tradimenti
Vittoria: la prima volta con Luca
Efabilandia
12.06.2025 |
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"Ogni spinta era un colpo al cuore, un misto di piacere e desiderio che mi faceva perdere la testa..."
Mi chiamo Vittoria, ho 50 anni ora, ma ripenso a quella notte di 25 anni fa, de il mio corpo vibrava di desiderio puro. I miei capelli scuri, lunghi e setosi, cadevano sulle spalle, il rossetto rosso fuoco che gridava provocazione. Indossavo una minigonna nera di pizzo, aderente come una seconda pelle, autoreggenti che mi stringevano le cosce e tacchi alti che ticchettavano sul pavimento della discoteca. Niente mutande, come sempre quando volevo sentirmi esposta, pronta a incendiare chiunque mi guardasse. La musica techno pulsava, i bassi mi vibravano nello stomaco, un ritmo che sembrava scoparmi l’anima. L’aria era densa del profumo dolce dei cocktail – mojito, gin tonic, fragranze zuccherine che si mescolavano al sudore e all’eccitazione della folla. Antonio, il mio uomo, 42 anni all’epoca, era appoggiato al bancone. Elegante in giacca e camicia, i capelli brizzolati che gli davano un’aria distinta, ma i suoi occhi verde acqua, freddi come ghiaccio, bruciavano di lussuria. Mi guardava ballare, e io sapevo cosa voleva: esibirsi attraverso di me, guardarmi mentre facevo impazzire altri. Il suo sguardo mi accendeva, mi faceva sentire la sua puttana, e io adoravo quella sensazione di potere e sottomissione mescolati insieme.
In pista, mi strusciavo contro Luca, un ragazzo di 22 anni, capelli corti neri, fisico palestrato che spingeva contro di me. I suoi jeans aderenti non nascondevano il cazzo duro che sentivo premere sul mio ventre. Ogni movimento era un gioco, un invito. Mi guardava con occhi affamati, e io mi sentivo potente, desiderata, viva. La musica mi scuoteva, i bassi mi pulsavano dentro, e il calore del corpo di Luca contro il mio mi faceva bagnare. Il cuore mi martellava, l’eccitazione mi scorreva nelle vene come fuoco.
Antonio mi fece cenno di avvicinarmi. Mi chinai verso di lui, il profumo del suo dopobarba che mi avvolgeva, mescolandosi al caos della discoteca. “Bacialo!” mi ordinò, la voce rauca, carica di un desiderio che mi fece tremare. Il suo ordine era una scossa elettrica, un comando che mi liberava e mi incatenava allo stesso tempo. Tornai da Luca, il cuore che mi scoppiava nel petto. Gli gettai le braccia al collo, i miei capelli che gli sfioravano il viso, e gli infilai la lingua in bocca. Fu un bacio famelico, caldo, disperato. Le sue mani mi afferrarono le tette, stringendole attraverso il top di pizzo, e io sentivo il suo cazzo pulsare contro di me. Ciucciavamo l’uno la lingua dell’altra, i nostri respiri che si mescolavano, e io mi perdevo in quell’attimo. Mi sentivo sporca, esposta, e adoravo ogni secondo. Il mondo intorno a noi svaniva, c’eravamo solo io, Luca, e lo sguardo di Antonio che ci divorava.
Quando ci staccammo, i suoi occhi brillavano di desiderio puro. “Ti voglio,” mi disse, la voce incrinata dall’eccitazione. Il mio stomaco si strinse, un misto di paura e voglia che mi faceva tremare le gambe. Lo presi per mano, il cuore che batteva all’impazzata, e lo portai da Antonio. “Lui è Luca,” dissi, la voce tremula ma carica di sfida. Antonio lo squadrò, un sorrisetto sporco sulle labbra, poi ordinò da bere. Il profumo dei cocktail tornò a invadermi, dolce e inebriante, mentre sorseggiavamo. Poi, senza preavviso, dissi: “Luca vuole scoparmi.”
Antonio rise, un suono basso, quasi animalesco. “Lo sai che è senza slip, vero?” disse a Luca, il suo sguardo che mi trapassava. Poi, con una mossa lenta e deliberata, infilò una mano sotto la mia gonna. Le sue dita trovarono la mia figa, già fradicia, e io trattenni un gemito, il corpo che si tendeva verso di lui. Le ritirò, lucide, e se le portò alla bocca, succhiandole. “Prova anche tu,” disse a Luca. Il mio cuore batteva all’impazzata, l’eccitazione mi faceva tremare. Luca non esitò. La sua mano scivolò tra le mie cosce, due dita che si fecero strada dentro di me. Gemetti, il calore che mi esplodeva dentro, un’ondata di piacere che mi faceva quasi svenire. Le tirò fuori, le leccò, e sorrise. “Buon gusto. Ma voglio metterci la lingua per assaggiarla meglio.”
Sentii un’ondata di desiderio puro. La mia figa pulsava, il mio corpo gridava di volerlo. Mi sentivo come una preda pronta a essere divorata, e mi piaceva. Antonio si alzò. “Andiamo.”
In macchina, Antonio guidava, il suo sguardo che ogni tanto cercava il mio nello specchietto, freddo e rovente allo stesso tempo. Io e Luca eravamo dietro, la minigonna ormai un ricordo, salita fino ai fianchi. La radio suonava un pezzo elettronico, bassi profondi che si mescolavano al profumo di vaniglia del mio sesso, che si sprigionava mentre aprivo le gambe per Luca. La sua lingua mi trovò subito, calda, insistente, che mi leccava e succhiava. Ogni colpo mi faceva gemere, il piacere che mi travolgeva come un’onda. Le sue mani mi stringevano le cosce, le dita che affondavano nella carne mentre mi divorava. Io mi inarcavo, i capelli che mi cadevano sul viso, il cuore che batteva all’impazzata. Era passionale, caldo, pieno di desiderio. Mi sentivo sua, ma anche di Antonio, che guardava e sorrideva. “Ti piace, troia?” mi chiese, passandomi un preservativo. “Cavalcalo.”
