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Michela una vita da sottomessa Atto 5


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
11.06.2025    |    5.329    |    9 9.7
"Poi, mi ordina di baciarle le cosce, la mia lingua che sfiora la sua pelle, il suo sapore muschiato che mi inebria, un atto che attira risate dalla sala, ma che per me è un’ode alla mia..."
Una settimana fa, Giorgio mi ha marchiata con sette anellini: due per ogni labbro della mia fica, uno all’ombelico con una catenella che dondola a ogni passo, e uno per ogni capezzolo, ancora ipersensibili e doloranti, ogni tocco un’eco del loro trauma. Luciana mi spalma la crema antibiotica tre volte al giorno, girando gli anelli per evitare che si blocchino, un rituale che mi strappa gemiti, un bruciore che si intreccia a un desiderio ardente, un promemoria della mia sottomissione. I peli sul pube, sotto le ascelle e sulle gambe crescono ispidi, un prurito che mi umilia, ma necessario per la depilazione laser definitiva, che richiede il bulbo visibile per bruciare la radice. Luciana lubrifica il mio buco con vaselina ogni giorno, mantenendolo elastico, un abisso che Daniela esplora con dedizione sadica. Ha un nuovo dildo a forma di nano, un fallo di silicone nero con dettagli grotteschi, largo quasi quanto il mio plug da 8 cm, che mi dilata oltre ogni limite. Ogni giorno, in ufficio, Daniela mi chiama nella sua stanza, il suo profumo di sandalo che mi avvolge, il cuoio dei suoi stivali che scricchiola. “Piegati, puttana,” ordina, e io obbedisco, il miniabito di seta trasparente che si solleva, le calze con reggicalze nere che incorniciano il mio culo offerto. Patrizia, la sua assistente, mi tiene ferma, mentre Daniela spinge il dildo dentro di me, ogni centimetro un tormento che mi allarga, insultandomi: “Schiava, il tuo culo è una caverna.” Mi spinge la testa nel water del bagno adiacente, l’odore di disinfettante che mi soffoca, mentre i suoi gemiti si mescolano ai miei, il suo piacere nel fistarmi che la fa tremare. “Presto ti allargheremo ancora,” dice, e io, umiliata, gemo, il cuore che batte per essere sua, il desiderio di compiacerla che mi consuma.
Una mattina, Daniela irrompe nel mio ufficio, il suo sguardo dominante che mi fa rabbrividire. “Alle 10 hai appuntamento con Cinzia, l’estetista, per la depilazione totale,” dice, la voce un comando che mi inchioda. Arriviamo nel suo studio, un santuario sensuale in una via nascosta di Milano, con una facciata di mattoni rossi e una porta di vetro fumé che sussurra promesse oscure. Le note di un sassofono in sottofondo mi fanno vibrare lo stomaco, una melodia languida che accarezza la pelle, amplificando la mia sottomissione. L’interno è un tempio di lussuria: pareti di seta nera che ingoiano la luce, specchi ovali che riflettono il bagliore tremolante di candele profumate su mensole di legno scuro. L’odore di cuoio, sandalo e cera calda si intreccia con il mio muschio intimo, un cocktail inebriante che mi fa pulsare, ogni respiro un invito al peccato. Le candele, sparse ovunque, creano un gioco di luci e ombre che rende l’atmosfera densa, come se il locale respirasse desiderio.
