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incesto

Zia Jenny #1


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
10.02.2026    |    35.369    |    7 9.8
"Il suo corpo giovane sotto di me, caldo e vigoroso, mi portò all'estasi, fino a che non lo sentii riempirmi di nuovo con la sua essenza calda..."
Mi chiamo Jenny, ho 38 anni, e da quando ho lasciato quel medico pomposo con cui sono stata fidanzata per sei lunghi anni, la mia vita è diventata un turbine di libertà e piaceri inaspettati. Lui era più grande, controllante, sempre a dettare regole in una relazione che mi soffocava come una camicia troppo stretta. Quattro anni fa, ho detto basta, e da allora mi godo ogni istante, esplorando il mondo con un appetito che non sapevo di avere. Lavoro come responsabile di sala in un ristorante rinomato nel cuore di Roma, dove incontro la clientela più varia: uomini d'affari che mi corteggiano con sorrisi complici, turisti eccentrici che raccontano storie folli, e a volte cedo a un'avance, solo per il brivido di sentire il mio corpo vivo, desiderato. Il mio fisico è scolpito dalle ore in palestra: alta 1.65, con un seno quarto misura sodo e alto, che attira sguardi ovunque vada, e un fondoschiena rotondo, proporzionato, che ondeggia con una sensualità che ho imparato a usare come arma.Ma c'è un desiderio che mi ha accompagnata per anni, un segreto che mi fa battere il cuore più forte: mio nipote Carlo. Ha 22 anni, studia Economia all'Università di Perugia, e fin da quando era un ragazzino, l'ho visto spiarmi di nascosto. Ricordo le sue occhiate furtive dal giardino, mentre mi cambiavo vicino alla finestra, il rossore sulle guance quando i miei occhi verdi incontravano i suoi. Le sue fantasie erano evidenti, e io... io adoravo quel gioco. Mi piaceva farmi vedere, provocarlo con minigonne che sfioravano l'indecenza, tacchi a spillo che clicchettavano come un invito proibito, calze a rete che disegnavano arabeschi sulle mie gambe toniche, e scollature vertiginose che lasciavano intravedere la curva del mio seno. "Devo essere sempre in tiro per il lavoro," dicevo a mia sorella con nonchalance, ma era per lui. Per vedere quel fuoco nei suoi occhi castani, per sentire il mio corpo rispondere con un calore umido tra le cosce. Carlo era timido, non osava mai andare oltre, ma io lo desideravo: quel corpo giovane, atletico, caldo di giovinezza, con muscoli definiti sotto la camicia, e un'innocenza che mi eccitava da morire. Sognavo di toccarlo, di assaporare la sua virilità, di sentire il suo calore contro il mio.Quel weekend, Carlo non era tornato a Perugia. Aveva un esame di Economia Aziendale mercoledì, e studiava a Roma. Io, come al solito, mi preparavo per una serata con le amiche, ma la mia macchina decise di tradirmi. Alle 19:00, bussai alla porta di mia sorella, nel palazzo accanto al mio. Indossavo un body di pizzo nero che aderiva come una seconda pelle, lasciando trasparire i miei capezzoli turgidi sotto la trama delicata, una gonna corta di pelle nera che accarezzava le mie cosce, calze a rete che salivano come una rete di seduzione, e scarpe Casadei Blade con tacco in metallo argenteo, affilate e sensuali. Il mio profumo era un velo di sandalo carnoso, acceso da note di cuoio bruciato e muschio umido, con un sottotono di vaniglia calda che rendeva l'aria intorno a me dolce e pericolosa. Mi ero truccata con cura: occhi smokey in toni grigi, labbra rosse sangue che promettevano baci infuocati."Sorella, la macchina non parte! Puoi accompagnarmi a Trastevere?" dissi, entrando con un sorriso. Mia sorella sospirò, impegnata con il suo club del libro. "Chiedi a Carlo, è qui a studiare." Il mio cuore accelerò. Carlo apparve, i capelli castani un po' scompigliati, gli occhi che si illuminarono vedendomi. "Certo, zia," disse, con una voce che tradiva eccitazione. Lo guardai: alto, spalle larghe, quel corpo giovane che mi faceva fremere di desiderio. Volevo toccarlo, sentire la sua pelle calda sotto le dita, assaporare il suo sapore maschile.Scesi con lui verso l'auto, i miei tacchi che echeggiavano sull'asfalto tiepido di Roma, l'aria serale impregnata di odori di pizza e traffico. Il mio profumo di sandalo si diffondeva, mescolandosi al mio sudore leggero, creando una nuvola inebriante. Salii sul sedile del passeggero, e con un movimento deliberato, la gonna si spostò leggermente, rivelando che sotto non indossavo nulla. La mia intimità esposta, rosea e umida, catturava la luce arancione dei lampioni. Vidi i suoi occhi piantarsi lì, dilatati dal desiderio. Il mio corpo rispose con un calore profondo, un nettare dolce che cominciava a fluire. "Occhi sulla strada, Carlo," sussurrai, ma la mia voce era un invito, bassa e vellutata.Partimmo, il motore che rombava piano. L'abitacolo si riempì del mio aroma: sandalo caldo, muschio umido, vaniglia che lo avvolgeva. Al primo semaforo, i suoi occhi tornarono sulla mia pelle nuda. Spostai le gambe, aprendo di più la visuale, il rosa delicato che contrastava con il nero delle calze. "Ti piace, vero?" mormorai, il cuore che batteva forte per l'eccitazione di farmi vedere da lui, dal suo corpo giovane che desideravo da tempo. Presi la sua mano, calda e tremante, e la guidai tra le mie cosce, premendola contro la mia carne morbida. Sentii il suo tocco esitante sfiorare il mio petalo umido, e un gemito mi sfuggì, un suono roco che echeggiò nell'auto. Il suo odore maschile, salato e fresco, si mescolò al mio, creando una sinfonia sensoriale.

