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Zietta: come mia moglie mi trasformò 2
Efabilandia
09.08.2025 |
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"“Senti questo, Giorgia, ” grugnisce, e il suo cazzo tozzo preme contro il mio buco, scivolando dentro con un unico movimento deciso..."
L’aria di Assisi mi avvolge come un abbraccio caldo mentre guido la mia vecchia Fiat lungo le stradine acciottolate, il tramonto di fine luglio 2018 che dipinge il cielo di cremisi e viola. La Basilica di San Francesco si staglia in lontananza, un’ombra sacra che sembra osservarmi, ma il mio cuore batte per un altro tipo di santità, una più terrena, peccaminosa. Sono Giorgio, ma in certi ambienti sono Zietta, o meglio Giorgia, un nome che mi fa fremere ogni volta che lo sento, soprattutto quando è accompagnato da insulti che accendono il fuoco dentro di me. Dopo quella prima volta con il dottorone e Giulia, la mia adorata moglie, qualcosa si è rotto dentro di me, o forse si è finalmente liberato. Non sono più solo il marito che si sega guardandola farsi scopare. Sono Giorgia, una creatura che brama il cazzo, che vuole sentirsi riempita, usata, umiliata fino a urlare di piacere.Il casolare di pietra appare tra gli ulivi, i muri illuminati da un arancione caldo che contrasta con il viola del cielo. Le cicale cantano, il loro ronzio che si mescola al battito del mio cuore, un ritmo che mi fa già sudare. Parcheggio, la ghiaia scricchiola sotto le ruote, un suono che sembra un invito al peccato. Scendo dall’auto, inspirando profondamente: l’aria odora di erba secca, lavanda selvatica e un vago sentore di incenso, come se questo angolo di Assisi fosse un tempio profano. La camicia mi si incolla alla schiena, il sudore che mi scivola lungo la spina dorsale. Suono il campanello, il suono metallico che echeggia nella sera, e il mio cazzo già pulsa nei jeans, anticipando ciò che mi aspetta.
La porta si apre, e Don Luigi, il prete, mi accoglie con un sorriso che è puro peccato. Il suo corpo robusto, un po’ appesantito, riempie l’ingresso, gli occhi scuri che mi divorano. “Benvenuto, Giorgio,” dice, ma poi il suo sorriso si allarga. “O dovrei dire Giorgia?” La parola mi colpisce come una frustata, e sento il cazzo indurirsi ancora di più. Dietro di lui, tre frati giovani – Matteo, Luca e Samuel – mi fissano con sguardi che trasudano desiderio. Matteo è snello, con occhi verdi che mi trapassano. Luca, muscoloso, ha una mascella squadrata e un sorriso che promette brutalità. Samuel, il frate di colore, ha un corpo scolpito e un sorriso che mi fa quasi tremare, gli occhi neri che brillano alla luce delle candele.
“Entra, Giorgia,” dice Don Luigi, e il mio corpo risponde con un brivido. Entro, e l’odore del casolare mi avvolge: legno antico, cera per pavimenti, incenso bruciato e un sentore di sudore maschile che mi fa girare la testa. Il salotto è un contrasto tra sacro e profano: pareti di pietra, un crocifisso sopra il camino spento, ma un tavolo di quercia con bicchierini di liquore ambrato che profumano di miele e anice. Le candele tremolano, le ombre danzano sui muri come spiriti peccatori. Mi siedo su una sedia di legno, il sedile freddo contro le cosce, e prendo il bicchiere che Don Luigi mi porge. Il vetro è gelido, il liquore mi brucia la gola, lasciando un retrogusto speziato che mi fa socchiudere gli occhi. Sento il calore diffondersi nel petto, e il mio cazzo pulsa, implorando di essere liberato.