Cinzia ci accoglie, una ragazza sui 30 anni, capelli rasati, un piercing al labbro e tatuaggi floreali che si arrampicano sul collo. Indossa una tuta di pelle nera con una cerniera che corre dall’ombelico fino sopra le chiappe, senza intimo, così che aprendo la cerniera il cavallo si spalanca, esponendo i suoi buchi, un invito osceno che mi fa arrossire. I suoi occhi verdi mi squadrano con desiderio, e la sua intesa con Daniela, sua amica di lunga data nel giro di lesbiche, è palpabile, un’energia che mi fa sentire una bambola da esibire. Daniela le spiega il piano: depilazione laser su pube, gambe e ascelle. Cinzia sorride maliziosa. “Vai nello stanzino e aspetta sulla porta,” ordina Daniela, il tono tagliente. “Guarda come si gode veramente.” Obbedisco, il cuore che martella, e resto sulla soglia, mentre Daniela si avvicina a Cinzia. Le loro labbra si incontrano in un bacio famelico, le lingue che danzano, le mani di Daniela che aprono la cerniera della tuta, esponendo i buchi di Cinzia. Daniela si inginocchia, leccando la fica di Cinzia con avidità, succhiando il clitoride, mentre Cinzia geme, le sue mani tra i capelli di Daniela, il suo orgasmo che esplode con un urlo soffocato, il profumo acre e dolce della sua eccitazione che si diffonde. Daniela continua, la lingua che esplora ogni piega, e io, sulla porta, sento il mio sesso pulsare, l’umiliazione di essere esclusa che si mescola al desiderio di essere usata.
“Vai e togli il vestito,” ordina Daniela, entrando nello stanzino. Obbedisco, la seta che scivola via, lasciandomi nuda, il plug che sporge, le calze con reggicalze nere l’unico ornamento. Lo stanzino è avvolto nella penombra, candele che proiettano ombre danzanti sulle pareti di seta nera, l’odore di cera e sandalo che si mescola al mio muschio caldo. Un lettino di cuoio nero domina, freddo al tatto, un altare per il mio sacrificio. Cinzia mi guarda, un sorriso che si allarga. “Che bella troia hai, Daniela,” dice. “È ubbidiente?” Si avvicina, notando gli anellini freschi, e sospira. “Peccato non possa usarli.” Daniela ride, il suo sguardo dominante che mi trafigge. “Il suo culo è tuo,” dice. “Sta diventando sempre più accogliente.”
Cinzia mi fa girare, piegarmi, e il mio cuore batte forte, l’umiliazione che mi fa arrossire, ma un orgoglio oscuro per essere il trofeo di Daniela. Il plug scintilla, e Cinzia resta a bocca aperta. “Posso verificare?” chiede, e Daniela annuisce. Cinzia tira il plug, il suono umido del mio ano che echeggia, e infila un dito, poi due, poi tre, fino a spingere l’intera mano. “A-ahhh…” gemo, il piacere che mi fa tremare. Si ferma, ridendo. “Torno subito,” dice, e torna con uno strap-on mostruoso, nero, 10 cm di diametro, 30 cm di lunghezza, con vene in rilievo e una cappella enorme. “Il mio spacca-buchi,” dice, lubrificando la parte corta, 20 cm, che entra nella sua fica, aprendo la cerniera della tuta per esporre il suo buco. La parte per me resta asciutta. Appoggia la cappella al mio culo, e con un colpo secco, entra per oltre la metà, il dolore che mi squarcia, le lacrime che scendono, il mio culo che si dilata. “Prendilo, puttana!” ringhia Daniela, e io mi lamento, il cuore che batte tra paura e desiderio. Cinzia spinge, ogni colpo più profondo, e Daniela, tirando fuori uno strap-on dalla borsa, lo indossa e incula Cinzia, formando un trenino. I loro gemiti si mescolano, Cinzia che viene con un urlo che si mescola al sassofono, io che, sfondata, sento un piacere selvaggio. “S-sììì… sto venendo!” urlo, l’orgasmo che mi colpisce come un fulmine, il mio sesso che gocciola, le gambe che tremano.
Daniela si avvicina, furiosa. “Smetti di lamentarti, schiava!” dice, sollevando la minigonna. Mi piscia in bocca, un getto caldo e amaro che mi soffoca, insultandomi: “Bevi, puttana!” Ingoio, l’umiliazione che mi trafigge, ma la felicità di essere sua mi avvolge, ogni goccia un marchio della mia sottomissione, il mio cuore che batte per lei. Cinzia rallenta, il fallo ancora dentro di me, e io crollo, ansimando, il mio culo un abisso dolorante.
