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Rocco ed Annalisa Parte 1


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
22.08.2025    |    2.834    |    1 9.7
"Salì sul camion con un movimento fluido, il suo profumo che si mescolava all’odore di diesel e cuoio della cabina..."
Il crepuscolo di Udine avvolgeva Casa Cavazzini in una luce morbida, dorata, che si rifletteva sulle vetrate dell’edificio modernista. L’aria di fine primavera portava con sé il profumo dei tigli in fiore, mescolato al sentore di asfalto caldo e al lieve aroma di champagne che aleggiava tra gli ospiti. La mostra d’arte moderna, un evento esclusivo per l’élite della città, vibrava di conversazioni sommesse, risate cristalline e il tintinnio dei calici. Tra la folla, Rocco e Annalisa si muovevano come predatori in un mare di seta e cachemire, i loro passi eleganti e misurati, ma carichi di un’energia che faceva voltare le teste.
Rocco, cinquantenne dal fascino maturo, era un’imponente figura di 1,84 metri. I suoi capelli brizzolati e ricci incorniciavano un viso scolpito, con occhi neri che sembravano scavare nell’anima di chiunque incontrasse. Il completo gessato nero, aderente al suo fisico robusto, era completato da una camicia perla con gli ultimi bottoni slacciati, lasciando intravedere un torace liscio e depilato. Le sue scarpe di pelle nera brillavano sotto le luci soffuse, e la cravatta Marinella, annodata con noncuranza, aggiungeva un tocco di raffinatezza ribelle. Era l’incarnazione della distinzione, ma nei suoi occhi ardeva una scintilla di pericolo.
Accanto a lui, Annalisa era una visione di pura provocazione. Quarant’anni, alta 1,62, il suo corpo scolpito era avvolto da un abito nero lungo, elegante ma audace, con uno spacco che lasciava intravedere le sue gambe lunghe e affusolate, fasciate da calze autoreggenti di pizzo nero. Le sue scarpe Prada con tacco a spillo ticchettavano sul pavimento di marmo, un ritmo che sembrava scandire il desiderio che le pulsava dentro. I capelli neri, lunghi e lucidi, le cadevano sulle spalle, incorniciando un viso dai lineamenti delicati ma con un sorriso malizioso che tradiva la sua natura indomabile. Non indossava intimo, come sempre, e il tessuto dell’abito aderiva al suo seno abbondante, una terza che si muoveva libera, attirando sguardi indiscreti.
Annalisa era eccitata, lo era stata tutto il giorno. La mostra, con le sue opere astratte e i colori vividi, non faceva che amplificare il fuoco che le bruciava dentro. Ogni passo era una provocazione calcolata. Sfiorava Rocco con le dita mentre si fermavano davanti a un dipinto, lasciando che le sue unghie laccate di rosso gli graffiassero leggermente il polso. Si chinava leggermente per osservare un’opera, facendo in modo che il suo sedere sodo si strusciasse contro il bacino di Rocco, sentendo la sua erezione crescere sotto i pantaloni eleganti. Lui la guardava, un misto di desiderio e ammonimento negli occhi, ma lei non si fermava.
Tra la folla, Annalisa giocava con il fuoco. Incrociava gli sguardi di altri uomini, professionisti in completi sartoriali, e si avvicinava appena troppo, lasciando che il suo seno sfiorasse un braccio o una mano mentre passava. Ogni volta, i suoi occhi cercavano quelli di Rocco, un sorriso di sfida sulle labbra. Lui non diceva nulla, ma il suo respiro si faceva più pesante, il suo sguardo più affilato. Era un gioco pericoloso, e lei lo sapeva. Ma era proprio quello che voleva.
“Sei insaziabile stasera,” le sussurrò Rocco all’orecchio, mentre erano fermi davanti a un’opera di colori accesi, rossi e neri che sembravano pulsare come il desiderio di Annalisa. Lei si voltò appena, premendo il suo corpo contro il suo, il sedere contro il suo inguine, sentendo chiaramente la sua durezza. “E tu, amore, non lo sei?” rispose, la voce un sussurro roco, carico di promessa.
Il gioco continuò, ogni tocco, ogni sguardo un’escalation. Annalisa si muoveva con grazia felina, il suo profumo di gelsomino e vaniglia che si mescolava all’aria, inebriando chiunque le fosse vicino. Quando incrociò un uomo sulla cinquantina, un gallerista dai modi affabili, si fermò a parlare, lasciando che il suo seno sfiorasse il suo braccio mentre indicava un dipinto. Rocco, a pochi passi, serrò la mascella, ma il suo sguardo non era di gelosia: era di sfida, di eccitazione. Sapeva cosa stava facendo Annalisa, e una parte di lui voleva vedere fino a dove si sarebbe spinta.
Dopo un’ora di provocazioni, Annalisa si scusò con un sorriso e disse a Rocco che aveva bisogno del bagno. Lui la seguì, il suo passo deciso, il cuore che batteva forte. Appena voltarono l’angolo, lontano dagli occhi della folla, lei si fermò di colpo. Con un movimento rapido, infilò la mano nei suoi pantaloni, trovando il suo membro già turgido. Lo strinse con decisione, guardandolo negli occhi. “Sei proprio una puttana,” le sussurrò Rocco, la voce bassa e carica di desiderio, il respiro caldo contro il suo orecchio. “Se non ti calmi, questa sera ti faccio fare la troia veramente.”
