tradimenti
Il racconto di Andrea: La notte di Barbara e
Efabilandia
19.04.2025 |
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"Renzo non si fermava, il cazzo si spostò con prepotenza nella fica, ogni affondo che la faceva venire, il suo squirt che trasformava il sedile in un mare, i suoi grugniti che crescevano, un..."
Sono Andrea, e questa è la storia di come mia moglie Barbara, una zoccola insaziabile che vive per il cazzo, ha trasformato una cena estiva a Senigallia in un’orgia su ruote che porterò sempre con me. Abbiamo entrambi 40 anni, e Barbara è una donna che potrebbe far impazzire chiunque: alta 1,78, 56 kg, un corpo snello e tonico con seni pieni, una terza abbondante che ondeggia a ogni passo, capezzoli sempre duri, e una fica spettacolare – depilata, stretta, sempre bagnata, pronta a essere scopata in ogni modo. Barbara è una porca e lo sa, ama il cazzo in tutte le sue forme, e io, 1,78, 82 kg, robusto e complice, sono il marito che asseconda ogni sua voglia sfrenata, eccitato dal vederla posseduta, umiliata, riempita. Ogni sua scopata è un regalo per me, e quella notte con Renzo è stata il nostro capolavoro.Renzo, un nostro amico, ha la nostra età, più basso, robusto, ma un vero signore con un cazzo da leggenda: lungo, spesso, un’arma che Barbara descriveva con occhi pieni di lussuria. Lo avevamo già incontrato un paio di volte, serate di sesso selvaggio in cui Renzo l’aveva scopata senza sosta, e io mi ero segato guardandoli, il cazzo duro per la sua depravazione. Quella sera d’estate, ci invitò a cena a Senigallia, in un ristorante di lusso sul lungomare, con tavoli illuminati da candele e il profumo di mare che si mescolava ai piatti di pesce.
Ero eccitatissimo, come sempre, e avevo chiesto a Barbara di non indossare intimo sotto il vestito. Lei aveva scelto un abito bianco aderente, corto, che le abbracciava il culo perfetto e lasciava intravedere i capezzoli sotto il tessuto leggero, tacchi a spillo neri, smalto rosso su mani e piedi, rossetto scarlatto che prometteva guai. “Niente mutande, amore, così sono pronta,” mi aveva sussurrato, e il mio cazzo si era indurito all’istante.
La cena fu un gioco di tensione erotica. Barbara rideva, sfiorava la mano di Renzo mentre parlavano, si tendeva in avanti per prendere il vino, il vestito che saliva a mostrare le cosce, e io la guardavo, il cuore che batteva, sapendo che la serata sarebbe esplosa. Renzo era un gentiluomo, ma i suoi occhi tradivano il desiderio di scoparla lì, sul tavolo. Bevemmo tanto, il prosecco che scioglieva ogni inibizione, e Barbara iniziò a provocare, accavallando le gambe, il vestito che si alzava, la fica nuda che brillava sotto le luci soffuse. Quando Renzo si alzò per pagare, ci spostammo in una saletta con un divanetto di velluto. Barbara si sedette sulle mie ginocchia, il culo che premeva contro il mio cazzo, e con stupore sentii che era bagnata, gli umori che le colavano sotto le cosce, un lago di desiderio che mi fece capire tutto. “Porca,” sussurrai, e lei rise, un suono che era puro sesso. “Ti piace, vero?” disse, e solo dopo capii che lei e Renzo si erano toccati sotto il tavolo, le sue dita che le avevano sfiorato la fica, il cazzo di lui che lei aveva accarezzato, a mia insaputa. Ero scioccato – di solito Barbara era timorosa prima degli incontri – ma eccitato, il cazzo che pulsava, l’idea di essere un complice ignaro che mi consumava.
Quando Renzo tornò, decidemmo di andare a casa nostra, un appartamento moderno a pochi chilometri. Salii in macchina, la mia BMW, e con un sorriso malizioso dissi: “Perché non vi sedete dietro insieme?” Barbara, stranamente tranquilla, accettò, e Renzo le fece spazio, il suo sguardo che diceva “Ti sfondo”. Mi misi al volante, il cuore che batteva, e dopo pochi minuti sentii movimenti strani. Guardai nello specchietto: Barbara aveva la mano sul cazzo di Renzo, ancora nei pantaloni, accarezzandolo con decisione, mentre lui le alzava il vestito, le dita che scivolavano sulla sua fica nuda, il suono bagnato che echeggiava. Renzo si sporse verso di lei, sussurrando all’orecchio per non farsi sentire: “Sei una zoccola fradicia, ti scopo fino a farti urlare.” Barbara gemette piano, le cosce che si aprivano, il vestito ormai un ricordo, e il mio cazzo si indurì, l’eccitazione che mi travolgeva.