Cinzia inizia la depilazione, la pistola laser che ronza. Ogni colpo sul pube è un fastidio intenso, un calore che scalda la pelle e un pizzicore che si fa sentire, non proprio dolore ma una sensazione che mi fa contrarre, specialmente sulle parti sensibili, dove ogni sparo è come un tocco elettrico che mi fa rabbrividire. Stringo i denti, l’eccitazione traditrice che mi bagna, un segreto che nascondo per paura di Daniela. Lei mi osserva, compiaciuta, il suo sorriso che mi fa tremare. Sulle gambe, il processo è più lieve, un calore caldo e un pizzicore sopportabile, ma ogni colpo è un promemoria della mia vulnerabilità. Sotto le ascelle, la sensazione si intensifica: ogni sparo è un pizzicore acuto, come una scossa leggera, che mi fa chiudere gli occhi e trattenere il respiro. Il sudore mi cola lungo la schiena, ma non oso lamentarmi. Daniela sorride: “Siamo solo alla prima seduta, schiava.” Le sue parole mi umiliano, ma accendono un fuoco dentro di me, il desiderio di essere la sua cagna perfetta.
Terminata la seduta, Cinzia rimette il plug con un gesto deciso, il peso che mi dilata. Si rivolge a Daniela: “Ci vediamo la settimana prossima.” Mi guarda: “Brava, il tuo buco è accogliente. Ti farò uno sconto.” Daniela sorride. “Tra venti giorni potrà essere usata completamente. E voglio un tatuaggio sopra il pube: ‘Slave’.” Cinzia avverte: “Dopo il trattamento, per evitare che l’inchiostro si sciolga.” Daniela mi guarda. “Ti troveremo un plug più grosso,” dice, e io, umiliata ma felice, sento il mio cuore battere per lei, pronta a immergermi nel suo abisso.

È trascorsa una settimana dalla mia prima seduta da Cinzia, e il mio corpo è un mosaico di sensazioni contrastanti, un campo di battaglia tra dolore, desiderio e sottomissione. Gli anellini ai capezzoli e alle labbra della mia fica pulsano ancora, un bruciore che si intensifica quando vado in bagno
Ogni giorno, in ufficio, Daniela mi chiama nella sua stanza, il suo profumo di sandalo che mi avvolge come una rete, il cuoio dei suoi stivali che scricchiola come un avvertimento e si fa leccare la fica.
Ma non è solo Daniela a umiliarmi. Mia sorella Sabrina, complice della mia Padrona, ha preso l’abitudine di portarmi in giro tra le scrivanie dei dipendenti, piegandomi a 90 gradi per “spiegare le cose chiaramente”, il vestito che si alza, il plug che scintilla sotto le luci al neon. I loro sguardi, i loro sussurri, mi trafiggono, ma Daniela gode nel vedermi così, esposta, la sua cagna da esibire, e io, con il cuore in gola, accetto ogni umiliazione, il desiderio di compiacerla che mi consuma.
Nel mio ufficio, continuo a ricevere clienti, il miniabito che espone la mia intimità, gli anellini che brillano, il plug che vibra debolmente. I commenti dei dipendenti, le occhiate dei clienti, mi umiliano, ma accendono un orgoglio oscuro: sono il trofeo di Daniela, un oggetto da esibire, e ogni sguardo è una carezza che mi fa pulsare. Ogni insulto, ogni comando, è un marchio che porto con orgoglio, un passo verso la mia trasformazione definitiva.
