tradimenti
Lo scrittore
Efabilandia
03.08.2025 |
4.596 |
5
"Le sue calze autoreggenti catturavano la luce della candela, creando un gioco di ombre che rendeva ogni suo movimento ipnotico..."
La notte era densa, carica di promesse non dette, quando ricevetti il messaggio su A69. Era un’app che usavo spesso, un angolo digitale dove i desideri si intrecciavano con la discrezione, e quella notifica mi colse di sorpresa. “Ciao Fabio, sei lo scrittore, vero? Abbiamo una proposta per te.” Il mittente era Marco, un profilo con una foto sfocata ma intrigante: un uomo dal sorriso gentile, occhi profondi che sembravano custodire segreti. La sua proposta era audace, quasi surreale: volevano che fossi il loro narratore, che trasformassi il loro incontro intimo in un racconto vivo, leggendo ad alta voce mentre loro si perdevano l’uno nell’altra. Non ero solo uno spettatore, ma un cantore, un Virgilio che avrebbe guidato le loro passioni attraverso le parole. Accettai, non senza un brivido di curiosità. L’idea di essere testimone e al tempo stesso creatore di un momento così intimo mi elettrizzava. Ci accordammo per incontrarci a casa loro, una villa appena fuori città, in una zona dove le luci della metropoli si affievolivano, lasciando spazio al silenzio della notte. Quando arrivai, il vialetto di ghiaia scricchiolava sotto le mie scarpe. La porta si aprì prima ancora che potessi bussare. Marco mi accolse con un sorriso caldo, stringendomi la mano con una fermezza che trasudava sicurezza. Era alto, con capelli castani leggermente mossi e un’eleganza casual: una camicia bianca aperta sul petto, pantaloni scuri che gli calzavano a pennello. “Fabio, benvenuto,” disse, la voce profonda e cortese. “Grazie per essere qui.” La sua gentilezza mi mise subito a mio agio, come se fossi un ospite atteso da sempre.
Mi guidò all’interno, attraverso un salone arredato con gusto minimalista: divani in pelle, un camino spento, grandi finestre che si affacciavano su un giardino immerso nell’oscurità. “Elena è di sopra,” disse, indicando una scala di legno lucido. “Ti sta aspettando.” Il tono era complice, carico di un’aspettativa che mi fece accelerare il battito. Salimmo le scale in silenzio, il profumo di sandalo e vaniglia che si faceva sempre più intenso. Quando entrammo nella camera da letto, fui accolto da una scena che sembrava tratta da un sogno. La stanza era avvolta da una penombra soffusa, illuminata solo dal bagliore tremolante di una candela posta su un piccolo tavolino accanto al letto. Le ombre danzavano sulle pareti, creando un’atmosfera che era al tempo stesso intima e surreale. Il letto, ampio e coperto da lenzuola di seta nera, sembrava il centro di un universo privato. E lì, sdraiata con una posa che era un misto di grazia e provocazione, c’era Elena.
Era bellissima. I capelli castano scuro le cadevano in onde morbide sulle spalle, incorniciando un viso dai lineamenti delicati ma decisi. Indossava solo un paio di calze autoreggenti nere, come avevo richiesto nel nostro scambio di messaggi, e un paio di décolleté con tacchi a spillo che aggiungevano un tocco di eleganza audace alla sua nudità. La sua pelle brillava sotto la luce della candela, e il profumo che emanava – una miscela di vaniglia e qualcosa di più speziato, forse ambra – mi avvolse come un abbraccio invisibile. Mi guardò con occhi che scintillavano di desiderio e curiosità, un sorriso appena accennato sulle labbra. “Fabio,” disse, la voce bassa e vellutata, “sei pronto a scrivere la nostra storia?”
