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Michela una vita da sottomessa Atto 20


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
16.07.2025    |    6.000    |    3 9.6
"Lo lecco avidamente, il sapore salato che mi inebria, un gemito che mi sfugge: “Mmmh!” La cena scorre veloce, l’odore di curry di gamberi e citronella che si mescola al muschio, il sapore..."
Daniela, accanto a me, emana il suo profumo di sandalo, una nuvola che mi soffoca, il suo plug rosso che scintilla, la catenella al clitoride che oscilla, un invito osceno. Jennifer e Francy sono ancora con noi, i loro corpi nudi che brillano di sudore, il serpente tatuato di Jennifer che si avvolge dal suo culo al seno, la lingua biforcuta che sembra lambire il capezzolo, un’immagine che mi fa rabbrividire.Omar è lì, il suo cazzo duro, 22 cm che spiccano verso l’alto, le vene gonfie, l’odore muschiato che emana, un desiderio represso che riempie l’aria. Daniela, con voce autoritaria, ordina: “Jennifer, Francy, sdraiatevi sul lettino. Leccatevi fica e culo in un 69.” Le due obbediscono, i loro corpi che si intrecciano, il suono umido delle loro lingue che echeggia, l’odore di vaniglia e inchiostro che si mescola al nostro muschio. Daniela si gira verso di me, un sorriso sadico: “Michela, mettiti lo strap-on.” Il mio cuore salta, un’eccitazione che mi travolge: per una volta, sarò io a dominare. Prendo lo strap-on dalla valigia, l’odore di lattice che mi pizzica le narici, e infilo la parte corta nella mia fica, un pop umido che mi strappa un gemito di piacere: “Siiii!” Allaccio le cinghie in vita, il cuoio che si tende con un crepitio, e sono pronta, il mostro nero che scintilla sotto la luce. Una melodia di ranat ek, un xilofono tailandese, risuona dal terrazzo, un ritmo frenetico che amplifica l’atmosfera, un inno alla nostra lussuria.Jennifer protesta: “Siamo lesbiche, non ci piace il cazzo!” Daniela la zittisce: “Stasera lo proverete. Omar ha un bel cazzo, l’ho assaggiato anch’io. Vi piacerà.” Le due, ubbidienti, iniziano a leccarsi, le loro lingue che scavano dalla fica al culo, il suono umido che si mescola alla musica, i gemiti che echeggiano: “Mmmh!” Io e Omar ci avviciniamo, l’odore di sudore e muschio che emana da lui, il mio strap-on che brilla. Aspettiamo che i loro buchi siano bagnati, poi, con un colpo secco, li penetriamo. Io scelgo Jennifer, il mio strap-on che fatica a entrare, il suo buco che resiste, un suono di carne che si tende. Spingo con forza, colpi decisi, il lattice che finalmente affonda, un clap che squarcia l’aria. Omar entra in Francy, il suo cazzo che scivola più facilmente, i suoi testicoli che sbattono contro le sue chiappe, un suono ritmico che si mescola al clap del mio strap-on. Jennifer si lamenta, il dolore che la travolge: “È troppo grosso!” Ma i suoi lamenti si trasformano in urla di piacere: “Siiiiiii!” Francy geme meno, il suo buco già aperto, e raggiunge l’orgasmo, un urlo che squarcia la stanza: “Siiiiiii!”
Ci scambiamo, io passo a Francy, il mio strap-on che entra nel suo buco già bagnato dallo sperma di Omar, l’odore di muschio e salsedine che si diffonde, un pop umido che echeggia. Francy si lamenta: “È troppo grande!” Ma il suo buco, già allargato, cede, e i miei colpi diventano più veloci, il clap del lattice che sbatte contro le sue chiappe, un ritmo che si mescola alla melodia del ranat ek. Omar penetra Jennifer, il suo cazzo che affonda, i suoi testicoli che sbattono, un suono che echeggia. I loro gemiti si trasformano in urla di piacere, un altro orgasmo che le travolge, un coro che squarcia l’aria: “Siiiiiii!” Continuiamo ad alternarci, i nostri corpi che si muovono in un balletto di lussuria, l’odore di muschio, vaniglia e inchiostro che riempie la stanza, un incenso profano. Daniela si masturba, i suoi gemiti che si mescolano ai nostri, l’odore di sandalo che emana, un’esplosione di desiderio che ci consacra.Siamo spompati, i nostri corpi sudati sul lettino, l’odore di muschio e lattice che permea l’aria, il ranat ek che si affievolisce, lasciando spazio al suono delle onde. Daniela ordina: “Andiamo al mare.” Ci dirigiamo verso la spiaggia, nudi, il suono della sabbia che scricchiola sotto i nostri piedi, l’odore di salsedine che ci avvolge. I bagnanti ci guardano, allibiti, i loro occhi che si posano sui miei anelli, sul tatuaggio della diavolessa, sulla scritta SLAVE, sulla catenella che tira i miei capezzoli, un’esibizione che mi umilia ma mi accende. Ci tuffiamo, l’acqua fredda che mi fa rabbrividire, gli anelli che tintinnano, il plug che vibra, un piacere che mi strappa un gemito: “A-ahhh!” Nuotiamo, il suono delle onde che si infrange, il sapore salato dell’acqua che mi bagna le labbra. Torniamo sul terrazzo, i raggi caldi del sole che ci asciugano, l’odore di crema solare e sudore che si mescola alla salsedine, gli sguardi dei bagnanti che ci seguono, un misto di desiderio e stupore.
