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Rocco ed Annalisa Parte 2


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
22.08.2025    |    8.941    |    0 9.3
"Poi si voltò verso Rocco, prendendolo in bocca con una fame che era solo per lui, il suo sapore familiare che la ancorava al loro gioco, un’ancora di salvezza in quel mare di trasgressione..."
L’aria del parcheggio dei camion era densa, impregnata di gasolio, asfalto umido e del profumo di gelsomino che avvolgeva Annalisa come un’aura invisibile, un manto di seduzione che la rendeva intoccabile eppure vulnerabile. I suoi tacchi Prada risuonavano sull’asfalto, un ritmo lento, provocatorio, quasi un invito, mentre il suo abito nero, leggermente stropicciato, aderiva al corpo come una seconda pelle. Lo spacco alto rivelava le autoreggenti nere, scivolate appena lungo le cosce, un dettaglio che gridava trasgressione. Il cuore di Annalisa batteva forte, un misto di adrenalina e desiderio che le faceva tremare le mani, ma il sorriso sul suo volto era una maschera di sfida e soddisfazione, gli occhi scintillanti sotto la luce cruda dei fari. Ogni passo era un atto di ribellione, una danza pericolosa che la faceva sentire viva, potente, desiderata.
Rocco, appoggiato alla Mercedes Classe C nera, la osservava attraverso il finestrino abbassato, una sigaretta spenta tra le dita. Il suo sguardo era un intreccio di desiderio e controllo, il volto scolpito illuminato dalla luce fredda dei lampioni. Annalisa lo percepiva come un’energia palpabile, un magnetismo che la attirava e la spaventava allo stesso tempo. Lui era il burista della sua follia, il regista di quel gioco oscuro che li legava. Prima che lei salisse sul secondo camion, Rocco si avvicinò, il suo respiro caldo contro il suo orecchio. “Questa volta,” sussurrò, la voce bassa, carica di comando, “voglio che ti fai sborrare dentro nella tua fica tutta come una vera troia. E poi tienila stretta per me.”
Le sue parole la colpirono come un fulmine, accendendo un fuoco nel suo ventre, un desiderio che bruciava più forte di qualsiasi vergogna. Il cuore di Annalisa accelerò, il suo corpo vibrava di un’eccitazione proibita, un misto di sottomissione e potere. Annuì, un sorriso malizioso sulle labbra, e si voltò verso il camion, pronta a obbedire, il suo spirito che oscillava tra paura e un’oscura esaltazione.
Un altro camionista emerse dal buio, più giovane del primo, sulla trentina, con spalle larghe e un’aria meno rozza, quasi fuori posto in quel mondo di asfalto e diesel. Indossava una camicia a quadri aperta sul petto e jeans logori, ma i suoi occhi erano affilati, pieni di una fame che la fece rabbrividire. Aveva visto la Mercedes avvicinarsi e aveva risposto al cenno di Rocco con i fari. “Sali,” disse, la voce ruvida ma invitante, indicando la cabina del suo tir. Annalisa non esitò, salendo con un movimento fluido, il suo profumo di gelsomino che si mescolava all’odore di cuoio e metallo della cabina, un contrasto che la inebriava.
L’uomo la fece accomodare sul lettino dietro il sedile, un piccolo spazio che odorava di sudore, diesel e qualcosa di più primitivo, maschile. Le sue mani furono subito su di lei, ruvide ma sicure, afferrandole i fianchi e tirandola a sé. Annalisa si lasciò andare, il suo respiro che si spezzava, il cuore che martellava nel petto mentre lui le sollevava l’abito, scoprendo la sua pelle nuda e la sua fica rasata, già bagnata dal desiderio e dall’adrenalina. L’uomo si inginocchiò tra le sue gambe, la sua lingua che trovava il suo clitoride con una precisione che la fece gemere, un suono roco che si perse nel ronzio del motore spento. Ma non era abbastanza per lei. Seguendo il comando di Rocco, voleva di più, voleva sentirsi travolta, posseduta, usata.
