incesto
Occhi nel buio #5
Efabilandia
31.03.2026 |
24.133 |
4
"Mi sentivo una porca: lo zio anziano che profanava il mio corpo giovane mi faceva eccitare da morire, un misto di vergogna e desiderio che mi bagnava di nuovo..."
Quella mattina mamma mi aveva chiesto di andare a fare la spesa con lo zio Roberto. «Tesoro, accompagnalo tu, io ho un appuntamento dal dentista,» aveva detto con quel sorriso complice che ormai conoscevo fin troppo bene. Il cuore mi era balzato in gola. Sapevo che lo zio non avrebbe perso occasione.
Mi vestii con cura, ma con un filo di vergogna che ancora mi stringeva lo stomaco. Una camicetta di cotone bianco leggera, quasi trasparente sotto la luce, che lasciava intravedere il rosa scuro dei capezzoli. Sotto una gonna di jeans corta, aderente, che mi arrivava a metà coscia. Ai piedi un paio di sneakers bianche semplici. Avevo messo anche un perizoma di pizzo bianco, ma mi sentivo già in colpa: sapevo che non sarebbe durato.
Lo zio arrivò puntuale. Alto, camicia azzurra sbottonata sul collo, jeans scuri. Mi salutò con un bacio sulla guancia, ma il suo sguardo mi percorse tutto il corpo come una carezza sporca. «Andiamo, nipotina,» disse con voce bassa.
In macchina l’aria era già carica. Appena partiti, la mano grande di zio Roberto si posò sulla mia coscia nuda. Le dita ruvide risalirono lentamente sotto la gonna, sfiorando la pelle sensibile. Sentivo il calore del suo palmo, l’odore di dopobarba speziato che riempiva l’abitacolo. Il mio respiro si fece corto.
«Zio… per favore,» mormorai, ma la voce mi uscì debole, più un gemito che una protesta.
Lui non rispose. Tirò fuori il cazzo già mezzo duro dai jeans, grosso, venoso, la cappella lucida. Prese la mia mano piccola e la posò sopra. «Menalo, Sara. Piano, mentre guido.»
Obbedii. Le dita si chiusero intorno alla verga calda e pesante. Iniziai a muoverle su e giù, sentendo il battito sotto la pelle, il sapore salato che già immaginavo. Lo zio guidava con una mano sola, l’altra tornò sotto la mia gonna e scostò il perizoma. Due dita mi sfiorarono la fica, già bagnata. Gemetti piano, vergognandomi di quanto fossi fradicia.
Arrivammo al parcheggio del supermercato. Invece di scendere, zio mi afferrò per i capelli e mi spinse la testa sul suo cazzo. «Succhia, troietta.»
Aprii la bocca. Il sapore forte, virile, mi invase la lingua. Lo presi fino in gola, sbavando, gorgogliando mentre lui spingeva dal basso. L’odore di maschio eccitato era intenso. Dopo pochi minuti grugnì, mi tenne la testa ferma e venne. Schizzi caldi, densi, mi riempirono la bocca. Ingoiai tutto, deglutendo più volte, il sapore salato che mi restava sulla lingua.
Prima di scendere mi infilò una mano tra le gambe. «Sei zuppa, nipotina.» Con un sorriso malizioso mi fece togliere il perizoma. «Meglio fare la spesa senza mutandine. Così sei più libera.»
Presi il carrello. Camminavo con le cosce strette, la fica nuda che sfregava a ogni passo, l’aria fresca che mi accarezzava le grandi labbra gonfie. Lo zio spingeva il carrello accanto a me, la mano ogni tanto che mi sfiorava il culo sotto la gonna.
Al banco della frutta si fermò. Prese un cetriolo grosso, lungo e spesso, verde scuro, la superficie ruvida. Lo soppesò guardandomi negli occhi. «Dopo voglio vedere se ti entra nel culetto, nipotina,» disse piano, la voce roca. Arrossii violentemente, ma sentii un nuovo fiotto caldo tra le gambe.