“Giorgia,” dice Don Luigi, sedendosi di fronte a me, le mani giunte come in preghiera, ma il suo sguardo è tutto tranne che santo. “Tua moglie mi ha raccontato tutto. Di come hai succhiato il cazzo del dottorone, di come ti sei fatto spaccare il culo e hai goduto come una troia. Stasera sei nostra. Quattro cazzi duri per la tua bocca e quel culetto che implora di essere sfondato. Sei pronta a farti scopare fino a urlare, Giorgia?” Le sue parole sono come benzina sul fuoco, e sento il mio corpo tremare, il cazzo che preme contro i jeans, la mente annebbiata dal desiderio. “Cazzo, sì,” ansimo, la voce rotta. “Voglio i vostri cazzi, voglio che mi sfondiate.” I frati ridono, un suono basso che mi fa accapponare la pelle.
“Spogliati, Giorgia,” ordina Don Luigi, slacciandosi la camicia nera, rivelando un petto villoso e un ventre potente. I frati lo seguono, i loro abiti che cadono sul pavimento di cotto con un fruscio, come foglie mosse dal vento di Assisi. Mi alzo, le gambe che tremano, e mi tolgo la maglietta, il tessuto umido che scivola sulla pelle sudata. Poi i jeans, che cadono con un tonfo sordo. Rimango nudo, il cazzo duro che dondola tra le cosce, vulnerabile sotto i loro sguardi. L’odore dei loro corpi mi colpisce: sudore, sapone alla lavanda e un aroma muschiato che mi fa girare la testa. Matteo ha un cazzo lungo e sottile, la cappella rosa e lucida. Luca ha un cazzo tozzo, con vene sporgenti e una cappella larga. Samuel ha un cazzo scolpito, nero, spesso, con vene che pulsano come fiumi. Don Luigi ha un cazzo mostruoso, venoso, la cappella violacea che brilla alla luce delle candele.
“Inginocchiati, puttana,” dice Don Luigi, indicando un cuscino rosso sul tappeto persiano, un’isola di peccato in questo casolare di Assisi. Mi inginocchio, il tessuto morbido sotto le ginocchia, il cuore che mi martella nelle orecchie. L’odore dei loro cazzi mi avvolge, pelle calda, sudore, desiderio puro. Matteo si avvicina, il suo cazzo a pochi centimetri dalla mia bocca. “Succhialo, Giorgia,” dice, la voce roca. Apro la bocca, la lingua che sfiora la cappella liscia, salata, il sapore che mi esplode in bocca. Succhio piano, assaporando la consistenza vellutata, il calore che mi riempie. Matteo geme, le mani nei miei capelli. “Cazzo, sì, lecca bene,” ansima. Mi perdo nel ritmo, la lingua che scivola lungo l’asta, succhiando la cappella con avidità, il sapore salato che mi inonda il palato.
Poi tocca a Luca, il suo cazzo più spesso che mi riempie la bocca, spingendo contro il palato fino a farmi quasi soffocare. “Prendilo, zoccola,” grugnisce, spingendo più a fondo. Gemo, il suono soffocato, le mani che si aggrappano alle sue cosce muscolose. Samuel si avvicina, il suo cazzo nero e lucido che pulsa. “Tocca a me, Giorgia,” dice, la voce profonda. Lo prendo in bocca, la cappella che mi scivola sulla lingua, il sapore terroso che mi fa tremare. “Cazzo, succhia bene,” geme Samuel, spingendo fino in gola. Mi perdo nei suoni: i loro gemiti, il rumore umido della mia bocca, il tintinnio delle catene dell’altalena in un angolo, un presagio di ciò che mi aspetta.
Don Luigi mi guarda, segandosi lentamente il cazzo enorme. “Brava, Giorgia,” dice, la voce carica di desiderio. “Sai succhiare come una vera troia. Ma ora vediamo quanto ti piace prenderlo nel culo.” Le sue parole mi colpiscono come frustate, il mio cazzo pulsa, il buco del culo si contrae per l’anticipazione. Mi portano in una stanza sul retro, un santuario di piacere nascosto nel casolare. Le pareti di pietra sono decorate con affreschi sbiaditi di santi, ma al centro c’è un’altalena di pelle nera, fissata al soffitto con catene di ferro che tintinnano. L’odore di cuoio, lubrificante e incenso mi avvolge, un mix che consacra questo luogo a un culto profano.