Con un gesto rapido, gli abbassò i jeans, rivelando un cazzo lungo, molto più lungo di quello del primo camionista, ma non meno spesso, pulsante di desiderio. L’odore era forte, un misto di sudore e mascolinità cruda, quasi animale. Quando lo prese in mano, avvicinandolo alle labbra, un senso di repulsione la colpì: il sapore era intenso, salato, travolgente, un’essenza di maschio che le invase i sensi. PerISystem: Per un istante esitò, il suo stomaco che si stringeva, la mente combattuta tra disgusto e il desiderio di compiacere Rocco. Poi guardò fuori dal finestrino sporco. Rocco era lì, appoggiato alla Mercedes, i suoi occhi neri che la scavavano dentro, un comando silenzioso che le ordinava di andare avanti. Quel pensiero la fece fremere, trasformando la repulsione in un’oscura eccitazione. Accettò il sapore, la sua lingua che esplorava dapprima incerta, poi con avidità. Lo leccò lentamente, assaporando ogni centimetro, lasciando che il gusto forte le riempisse la bocca, un atto di sottomissione che la faceva sentire potente. Succhiava con dedizione, i gemiti dell’uomo che si mescolavano ai suoi sospiri, il suono umido della sua bocca che risuonava nella cabina.
L’uomo la fece sdraiare sul lettino, il suo corpo che si inarcava mentre lui la penetrava con quel cazzo lungo, ogni spinta che la riempiva completamente, un misto di piacere e dolore che la faceva gridare. Le sue mani le stringevano i seni, pizzicando i capezzoli attraverso il tessuto dell’abito, mentre il suo ritmo si faceva sempre più frenetico. Annalisa si abbandonò, i suoi gemiti che echeggiavano come una sinfonia erotica, il suo corpo che si arrendeva al piacere, la sua mente persa in un vortice di estasi e trasgressione. Quando sentì che lui stava per venire, lo strinse a sé, le sue gambe che si avvolgevano attorno ai suoi fianchi, il comando di Rocco che le risuonava nella mente. “Fallo,” sussurrò, la voce rotta dal piacere. L’uomo gemette, il suo orgasmo che esplodeva dentro di lei, riempiendola con un calore denso e viscoso. Annalisa strinse le gambe, il suo corpo che tratteneva ogni goccia, come un trofeo per suo marito. Si sentiva una vera troia, e quella sensazione la fece tremare di piacere, un brivido di trionfo e vergogna che la consumava.
Scese dal camion, i tacchi che ticchettavano sull’asfalto, il suo passo leggermente incerto ma il sorriso soddisfatto. Il calore tra le sue cosce era un segreto che portava per Rocco, un pegno della sua obbedienza. Lui la accolse con un cenno, aprendo la portiera della Mercedes. “Brava,” disse, la voce carica di orgoglio e desiderio, un suono che le accese un nuovo fuoco dentro.
La Mercedes scivolò via dal parcheggio, il motore che ruggiva piano mentre lasciavano la zona industriale. L’abitacolo era un vortice di tensione erotica: il profumo di gelsomino di Annalisa si mescolava all’odore di pelle dei sedili e al lieve sentore di tabacco che emanava da Rocco. Lei si sistemò sul sedile, incrociando le gambe per tenere stretto il calore dentro di sé, lo spacco dell’abito che rivelava le autoreggenti. “Dove andiamo ora?” chiese, la voce un sussurro provocatorio, carica di attesa. Rocco non rispose, il suo sguardo fisso sulla strada, ma un sorriso gli increspava le labbra, un presagio di qualcosa di ancora più oscuro.
Quello che Annalisa non sapeva era che Rocco aveva orchestrato tutto. All’insaputa della moglie, aveva fatto cenno a due camionisti di seguirli, due figure che avevano osservato la scena nel parcheggio e che ora guidavano i loro tir a poca distanza. Erano uomini diversi: uno sulla quarantina, con un’aria rozza e un tatuaggio sul collo, l’altro più giovane, con un fisico asciutto e un sorriso arrogante. Rocco aveva un piano, e la notte era lungi dall’essere finita.
