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incesto

Veronica Segreti in Famiglia #14


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
28.04.2026    |    16.438    |    4 9.9
"Sentii ogni pulsazione, ogni getto potente mentre ingoiavo tutto, senza perdere una sola goccia..."
La sera prima, mentre Veronica era sdraiata sul letto a leggere, il telefono squillò. Sul display apparve il nome di papà. Rispose con il cuore che già batteva più forte.
«Amore mio…» la voce di Mauro era calda, bassa, piena di quella dolcezza profonda che ormai le apparteneva completamente. «Domani torno prima del previsto. Ho una sorpresa per te. Passo a prenderti alle 10:00 precise. Non dire niente a mamma. Solo io e te, tre giorni interi. Torniamo sabato sera. Voglio amarti alla follia, piccola mia.»
Veronica sorrise nel buio della stanza, il profumo di vaniglia della sua crema per il corpo ancora nell’aria. «Solo io e te?» sussurrò.
«Solo io e te. Ti amo.»
Non avvisò né Silvio né Cristina. Che si arrangino, pensò con un sorriso possessivo. Erano adulti. E lei aveva bisogno di questi tre giorni solo con l’uomo che le aveva rubato il cuore.
La mattina dopo si alzò presto. Fece una doccia lunga, l’acqua calda che le scivolava sulla pelle profumata al gelsomino. Si depilò completamente, si mise un completino intimo di pizzo nero molto sexy – reggiseno a balconcino e perizoma che le lasciava le natiche nude – poi infilò un vestitino corto color crema con scollatura profonda e sandali con tacco alto. Preparò uno zaino piccolo con il necessario per due notti: lingerie provocante, l’olio al sandalo che piaceva a papà, il suo vibratore preferito e qualche vestito leggero. Alle 9:30 andò in cucina.
Cristina stava bevendo il caffè, vestita con una vestaglia di seta azzurra che le avvolgeva le forme mature.
«Esco» disse Veronica semplicemente, infilando lo zaino su una spalla.
«A che ora pensi di tornare?» chiese la madre.
Veronica si girò, le sorrise con un misto di dolcezza e superiorità.
«Torno sabato sera. Divertiti con Silvio.»
Cristina arrossì leggermente ma non disse nulla. Veronica le mandò un bacio con la mano e uscì di casa, il cuore che le batteva di eccitazione.