Si è fatto tardi, il sole che tramonta tinge il cielo di sfumature arancioni, l’odore di frangipane che si intensifica. Daniela mi guarda: “Prepariamoci per la cena.” Omar si riveste, il fruscio del tessuto che echeggia, e se ne va, l’odore di sudore che lo segue. Jennifer e Francy raccolgono i loro teli, il serpente di Jennifer che sembra muoversi sulla sua pelle, e si incamminano verso la porta. Jennifer si gira: “Ci vediamo per cena?” Daniela risponde: “Certo, ma vi voglio provocanti. I vestiti più sexy e audaci che avete.” Jennifer sorride: “Non abbiamo nulla come i vostri, ma faremo del nostro meglio.” Se ne vanno sculettando, i loro culi che portano il segno dello strap-on e del cazzo di Omar, un’immagine che mi fa sorridere, un orgoglio oscuro che mi brucia l’anima.Ci prepariamo, l’odore di sapone al cocco che ci accoglie in bagno, l’acqua tiepida che lava via il sudore e il muschio. Daniela mi porge il suo vestito bianco, la scollatura profonda che lascia intravedere il mio culo, il plug blu che lampeggia, il tessuto a rete così sottile che è come non indossare nulla, gli anelli alle grandi labbra che pendono, le labbra allungate in modo osceno, il tatuaggio che brilla. Io le porgo il mio vestito nero, gli spacchi vertiginosi che mostrano i suoi fianchi, la scollatura che arriva sotto l’ombelico, il suo plug rosso che scintilla. La catenella tira i miei capezzoli, un dolore che mi fa gemere: “A-ahhh!” Una melodia di khim tailandese risuona, dolce e sensuale, un ritmo che ci prepara per la serata. Arriviamo in sala da pranzo, Samai ci accoglie sorridendo, l’odore di vaniglia che emana, e ci accompagna al tavolo. Mi siedo, le mie chiappe nude sulla sedia fredda, un brivido che mi fa gemere, mentre Daniela alza la parte posteriore del vestito. Samai sussurra: “È piacevole essere senza intimo, sento l’aria che mi accarezza la fica.” Aggiunge, con un sorriso malizioso: “Ho detto a mio marito che farò tardi, c’è una festa al villaggio. Sono emozionata per stasera.” Se ne va sculettando, l’odore di vaniglia che la segue, il suono dei suoi passi che si perde nella musica.Jennifer e Francy arrivano, oscenamente provocanti. Jennifer indossa una gonnellina di jeans accorciata, le bretelline che coprono a malapena i capezzoli, il serpente che brilla, la lingua biforcuta che sembra viva. Francy porta un vestitino a fiori, trasparente, le sue forme in mostra, l’odore di crema solare che emana. Si siedono, gli sguardi della sala su di loro, un misto di desiderio e disprezzo. Jennifer si rivolge a Daniela: “Ti piace il nostro abbigliamento?” Daniela annuisce: “È di mio gradimento.” Jennifer sorride: “È la prima volta che ci vestiamo così. Gli sguardi della gente ci eccitano.” Tocca la sua fica sotto il tavolo, l’odore di muschio che si diffonde, e porge il dito a me. Lo lecco avidamente, il sapore salato che mi inebria, un gemito che mi sfugge: “Mmmh!”