Ogni settimana, torno da Cinzia per la depilazione laser, il suo studio un rifugio di lussuria, con le note di un sassofono che mi fanno vibrare lo stomaco
Il mio corpo è un campo di tensione, un intreccio di tormento e desiderio che mi lega sempre più a Daniela. Gli anellini che marchiano i miei capezzoli e le labbra della mia fica pulsano con un dolore sordo, un ricordo vivo della mia trasformazione, che si accende ogni volta che la crema antibiotica viene applicata, o quando vado in bagno per i bisogni. La mia pelle, ormai quasi priva di peli grazie alla depilazione laser, è liscia, un’offerta pronta per la perfezione che Daniela esige, anche se il trattamento richiede ancora qualche seduta per essere completato. Il plug da 8 cm, con la sua base di gemme rosse, è un peso costante, un monito che mi dilata e mi fa gemere a ogni passo, il suo ronzio un sussurro della mia identità: la cagna di Daniela.
In ufficio, Daniela mi domina con una crudeltà che mi fa vibrare di gioia. Non si accontenta di possedermi in privato: mi espone, mi offre come un trofeo. Ha coinvolto mia sorella Sabrina, che spesso mi chiama e mi fa andare in bagno per infilare la mia testa nel wc e pisciarmi in bocca. Daniela sempre presente osserva, il suo piacere nel vedermi umiliata che la fa tremare, e io, con il cuore che martella, accetto ogni vergogna, il desiderio di compiacerla che mi brucia dentro. “Brava, puttana,” sussurra, e il mio sesso pulsa, un fuoco che mi divora.
Fuori dall’ufficio, la mia sottomissione è una performance pubblica. Una notte, in un club sotterraneo di Milano, l’aria satura di fumo e profumi intensi, una donna mi si avvicina, i suoi occhi che mi spogliano. “Che troia,” mormora, e prima che io possa reagire, Daniela emerge dall’ombra, il suo profumo di sandalo che mi avvolge come una catena. “Inginocchiati,” ordina, e io cado, leccando i suoi stivali davanti alla sconosciuta, il sapore di cuoio che mi inonda, l’umiliazione che mi squarcia come una lama. La folla ci circonda, e Daniela sorride, compiaciuta. “Schiava, sei mia,” dice, e io mi sento viva, il cuore che batte per lei, il mio corpo che pulsa di vergogna e felicità. Poi, mi ordina di baciarle le cosce, la mia lingua che sfiora la sua pelle, il suo sapore muschiato che mi inebria, un atto che attira risate dalla sala, ma che per me è un’ode alla mia Padrona.
Ogni settimana, ritorno nello studio di Cinzia, un tempio di peccato dove le note di un sassofono mi fanno vibrare lo stomaco, l’odore di cuoio, sandalo e cera calda che si mescola al mio aroma intimo. La penombra, il bagliore delle candele, creano un’atmosfera che mi fa tremare, ogni respiro un invito a cedere. Cinzia, con il suo sorriso predatore, mi accoglie, la tuta di pelle che esalta le sue forme, gli occhi verdi che mi divorano. Non usa lo strap-on, per ordine di Daniela, ma ogni seduta inizia con un rituale brutale: mi fista il culo con una mano, un’invasione che mi fa urlare, il dolore che si muta in estasi. Quel giorno, arrivo con la fica già bagnata, l’umiliazione di Sabrina in ufficio che mi ha lasciato in fiamme, il desiderio che mi soffoca. Nello stanzino, mi spoglio e mi piego a 90 gradi, il culo esposto con il plug gigante come Daniela comanda. Cinzia entra, nota il mio stato e sogghigna. “Troia, sei fradicia,” dice, strappando il plug con un gesto secco, facendomi sobbalzare. Infila la mano nel mio culo, spingendo con forza, poi chiede a Daniela: “Posso provare con due?” Daniela annuisce, e Cinzia spinge la seconda mano. Sento il mio buco cedere, un dolore lancinante che mi fa stringere i denti, gli occhi chiusi, le mani che artigliano il lettino. Temo di collassare, ma il dolore si trasforma in un piacere selvaggio, le mani che si alternano, un ritmo feroce che mi fa urlare: “Siiiiiii, sto venendo! Sfondami!” L’orgasmo mi travolge, un’onda che mi fa tremare, il mio sesso che schizza, il corpo che si arrende. Daniela, accanto a me, sorride, orgogliosa. “Due mani, schiava. Sei un abisso,” dice, e il suo elogio mi scalda il cuore, un calore che mi avvolge.