Annalisa lo fissò, il suo sguardo un misto di sfida e lussuria. “Amore, sono pronta,” rispose senza esitazione, le sue labbra rosse che si curvavano in un sorriso. “Voglio fare la troia stasera. Andiamo.”
Rocco non disse nulla. La prese per il polso, un gesto fermo ma non violento, e la guidò verso l’uscita. La Mercedes Classe C nera li aspettava nel parcheggio di Casa Cavazzini, lucida sotto le luci dei lampioni. Annalisa salì con un movimento fluido, lasciando che lo spacco del suo abito si aprisse, rivelando le calze autoreggenti che aderivano alle sue cosce come una seconda pelle. Rocco si mise al volante, il motore che ruggiva piano mentre lasciavano il centro di Udine, diretti verso l’ignoto.
L’aria dentro l’auto era carica di tensione erotica. Annalisa si sistemò il rossetto nello specchietto, il gesto lento e deliberato, poi spruzzò una nuvola di profumo che riempì l’abitacolo di note calde e sensuali. “Dove mi porti, amore?” chiese, la voce un sussurro che vibrava di eccitazione. Rocco non rispose subito, il suo sguardo fisso sulla strada, ma un sorriso gli increspava le labbra. “Vedrai,” disse infine, la voce profonda, quasi minacciosa.
La città si dissolse dietro di loro, sostituita da strade più buie, fiancheggiate da campi e zone industriali. Quando Rocco svoltò in un parcheggio per camion, illuminato solo dai fari di qualche tir parcheggiato, Annalisa sentì un brivido percorrerle la schiena. Non era paura, ma un’eccitazione selvaggia, quasi animalesca. “Scendi,” disse Rocco, spegnendo il motore. “Fammi vedere quanto sei troia.”
Annalisa non esitò. Si sistemò il rossetto ancora una volta, spruzzò un altro po’ di profumo e aprì la portiera. Scendendo, fece in modo che lo spacco dell’abito si aprisse completamente, lasciando intravedere le sue gambe e il pizzo delle autoreggenti. I tacchi risuonavano sull’asfalto mentre si muoveva con sicurezza, il suo corpo illuminato dai fari di un camion vicino. Un uomo, un camionista sui 45 anni, grassottello, alto 1,70, con lineamenti marcati e pantaloncini corti, la osservava dalla cabina del suo tir. Aveva visto la Mercedes avvicinarsi e aveva fatto un cenno con i fari. Rocco aveva ricambiato.
Il camionista aprì la portiera, un sorriso sornione sul volto. “Sali,” disse, la voce ruvida ma invitante. Annalisa non guardò Rocco. Salì sul camion con un movimento fluido, il suo profumo che si mescolava all’odore di diesel e cuoio della cabina. L’uomo la fece accomodare sul lettino dietro il sedile, un piccolo spazio che odorava di sudore e sigarette.
Non ci furono parole. Le mani dell’uomo furono subito su di lei, ruvide ma decise. Una mano le afferrò il seno, stringendo attraverso il tessuto dell’abito, mentre l’altra si insinuò tra le sue cosce, trovando la sua fica già bagnata. Annalisa gemette, il suono che si mescolava al ronzio del motore spento. Le dita dell’uomo la penetrarono, lente ma profonde, e lei si inarcò contro di lui, il suo respiro che si spezzava.
Con un gesto rapido, Annalisa gli abbassò i pantaloncini, rivelando un cazzo non lungo ma spesso, già duro. Lo prese in bocca con avidità, succhiandolo con una dedizione che la faceva sentire viva, sporca, desiderata. Il sapore salato sulla sua lingua era inebriante, e i gemiti dell’uomo la spingevano a continuare, più veloce, più profondo.
Poi lui le tolse l’abito, lasciandola solo con le autoreggenti e i tacchi. La fece sdraiare sul lettino e le montò sopra, penetrandola con forza. Ogni spinta era un’esplosione di piacere e dolore, i loro corpi che si scontravano in un ritmo primordiale. Annalisa gridò, il suo corpo che si tendeva mentre raggiungeva l’orgasmo, i muscoli che si contraevano attorno a lui.
Quando l’uomo fu sul punto di venire, Annalisa lo fermò. “Non dentro,” sussurrò, la voce rotta dal piacere. Si girò, offrendogli il suo culo perfetto. “Leccami,” ordinò, e lui obbedì, la sua lingua che esplorava con avidità. Quando lo sentì abbastanza bagnato, lo guidò dentro di lei. Il dolore fu acuto, il suo cazzo largo che la riempiva in modo quasi insopportabile, ma Annalisa resistette, spingendosi contro di lui. Presto il dolore si trasformò in piacere, e lei cominciò a muoversi, prendendolo sempre più a fondo, mentre con una mano si toccava la fica.
L’orgasmo la colpì come un’onda, e mentre lui le veniva dentro, lei squirtò, bagnando il lettino del camion. Con un ultimo gesto di sfida, prese il suo cazzo in bocca, pulendolo con cura. “Ti ho lasciato un ricordo di me,” disse, indicando il letto bagnato, prima di rivestirsi e scendere.
Tornò verso la Mercedes, il suo passo ondeggiante, il culo dolorante ma il sorriso soddisfatto. Rocco la guardava, il desiderio ancora vivo nei suoi occhi. Ma la notte non era finita. Altri camionisti avevano visto la scena, e Rocco non aveva intenzione di fermarsi. “Sei pronta per il prossimo?” chiese, la voce un misto di orgoglio e sfida. Annalisa rise, un suono roco e selvaggio. “Sempre, amore,” rispose, pronta a continuare il gioco.


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