Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > tradimenti > La vestaglia di pizzo nera #6
tradimenti

La vestaglia di pizzo nera #6


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
28.09.2025    |    37.458    |    3 8.7
"Desirè, con un misto di rabbia e desiderio, accarezzò Mario, la mano che scivolava sul suo petto, e gli succhiò il cazzo, il sapore salato e amaro che le esplodeva in gola..."
L’oscurità della notte avvolgeva la città come un sudario, un misto di smog, luci al neon e promesse spezzate che pesava sull’anima di Mario. A trentacinque anni, era un uomo distrutto, un’ombra di ciò che era stato: un professore universitario con una pancia prominente che tirava la camicia bianca sgualcita, gli occhiali che gli scivolavano sul naso, i capelli castani radi appiccicati alla fronte sudata. La sua vecchia berlina grigia sfrecciava per le strade deserte, il motore che ronzava come un lamento, mentre l’odore acre del club – sborra, piscia, sudore e l’eco muschiata della vaniglia di Desirè – gli bruciava ancora nelle narici. La scena finale lo perseguitava: Desirè, a quattro zampe, montata dall’alano, il cazzo con il nodo che le sfondava la fica, i suoi urli acuti di piacere, la sborra canina che colava sul materasso, gli uomini che le pisciavano addosso, gridando “cagna” e “zoccola”. Mario, inchiodato alla sedia, aveva visto sua moglie trasformarsi in una creatura animalesca, una “cagna da monta” che non riconosceva più. Il cuore spezzato, era scappato, il clac clac dei tacchi rossi di Desirè che ancora gli rimbombava nella testa, un tamburo di guerra che lo aveva spinto fuori, nel buio.
Finì in un bar squallido alla periferia della città, un tugurio illuminato da luci al neon verdi e rosse, l’aria densa di birra stantia, fumo di sigarette e disperazione. Il bancone di legno scheggiato odorava di alcol versato, le pareti macchiate di nicotina, il jukebox che sputava una canzone rock gracchiante. Mario si sedette su uno sgabello, la camicia inzuppata di sudore, il sapore amaro della bile in gola. Ordinò un whisky, il bicchiere freddo contro le dita tremanti, l’odore pungente dell’alcol che gli pizzicava il naso. Bevve in un sorso, il bruciore che gli scivolava nello stomaco, un fuoco che non cancellava le immagini: Desirè che succhiava il cazzo di suo fratello Luca, il sapore acre del cazzo rugoso dell’anziano del palazzo, il pugno di Paolo, l’amico porco, che le sfondava il culo. Ogni insulto – “troia”, “puttana”, “vacca” – era un coltello che gli trafiggeva l’anima, ma il suo cazzo, traditore, si era indurito, un conflitto che lo dilaniava.
Il barista, un uomo sulla sessantina con capelli grigi radi e mani callose segnate dal tempo, lo osservò, il viso rugoso illuminato dalla luce fioca. “Sembri uno che ha visto l’inferno,” disse, la voce roca come ghiaia, versandogli un altro whisky. L’odore di tabacco e sapone da quattro soldi emanava dalla sua pelle, un contrasto con la puzza del bar. Mario, gli occhi velati, parlò, le parole che uscivano spezzate: “Mia moglie… non è più mia moglie.” Raccontò frammenti del club, omettendo i dettagli più crudi, ma il barista capì, i suoi occhi castani che si socchiudevano con una comprensione stanca. “Ti ha ridotto a niente, eh? Ma tu chi sei, senza di lei?” chiese, pulendo un bicchiere con uno straccio sporco. Mario rimase in silenzio, il whisky che gli bruciava la gola, l’odore di birra stantia che lo avvolgeva. Ricordò il loro matrimonio: il primo bacio di Desirè, dolce e vanigliato, sotto un cielo di stelle; i primi calci nelle palle, che lo eccitavano, un gioco che lo aveva legato a lei; la sua lenta trasformazione in una dea del sesso, indifferente al suo dolore. Ogni ricordo era una ferita, ma anche una scintilla di rabbia, un desiderio di riprendersi ciò che aveva perso.
Il barista si sporse, il suo alito che sapeva di sigarette. “Non sei il primo cornuto che vedo, ragazzo. Ma devi scegliere: lasci che ti schiacci, o ti riprendi la tua vita.” Le sue parole, ruvide ma vere, colpirono Mario come un pugno. Bevve un altro sorso, il whisky che gli scaldava il petto, l’odore di fumo che si mescolava al suo sudore. Pensò a Luca, il fratello di Desirè, che l’aveva inculata al club, e a Paolo, il suo amico porco, che l’aveva fistata, ridendo mentre le sfondava il culo. La rabbia gli montava dentro, un fuoco che lo spingeva a reagire. “Devo parlargli,” mormorò, più a sé stesso che al barista, il bicchiere che tremava nella sua mano. Pagò, lasciando una banconota stropicciata sul bancone, e uscì, l’aria fredda della notte che gli mordeva la pelle, il suono dei suoi passi sul marciapiede che echeggiava come un battito.
