incesto
Veronica Segreti in Famiglia #4
Efabilandia
15.04.2026 |
29.679 |
7
"Mi fa girare a pancia in giù, mette un cuscino sotto la mia pancia così il culo rimane alto ed esposto..."
Io la guardo. Rabbia, eccitazione, potere. Un vortice caldo che mi stringe lo stomaco e mi bagna la fica all’istante, come se il mio corpo avesse già capito prima della mia mente cosa stava per succedere.Mamma è lì, davanti a me, con quella vestaglia di seta nera semi-aperta, l’odore denso di sborra e di fica usata che aleggia intorno a lei come un profumo proibito. La sborra di Silvio le sta ancora colando dal culo, lo so, lo sento. E lei non ha nessuna intenzione di nasconderlo.
«Voglio capire quanto è sfondato veramente il tuo culo da troia» dico con voce bassa, quasi tremante per l’eccitazione. «Adesso. Subito.»
Mamma sorride. Un sorriso lento, caldo, da puttana consapevole. Senza dire una parola si gira verso il tavolo della cucina, si china in avanti con grazia, solleva la vestaglia sulla schiena scoprendo completamente il suo culo maturo, rotondo, bianco e morbido. La luce calda del tramonto che entra dalla finestra le accarezza la pelle, facendo brillare le tracce umide tra le natiche.
Con entrambe le mani afferra le sue chiappe generose e le spalanca lentamente, senza la minima vergogna. Il buco del culo appare davanti ai miei occhi: rosso, gonfio, leggermente aperto, ancora lucido e viscido della sborra densa di Silvio che cola in fili lenti e cremosi verso la fica. L’odore è fortissimo, animale, salato-dolce, muschiato, un mix di culo sfondato e sperma fresco che mi riempie le narici e mi fa girare la testa.
Prendo il telefono con le mani che tremano leggermente. Mi avvicino. Scatto la prima foto da molto vicino, quasi toccando con l’obiettivo. Poi un’altra, da sotto, zoomando sul buco che pulsa piano. Una terza mentre una goccia di sborra bianca scende lentamente lungo la sua coscia sinistra. Ogni click è accompagnato dal respiro pesante di mamma e dal mio cuore che batte fortissimo.
«Guarda come è aperto…» mormoro mentre scatto. «Si vede il buco che ancora si contrae… la sborra di Silvio ti cola fuori come una vera puttana…»
Mamma geme piano, eccitata dal mio sguardo e dalle mie parole. Spinge indietro il culo verso di me, offrendolo ancora di più.
Scatto decine di foto. Da ogni angolazione. Ravvicinate. Grandangolo. Flash spento per non rovinare l’atmosfera calda della stanza. Il profumo di lei mi entra dentro, mi confonde, mi fa bagnare ancora di più. Sento la mia fica pulsare, le mutandine fradice.
Quando finisco abbasso il telefono e la fisso dritta negli occhi.
«Stasera quando esci devi tenere il telefono sempre a portata di mano. Quando ti chiamo in videochiamata devi rispondere sempre. Altrimenti mando tutto a papà. Tutto. Le foto, l’audio, ogni cosa.»
Lei annuisce, gli occhi che brillano di sfida e di un piacere oscuro. «Come vuoi, amore mio.»
Come sempre quella sera si vestì in modo molto provocante ed alle 19.00 uscì di casa.
Sono le 19:30. Sono chiusa in camera mia, luce soffusa, cuffie wireless nelle orecchie. Il cuore mi batte così forte che lo sento nelle tempie. Ho già capito che mia madre è una troia senza limiti, ma stasera voglio vederlo con i miei occhi.
Faccio partire la videochiamata.
Suona due volte. Tre. Poi la telecamera si attiva.
Quello che vedo mi lascia letteralmente senza fiato.
Mamma è in un locale semi-buio, luci rosse e viola soffuse, musica deep-house bassa e sensuale che pulsa attraverso il telefono. Il cellulare è poggiato sul bancone del bar, inquadratura perfetta. Ha il vestito abbassato fino alla vita, i seni pesanti fuori, capezzoli durissimi. Il culo all’aria, di schiena, piegata in avanti.
Davanti a lei un nero alto, sui trent’anni, cazzo grosso, scuro, venoso, che lei sta succhiando con una passione da vera zoccola. Le labbra rosse tese intorno alla cappella, la lingua che gira avidamente, le mani che gli massaggiano le palle pesanti con movimenti lenti e profondi. Sembra che lo voglia divorare.
Poco dopo entra nell’inquadratura un uomo italiano più anziano, sulla cinquantina, barba grigia curata, cazzo già duro fuori dai pantaloni. Mamma non esita: inizia a leccarglielo con la stessa fame, alternando i due cazzi, succhiando uno mentre masturba l’altro con la mano bagnata di saliva.
Io sento un calore liquido tra le gambe. Mi eccito da morire a vederla così.
Il nero si posiziona dietro di lei. Mamma, da brava troia, si sposta leggermente di lato, apre bene le gambe e sporge il culo verso la telecamera per farmi vedere tutto. Il cazzo nero entra nel suo culo con un colpo deciso. Cristina geme forte, un suono roco e animale che riempie le mie cuffie. Mentre il nero la incula con spinte profonde e potenti, l’anziano le scopa la bocca senza pietà.
Mamma viene urlando. Il corpo che trema, il culo che stringe il cazzo nero, gli occhi rovesciati dal piacere.
Poi cambiano posizione. Il nero si distende per terra. Mamma si siede sopra di lui, il culo sfondato che ingoia lentamente tutto il cazzo nero fino in fondo. L’anziano le si mette davanti e le infila il cazzo nella fica già fradicia. Doppio riempimento. Prende due cazzi insieme, uno in fica e uno in culo, muovendo il bacino come una porca esperta.