Prima di pagare ci fermammo all’angolo ristoro: tavolinetti di plastica colorati, sedie basse. Lo zio prese dal carrello il deodorante Dove che avevamo comprato – quello grande, cilindrico, liscio e spesso. Lo piazzò su una sedia.
«Siediti sopra,» ordinò sottovoce.
Aprii leggermente le gambe, sollevai un po’ la gonna e mi sedetti. Il deodorante scivolò dentro la mia fica con facilità, freddo e duro. Un fremito di piacere mi attraversò tutto il corpo. Lo sentivo riempirmi, premere contro le pareti interne. Lo zio mi guardò con occhi da porco.
«Sei proprio una porca,» sussurrò. «Seduta in pubblico con un deodorante nella fica.»
Mangiammo due pizzette in silenzio. Io muovevo piano il bacino, godendo di quel corpo estraneo dentro di me. Quando finimmo, prima di alzarmi lo zio mi disse: «Mi raccomando, ora ti devi alzare e tenerlo dentro. Non vuoi farti scoprire, troietta.»
Mi alzai con le cosce strette, i muscoli della fica contratti per non farlo uscire. Camminavo rigida, il deodorante che premeva a ogni passo, umori che mi colavano lungo l’interno delle cosce. Pagammo alla cassa. Lo zio sorrideva soddisfatto.
In macchina, finalmente, aprii le gambe e tirai fuori il deodorante. Era completamente fradicio, lucido dei miei umori. Lo zio lo annusò e sorrise. Poi infilò due dita nella mia fica bagnatissima e guidò verso casa così, muovendole lentamente dentro di me. I suoni umidi riempivano l’abitacolo.
Arrivati a casa mamma ci vide entrare. Io ero stravolta, le guance rosse, le gambe tremanti. Lo zio aveva lo sguardo infoiato. Senza dire una parola mamma si avvicinò, infilò la mano sotto la mia gonna e mi mise due dita dentro. Le ritrasse bagnate.
«Tesoro… ti è venuta voglia?» chiese con voce bassa e complice.
Abbassai lo sguardo, vergognandomi. Poi la guardai e cambiai discorso: «Lo zio ha comprato anche un cetriolo…»
Lo zio nel frattempo aveva portato i bustoni in cucina. Come al solito si era tolto pantaloni e mutande, lasciandoli sul divano del salotto. Ormai aveva preso quell’abitudine: girava per casa con il cazzo fuori, grosso e semi-duro, pronto per essere toccato, leccato o segato in qualsiasi momento.
Mamma lo vide e non resistette. Si avvicinò, lo prese in mano, si abbassò e cominciò a leccarlo con avidità, la lingua che girava intorno alla cappella, succhiando i testicoli. Lo zio era di nuovo eccitato come un porco, il cazzo che diventava di marmo.
Approfittai della situazione e andai in bagno. Mentre aprivo la porta lo zio disse: «Troietta, mi raccomando, lascia la porta aperta che ti raggiungo tra poco.»
In bagno mi spogliai in fretta. Aprii la doccia. L’acqua calda mi scivolava sulla pelle ancora sensibile. Sentivo la voce di mamma e lo zio in salotto: rumori umidi, gemiti. Lo zio le aveva abbassato il vestito, l’aveva fatta girare, l’aveva fatta poggiare al divano. L’aveva leccata velocemente il culo e poi l’aveva inculata con forza. «Lo so che ti piace in culo e non puoi farne a meno, troia,» ringhiava. Mamma annuiva, ansimando: «Più forte… spingi più forte…»
Andarono avanti per cinque minuti buoni. Mamma arrivò con un orgasmo fortissimo, urlando piano mentre lo zio le sborrava dentro il culo con grugniti profondi.
Dal bagno sentii la mia voce di zio che chiamava troia mia mamma. Io dal bagno dissi : «Ho finito, vado in camera.»
Lo zio, ancora con il cazzo dentro mamma, grugnì: «Sara, ti ho detto di aspettarmi lì…», non mi mossi e ne approfittai per trattenermi ancora un po’ sotto la doccia.