La cena scorre veloce, l’odore di curry di gamberi e citronella che si mescola al muschio, il sapore piccante che mi brucia la lingua, le risate che echeggiano, le provocazioni velate che ci accendono. Samai porta le portate, i suoi occhi che brillano di desiderio, l’odore di vaniglia che si intensifica a ogni passaggio. Daniela propone: “Andiamo a fare un giro nel villaggio, magari troviamo qualcosa di stuzzicante.” Ci alziamo, i culi di Jennifer e Francy in mostra, i loro buchi aperti, un trofeo della nostra lussuria che mi riempie di orgoglio. Camminiamo tra i turisti, l’odore di cibo di strada e incenso che ci avvolge, il suono di un flauto ranat che risuona da un negozio. Entriamo in vari negozi, ma nulla attira Daniela. Jennifer, maliziosa, infila la mano negli anelli della mia fica, tirando, un dolore che mi strappa un urlo: “A-ahhh!” Daniela sorride: “Ti piacciono i suoi anelli, vero?” Jennifer annuisce: “A Parigi, voglio che Francy li abbia, su capezzoli e grandi labbra.” Daniela risponde: “Ci vuole tempo, ma non tanto dolore.” Tra baci e tocchi, il tempo scorre, la mezzanotte che si avvicina. Salutiamo Jennifer e Francy, l’odore di vaniglia e inchiostro che le segue, e ci avviamo verso il bungalow.Stiamo per entrare quando Samai si avvicina, timida, l’odore di vaniglia che la precede, il suono dei suoi passi che echeggia. Lasciamo la porta aperta, ci spogliamo, il fruscio dei vestiti che cade, il plug blu che lampeggia, gli anelli che tintinnano, il tatuaggio che brilla. Samai ci guarda, imbarazzata. Daniela la invita: “Vieni in mezzo a noi. Quante volte l’hai fatto?” Samai, con gli occhi bassi: “Con questa, tre. Ho sempre provato attrazione per le donne, è dolce. Ma con voi sarà diverso, lo so. Le vostre urla di dolore e piacere si sentono in tutto il villaggio.” Daniela sorride, un lampo sadico. Mi ordina: “Spogliala.” Faccio scivolare la giacchina di Samai, il suono del tessuto che cade, il suo seno velato che si rivela, i capezzoli ritti che spuntano. Poi la gonna, la sua fica liscia e umida in mostra, l’odore di muschio che si diffonde, un desiderio che vibra. Daniela si mette dietro di lei, strusciando il suo corpo sulla schiena di Samai, l’odore di sandalo che la avvolge. Le bacia il collo, lecca tra le scapole, scende ai glutei, mordendoli, un urletto che le sfugge: “Ah!” Daniela lecca il suo buco, il suono umido che echeggia, Samai che spinge il culo verso la sua lingua, un gemito: “Fai piano, sono vergine.”Daniela prende il lubrificante dal trolley, l’odore chimico che si diffonde, mentre io bacio Samai, la mia lingua che scava nella sua bocca, il sapore di vaniglia che mi inebria. Mi soffermo sui suoi capezzoli, la mia lingua che gira intorno, poi i denti che affondano, un gridolino di dolore: “A-ahhh!” Scendo sulla sua fica, la lecco avidamente, il clitoride che mordo, il sapore salato che mi travolge, i suoi gemiti che si intensificano: “Siiiiiii!” Cerco di fistarla, una, due, tre dita che entrano, ma la quarta non passa, la sua fica troppo stretta, l’odore di muschio che si intensifica. Daniela mi porge il lubrificante, lo spalmo sulla sua fica e sul buco del culo, il suono umido che echeggia, e finalmente quattro dita entrano, un fisting che la fa urlare: “Siiiiiii!” Vorrei fistarle il culo, ma più di tre dita non entrano, il suo buco vergine che resiste. Samai squirta, un liquido caldo che bagna le lenzuola, un urlo che squarcia la stanza: “Siiiiiii!” L’odore di vaniglia e muschio che ci soffoca, il ranat ek che suona una nota alta, un climax che ci consacra.Daniela si alza, il suo desiderio sadico insaziabile. Appoggia la sua fica sulla bocca di Samai: “Leccala, voglio la tua lingua in profondità.” Samai obbedisce, il suono umido che echeggia, l’odore di sandalo che si mescola al suo muschio. Daniela geme, un orgasmo che la travolge: “Siiiiiii!” Non si solleva, piscia nella sua bocca, l’odore acre che si diffonde, Samai che cerca di svincolarsi ma Daniela la tiene ferma: “Bevila tutta, senza perderne una goccia.” Samai obbedisce, poi continua a leccare, l’entusiasmo che cresce, un gemito che le sfugge: “Mmmh!” Io mi unisco, le mie mani che sfiorano i suoi capezzoli, un pizzicore che la fa gemere, il mio squirt che schizza, un liquido che bagna il letto, l’odore di muschio che ci avvolge. Daniela mi ordina: “Fistami, troia.” Infilo la mano nella sua fica, un cuneo che entra, il suo urlo che squarcia l’aria: “Siiiiiii!” Il suo squirt mi inonda, un lago che si forma, il ranat ek che vibra, un inno alla nostra lussuria. Samai, esausta, si alza dopo due ore, barcollando: “Peccato, avrei voluto di più. Non sono pratica, qui è difficile trovare donne lesbiche.” Daniela la bacia: “Chiama Omar quando torneremo in Italia, scoprirai il piacere estremo.” Samai annuisce: “Ci penserò.”Ci sdraiamo, il fresco che entra dalle finestre, l’odore di salsedine che ci culla, il suono delle onde che si mescola al nostro respiro. Daniela mi bacia, il sapore del suo muschio sulla mia lingua, un ultimo gemito: “Padrona…” Ogni squirt, ogni umiliazione, ogni dolore è un sigillo della mia devozione, il mio corpo devastato, il mio cuore marchiato per sempre, un altare di lussuria consacrato a Daniela, la mia divinità.

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