incesto
Occhi nel buio #8
Efabilandia
03.04.2026 |
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"Ci posizionò una accanto all’altra e cominciò ad alternare: prima la mia fica stretta, poi la fica di mamma, poi di nuovo la mia..."
Mi svegliai con il corpo ancora tremante di piacere e di vergogna. La sborra di papà era ancora dentro di me, densa, calda, che colava lentamente dal mio ano ogni volta che mi muovevo tra le lenzuola. Il plug nero da 5 cm che mamma mi aveva regalato era rimasto al suo posto tutta la notte, un peso costante e delizioso che mi faceva sentire piena, marchiata, usata. Quando provai a girarmi, sentii un rivolo caldo scivolare fuori e bagnarmi la coscia. Chiusi gli occhi e rividi tutto: il bagno illuminato dalla luce fredda, il cazzo di papà che entrava dentro di me, le sue mani forti sui miei fianchi, le sue spinte profonde, il mio squirt che bagnava il pavimento, la sua voce roca che diceva «non deve succedere più». Eppure il mio corpo tradiva già il desiderio di farlo succedere di nuovo, subito, più forte.Mi alzai dal letto con le gambe molli. La magliettina corta di cotone bianco mi copriva a stento il culo. Il plug sporgeva leggermente ogni volta che camminavo, mandandomi piccole scariche di piacere al clitoride. Andai in cucina così, semi-nuda, il profumo della mia eccitazione notturna ancora addosso, mescolato all’odore della sborra di papà.
Mamma era già lì, in piedi davanti al bancone, vestita solo con una camicia da notte di seta bianca trasparente. I capezzoli scuri si vedevano chiaramente attraverso il tessuto leggero, i seni pieni che si muovevano liberi a ogni movimento. Mi guardò e capì tutto in un secondo. Non disse una parola. Si avvicinò, mi prese il viso tra le mani e mi baciò sulla bocca, un bacio profondo, lento, la lingua che cercava la mia con fame. Le sue mani scivolarono sotto la magliettina: una mi strinse un seno, pizzicandomi il capezzolo già duro, l’altra mi afferrò il culo e sfiorò il plug con le dita.
«Allora…» sussurrò contro le mie labbra, la voce roca. «Alla fine l’hai fatto con papà.»
Arrossii violentemente, ma non potei negare. Annuii, mordendomi il labbro inferiore. Mamma sorrise, quel sorriso malizioso e complice che conoscevo bene. Mi fece sedere sul tavolo della cucina, mi aprì le gambe e infilò due dita nella mia fica fradicia.
«Raccontami tutto, tesoro,» mormorò mentre mi scopava lentamente con le dita. «Voglio sentire ogni dettaglio. Ogni spinta. Ogni gemito.»
Le raccontai tutto. La doccia, l’accappatoio, il momento in cui gli avevo preso il cazzo in mano, come si era indurito sotto le mie dita, come mi ero girata, come avevo spinto il culo contro di lui, come mi aveva inculata con forza fino a farmi squirtare sul pavimento. Mamma ascoltava con gli occhi lucidi di eccitazione, le dita che si muovevano più veloci dentro di me. Quando arrivai alla parte della sborra calda che mi aveva riempito il culo, venni di nuovo, tremando contro la sua mano.
«Brava la mia troietta,» sussurrò baciandomi di nuovo. «Papà torna solo nel tardo pomeriggio. Abbiamo tutta la giornata per prepararci. Voglio che quando rientra ci trovi pronte… tutte e due.»
Passammo la mattina a prepararci. Mamma mi fece indossare un completino intimo nero che non avevo mai visto: un reggiseno a balconcino che mi spingeva i seni verso l’alto lasciando i capezzoli scoperti, e un perizoma con apertura posteriore che lasciava il culo completamente esposto. Sopra misi un vestitino cortissimo di cotone bianco, così corto che ogni volta che mi chinavo si vedeva tutto. Mamma si vestì con un abito elegante nero aderente, scollatura profonda davanti e dietro, senza niente sotto.