Mi fanno sdraiare sull’altalena, il culo che sporge oltre il bordo, le gambe sollevate e infilate nei lacci di pelle. Le mani mi vengono legate dietro la schiena con polsini di pelle, il metallo freddo che mi morde i polsi. Sono esposto, il cazzo duro che pulsa contro il ventre, il buco che trema di desiderio. Don Luigi si avvicina con una bottiglia di lubrificante, il liquido freddo che mi cola sul buco, facendomi rabbrividire. “Rilassati, Giorgia,” dice, la voce un ruggito. “Adesso ti apriamo quel culo.”
Le sue dita callose iniziano a lavorare il mio buco, prima una, poi due, scivolando dentro con un ritmo lento ma deciso. Gemo, il mix di piacere e incomodità che mi fa girare la testa. “Cazzo, sì, aprimi, prete,” ansimo, eccitato dalle sue parole. Don Luigi ridacchia, spingendo un terzo dito dentro, rigirandolo. “Ti piace, eh, Giorgia? Vuoi il mio cazzo nel culo, vero?” Annuisco, il corpo che trema sull’altalena, le catene che tintinnano. “Sfondami, cazzo, fammi tua,” grido, la voce rotta.
Matteo è il primo a scoparmi. Si mette dietro, il suo cazzo lungo e sottile che preme contro il mio buco lubrificato. “Adesso ti sfondo, Giorgia,” dice, la voce carica di eccitazione. Spinge piano, la cappella che scivola dentro, allargandomi. Urlo, il dolore acuto che si mescola al piacere. “Cazzo, fa male!” gemo, ma Matteo non si ferma, spingendo più a fondo, fino a che il suo cazzo è tutto dentro. Il dolore diventa un piacere bruciante, il mio buco che si abitua, l’altalena che dondola a ogni spinta. “Siii, cazzo, scopami!” urlo, la voce che echeggia contro le pareti di pietra. Ogni affondo è un’esplosione, le sue palle che sbattono contro le mie chiappe, il suono ritmico che riempie la stanza. Sento il mio cazzo pulsare, il piacere che mi travolge, e vengo, schizzi di sborra che colano sull’altalena, il corpo che si contorce. Matteo viene dentro di me, la sborra calda che mi riempie, un calore che mi fa gemere.
Luca prende il suo posto, il suo cazzo tozzo che preme contro il mio buco già aperto. “Tocca a me, puttana,” grugnisce. Spinge con forza, riempiendomi fino al limite. Urlo, il dolore che torna, ma il piacere è travolgente. “Cazzo, è grosso!” gemo, ma Luca mi scopa senza pietà, le mani che schiaffeggiano le mie chiappe. “Prendilo, Giorgia,” ringhia. Il ritmo è implacabile, l’altalena che tintinna, il suono dei nostri corpi che si scontrano. Vengo di nuovo, la sborra che schizza sul mio petto, il corpo che trema. Luca esplode dentro di me, la sborra che si mescola a quella di Matteo, un calore che mi fa urlare.
Samuel si avvicina, il suo cazzo nero e lucido come un’arma. “Ora ti faccio vedere cosa significa essere scopato, Giorgia,” dice, la voce profonda. Lo guardo, il cuore che martella. Spinge, il cazzo enorme che mi allarga oltre ogni limite. Urlo, il dolore che mi attraversa, ma il piacere mi travolge. “Cazzo, è troppo!” grido, ma non voglio che si fermi. Samuel mi scopa con colpi profondi, le catene che tintinnano, il suono dei nostri corpi che echeggia. “Prendilo tutto,” ringhia. Vengo ancora, la sborra che schizza ovunque, il corpo che si contorce. Samuel esplode, la sborra calda che mi inonda il culo.
Don Luigi si avvicina, il suo cazzo mostruoso in mano. “Adesso tocca a me, Giorgia,” dice. Spinge, sfondandomi, facendomi urlare. “Cazzo, nooo, è troppo!” grido, ma lui mi tiene fermo. “Rilassati, troia,” dice. Il dolore si trasforma in piacere, e urlo: “Siii, cazzo, spaccami!” Don Luigi mi scopa senza pietà, e vengo di nuovo, la sborra che cola, il corpo che trema. Lui esplode, la sborra che mi riempie, un calore che mi fa gemere.