Guidò fino all’appartamento di Luca, un palazzo fatiscente in un quartiere di periferia, l’odore di spazzatura e asfalto bagnato che lo accoglieva. Era l’alba, il cielo grigio striato di rosa, un contrasto con il buio che gli pesava dentro. Luca aprì la porta, ventotto anni, i capelli castani disordinati, una maglietta nera aderente che mostrava i muscoli, l’odore di birra e fumo che emanava dalla sua pelle. “Che cazzo vuoi, cornuto?” disse, il sorriso arrogante che gli increspava le labbra. “Tua sorella… l’hai inculata,” sibilò Mario, la voce tremante di rabbia. Luca rise, appoggiandosi allo stipite. “È una puttana, e Paolo le ha sfondato il culo con la mano. Ti è piaciuto guardarla, eh?” Mario, accecato, lo colpì, un pugno che fece sanguinare il labbro di Luca, il suono sordo che riecheggiava nel corridoio. Luca rise ancora, sputando sangue. “Sei patetico,” disse, e Mario, il cuore che batteva forte, se ne andò, il gesto che lo faceva sentire vivo ma non gli dava pace.
Tornò a casa alle 6 di mattino del lunedì, il salotto avvolto da un silenzio tombale, l’odore di candele alla vaniglia soffocato dal puzzo muschiato di Desirè, ancora addormentata sul divano. La vestaglia di pizzo nero, sporca di sborra e piscia, le copriva a malapena il corpo, il plug da 8 cm nel suo culo, reinserito da Ernesto, che pulsava sotto la gonna di pelle. Mario la guardò, combattuto tra desiderio e disgusto, il suo profumo di vaniglia che si mescolava al sentore di sborra, un ricordo del club. Senza svegliarla, si lavò, il sapone che non cancellava il puzzo del bar, e si vestì: giacca grigia, pantaloni neri, un tentativo di normalità. Andò all’università, il peso della rabbia e della vergogna che lo seguiva, ma anche una scintilla nuova: il desiderio di riprendersi la sua vita, di non essere più solo il cornuto di Desirè.

Lunedì pomeriggio, l’università era un labirinto di corridoi silenziosi, l’odore di carta vecchia e cera per pavimenti che impregnava l’aria, un contrasto netto con il caos del club che ancora tormentava la mente di Mario. A trentacinque anni, Mario era un’ombra di sé stesso: la camicia bianca stirata ma tesa sulla pancia prominente, gli occhiali che gli scivolavano sul naso, i capelli castani radi appiccicati alla fronte sudata. Aveva lasciato casa all’alba, dopo essere tornato e aver trovato Desirè addormentata sul divano, la vestaglia di pizzo nero sporca di sborra e piscia, un alone muschiato che emanava dalla sua pelle. Il plug da 8 cm, reinserito da Ernesto, era ancora nel suo culo, un simbolo della sua depravazione che lo aveva colpito come un pugno. Senza guardarla o svegliarla, Mario si era lavato, il sapone che non riusciva a cancellare l’odore del club, e si era vestito: una giacca grigia sgualcita, pantaloni neri, un tentativo di normalità. Ora, nel suo studio, un cubicolo di libri impilati e luce al neon, l’odore di inchiostro e legno lo avvolgeva, ma il suo cuore batteva ancora di rabbia e desiderio di rivalsa.
Alessia, venticinque anni, studentessa di fisica, entrò durante l’ora di ricevimento, una presenza che incendiava la stanza. Minuta, con un seno formoso che tendeva una camicetta bianca scollata, i capezzoli appena visibili sotto il tessuto, aveva capelli biondi raccolti in una coda alta, che oscillava come un pendolo. Gli occhi azzurri, brillanti di malizia, sembravano leggere ogni pensiero di Mario. La sua fama la precedeva: una ninfomane che si faceva notare nei corridoi, con minigonne vertiginose e moine provocanti, la voce che girava di un account OnlyFans dove mostrava il suo corpo senza pudore. Quel giorno, indossava una minigonna di pelle nera, così corta da sfiorare appena le cosce, e tacchi neri che ticchettavano sul pavimento. L’odore del suo profumo floreale, dolce e pungente, si mescolava al sentore di carta dello studio, un richiamo che faceva tremare Mario. Si sedette di fronte a lui, le gambe accavallate, la gonna che saliva a rivelare la pelle nuda, un sorriso che prometteva guai.