Poi mi portò in camera sua. «Ora alleniamo quel culetto,» disse con voce roca. Mi fece mettere a quattro zampe sul letto grande. Prima mi tolse il plug da 5 cm, poi prese un plug più grande, da 6,5 cm, lo unse di lubrificante e me lo spinse dentro lentamente. Sentii il mio ano che si allargava, cedeva, accoglieva. Gemetti forte. Mamma lo muoveva dentro e fuori, facendomi abituare. Poi prese il cetriolo grosso che avevamo comprato al supermercato, lo unse abbondantemente e lo spinse dentro di me centimetro dopo centimetro. Urlai di piacere e dolore insieme. Era enorme. Mi sentivo sfondata, aperta, rotta. Mamma lo muoveva con calma, guardandomi negli occhi.
«Così, tesoro… spingi indietro. Devi essere pronta per papà.»
Mi insegnò anche come succhiare. Mi fece inginocchiare davanti a lei e mi fece succhiare un dildo grosso, mostrandomi come rilassare la gola, come usare la lingua sulla cappella, come massaggiare le palle. Io ero fradicia, la fica che colava sul pavimento.
Mamma abbassò lo sguardo e vide il mio succo che gocciolava in fili lunghi e lucidi dalle grandi labbra fino al pavimento. Non riuscì a resistere. Si inginocchiò dietro di me, mi afferrò i fianchi e affondò la lingua nella mia fica con avidità. La sua lingua calda e bagnata mi leccò con forza, succhiando il clitoride gonfio, entrando e uscendo dalla fessura, bevendo ogni goccia del mio succo. Gemetti forte, spingendo il culo indietro contro la sua faccia. Mamma mi leccava intensamente, rumorosamente, il suono umido della sua lingua che lavorava sulla mia fica riempiva la stanza. Mi infilò due dita nel culo mentre continuava a divorarmi, muovendole in sincronia con la lingua. Il piacere era travolgente. Venni di nuovo, squirtando direttamente nella sua bocca. Mamma bevve tutto, gemendo di soddisfazione, poi si rialzò e mi baciò, facendomi assaggiare il mio stesso sapore sulle sue labbra.
«Sei deliziosa, tesoro,» sussurrò. «Papà impazzirà quando ti vedrà così bagnata.»
Verso le cinque del pomeriggio eravamo pronte. Mamma mi sistemò i capelli, mi passò un rossetto rosso scuro sulle labbra e mi guardò soddisfatta.
«Quando papà entra, lascialo a me per i primi minuti,» disse. «Poi ti unisci.»
Papà rientrò alle 18:10. Sentimmo la chiave nella serratura. Mamma e io eravamo in salotto, in piedi, una accanto all’altra. Il vestitino bianco mi copriva a malapena il culo, il perizoma con apertura posteriore lasciava il plug ben visibile.
Papà entrò, posò la borsa e si bloccò. Ci guardò. Prima mamma, poi me. Il suo sguardo si fermò sul mio vestitino corto, sulle mie gambe nude, sul rigonfiamento del plug.
«Che… che succede?» chiese con voce incerta.
Mamma fece un passo avanti, lo baciò sulla bocca con passione, poi si girò verso di me e mi baciò davanti a lui, un bacio lento, sporco, la lingua che si intrecciava con la mia. Papà rimase immobile, il respiro che accelerava.
«Luciano,» disse mamma staccandosi dalle mie labbra, «nostra figlia ha bisogno di coccole da te. E io voglio guardare… e partecipare.»
Papà deglutì. Lo vidi lottare, ma il cazzo gli si stava già indurendo nei pantaloni. Mamma mi spinse verso di lui. Io mi avvicinai, gli misi le mani sul petto e lo guardai negli occhi.
«Papà… ti voglio di nuovo,» sussurrai.