La seduta laser segue, ogni colpo una puntura rovente sul pube, il calore che mi fa contrarre, il mio sesso che si bagna, un segreto che nascondo per paura di Daniela. Sulle gambe, il dolore è lieve, ma sotto le ascelle ogni sparo è una stilettata, che mi fa chiudere gli occhi. Daniela, compiaciuta, sussurra: “Solo l’inizio, puttana.”
Dopo dieci settimane, la mia pelle è liscia, una tela pronta per Daniela.
Per il controllo finale, torno da Cinzia, il suo studio immerso in cuoio e sandalo, il sassofono che pulsa. “Perfetta,” dice, accarezzando la mia pelle. Daniela, con occhi che trafiggono, ordina: “Piegati.” Cinzia mi fista il culo, poi mi fista con la mano la fica visto che sono passati i giorni di attesa, le sue mani che mi invadono, un piacere che mi fa gemere. “Culo e fica aperti,” dice, e Daniela annuisce. “Ci vuole qualcosa di più grande,” promette, e io gemo, il desiderio di venire che mi consuma. Daniela ordina a Cinzia di fistarmi culo e fica insieme, e lei obbedisce, le mani che mi devastano, un orgasmo che mi fa urlare: “Vengoooo!” Il mio sesso schizza, il corpo trema. Cinzia prende il suo strap on con il fallo largo 10 cm un didlo a doppia punta, e dopo averlo indossato e fatto entrare nella sua fica mi penetra il culo fino in fondo, ormai il mio culo è letteralmente un caverna dove infilare ogni cosa, poi prova con la la fica, ma non entra il dolore che mi squarcia, ma Daniela si posiziona dietro a Cinzia e con le mani da una forte spinta sul suo culo di cinzia, e il fallo mi sfonda la fica non entra tutto ma è doloroso tanto e mi devasta e mi lacera io urlo dal dolore ma cerco di trattenermi dal piangere, imploro di fermarsi. Cinzia continua a spingere con forza e viene dando un urlo che squarcia l’aria e credo si sia sentito anche fuori, ma io, dolorante, non riesco a godere. Daniela, intuendo la mia frustrazione, ordina un altro round anale. Cinzia toglie bruscamente il fallo dalla mia fica provocandomi un forte bruciore e lo posiziona sul mio culo e mi incula, il fallo entra ma a fatica e non tutto, ma riprende a pomparmi con violenza. Daniela vista la scena fa distendere cinzia sul tappeto mi fa impalare con il culo su di lei, per aiutarmi a scendere si posiziona alle mie spalle e con le mani poggiate su di me mi da una forte spinta con il suo peso. Il fallo gigante si conficca fino alla radice nel mio culo già devastato e io inizio ad urlare: “Sto venendo!” L’orgasmo mi devasta, il mio sesso che bagna la cintura dello strap on, il corpo che crolla. Cinzia si alza e si avvicina dopo aver tolto lo strp on, mette la sua fica sulla mia faccia, e si fa leccare fino a venire, poi, con un cenno di Daniela, mi piscia in bocca. Io so bene cosa fare apro la bocca e bevo quasi tutto, l’umiliazione mi trafigge, ma la gioia di essere loro mi consuma.
La seduta termina con il laser finale per rifinire i dettagli, e Cinzia non si fa pagare la seduta come aveva promesso. Prima di uscire Daniela mi spinge il plug in culo e lo mette alla massima velocità. Esco, il corpo che pulsa di dolore e piacere, umiliata ma felice, pronta per l’abisso di Daniela che adoro.

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