Sfinito, coperto di sudore e sborra, il culo dolorante ma sazio, so che la notte ad Assisi è solo all’inizio.
Don Luigi si ritira dal mio culo, lasciandomi un vuoto bruciante, il suo cazzo mostruoso ancora luccicante di lubrificante e sborra. Il mio buco pulsa, dolorante ma sazio, e il mio cazzo è ancora duro, schizzi di sborra che colano sull’altalena e sul mio ventre. “Brava, Giorgia,” dice il prete, la voce un ruggito basso che mi fa rabbrividire. “Hai preso il mio cazzo come una vera puttana. Ma non abbiamo finito con te.” Le sue parole mi colpiscono come frustate, e sento il desiderio montare di nuovo, nonostante il mio corpo sia già al limite. Matteo, Luca e Samuel mi guardano, i loro cazzi ancora duri, i loro sorrisi che promettono altro piacere, altro dolore. Il casolare, con i suoi muri di pietra e il profumo di incenso, sembra un altare consacrato al peccato, e io sono l’offerta, pronta a essere usata ancora.
Le catene dell’altalena tintinnano mentre Matteo mi slega le gambe dai lacci di pelle, il metallo freddo che mi sfiora le caviglie. “Alzati, Giorgia,” dice, la voce carica di desiderio. Mi sollevo, le gambe che tremano, il culo che brucia a ogni movimento. Il pavimento di cotto è freddo sotto i miei piedi nudi, un contrasto con il calore che mi divora. Mi portano verso un grande letto al centro della stanza, coperto da lenzuola di lino bianche che odorano di pulito, ma che presto saranno macchiate di sudore e sborra. Fuori, il canto delle cicale si mescola al fruscio delle foglie mosse dal vento di Assisi, un sottofondo che rende tutto più surreale, come se questa notte fosse un sogno peccaminoso.
“Adesso ti scopiamo per bene, zoccola,” dice Luca, spingendomi sul letto a quattro zampe. La posizione mi espone, il culo in alto, il buco ancora aperto e bagnato di lubrificante e sborra. Sento il cuore martellarmi nel petto, l’anticipazione che mi fa tremare. “Cazzo, sì, scopatemi,” ansimo, la voce rotta dal desiderio. Il mio corpo è un fascio di nervi, ogni tocco, ogni parola che mi umilia mi fa sentire più viva, più desiderata. Luca si inginocchia dietro di me, le sue mani ruvide che mi afferrano i fianchi, le dita che affondano nella carne. “Senti questo, Giorgia,” grugnisce, e il suo cazzo tozzo preme contro il mio buco, scivolando dentro con un unico movimento deciso.
Urlo, il dolore che si mescola al piacere mentre il suo cazzo mi riempie, allargandomi ancora di più. “Cazzo, è grosso!” gemo, le mani che si aggrappano alle lenzuola, il tessuto che si accartoccia sotto le dita. Luca non mi dà tregua, inizia a scoparmi con colpi profondi, le sue palle che sbattono contro le mie chiappe, il suono ritmico che echeggia nella stanza. Ogni affondo è un’esplosione, il mio buco che si stringe attorno al suo cazzo, il piacere che mi fa girare la testa. “Ti piace, eh, Giorgia?” ringhia, schiaffeggiandomi il culo con forza, il bruciore che si aggiunge al piacere. “Siii, cazzo, scopami più forte!” urlo, il corpo che trema, il cazzo che pulsa senza essere toccato.