A casa con Cristina
Alle 10:00 precise suonò il campanello. Cristina andò ad aprire ancora in vestaglia di seta azzurra chiara, i capelli sciolti e leggermente arruffati. Quando vide Silvio rimase sorpresa.
«Silvio… non ti vedevo da un mese. Pensavo aveste litigato tu e Veronica.»
Lui entrò, chiudendo la porta dietro di sé. L’aria di casa profumava di caffè appena fatto e di quel detersivo al limone che Cristina usava sempre. Dal salotto arrivava una musica soft, un soul lento e sensuale con un sassofono caldo che riempiva l’ambiente di note vellutate.
«Ci siamo chiariti» disse Silvio, la voce un po’ incerta. «Abbiamo fatto un patto.»
Cristina inclinò la testa, non capendo del tutto, ma gli si avvicinò. Il profumo della sua pelle, dolce e maturo, lo avvolse. Lo baciò sulla bocca, un bacio profondo, umido, mentre la mano scendeva subito a stringergli il cazzo sopra i pantaloni. Lo massaggiò con desiderio evidente, sentendolo indurirsi sotto le dita.
«Mi sei mancato…» mormorò contro le sue labbra, il sapore di caffè e di donna calda sulla lingua.
«Spogliati. Voglio vederti.»
Silvio ubbidì. Si tolse la maglietta, poi i pantaloni. Quando rimase solo con la biancheria intima femminile, Cristina fece un passo indietro e spalancò gli occhi.
Calze autoreggenti nere velate con bordo di pizzo largo, un perizoma di pizzo rosso che gli stringeva il cazzo duro, e un reggiseno coordinato che gli avvolgeva il petto completamente depilato. Tutto il corpo era liscio come quello di una ragazza.
«Veronica ti ha trasformato nella sua puttanella vero?» sussurrò Cristina, la voce roca per la sorpresa e per un’eccitazione improvvisa.
Silvio arrossì violentemente, ma annuì. Dentro di sé si sentiva ancora maschio, ancora caldo, ancora pieno di desiderio per una donna come Cristina, eppure sapeva di essere ormai anche altro. Quella contraddizione lo faceva tremare.
Cristina sorrise, un sorriso famelico e tenero allo stesso tempo. Lo spinse verso il divano del salotto, dove la luce del mattino filtrava calda e dorata attraverso le tende leggere. Lo fece sedere, gli tolse il perizoma e gli montò sopra a cavalcioni. La sua fica era già bagnata, calda, profumata di eccitazione matura. Si abbassò sul suo cazzo con un gemito lungo e bagnato, prendendolo tutto dentro di sé in un solo movimento.
«Cazzo… quanto mi piace sentirti dentro…» ansimò.
Iniziò a cavalcarlo con forza, i seni grandi che ondeggiavano pesanti, i capezzoli scuri durissimi. I suoni erano osceni e bellissimi: lo schiocco bagnato della sua fica che ingoiava il cazzo, i gemiti rauchi di Cristina, il fruscio delle calze di Silvio contro la pelle di lei. La musica soul continuava a suonare, lenta e sensuale, accompagnando ogni colpo.
Cristina lo scopava con passione animale, le mani aggrappate alle sue spalle, gli occhi che non lo lasciavano mai. Nonostante il plug che Silvio aveva ancora infilato nel culo, lei non si fermava, anzi, ogni movimento faceva muovere il giocattolo dentro di lui, mandandogli scariche di piacere proibito.
Lei venne per prima, con un orgasmo violento. Gettò la testa indietro, urlò, tremò tutta mentre la sua fica si contraeva intorno al cazzo di Silvio in spasmi forti e bagnati. Il suo odore di donna in calore divenne più intenso, dolce e muschiato.
Quando scese da lui, il cazzo di Silvio era ancora durissimo, lucido dei suoi succhi, ma lui non era venuto.
Cristina lo guardò con un sorriso malizioso.
«Inginocchiati.»
Lo fece mettere in ginocchio sul tappeto morbido e gli spinse la faccia tra le sue gambe. Silvio le leccò la fica con devozione, assaporando il suo sapore forte e dolce, poi passò più giù, fino al culo. Leccò anche lì, lentamente, mentre Cristina gemeva di piacere, tenendogli la testa premuta contro di sé.
Solo dopo si accorse che Silvio non era venuto. Gli accarezzò il culo con dolcezza, trovò il base del plug e cominciò a muoverlo dentro e fuori, lentamente. Silvio gemette forte, spingendo indietro il sedere.
«Ti piace, eh?» mormorò Cristina, stupita e affascinata.
Lo sfilò del tutto, poi lo rinfilò, più volte. Ogni volta Silvio tremava e spingeva il culo verso di lei.
«È meglio se ti alleno un po’ il culo…» disse con voce calda e sensuale, «altrimenti Veronica te lo devasta.»
Andò in cucina e tornò con una melanzana lunga, liscia e viola scuro. La cosparse abbondantemente di olio extravergine d’oliva. Il profumo intenso, fruttato e pungente dell’olio riempì subito la stanza, mescolandosi all’odore di sesso e di pelle calda.
Tolse definitivamente il plug e poggiò la punta della melanzana sul buco già dilatato di Silvio.
«Spingi tu… fammela entrare tutta» ordinò con voce roca.
Silvio, appoggiato al divano, con le calze autoreggenti tese sulle cosce, il reggiseno ancora addosso, spinse indietro il culo con desiderio. La melanzana scivolò dentro lentamente, aprendo le sue pareti. Lui gemette forte, un suono roco e spezzato. Quando colpì la prostata, una scarica di piacere gli attraversò tutto il corpo. Cristina cominciò a muoverla, prima piano, poi sempre più veloce e profonda.
Ogni affondo era preciso. La melanzana colpiva la prostata, poi andava più in fondo, poi colpiva di nuovo. Silvio ansimava, la bocca aperta, gli occhi lucidi. Il suo cazzo duro vibrava nell’aria, senza essere toccato. Iniziò a colare liquido trasparente, poi vero sperma, in fili continui che scendevano sul pavimento.
«Guarda come cola… senza neanche toccartelo» sussurrò Cristina ammirata.
Spinse più forte, più veloce. La melanzana entrava e usciva con rumori bagnati e osceni. Silvio cominciò a gemere sempre più forte, spingendo il culo contro la mano di lei come una vera porca. Alla fine venne. Non furono semplici schizzi: fu un orgasmo anale lungo, devastante. Il suo cazzo pulsava e schizzava sborra sul pavimento mentre Cristina continuava a scoparlo con la melanzana, colpendo senza pietà la prostata.
«Così… sì… godi come una vera porca» gli diceva Cristina, la voce piena di soddisfazione.
Quando gli spasmi si calmarono, lei lasciò la melanzana conficcata profondamente dentro di lui e lo abbracciò da dietro, stringendolo contro il suo corpo caldo e morbido. La coscia di Cristina premeva contro il fondo della melanzana, tenendola tutta dentro.
«Sei dolcissimo…» gli sussurrò all’orecchio, baciandogli il collo. «Sei proprio una vera puttanella se riesci a godere con il culo.»
Lo baciò dolcemente sulla bocca, un bacio lungo e tenero, assaporando il gusto della sua stessa fica sulle labbra di lui. Poi sfilò lentamente la melanzana, facendolo gemere un’ultima volta.
«Allenati sempre il culo, mi raccomando» gli disse con voce dolce mentre lui si rivestiva. «Domani, se vuoi, passa da me alle 15:00… ti alleno io.»
Silvio, ancora tremante, le gambe molli e il culo che pulsava, si rimise il plug, infilò i vestiti sopra l’intimo femminile e uscì di casa. Ogni passo era un ricordo vivido di ciò che era appena successo.
Cristina rimase in piedi nel salotto, nuda, con un sorriso soddisfatto sulle labbra, mentre la musica soul continuava a suonare lenta e calda nell’aria impregnata di sesso, olio d’oliva e desiderio.