Il desiderio mi travolse: volevo quel ragazzo, la sua virilità dura contro di me, il suo calore giovane che mi riempiva. Mentre guidava, slacciai un bottone del body, lasciando che il mio seno sodo emergesse, i capezzoli eretti come perle scure sotto il pizzo. Sapevo che Carlo li adorava; lo vedevo nei suoi sguardi rubati. Allungai un piede, il tacco metallico che sfiorava la sua gamba, salendo piano verso il suo inguine. Con il piedino calzato nella scarpa affilata, premetti delicatamente contro il rigonfiamento dei suoi pantaloni, sentendo la sua eccitazione pulsare. Il metallo freddo contro il tessuto, un contrasto che lo fece ansimare. Giocavo con lui, il tacco che tracciava cerchi lenti, provocandolo mentre l'auto procedeva. Il mio profumo di sandalo si intensificava con il calore, misto al suo sudore salato. "Senti come sei duro per me," sussurrai, il mio corpo in fiamme per quel gioco erotico.Non resistemmo a lungo. "Ferma qui," dissi, indicandogli un parcheggio sotterraneo deserto vicino al Tevere. Le luci al neon gialle illuminavano l'asfalto grigio, creando ombre misteriose. Spense il motore, e l'aria si caricò di tensione. Mi voltai verso di lui, le labbra rosse dischiuse, e lo baciai. La sua bocca era calda, sapeva di giovinezza e desiderio represso, la lingua che danzava con la mia in un vortice di sapori dolci e salati. Le mie mani slacciarono la sua camicia, graffiando la pelle liscia del suo petto giovane, lasciando tracce rosse di possesso. Lo spinsi indietro, reclinando il sedile con un click. Mi misi a cavalcioni, la gonna che saliva, esponendo tutto. La mia intimità a pochi centimetri dal suo viso, l'odore del mio nettare muschiato che lo avvolgeva. "Assaggiami," ordinai, la voce un gemito basso.Obbedì, la sua bocca che si tuffava tra le mie cosce, la lingua che tracciava il mio petalo umido, succhiando il nettare dolce e aspro come miele selvatico. Gemetti, afferrando i suoi capelli, il piacere che mi scuoteva. Il suo corpo giovane, caldo, mi eccitava da morire; volevo ricambiare, assaporare la sua virilità. Scivolai giù, slacciandogli i pantaloni. La sua mascolinità balzò fuori, dura e pulsante, venata di blu sotto la luce gialla. La presi in bocca, lentamente, sentendo il suo sapore forte, salato e maschile, un gusto che mi inebriava. La lingua girava intorno alla punta, assaporando ogni vena, ogni pulsazione, mentre lui ansimava, le mani nei miei capelli. Il desiderio di averlo in bocca, di sentirne il calore giovane, mi consumava; era il culmine di anni di provocazioni.

Poi, lo cavalcai, la mia intimità che lo avvolgeva, calda e stretta come velluto liquido. I movimenti ritmici, i suoni bagnati che echeggiavano, il mio seno che rimbalzava, i capezzoli che lui succhiava avidamente, adorandoli come avevo sempre saputo. Il profumo di sandalo misto al nostro sudore, colori neri e rossi che danzavano nella penombra. Venne dentro di me con un getto caldo, il suo nettare che mi riempiva. Ma volevo di più: mi alzai, guidandolo verso il mio ingresso posteriore, stretto e bruciante. Mi calai su di lui, muovendomi velocemente, il piacere intenso che ci travolgeva. Il suo corpo giovane sotto di me, caldo e vigoroso, mi portò all'estasi, fino a che non lo sentii riempirmi di nuovo con la sua essenza calda.Ansimanti, ci ricomponemmo, l'auto impregnata dei nostri odori: sandalo, muschio, sudore. "Da stasera, Carlo, siamo complici," dissi, baciandolo. "Mercoledì ti accompagno a Perugia per l'esame. E dopo, un giro per la città." Da quella sera, iniziò una complicità intima, un desiderio che ci legava in segreto. I weekend divennero notti di passione, dove esploravo il suo corpo giovane con fame insaziabile, e lui adorava il mio seno, i miei capezzoli, in un turbine di emozioni e sensi. Ma il viaggio a Perugia... quello fu l'inizio di un'altra avventura.

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