Matteo si inginocchia davanti a me, il suo cazzo lungo e sottile a pochi centimetri dalla mia bocca. “Succhialo, puttana,” dice, la voce roca. Apro la bocca, la lingua che sfiora la cappella liscia, il sapore salato che mi inonda i sensi. Succhio con avidità, la bocca piena, la saliva che mi cola sul mento. Matteo geme, le mani nei miei capelli, spingendo il cazzo più a fondo. “Cazzo, sì, Giorgia, succhia come sai fare,” ansima. Il ritmo di Luca dietro di me e il cazzo di Matteo in bocca mi mandano in estasi, il piacere che mi travolge come un’onda. Vengo, schizzi di sborra che colano sul lenzuolo, il corpo che si contorce mentre Luca continua a scoparmi, il suo cazzo che mi sfonda senza pietà. “Sto per venire, zoccola!” grugnisce, e sento la sua sborra calda inondarmi il culo, un calore liquido che mi fa gemere.
Luca si ritira, lasciandomi ansimante, il buco che pulsa, ma Samuel è già dietro di me, il suo cazzo nero e lucido che preme contro il mio culo. “Tocca a me, Giorgia,” dice, la voce profonda che mi fa rabbrividire. “Cazzo, sì, sfondami,” ansimo, il desiderio che mi consuma. Samuel spinge, il suo cazzo enorme che mi allarga oltre ogni limite, il dolore che mi fa urlare. “Cazzo, è troppo grande!” grido, ma il piacere prende il sopravvento, un’onda che mi travolge. Samuel mi scopa con colpi lenti ma profondi, ogni affondo che mi fa sentire ogni centimetro, ogni vena. “Prendilo tutto, Giorgia,” ringhia, le mani che mi afferrano i fianchi, tirandomi verso di lui. Il letto scricchiola, il suono che si mescola al canto delle cicale fuori, al fruscio delle foglie mosse dal vento di Assisi.
Il piacere è insopportabile, il mio buco che si stringe attorno al suo cazzo, il cazzo che pulsa contro il mio ventre. Vengo di nuovo, la sborra che schizza sul lenzuolo, il corpo che trema mentre Samuel accelera, il ritmo che diventa frenetico. “Cazzo, sì, Giorgia, sei fatta per il mio cazzo,” grugnisce, e poi esplode, la sborra calda che mi riempie il culo, un calore che mi fa urlare di piacere. Mi sento piena, usata, desiderata, e il pensiero mi fa girare la testa, il cuore che batte all’impazzata.
Don Luigi si avvicina, il suo cazzo mostruoso in mano, la cappella violacea che luccica di precum. “Adesso tocca a me, troia,” dice, la voce un ruggito che mi fa tremare. Mi sollevano dal letto, le gambe che cedono, e mi riportano sull’altalena, il cuoio freddo contro la pelle sudata. Mi legano di nuovo, le gambe nei lacci di pelle, le mani dietro la schiena, il buco esposto e vulnerabile. Don Luigi si inginocchia dietro di me, il lubrificante che cola sul mio culo, freddo e scivoloso. “Rilassati, Giorgia,” dice, e sento le sue dita callose spingere dentro, allargandomi ancora di più. Gemo, il piacere che si mescola al bruciore, il corpo che trema sull’altalena.
“Ti piace, eh, puttana?” dice, spingendo il suo cazzo contro il mio buco. Urlo mentre entra, il dolore acuto che mi fa stringere i pugni nei polsini. “Cazzo, nooo, è troppo!” grido, ma lui non si ferma, spingendo più a fondo, il suo cazzo che mi sfonda. Il dolore si trasforma in piacere, un piacere travolgente che mi fa urlare: “Siii, cazzo, spaccami!” Don Luigi mi scopa con un ritmo implacabile, le sue palle che sbattono contro le mie chiappe, il suono che echeggia nella stanza. Ogni affondo è un’esplosione, il mio buco che si stringe attorno al suo cazzo, il piacere che mi fa girare la testa. “Ti piace, Giorgia?” ringhia, schiaffeggiandomi il culo. “Siii, cazzo, fammi venire!” urlo, e il mio cazzo esplode, schizzi di sborra che colano sull’altalena, il corpo che si contorce nei lacci.