Mario, chino su un quaderno di appunti, cercava di concentrarsi, l’odore di inchiostro che gli pizzicava il naso. Alessia, con un movimento fluido, si sfilò le mutandine, un tanga di pizzo rosso che scivolò lungo le cosce, un gesto così rapido che Mario lo notò solo quando lei le raccolse da terra, infilandole nella borsa con un sorrisetto. Lui fece finta di niente, il cuore che batteva forte, combattuto tra desiderio e senso di colpa. Passandole gli appunti, le loro mani si sfiorarono, la pelle di Alessia morbida e calda, un brivido che gli corse lungo la schiena. Lei lo accarezzò, le dita che scivolavano sul dorso della sua mano, un tocco che era un invito. Mario non si ritrasse, perso in quel gioco di seduzione, l’odore floreale di Alessia che lo inebriava. Alessia si alzò, sedendosi sul bordo della scrivania, la minigonna che saliva, rivelando le cosce nude. Con il piede, fasciato dal tacco nero, cominciò a carezzargli la gamba, un movimento lento e deliberato che risaliva verso l’inguine. Mario resistette, tentando di ignorarlo come un gesto involontario, ma il suo cazzo si indurì sotto i pantaloni, tradendo il suo conflitto.
“Professore, mi aiuti con questo problema,” disse Alessia, la voce un sussurro roco, mentre apriva le cosce, la fica depilata e bagnata che luccicava sotto la luce al neon. Mario, tremando, allungò una mano, sfiorando la pelle morbida delle sue cosce, il calore che lo attirava. Le sue dita salirono, trovando la fica senza mutandine, bagnata e pronta, l’odore muschiato che lo travolgeva. Inserì un dito, poi due, il suono umido che riempiva lo studio, i gemiti di Alessia che si alzavano, acuti e provocanti. “Sì, professore, così,” ansimò, mentre Mario, perso, la fece sedere sulla scrivania, le gambe aperte davanti alla sua bocca. Le leccò la fica, la lingua che scivolava tra le labbra, il sapore dolce e muschiato che gli esplodeva in gola, un nettare che lo liberava dal peso di Desirè. Alessia, con i piedi, gli massaggiava il cazzo attraverso i pantaloni, il tessuto che tirava, il suo tocco che lo faceva gemere . La ragazza venne, un orgasmo violento che le fece squirtare, un fiotto caldo e salato che colpì la bocca di Mario, il sapore che lo inebriava, i suoi urli acuti che riecheggiavano nello studio.
Alessia, ansimante, si inginocchiò, slacciandogli i pantaloni, il cazzo duro che spuntava, l’odore salato e maschile che la attirava. Lo succhiò, la lingua che scivolava sul glande, il sapore amaro che le riempiva la bocca, mentre Mario gemeva, le mani nei suoi capelli biondi. “Portami a casa tua,” disse Alessia, alzandosi, gli occhi azzurri che brillavano di desiderio. Mario, ancora scosso, esitò, poi confessò: “Mia moglie è… particolare. Le piace vedermi con altre, ma non so se ti imbarazza.” Alessia rise, il seno che sobbalzava sotto la camicetta, l’odore floreale che si intensificava. “Facciamo vedere a quella cornuta di tua moglie come mi sai dare il cazzo,” disse, la voce carica di sfida, un sorriso che prometteva caos. Mario, il cuore che batteva forte, annuì, il pensiero di Desirè che lo guardava, impotente, che lo accendeva di una rabbia nuova, un desiderio di rivalsa che lo liberava.

Era sveglia e si stava preparando per la serata con Ernesto, il cuore che batteva forte, quando Mario entrò, l’odore di sudore e dopobarba scadente che lo seguiva, la camicia bianca sgualcita, gli occhiali che gli scivolavano sul naso. Con lui c’era Alessia, venticinque anni, una studentessa di fisica che trasudava provocazione: minuta, con un seno formoso che tendeva una camicetta bianca scollata, i capezzoli rosa visibili, i capelli biondi sciolti, gli occhi azzurri che brillavano di malizia. La sua minigonna nera, scandalosamente corta, rivelava le cosce nude, i tacchi neri che ticchettavano sul parquet. L’odore del suo profumo floreale, delicato ma muschiato, saturava l’aria, un richiamo che fece tremare Desirè.