Mamma si scostò, il culo che colava sborra bianca. Lo zio la baciò sulla bocca: «Devo allargare bene il culo di tua figlia che è sempre troppo stretto.» Mamma sorrise, sapendo che era appena venuto: «Sì, vai ma non sarà mai brava come la mamma»
Lo zio entrò in bagno. Io ero appena uscita dalla doccia nuovamente, bagnata, con solo l’accappatoio addosso. Mi toccò le tette attraverso il tessuto, pizzicò i capezzoli, poi aprì l’accappatoio e cominciò a leccarli e succhiarli con avidità. La sua lingua calda, la barba ruvida sulla pelle sensibile. Mi sentivo una porca: lo zio anziano che profanava il mio corpo giovane mi faceva eccitare da morire, un misto di vergogna e desiderio che mi bagnava di nuovo.
Mi spinse contro il lavandino, mi lecco la fica e poi il culo. Nello specchio vedevo me stessa, gli occhi lucidi, e lui dietro, grande e dominante. Prese il vasetto di vasellina dal mobile. Poi, con un sorriso maligno, tirò fuori da dietro la schiena il grosso cetriolo che avevamo comprato.
«Nipotina, è ora di vedere se ti entra nel culo.»
Rimasi sorpresa, il cuore a mille. Lo zio mi aprì bene le cosce, mi spalmò la vasellina sul culo e sul cetriolo. Lo poggiò sull’orifizio. Spinse. Non entrava. Contrassi i muscoli, un piccolo gridolino mi sfuggì. Avevo male al cuolo.
«Puttanella, non ti devi muovere,» ringhiò. Spinse di nuovo. La punta entrò. Trattenni il fiato: era enormemente più grosso del cazzo di Marco o dello zio. Lo sentivo spalancarmi.
Lo zio si fermò un attimo per farmi riprendere, poi affondò tutto. Urlai, un dolore acuto che però si trasformò subito in un piacere pieno, osceno. Il culo era completamente sfondato, riempito fino in fondo. Mi sentivo tutta dilata dietro in un mix di dolore e piacere.
Iniziò a muovere il cetriolo velocemente, sempre più forte. Il buco cedeva, si apriva, diventava largo. Il dolore sparì. Iniziai a godere, spingendo il culo verso di lui.
«Porca, ora sì che sei rotta in culo. Scopati di più, ti piace vero ?» mi incitava.
Annui guardandolo dallo specchio con gli occhi quasi socchiusi dal piacere anale.
Ero motivata, eccitata da morire. Spingevo fortissimo contro quel mostro verde. Lo zio non si risparmiava. Dopo pochi minuti esplosi in un orgasmo devastante, uno squirt violento che bagnò il pavimento. Le gambe mi tremavano, urlavo di piacere.
Mamma si affacciò sulla porta del bagno, il suo culo che ancora colava la sborra di Carlo. Vide la scena e sorrise: «Tesoro, sei tutta sfondata più della mamma. Senti come stai godendo Brava.»
Mi girai, le gambe ancora tremanti, e le sorrisi.
Mamma si avvicinò, mi baciò sulla bocca con passione, poi lentamente sfilò quel cetriolo enorme dal mio culo. Un vuoto improvviso, un senso di essere aperta e usata.
Tutti e tre nudi andammo in cucina a sistemare la spesa. L’odore di sesso aleggiava ancora ovunque.
Mentre mettevamo via le cose, arrivò il messaggio di papà su WhatsApp:
«Amore, torno domani sera! Starò a casa una settimana intera. Non vedo l’ora di riabbracciarvi.»
Lo zio mi guardò mentre leggevo. Mi accarezzò il culo ancora aperto e disse con voce bassa:
«Comunque, nipotina, devi continuare ad allenarti con il cetriolo nel culo. Deve diventare bello aperto e largo. Perché io e Marco stiamo organizzando una sorpresa per te e per quella porca di tua mamma. Una cosa grossa. Quando tuo padre riparte… sarà indimenticabile.»
Annuii, arrossendo, ma già bagnata all’idea. Io e mamma ci toccammo reciprocamente il culo sorridendo.
La settimana di papà stava per iniziare. Ma il nostro segreto era più vivo che mai.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Occhi nel buio #5:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
