di vaniglia sopraffatto dall’odore di sudore e segreti.
La notte era il regno di Enzo. Antonella dormiva, il suo respiro regolare nella camera da letto, la camicetta azzurra e la gonna nera piegate sulla sedia, il reggiseno di pizzo bianco abbandonato sul pavimento. La radio, lasciata accesa, suonava Hallelujah di Jeff Buckley, la melodia che sembrava un lamento. Enzo, in boxer rossi, scivolò fuori dal letto, il cuore che batteva forte. La stanza di Domenico era un piccolo spazio con un letto singolo, un armadio di legno e l’odore di lenzuola pulite misto a sudore.
Domenico era sveglio, sdraiato nei pantaloncini grigi, il petto nudo. Enzo si infilò nel letto, stringendolo da dietro, la mano che scivolava sul suo cazzo grosso. “Zitto,” sussurrò, abbassandogli i pantaloncini. Domenico cercò di resistere, ma Enzo lo immobilizzò, il cazzo doppio che gli entrava nel culo con un movimento lento, poi deciso. “Non toccarti,” ordinò, afferrandogli i polsi. Inculandolo con forza, colpiva la prostata, e Domenico, contro ogni volontà, gemette, il corpo scosso da un orgasmo anale. Il cazzo rimase moscio, ma la sborra schizzò sul letto, il piacere che lo travolgeva senza bisogno di stimolazione. Enzo, soddisfatto, sborrò dentro di lui, il respiro corto. “Brava cagna,” disse, uscendo dalla stanza come un predatore.
Domenico rimase sdraiato, il culo sfondato, la mente un caos. Il piacere anale, ormai familiare, lo umiliava, ma il suo corpo lo tradiva ogni volta. Non riusciva a guardarsi allo specchio, temendo ciò che vedeva.
Il garage era il nuovo confine. L’odore di benzina e cemento pizzicava il naso, la luce di una lampadina al neon che tremolava. Domenico, mandato a prendere una corda per saltare, indossava una maglietta bianca sudata e pantaloncini blu, i slip grigi tesi. Enzo lo seguì, la felpa nera macchiata, i boxer rossi che spuntavano dai jeans. “Ti aiuto,” disse, ma il suo tono era minaccioso. Spinse Domenico contro una pila di scatole, gli abbassò i pantaloncini e gli infilò il cazzo doppio in bocca, costringendolo a succhiare. Il sapore salato riempì la gola di Domenico, che gemeva, umiliato.
Enzo non si fermò. Con una mano, infilò due dita nel culo di Domenico, poi tre, poi quattro, ignorando i suoi denti stretti per il dolore. “Rilassati, puttana,” sibilò, spingendo l’intera mano dentro, fistandolo con brutalità. Domenico urlò, il culo rotto che cedeva, ma il piacere lo travolse: un orgasmo anale violento, la sborra che schizzava sul pavimento senza che il cazzo si indurisse. Enzo, eccitato, gli infilò di nuovo il cazzo in bocca, otturandogli il naso. “Ingoia tutto,” ordinò, sborrando nella sua gola. Domenico, costretto, ingoiò, il sapore che gli bruciava la lingua.
Tornati in casa, Domenico era stravolto e non riusciva a sedersi Enzo lo guardò sorridendo soddisfatto. Una sera, mentre Antonella era al magazzino, fece indossare a Domenico un tanga nero, calze a rete e un bustino rosso rubati dal cassetto di Antonella. Il culo di Domenico, ormai sfondato, accoglieva il cazzo di Enzo senza resistenza, e ogni inculata lo portava a godere analmente, gli piaceva vederlo in erezione, la sborra che schizzava solo prendendolo in culo. “Sei la mia cagna,” ripeteva Enzo, il potere che lo inebriava. A volte Enzo gli leccava il cazzo per sentirne il sapore dopo che aveva avuto l’orgasmo anale.
Antonella era sempre più inquieta. Domenico evitava il suo sguardo, Enzo era troppo gentile, un sorriso falso che la irritava. Una mattina, pulendo il bagno, trovò un altro asciugamano macchiato, l’odore acre che le rivoltò lo stomaco. Durante un allenamento di Domenico, lo vide teso, la canottiera nera fradicia, i movimenti nervosi. “Stai bene?” chiese, la voce tremante. “Tutto ok,” rispose lui, troppo rapido, tornando agli squat. La casa odorava di sudore e tensione, il profumo di vaniglia un ricordo lontano. La radio suonava Somebody to Love dei Queen, ma l’amore sembrava morto.
Il punto di rottura arrivò un pomeriggio. Antonella, tornata prima dal magazzino Primark, indossava una gonna rossa e una camicetta bianca, il reggiseno di pizzo bianco che le dava un’illusione di normalità. Entrò in casa, la radio che suonava Bohemian Rhapsody. Nel salotto, trovò una scena che le spezzò il cuore: Domenico, con le sue calze a rete nere e il suo reggiseno rosso di pizzo, era piegato sul divano, il culo in aria, mentre Enzo lo inculava con forza, il cazzo doppio che entrava e usciva con ritmo brutale. Domenico gemeva, il cazzo grosso che schizzava sborra sul tappeto, il viso contorto in un misto di piacere e vergogna. “Brava cagna,” ringhiò Enzo, senza accorgersi di Antonella.
Antonella urlò, un suono che coprì la musica. Domenico si voltò, il viso rosso, il reggiseno che gli scivolava dal torace. Enzo si fermò, il cazzo ancora dentro, il respiro corto. “Antonella…” balbettò, ma lei era già corsa in cucina, le mani che tremavano, il sapore della bile in gola.
La casa era silenziosa, la radio spenta. Antonella era seduta al tavolo, la camicetta stropicciata, gli occhi fissi sul nulla. Domenico, tornato nei suoi vestiti, si chiuse in camera, il viso bruciante di vergogna, il culo sfondato che pulsava. Enzo, in boxer e felpa, provò a parlare, ma Antonella lo fermò. “Non ora,” disse, la voce spezzata. L’odore di sudore, sborra e tradimento riempiva la casa, il profumo di vaniglia dimenticato.
Quella notte, nessuno dormì. Antonella, sdraiata accanto a Enzo, sentiva il suo respiro irregolare, ma non riusciva a guardarlo. Domenico, nella sua stanza, fissava il soffitto, il corpo scosso da un piacere che lo disgustava. La verità era esplosa, ma le sue conseguenze erano ancora da affrontare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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