Dopo qualche chilometro, Rocco svoltò in una strada sterrata che portava a un campo abbandonato, circondato da alberi scuri e illuminato solo dalla luna. Fermò la Mercedes e scese, indicando ad Annalisa di seguirlo. Lei obbedì, i tacchi che affondavano leggermente nel terreno morbido, il suo corpo ancora vibrante, il cuore che batteva con un misto di eccitazione e apprensione. I fari di due camion apparvero in lontananza, avvicinandosi lentamente. Annalisa si voltò, sorpresa, un’ombra di paura che le attraversava il petto, ma Rocco le posò una mano sul fianco. “Fidati di me,” disse, la voce un misto di comando e promessa, che la fece tremare di un desiderio che non riusciva a controllare.
Il campo abbandonato alla periferia di Udine era avvolto da un silenzio rotto solo dal fruscio delle foglie mosse dal vento e dal ronzio lontano dei motori dei camion. La luna piena gettava una luce argentea sull’erba umida, illuminando la figura di Annalisa come una statua vivente di desiderio. I suoi tacchi Prada affondavano leggermente nel terreno, l’abito nero ormai un ricordo abbandonato a terra, lasciandola nuda tranne che per le autoreggenti di pizzo nero, leggermente strappate, e i tacchi che scintillavano come lame. Il suo corpo era un quadro di sudore e lussuria, il profumo di gelsomino che si mescolava all’odore di terra e mascolinità cruda. Annalisa si sentiva esposta, vulnerabile, ma anche potente, come se il suo corpo fosse un’arma che brandiva con orgoglio. Rocco, in piedi accanto alla Mercedes, la osservava con occhi neri che bruciavano di controllo e desiderio, un fuoco che la consumava e la esaltava.
I due camionisti, convocati da Rocco all’insaputa di Annalisa, si avvicinarono. L’uomo più anziano, sulla quarantina, aveva un’aria rude, il tatuaggio sul collo che spuntava dalla camicia logora, l’odore di sudore e tabacco che lo avvolgeva. Il più giovane aveva un sorriso sfrontato, i suoi occhi che divoravano Annalisa con una fame sfacciata. Rocco li accolse con un cenno, il regista di una scena che stava per esplodere in un crescendo di depravazione. “Fammi vedere chi sei davvero,” disse a Annalisa, la voce un comando vellutato che le fece correre un brivido lungo la schiena, un misto di paura, eccitazione e un desiderio bruciante di compiacerlo.
Annalisa si sentiva già oltre il confine, il suo corpo vibrante di adrenalina e desiderio, la sua mente persa in un vortice di emozioni contrastanti: vergogna, potere, sottomissione, libertà. Si inginocchiò sull’erba umida, il freddo che le mordeva le ginocchia, e prese in mano i cazzi dei due camionisti, uno per mano, mentre Rocco si avvicinava, slacciandosi i pantaloni eleganti. Il camionista più anziano aveva un cazzo robusto, spesso, con un odore forte di maschio che le invase i sensi. Lo leccò, la lingua che esplorava con una dedizione che oscillava tra repulsione e piacere, il sapore salato che le riempiva la bocca. Il più giovane aveva un cazzo più lungo, meno spesso ma pulsante, e lei passò da uno all’altro, i loro gemiti che si mescolavano al suo respiro spezzato, il suono umido della sua bocca che risuonava nell’aria notturna. Poi si voltò verso Rocco, prendendolo in bocca con una fame che era solo per lui, il suo sapore familiare che la ancorava al loro gioco, un’ancora di salvezza in quel mare di trasgressione.
Il camionista più anziano si sdraiò sull’erba, il suo corpo robusto che si stagliava contro il terreno. Annalisa si alzò, il suo corpo nudo che scintillava sotto la luna, e si mise a cavalcioni su di lui, la sua fica ancora bagnata e piena del calore del secondo camionista. Lo accolse dentro di sé, gemendo mentre lo prendeva fino in fondo, ogni movimento un’esplosione di piacere che la faceva tremare. Si sentiva una troia, una vera troia, e quella consapevolezza la fece godere ancora di più, il suo corpo che si muoveva con un ritmo selvaggio, i seni che rimbalzavano liberi. L’uomo le afferrò le natiche con mani ruvide, aprendole con forza, il dolore acuto che si mescolava al piacere mentre le sue dita callose le spalancavano, creando spazio per il camionista più giovane.