Annuii, cercando di mantenere la compostezza. Mi sedetti su una poltrona ai piedi del letto, il mio notebook aperto sul tavolinetto che avevo chiesto, le dita pronte a catturare ogni istante. Marco si avvicinò a Elena, posandole una mano sulla spalla con una tenerezza che contrastava con l’intensità del momento. “Comincia pure,” disse, rivolgendosi a me, ma senza distogliere lo sguardo da lei.Presi un respiro profondo e iniziai. “Le sue mani scivolano lente sul suo petto,” narrai, la voce morbida ma chiara, come se stessi leggendo un’antica poesia. “Tracciando linee invisibili che accendono brividi. Lei inarca la schiena, un respiro profondo le sfugge dalle labbra, mentre lui la guarda come se fosse l’unica cosa al mondo.” Le mie parole sembravano prendere vita, intrecciandosi con i loro movimenti. Marco sfiorò il collo di Elena con le labbra, e un gemito leggero sfuggì da lei, quasi un’eco della mia descrizione. Continuai a scrivere, leggendo ad alta voce mentre i loro corpi si avvicinavano sempre di più. “Le sue dita trovano il bordo della sua camicia, la fanno scivolare via, lasciando la pelle nuda a incontrare l’aria fresca. Il calore dei loro corpi si mescola, un contrasto che li fa tremare.” Ogni frase sembrava spingerli oltre, come se le mie parole fossero un amplificatore della loro passione. Elena si voltò verso di me per un istante, un sorriso malizioso sulle labbra, prima di tornare a perdersi in Marco. Le sue mani esploravano il corpo di lui con una sicurezza che tradiva una profonda intimità, mentre Marco rispondeva con tocchi precisi, quasi veneranti.La stanza si riempiva di loro: i loro respiri, i loro movimenti, il fruscio delle lenzuola contro la pelle. Le mie dita volavano sulla tastiera, cercando di tenere il passo con la loro danza. “Il suo tocco è un fuoco lento, una promessa che si scioglie sulla sua pelle, mentre lei si abbandona, lasciando che ogni carezza racconti una storia.” Leggevo ad alta voce, e la loro intensità cresceva, come se le mie parole dessero forma ai loro desideri più profondi. Elena si mosse con grazia felina, spingendo Marco sul letto. Le sue calze autoreggenti catturavano la luce della candela, creando un gioco di ombre che rendeva ogni suo movimento ipnotico. “Scrivere di questo,” sussurrò, guardandomi per un istante prima di chinarsi su Marco, “è come dipingere con le parole.” La sua voce era un invito, un richiamo che mi fece quasi tremare le dita sulla tastiera. Continuai a narrare, descrivendo ogni dettaglio: il modo in cui le sue labbra sfioravano la pelle di lui, il modo in cui i loro corpi si incastravano come pezzi di un puzzle perfetto. “La sua bocca traccia sentieri invisibili, ogni bacio una promessa, ogni respiro un desiderio che si fa carne.” Le mie parole sembravano fondersi con i loro gemiti, creando una sinfonia di suoni e immagini che riempiva la stanza. Quando raggiunsero l’apice, il silenzio che seguì fu quasi sacro, rotto solo dal loro respiro affannoso. Smisi di scrivere, chiudendo il notebook con delicatezza. Loro mi guardarono, gli occhi ancora accesi, un misto di gratitudine e meraviglia.
“È stato… incredibile,” disse Marco, la voce roca. Elena annuì, scostando una ciocca di capelli dal viso. Ma la notte non era ancora finita. Elena si alzò dal letto, la sua silhouette avvolta dalla luce tremula della candela. Si avvicinò a me, il suo sguardo che non lasciava spazio a fraintendimenti. “Non hai scritto tutto, vero?” sussurrò, con un sorriso che prometteva qualcosa di più. Le sue dita sfiorarono il mio braccio, un tocco leggero ma carico di intenzioni. Ero imbarazzato, il cuore che mi martellava nel petto, ma il suo profumo e la sua vicinanza mi travolsero. “Elena…” iniziai, la voce incerta, ma lei non mi lasciò finire, con la mano sfioro il mio sesso. Con un movimento rapido infilò la mano e lo afferrò. Io restai immobile mentre guardavo Marco che sorrideva. Con un movimento rapito, mi tirò giù i pantaloni, il suo tocco deciso e senza esitazioni. Mi trovai esposto, vulnerabile, il mio desiderio evidente. Cercai di fermarla, le mani che si alzarono in un gesto istintivo, ma lei mi guardò con occhi che bruciavano. “Shh,” sussurrò, prima di chinarsi e prendere il mio sesso duro tra le labbra. Il mondo si dissolse. La sensazione era travolgente, un calore umido che mi fece quasi perdere il controllo. “Elena, no…” mormorai, ma le mie parole erano deboli, prive di convinzione. Lei non si fermò, muovendosi con una lentezza deliberata, ogni gesto un’onda che mi trascinava sempre più a fondo. Poi, con un movimento fluido, si alzò e si sedette sopra di me, guidando il mio sesso dentro di lei. Sentii il calore della sua fica, ancora piena del seme di Marco, un dettaglio che mi fece quasi crollare. Cominciò a cavalcarmi, i suoi movimenti lenti e poi sempre più rapidi, un ritmo che mi portava al confine della follia. Le sue mani si aggrapparono alle mie spalle, le unghie che affondavano appena nella pelle. “Scrivimi così,” sussurrò, la voce spezzata dal piacere. Non potevo più resistere. "Vienimi dentro"
La sentii stringersi intorno a me, il suo corpo che si muoveva in perfetta sintonia con il mio. Quando esplosi dentro di lei, fu come se il mondo si frantumasse, lasciandomi solo con il battito del mio cuore e il suo respiro contro il mio collo. La stanza tornò al silenzio, rotto solo dal tremolio della candela. Elena si scostò, un sorriso soddisfatto sulle labbra. “Alcune cose,” disse, “devono restare solo tra noi.” Non scrissi quel momento.
Non ce n’era bisogno. Era già scolpito nella mia memoria, un capitolo che non aveva bisogno di parole.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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