In viaggio con papà
Quando l’auto di papà si fermò davanti casa alle 10:00 in punto, il mio cuore fece una capriola. Appena salii, sentii il suo sguardo su di me: ammirato, quasi adorante. Indossavo un vestitino dorato a tubino, corto e aderente, che mi fasciava il corpo come una seconda pelle lucente. I sandali con il tacco alto color oro facevano sembrare le mie gambe infinite, e avevo legato i capelli in una coda alta e morbida che ondeggiava a ogni movimento.
Mauro mi guardò dalla testa ai piedi, gli occhi castani pieni di desiderio e amore.
«Sei bellissima…» mormorò con voce roca, prima di sporgersi per baciarmi. Le sue labbra erano calde, possessive.
Partimmo. Nell’abitacolo accese la musica: una playlist dolce di Ed Sheeran. Le note di “Thinking Out Loud” riempirono l’auto con quella melodia calda, romantica e intima, perfetta per noi.
Mentre guidava sulla statale, non resistetti alla voglia di provocarlo. Appoggiai il piede destro, ancora chiuso nel sandalo col tacco, prima sul cambio, poi lentamente lo sollevai fino al volante. Mauro strinse forte le mani sul volante, il respiro già più pesante. Con un sorriso malizioso abbassai il piede e lo poggiai direttamente sul suo inguine. Attraverso i pantaloni sentivo il suo cazzo già durissimo. Iniziai a massaggiarlo lentamente con la suola del sandalo, premendo e strofinando con movimenti circolari.
Il pantalone di papà mostrava un’evidente, grossa erezione. Lui imprecò piano tra i denti, gli occhi che passavano dalla strada a me.
Il mio vestitino dorato era salito così tanto che si vedeva chiaramente che sotto non portavo mutandine. La mia fica era completamente esposta, lucida e bagnata di desiderio. L’odore leggero del mio eccitamento si mescolava al profumo di sandalo e pelle dell’abitacolo.
Ero innamorata persa di quanto mi desiderasse. Il modo in cui mi guardava, il modo in cui il suo cazzo pulsava sotto il mio piede… era tutto per me.
Non resistetti più.
Gli slacciai la cintura, mi abbassai e gli appoggiai la testa sulle ginocchia. Con le mani tremanti di eccitazione aprii la zip dei suoi pantaloni e tirai fuori il suo cazzo grosso e caldo. Il profumo muschiato, virile e leggermente salato del suo inguine mi colpì come una droga. Gemetti forte prima ancora di toccarlo.
Cominciai a leccarlo lentamente, dalla base fino alla cappella, assaporando il gusto salato della sua pelle, quel sapore che per me era semplicemente casa. Poi lo presi in bocca con devozione, succhiando con movimenti lenti e profondi, la lingua che avvolgeva ogni vena. Il sapore era amore. Era mio. Era tutto.
Ed Sheeran cantava piano in sottofondo mentre io lo succhiavo con passione sempre maggiore.
Dopo una ventina di minuti sentii la mano grande di papà spingermi la testa verso il basso con decisione. Il cazzo mi entrò in gola tutto in una volta. Feci fatica, gli occhi mi si riempirono di lacrime, un conato mi salì in gola, ma non mi tirai indietro. Lo presi fino in fondo, la gola che si contraeva intorno a lui.
Proprio in quel momento esplose.
Fiotti caldi, densi e abbondanti mi schizzarono direttamente nello stomaco. Sentii ogni pulsazione, ogni getto potente mentre ingoiavo tutto, senza perdere una sola goccia. Il sapore forte e salato mi riempì la gola.
Quando finalmente mi lasciò risalire, avevo le labbra gonfie e lucide di saliva e sperma. Mi voltai verso di lui con un sorriso radioso, felice come non mai.
«Ti amo, papà… voglio tutto di te» sussurrai con voce roca.
Mauro mi accarezzò la guancia con il dorso della mano, gli occhi pieni di un amore profondo e bruciante.
«Anche io, amore mio. Non vedo l’ora di arrivare.»
Mi sistemai sul sedile, le gambe leggermente aperte. Ero fradicia. Senza vergogna infilai due dita nella mia fica, muovendole piano per calmare quel desiderio che mi divorava. Il suono umido delle mie dita che entravano e uscivano si sentiva chiaramente sopra la musica.
Non vedevo l’ora di arrivare. Volevo sentire quel cazzo grosso dentro di me, soprattutto nel culo. Adoravo quando papà mi sfondava, quando il bruciore iniziale si trasformava in quel piacere profondo, caldo e devastante che solo lui sapeva darmi.
Tre giorni interi.
Solo io e lui.
Tre giorni per amarci alla follia, lontano da mamma, da Silvio, dal mondo intero.
Il nostro sentimento continuava a crescere, maturo, intenso, ossessivo e dolcissimo. E nessuno dei due voleva più fermarlo.

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