La musica del locale pulsa più forte. I gemiti di mamma diventano sempre più alti, disperati, bellissimi. Dopo qualche minuto l’anziano le sborra nella fica con un grugnito, il nero le esplode dentro il culo con fiotti potenti. Mamma continua a godere mentre i cazzi gocciolanti escono dai suoi buchi spalancati. Poi, da vera troia, li pulisce uno per uno con la lingua, succhiando ogni residuo di sborra con passione.
Chiudo la chiamata. Controllo che la registrazione sia perfetta. Lo è.
Sono eccitatissima. Le mutandine sono completamente bagnate, un lago. Me le tolgo con le mani che tremano. Nuda davanti allo specchio della mia camera. Il mio corpo di diciannove anni mi guarda: seni sodi, capezzoli duri come pietre, fica gonfia e lucida che cola lungo le cosce. Mi tocco il seno, lo stringo, tiro i capezzoli. Un’ondata di desiderio mi attraversa. Ho una voglia matta di cazzo. Di un cazzo vero. Di papà.
Mi infilo solo una maglietta oversize grigia di papà, quella che mi arriva appena sotto il culo. Scendo in corridoio a piedi nudi. Entro nella sua camera.
Papà è sdraiato sul letto, sta leggendo dal suo Kindle con la luce calda della abat-jour. Quando mi vede entrare sorride sorpreso.
Mi distendo accanto a lui senza dire una parola. La mia mano va subito sul suo cazzo dentro i pantaloni del pigiama. Lo massaggio lentamente, sentendolo diventare duro sotto le mie dita. Lo tiro fuori, grosso, caldo, venoso. Lo prendo in bocca con amore, assaporando il suo sapore maschio, leggermente salato, quel profumo di uomo maturo che mi fa impazzire.
Poi mi giro e mi metto a cavalcioni sulla sua faccia. Papà molla il Kindle, mi afferra i fianchi con forza e affonda la lingua nella mia fica giovane, profumata, bagnatissima. Un 69 stupendo. Io succhio il suo cazzo con passione mentre lui mi lecca, mi succhia il clitoride, mi penetra con la lingua. Godo forte, gemendo intorno al suo cazzo, muovendo il bacino sulla sua faccia.
Non resisto più. Mi sollevo, prendo il suo cazzo in mano e mi impalo su di lui. Scendo fino in fondo. La fica mi si apre completamente, mi riempie. Comincio a cavalcarlo veloce, i seni che ballano, il suono bagnato e osceno della mia fica che lo ingoia. Vengo violentemente, tremando tutta, stringendogli il cazzo dentro di me con spasmi potenti.
Poi mi metto di lato. Lui è ancora durissimo. Lo bacio sulla bocca con passione selvaggia, lingue che si intrecciano, saliva che si mescola. La prima volta che lo limono così profondamente. Ho una voglia matta.
Gli sussurro nell’orecchio, la voce vergognosa e tremante: «Papà… non l’ho mai preso nel culo ed ho paura… ma vorrei che ci provassi tu.»
Papà mi bacia dolcemente sulla fronte, mi sorride con amore e desiderio. Mi prepara con cura infinita. Due dita bagnate di saliva e dei miei succhi. Massaggia il mio buco rosa, entra piano, con attenzione a ogni mio respiro. Sento la pressione, il bruciore dolce che diventa piacere. Poi tre dita. Mi allarga lentamente. Godo. Una sensazione profonda, sporca, stupenda.
Mi fa girare a pancia in giù, mette un cuscino sotto la mia pancia così il culo rimane alto ed esposto. Con le mani mi apre le natiche bianche e comincia a leccarmi il buco del culo con passione, infilando la lingua dentro, girando, succhiando. Io gemo forte, spingendo indietro contro la sua faccia.
«Papà ti prego… inculami… inculami… non ce la faccio più!» supplico quasi piangendo dal desiderio.
Lui poggia la punta calda e grossa del suo cazzo sulla mia rosellina. Spinge piano. Solo la cappella. Mi irrigidisco per il piccolo dolore. Poi dico con voce rotta: «Dai papà… inculami ora…»
Spinge tutto dentro con un colpo lento ma deciso. Sento il suo cazzo grosso che mi apre il culo, che mi riempie completamente. Trattengo il respiro. Lui si ferma, mi accarezza la schiena, mi bacia le spalle. Poi comincia a muoversi, prima piano, poi sempre più forte, sempre più profondo. Il dolore si trasforma in un piacere intenso, buio, meraviglioso.
Mi tocco la fica mentre lui mi incula con forza crescente. Vengo urlando, il culo che stringe il suo cazzo come una morsa. Papà geme forte e mi sborra dentro, fiotti caldi, densi, abbondanti che mi riempiono il culo fino in fondo.
Restiamo abbracciati, sudati, respiri mescolati. Io lo ringrazio piano, la voce rotta di emozione.
Sentiamo la porta di casa che si chiude. Mamma è tornata.
Mi rimetto solo la maglietta e esco in corridoio. Mamma mi vede. Mi fissa. Ha ancora l’odore di sborra e di locale addosso.
«Ti ho visto nel video» le dico guardandola dritta negli occhi. «Sei proprio una porca.»
Mamma sorride, si avvicina lentamente. Mi sussurra all’orecchio, la voce calda e complice: «Sei soddisfatta allora?»
Io sento la sborra di papà che mi cola lentamente lungo la coscia. La guardo.
«Certo… ma non è finita. Ne riparliamo domani.»
Vado nella mia camera. Sento gli occhi di mamma sul mio culo nudo sotto la maglietta, sulla striscia umida e brillante che mi scende lungo la gamba.
E so che questo è solo l’inizio di qualcosa di molto più grande e oscuro.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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