Don Luigi continua a scoparmi, il ritmo che accelera, il suo cazzo che mi riempie fino al limite. “Sto per venire, troia!” grugnisce, e sento la sua sborra calda inondarmi il culo, un calore che mi fa gemere di piacere. Si ritira, lasciandomi ansimante, il buco che pulsa, il corpo coperto di sudore e sborra. Ma non è finita. La porta si apre, e altri tre frati entrano nella stanza, i loro corpi nudi che brillano alla luce delle candele. Sono giovani, muscolosi, i loro cazzi già duri, pronti a usarmi. “Guarda, Giorgia, altri cazzi per te,” dice Don Luigi, ridendo. Il mio cuore salta un battito, il desiderio che mi consuma nonostante la stanchezza.
Il primo dei nuovi frati, un ragazzo con i capelli castani e un cazzo lungo e spesso, si avvicina. “Apri il culo, zoccola,” dice, la voce carica di desiderio. Mi lubrificano di nuovo, il liquido freddo che mi cola sul buco, e lui spinge, il suo cazzo che scivola dentro con un movimento deciso. Urlo, il dolore che si mescola al piacere, il mio buco che si stringe attorno a lui. “Cazzo, sì, scopami!” gemo, il corpo che trema sull’altalena. Mi scopa con colpi profondi, le sue mani che mi afferrano i fianchi, il ritmo che fa tintinnare le catene. Il piacere è travolgente, ogni affondo che mi fa sentire viva, desiderata. Vengo di nuovo, la sborra che schizza sul mio ventre, il corpo che si contorce. Lui esplode, la sborra calda che mi riempie, un calore che mi fa urlare.
Il secondo frate, con un cazzo più corto ma spesso, prende il suo posto. “Tocca a me, Giorgia,” dice, e spinge dentro senza preavviso, facendomi urlare. “Cazzo, è grosso!” gemo, ma il piacere mi travolge, il mio buco che si abitua al suo ritmo brutale. Mi scopa con forza, il letto che scricchiola, il suono che si mescola al canto delle cicale fuori. “Ti piace, eh, puttana?” ringhia, e io urlo: “Siii, cazzo, fammi venire!” Vengo ancora, la sborra che cola, il corpo che trema. Lui esplode, la sborra che mi inonda il culo, un calore che mi fa gemere.
L’ultimo frate, un ragazzo con un cazzo lungo e curvo, si avvicina. “Adesso ti finisco, Giorgia,” dice, la voce un sussurro roco. Spinge dentro, il suo cazzo che colpisce un punto dentro di me che mi fa vedere le stelle. Urlo, il piacere che mi travolge, il corpo che si contorce sull’altalena. “Cazzo, sì, scopami!” grido, e lui accelera, il ritmo che mi manda in estasi. Vengo di nuovo, la sborra che schizza ovunque, il corpo che trema. Lui esplode, la sborra calda che mi riempie, un calore che mi fa urlare di piacere.
Sfinita, crollo sull’altalena, il corpo coperto di sudore e sborra, il culo dolorante ma sazio. Don Luigi mi slega, le sue mani ruvide che mi accarezzano il viso. “Brava, Giorgia,” dice, la voce calda. “Hai soddisfatto sette cazzi, sei proprio una zoccola perfetta.” Mi sento viva, desiderata, il cuore che batte all’impazzata. Fuori, il vento di Assisi porta il profumo di lavanda e incenso, un promemoria di dove sono, di questa notte di peccato in un luogo sacro. Mi alzo, le gambe che tremano, e so che porterò il ricordo di questa notte per sempre, il sapore della sborra in bocca, il bruciore del mio culo, il piacere che mi ha consumata.
Tornato a casa, Giulia mi accoglie con un sorriso. “Allora, Giorgia, com’è andata?” chiede, già sapendo la risposta. Le racconto tutto, il corpo che ancora trema al ricordo. “Grazie,” le dico, baciandola. “Sapevi che mi sarebbe piaciuto.” E mentre mi sdraio accanto a lei, con il culo dolorante e il sapore della sborra che ancora mi aleggia in bocca, sorrido, sapendo che questa notte ad Assisi non sarà l’ultima.
#ziettapervoi
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