Ma non volevo il preservativo, non in quel momento. Il desiderio era troppo forte, troppo crudo. Mi misi a cavalcioni su Luca, il suo cazzo duro che mi riempiva senza barriere. Lo sentivo tutto, caldo, pulsante, dentro di me. Ogni spinta era un’esplosione di piacere, ogni gemito un urlo di liberazione. “Cazzo, mi piace!” gridavo, sapendo che Antonio guardava, il suo cazzo duro nei pantaloni mentre ci osservava dallo specchietto. Scopavo Luca con foga, i nostri corpi che sbattevano, il profumo di vaniglia e sesso che riempiva l’abitacolo, la musica che ci spingeva ancora di più. Il mio corpo tremava, il piacere mi consumava, e io mi sentivo viva, desiderata, una dea del peccato.
Arrivati a casa, salimmo. In ascensore, non riuscii a trattenermi. Mi inginocchiai, il cuore che mi scoppiava, e presi il cazzo di Luca in bocca. Lo succhiavo con passione, la lingua che scivolava sulla sua lunghezza, il sapore di lui che mi faceva impazzire. Era duro, caldo, e io lo volevo tutto. Lui mi afferrò i capelli, spingendomi contro di sé, e io mi sentivo viva, desiderata, sporca. Il desiderio ci consumava, un fuoco che non si spegneva. Antonio, che aveva fatto le scale a piedi, ci aspettava alla porta, già aperta. Appena entrammo, il profumo di sandalo e incenso mi invase, un aroma caldo, esotico, che si mescolava al mio desiderio e mi faceva sentire ancora più selvaggia.
In salotto, c’era il nostro divano Baxter in cuoio, un pezzo di design elegante e lussuoso, con la pelle liscia e fresca che contrastava con il calore del mio corpo. Mi ci sdraiai sopra, il cuoio che accarezzava la mia pelle nuda mentre mi spogliavo lentamente, lasciando cadere il top di pizzo e la minigonna. Le autoreggenti restavano, le cosce aperte, la figa esposta come un’offerta sacra. Il cuoio era morbido sotto di me, leggermente freddo, un brivido che si mescolava al calore che mi bruciava dentro. Ogni movimento sul divano faceva scricchiolare la pelle, un suono che si intrecciava ai miei gemiti. “Leccamela bene,” ordinai a Luca, la voce tremante di eccitazione. Lui si inginocchiò, la sua lingua che tornava a esplorarmi, lenta, poi veloce, succhiando il mio clitoride fino a farmi urlare. Venni con un orgasmo che mi fece tremare, il corpo scosso da ondate di piacere, il cuoio del divano che si scaldava sotto di me.
Poi, in camera. Fu lì che tutto esplose. Luca mi scopò nella figa, senza preservativo, il suo cazzo che mi riempiva completamente. Ogni spinta era un colpo al cuore, un misto di piacere e desiderio che mi faceva perdere la testa. Mi sentivo piena, posseduta, e adoravo ogni secondo. Mi girai, offrendogli il culo. “Prendimi,” gli dissi, la voce rotta dal desiderio. Mi penetrò piano, poi con forza, e io urlavo, il dolore che si mescolava al piacere, il mio corpo che si arrendeva a lui. Poi tornai a succhiarlo, la bocca piena del suo sapore, la lingua che lo venerava. Lo feci sdraiare, salii su di lui e mi impalai, muovendomi velocemente, i fianchi che danzavano, la figa che lo stringeva. Sentivo il suo cazzo pulsare, e quando sborrò dentro di me, caldo e abbondante, venni di nuovo, un orgasmo che mi fece quasi svenire.
Antonio era lì, che guardava, il cazzo in mano, segandosi mentre io scopavo Luca. I suoi occhi verde acqua bruciavano di desiderio. Poi si avvicinò, e mentre Luca si riprendeva, Antonio mi prese. Mi scopò nella figa, ancora piena della sborra di Luca, e io mi sentivo una dea, una puttana, tutto insieme. Quando anche lui sborrò dentro di me, il calore dei loro fluidi che si mescolavano, crollai sul letto, il corpo tremante, il cuore che batteva all’impazzata.
Per due ore, io e Luca scopammo senza sosta, alternando posizioni, desideri, gemiti. La mia figa, il mio culo, la mia bocca: ogni parte di me era sua, e di Antonio. Il profumo di sandalo e incenso riempiva la stanza, mescolandosi al nostro sudore, al nostro sesso. Mi sentivo viva, potente, libera. Ogni spinta, ogni gemito, ogni orgasmo era un grido di libertà, un’esplosione di me stessa.
Antonio accompagnò Luca alla sua macchina. “Ti richiameremo,” gli promise, e io sapevo che era vero. Luca era il primo ragazzo che mi aveva scopata così e non sarebbe stato l’ultimo.
Ripensando a quella notte, mi sento ancora quella porca desiderata, la Vittoria di 25 anni che si offriva senza remore. Adoravo sentirmi così: esposta, voluta, libera di godere. Ogni sguardo di Luca, ogni tocco, mi faceva sentire una dea del peccato, potente e vulnerabile insieme. Essere offerta da Antonio, sapendo che mi guardava mentre venivo, mi accendeva un fuoco che non si spegne mai. Mi piaceva essere la sua troia, la sua musa, e allo stesso tempo la regina che comandava il desiderio di tutti. Quella libertà, quel piacere crudo, è ancora dentro di me come eterna passione.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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