Il secondo uomo non esitò. Si posizionò dietro di lei, il suo cazzo lungo che premeva contro il suo culo, ancora sensibile dal piacere precedente. La penetrò con una spinta decisa, e Annalisa trattenne il fiato, il suo corpo martellato dalla doppia penetrazione. I due cazzi, vogliosi e implacabili, la allargavano, la spaccavano, ogni spinta un misto di dolore e estasi che le faceva girare la testa. Il camionista sotto di lei grugniva, le sue mani che le stringevano i fianchi, mentre quello dietro la pompava con forza, il ritmo che si sincronizzava in un assalto brutale ma inebriante. Annalisa si sentiva al centro di un vortice, i suoi buchi pieni, il suo corpo teso al limite, la sua mente che fluttuava tra piacere e un senso di perdita di sé.
Rocco, vedendola con la bocca aperta in un gemito silenzioso, si avvicinò, il suo cazzo duro davanti al suo viso. Le infilò il membro in bocca, riempiendola completamente, e Annalisa lo succhiò con avidità, i suoi occhi che cercavano i suoi, un dialogo muto di desiderio e sottomissione. Il piacere cominciò a montare, un’onda che cresceva dentro di lei. Il primo orgasmo la colpì dal culo, sotto le spinte forti del camionista più giovane, un’esplosione anale che la fece gridare contro il cazzo di Rocco, il suo corpo che tremava. Poi, mentre il camionista sotto di lei continuava a pomparla, squirtò, un fiotto caldo che bagnò l’uomo e l’erba sotto di loro, il suo corpo scosso da spasmi incontrollabili.
Il suo orgasmo non si fermò. Quando il camionista sotto di lei gemette, venendo dentro la sua fica con un calore denso che la riempì, Annalisa gridò ancora, il piacere che si prolungava. Pochi istanti dopo, il camionista dietro di lei esplose nel suo culo, il suo cazzo che si svuotava in lei, e il secondo orgasmo la travolse, più intenso del primo, il suo corpo che si contraeva attorno ai due membri che si stavano rammollendo dentro di lei. In estasi, tirò a sé il cazzo di Rocco, leccandolo con una fame insaziabile, la sua lingua che danzava su di lui mentre teneva dentro di sé i due cazzi sporchi di sborra. Succhiò Rocco con dedizione, il sapore salato e caldo della sua eccitazione che le riempiva la bocca, fino a quando lui venne, un fiotto abbondante che le inondò la gola. Annalisa ingoiò ogni goccia, il suo corpo ancora scosso, la sua mente persa in un’ebbrezza di pura trasgressione.
Esausta, Annalisa si accasciò sull’erba, il suo corpo coperto di sudore, il respiro corto, i buchi ancora pulsanti di piacere e dolore. I camionisti si alzarono, sistemandosi in silenzio, mentre Rocco si inginocchiò accanto a lei, il suo sguardo pieno di orgoglio e potere. Dalla tasca della giacca tirò fuori una cavigliera d’argento, un cerchio sottile con un piccolo ciondolo a forma di cuore nero. “Per te,” disse, la voce morbida ma carica di significato. “Un segno di chi sei stata stasera.” Le chiuse la cavigliera attorno alla caviglia destra, il metallo freddo contro la sua pelle calda, un simbolo che la marchiava come una prostituta, ma anche come la sua regina. Annalisa sorrise, un sorriso stanco ma trionfante, il suo corpo ancora vibrante di ciò che aveva vissuto, il cuore che batteva con un misto di vergogna e orgoglio.
Tornarono alla Mercedes in silenzio, l’alba che iniziava a tingere il cielo di rosa. Annalisa si appoggiò al sedile, le gambe strette per conservare ogni goccia dentro di sé, la cavigliera che scintillava alla luce debole. “Domani?” chiese, la voce un sussurro provocatorio, carica di attesa e sfida. Rocco rise, una risata profonda e complice. “Domani è un altro giorno,” rispose, accendendo il motore.
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