La situazione esplose quando Barbara si sporse in avanti, abbracciandomi da dietro il sedile, le sue braccia che mi avvolgevano, le labbra che mi baciavano il collo, la lingua che scivolava sulla mia pelle. “Ti amo, amore,” ansimava, ma capii subito che non era solo per me. Alzando il corpo dal sedile, offriva il culo e la fica a Renzo, che non perse tempo. Le sue mani le spalancarono le cosce, e iniziò a leccarle la fica, la lingua che scavava tra le pieghe, il clitoride che pulsava, il sapore dolce e salato che lo faceva gemere. Barbara ansimava contro il mio collo, i suoi baci che si trasformavano in gemiti, e poi me le infilò in bocca: le sue dita, fradicie dei suoi umori, un gusto muschiato che mi fece quasi venire. “Sai, amore, le ho appena messe nella fica per te,” sussurrò. Io gemetti, succhiandole, il cazzo duro che premeva nei pantaloni, mentre Renzo, sotto di lei, le infilava due dita nella fica, scopandola con forza, il suono bagnato che riempiva la macchina, il suo grugnito che cresceva: “Cazzo, zoccola, sei un lago!”
Barbara si girò, tornando a sedersi, e iniziò a cavalcare Renzo, il vestito alzato, la fica che ingoiava il suo cazzo enorme, che aveva tirato fuori dai pantaloni. Nello specchietto vedevo tutto: il cazzo di Renzo, spesso e lungo, che la riempiva, le pareti che si contraevano, il suo squirt che schizzava sul sedile, un fiotto caldo che odorava di sesso. Barbara mi abbracciava da dietro, le sue mani che mi accarezzavano il petto, la bocca che mi baciava, ansimando: “Guarda, amore, guarda come mi scopa!” Renzo la penetrava con affondi profondi, i fianchi che sbattevano contro il suo culo, ogni colpo che la faceva sobbalzare, i seni che ondeggiavano sotto il vestito, il suono bagnato che era una sinfonia. “Prendilo tutto, troia!” grugnì Renzo, la voce rauca di eccitazione, e Barbara gemette, il corpo che si inarcava. Io guidavo, il cazzo che esplodeva, e mi segavo sopra i pantaloni, l’eccitazione che mi consumava.
“Ora voglio il tuo Culo” grugnì Renzo, la voce che si alzava, un ringhio di desiderio, e Barbara, la mia porca, annuì, il desiderio che la consumava. Si sollevò, sempre abbracciandomi da dietro, il corpo che si inarcava, offrendo il buco a Renzo. Lui lubrificò il buco con la sua saliva, le dita che lo allargavano, il profumo muschiato del suo culo che si mescolava al suo squirt. La penetrò piano, il cazzo che forzava il buco stretto, un dolore che si trasformava in piacere, Barbara che urlava contro il mio collo, i suoi baci che si spezzavano in gemiti. “Sì, scopami il culo, toro!” gridava, e Renzo affondava, ogni colpo che la dilatava, il buco che lo stringeva, il suono della penetrazione che echeggiava, i suoi grugniti che riempivano la macchina: “Cazzo, che culo, zoccola!” Barbara mi stringeva, le unghie che graffiavano il mio petto, la bocca che mi mordicchiava l’orecchio, ansimando: “Sono una porca, amore, mi piace troppo il cazzo!” Il suo primo orgasmo anale esplose, il suo squirt che schizzava sul sedile, un lago che bagnava i jeans di Renzo, il suo urlo che mi fece tremare.
Renzo non si fermava, il cazzo si spostò con prepotenza nella fica, ogni affondo che la faceva venire, il suo squirt che trasformava il sedile in un mare, i suoi grugniti che crescevano, un ringhio animalesco: “Ti sfondo, zoccola!” Barbara mi abbracciava, i suoi baci che erano un misto di amore e provocazione, il suo corpo che si muoveva per offrire tutto a Renzo. “Scopami, toro, fottimi!” gridava, e lui obbediva, le mani che le sculacciavano il culo, i segni rossi che apparivano, il suo squirt che colava sul pavimento della macchina. Il secondo orgasmo la travolse, il corpo che tremava, il suo urlo che era puro piacere: “Sono una porca, cazzo, amo il cazzo!” Io mi segavo, il cazzo che schizzava nei pantaloni, l’eccitazione era a mille.
Renzo decise di finire nel culo. La fece impalare di nuovo, il cazzo che scivolava nel buco ormai aperto, ogni affondo che la faceva urlare, il suo squirt che schizzava senza sosta, i grugniti di Renzo che erano un ruggito: “Prendi tutto, zoccola!” Barbara mi abbracciava, la bocca contro il mio collo, ansimando: “Sto venendo, amore, sono una porca, mi piace troppo!” Il terzo orgasmo la devastò, il suo squirt che bagnava tutto, il buco che pulsava intorno al cazzo di Renzo. Lui venne dentro di lei, lo sperma caldo che le riempiva il culo, un’esplosione che li fece urlare insieme, il suo cazzo che pulsava, il suo squirt che non si fermava. Barbara crollò contro il sedile, il culo pieno di sborra, il corpo che vibrava, il mio pantalone sporco di sperma.
Arrivammo a casa nostra, il sedile della mia BMW zuppo di squirt, l’odore di sesso che era la nostra firma. Barbara scese, il vestito sgualcito, il culo che colava, e mi guardò, un sorriso che era amore e depravazione. “Ti è piaciuta la tua zoccola, amore?” chiese, e io annuii, il cazzo duro di nuovo, pronto per quello che sarebbe successo dentro casa tra noi tre. Ma quella è un’altra storia, un altro capitolo di lussuria che porteremo sempre con noi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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