Lui non resistette più. Mi afferrò per i fianchi, mi sollevò sul tavolo del salotto e mi alzò il vestitino. Mi tolse il plug con un gesto deciso e mi infilò il cazzo nel culo con una spinta profonda. Urlai di piacere. Era grosso, caldo, reale. Mi scopò con forza, tenendomi per i capelli, mentre mamma si metteva accanto a noi e mi baciava la bocca, mi stringeva i seni, mi pizzicava i capezzoli scoperti.
«Scopala più forte,» diceva mamma a papà. «Guarda come gode la nostra troietta.»
Papà mi inculava senza pietà. Ogni spinta mi faceva tremare. Venni violentemente, squirtando sulla mano di mamma. Papà grugnì e mi riempì il culo di un carico enorme di sborra calda e densa.
Si tirò fuori lentamente, il cazzo ancora mezzo duro e lucido. Mamma capì al volo. Si inginocchiò tra le mie gambe aperte e cominciò a leccarmi il culo, raccogliendo la sborra di papà con la lingua. Poi passò a leccargli le palle, succhiandole piano mentre lui riprendeva fiato.
«Vieni qui, tesoro,» disse mamma a me, sdraiandosi sul tavolo a cosce aperte. «Fai vedere a papà quanto sei brava a leccare la fica della mamma.»
Mi abbassai subito. La mia lingua affondò nella sua fica calda e bagnata, leccando fino in fondo, succhiando il clitoride gonfio. Mamma gemette forte, le mani tra i miei capelli. Papà si era seduto sulla poltrona di fronte e si menava il cazzo lentamente, eccitato da ciò che vedeva.
Mamma non resistette a lungo. Mi fece sdraiare sul tavolo e si mise sopra di me in posizione 69. La sua fica era proprio sulla mia bocca, la mia sulla sua. Cominciò a leccarmi con avidità mentre io continuavo a divorarla. Papà si alzò, si posizionò dietro di lei e le infilò il cazzo nel culo con una spinta decisa. Anna gemette forte contro la mia fica.
Da sotto, spostai leggermente la lingua: dalla fica di mamma passai a leccare le palle di papà mentre lui la inculava. La scena era stupenda, oscena, perfetta. Mamma non resistette molto. Iniziò a tremare, poi squirtò violentemente nella mia bocca. Un fiotto caldo, abbondante, dolce-salato. Rimasi sorpresa, sconcertata per un attimo, ma istintivamente leccai tutto, bevendo ogni goccia.
Ci distendemmo tutti e tre sul grande letto, esausti, corpi sudati e intrecciati. Presi in mano il cazzo di papà, ancora barzotto e lucido, e me lo misi in bocca per ripulirlo. Lui gemette piano. Mamma capì la situazione e si mise a cavalcioni sulla faccia di Luciano, facendosi leccare la fica ancora pulsante.
Le mie coccole al cazzo di papà non si fecero attendere. Lo succhiai lentamente, con amore, fino a quando non tornò duro come un toro. Papà mi fece mettere a quattro zampe sul letto accanto a mamma. Ci posizionò una accanto all’altra e cominciò ad alternare: prima la mia fica stretta, poi la fica di mamma, poi di nuovo la mia. Mamma e io nel frattempo ci baciavamo con passione, ci toccavamo i seni, ci pizzicavamo i capezzoli.
La scena era talmente carica di erotismo che prima io cominciai a tremare e venni con un orgasmo lunghissimo, poi fu mamma a seguirmi, urlando contro la mia bocca. Ci girammo entrambe e prendemmo in bocca il cazzo di papà. Io succhiavo la cappella con forza, mamma leccava le palle. Papà grugnì, mi afferrò i capelli e per la terza volta in poche ore mi riempì la bocca di sborra calda, densa, abbondante.
Non ingoiai subito. Baciai mamma sulla bocca e le passai parte della sborra. Entrambe la condividemmo, ingoiando felici, guardandoci negli occhi.
Ci distendemmo sul letto, esauste ma felici, i corpi intrecciati. Papà ci abbracciò, ancora incredulo, ma con un sorriso stanco sulle labbra.
«Questa cosa… non deve uscire da questa casa,» mormorò.
Mamma e io ci guardammo e sorridemmo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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