“Chi è questa zoccola?” gridò Desirè, la voce rotta, il plug che pulsava nel culo. Mario, senza guardarla, prese Alessia per mano, il suo silenzio un coltello. “Come ti permetti di portarla a casa?” urlò ancora, ma Mario, il viso di pietra, condusse Alessia in camera da letto, il letto matrimoniale che odorava di vaniglia e sborra. Desirè, impalata, li seguì con lo sguardo, il cuore che si spezzava. La porta si chiuse, e subito i gemiti iniziarono, il clac clac dei tacchi di Alessia sul pavimento, il suono umido di Mario che le leccava la fica, il profumo muschiato che filtrava dalla porta. Alessia urlava, “Sì, professore, leccami!” il seno che sobbalzava, i capezzoli rosa duri. Mario la penetrò nella fica, affondi profondi e densi, il suono carnale che riecheggiava, l’odore di sudore e sesso che saturava la casa. “Dammi il cazzo nel culo!” gridò Alessia, e quando Mario la inculò, il suo orgasmo fu un urlo acuto, un fiotto caldo che squirta sul letto, il profumo muschiato della sua fica che dominava. “Scopami ancora, fammi sentire la tua porca!” urlava Alessia, poi, ridendo, “Fai vedere a quella cornuta di tua moglie come mi sai dare il cazzo!” Desirè, fuori dalla porta, crollò, le lacrime che le rigavano il viso, il plug che le bruciava nel culo. Singhiozzando, chiamò Ernesto, la voce tremante: “Non stasera,” sussurrò, disdicendo la serata, il cuore spezzato dal tradimento di Mario.
Per un’ora, i gemiti e le urla di Alessia continuarono, ogni “Scopami, professore!” un coltello che trafiggeva Desirè. L’odore muschiato della fica di Alessia, mescolato a sborra e sudore, filtrava dalla porta, un tormento che la eccitava e la distruggeva. Con un coraggio disperato, Desirè si alzò, la vestaglia di pizzo nero sporca che le accarezzava la pelle, e entrò in camera. Mario era nudo, sudato, il cazzo duro, l’odore salato che emanava. Alessia, nuda, il seno pieno che sobbalzava, era sopra di lui, i capelli biondi che ondeggiavano. Desirè, con un misto di rabbia e desiderio, accarezzò Mario, la mano che scivolava sul suo petto, e gli succhiò il cazzo, il sapore salato e amaro che le esplodeva in gola. Alessia, dominante, si sedette sulla faccia di Mario, la fica bagnata contro la sua bocca, il profumo delicato e muschiato che lo inebriava, un gesto che schiacciava Desirè. Per sfida, Desirè si tolse il plug da 8 cm, il pop bagnato che riecheggiava, mostrandolo ad Alessia come un trofeo, il buco devastato che pulsava. Si impalò sul cazzo di Mario, il culo rotto che lo accoglieva, il dolore che si trasformava in piacere, un gemito roco che le sfuggì. Le due donne, faccia a faccia, Desirè sul cazzo di Mario, Alessia sulla sua bocca, si guardarono, gli occhi verdi contro gli azzurri, una tensione che vibrava.
Alessia, con un sorriso crudele, afferrò le tette di Desirè, strizzandole forte, i capezzoli duri che pulsavano. La tirò a sé e la baciò, un bacio osceno, le lingue che si intrecciavano, il sapore muschiato della fica di Alessia mescolato alla sborra di Mario. Desirè, che non aveva mai fatto sesso con una donna, si abbandonò, il cuore che batteva forte. Si ritrovarono distese sul letto, la fica di Alessia sulla bocca di Desirè, il profumo muschiato che la travolgeva, un sapore dolce e selvaggio che la sconvolgeva. Alessia leccava la fica di Desirè, la lingua che penetrava, il sapore di sborra e vaniglia che la inebriava, poi aprì il culo sfondato di Desirè, le dita che scivolavano dentro, fino a fistarla, il pugno che la riempiva, un dolore selvaggio che esplodeva in piacere. Mario, tornato duro, si posizionò dietro Alessia, inculandola, il cazzo che entrava e usciva, il suono umido che Desirè vedeva mentre leccava la fica di Alessia, il profumo muschiato che la soffocava. Alessia venne, un orgasmo violento che squirta nella bocca di Desirè, un fiotto caldo e muschiato che le esplodeva in gola, la prima volta che assaggiava l’orgasmo di una donna. Mario sborrò nel culo di Alessia, il liquido caldo che colava, e Desirè, leccandogli le palle, sentì il sapore acre e salato. Il fisting di Alessia la portò a un orgasmo anale, un urlo acuto che squarciò la stanza, il corpo che tremava, l’odore di sborra, sudore e vaniglia che saturava l’aria.
Mario abbracciò Alessia, baciandola dolcemente, il sapore floreale della sua bocca che lo calmava. Guardò Desirè, gli occhi freddi: “Ti presento Alessia, la mia amante. Dormirà spesso qui, se non ti dispiace.” Desirè, con il sapore muschiato della fica di Alessia ancora in bocca, abbassò lo sguardo, il cuore pesante, e sussurrò: “Va bene, amore.”

Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.7
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per La vestaglia di pizzo nera #6:

Altri Racconti Erotici in tradimenti:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni