incesto
Segreti incestuosi in Famiglia #2
Efabilandia
16.10.2025 |
20.918 |
3
"Ci guardammo senza favellare, lui mi strisciò il cazzo sulla fica, che brividi viola mi dava si sistemò bene tra le mie cosce e con la mano abboccò la cappella all’ingresso del mio corpo
Mi..."
Nel portarmi a casa, parlammo un po’ di tutto, evitando di proposito di toccare ciò che era accaduto nel capanno, come se quel mondo colorato di passione fosse un segreto da custodire. Il paesaggio scorreva fuori dal finestrino, verdi campi e cieli azzurri che si tingevano di rosa al tramonto, ma la mia mente era altrove, persa nel ricordo del suo cazzo dentro di me, nel dolore eccitante della dilatazione. Quando fui in procinto di scendere, mi mise una mano sul ginocchio, calda e possessiva, mandandomi un brivido viola. “Presto ci sarà una volta migliore e con più tempo bimba mia, dobbiamo godere bene… ora vai. Ciao.”Il mio sorriso lasciò poco alle parole; il mio semplice “Ciao Ennio” diceva già tutto, un sussurro carico di promessa rosa. Entrata in casa, camminai senza meta per le stanze vuote, le pareti bianche che sembravano troppo fredde rispetto al calore che mi bruciava dentro. Mi accucciai sul divano, stringendo le ginocchia al seno e appoggiando la testa, cercando di pensare, di razionalizzare. Ma pensare a cosa? Era successo, sì. Non mi ero sottratta. Il cuore diceva no, un battito rosso di colpa, ma la mia fica, ancora grondante di umori rosa, diceva sì, un sì bagnato e insistente. Perché? Combattuta tra il dilemma, un viola di confusione, squillò il telefono, un suono stridente che mi riportò alla realtà.
Allungai la mano e presi la cornetta, la voce di Filippo che echeggiava dall’altro capo. “Ciao come stai?”
“Tutto ok, sono sul divano che sto leggendo,” mentii, la bugia che usciva facile come un respiro, un rosa falso. “Dimmi hai problemi?”
“No, ci hanno comunicato che siamo ammessi al corso, di sei settimane… ma che ci pagheranno solo il treno, quindi partirò la domenica sera e rientrerò il venerdì tardi, se non ti è troppo venirmi a prendere alla stazione.”
Il cuore mi si accelerò, un tamburo rosso, mentre lo stomaco mi si contorse in un nodo viola, combattuta tra la gioia di sapere che lui avrebbe ottenuto un bel lavoro, un futuro stabile, grigio ma sicuro, o la gioia proibita di essere sola con Ennio, un mondo colorato di sesso. Distratta, risposi: “No, nessun problema, ti porto e ti vengo a riprendere. Dai, in fondo sei settimane voleranno.”
“Bene allora soffriremo un po’ la lontananza ma ce la faremo.”
Persa in un limbo in cui i pensieri si dissolvevano come nebbia viola, parlammo del più e del meno, sin che mi disse: “Ti lascio, l’autobus chiama, poi arrivato ho mezz’ora di cammino.”
Il sabato e la domenica passarono in un lampo, giorni gialli di routine familiare. Ennio non fece nulla, né accenni né tocchi, un atteggiamento neutro che mi confondeva, come se il capanno fosse stato un sogno rosa. Mia suocera, sempre gentile, continuava a mettermi in guardia con sguardi castani e parole sussurrate, un velo di protezione che mi faceva sentire ancora più colpevole. Io, da brava nuora, annuivo, confermando la mia attenta guardia, ma dentro bruciavo, un fuoco rosso che non si spegneva.
Il lunedì portai Filippo alla stazione presto al mattino, il cielo ancora viola dell’alba, e tornando a casa trovai due lettere che mi confermavano un colloquio di lavoro. Contenta, andai da mia suocera per condividere la notizia, il profumo di caffè che riempiva la casa. Anche Ennio fu felice, commentando positivamente con un sorriso che nascondeva promesse rosa. Il primo appuntamento era per il mercoledì. Martedì sera, Ennio mi telefonò dopo che ero rientrata, la voce profonda che mi fece rabbrividire.
“Bambolina, domani lascia la macchina alla stazione, ti porto io poi andiamo a divertirci… dai ora ti lascio che mia moglie può rientrare, ciao a domani.” Chiuse il telefono con un clic secco.
Come da copione, posai l’auto in un angolo non troppo in vista, mentre andavo verso la stazione fantasticando del cosa e come avrei passato la giornata, immagini rosa di corpi intrecciati che mi bagnavano già. Presi il treno, e alla stazione di destinazione scesi, all’uscita Ennio era lì ad aspettarmi, la jeep rossa che brillava sotto il sole giallo.
Un cordiale ciao ci scambiammo, poi lui partì per portarmi a destinazione. Nel mentre: “Ma come la metti in casa che oggi non ci sei?”
“Nulla di difficile, un mio compare mi ha chiamato ieri sera e mi ha chiesto di andare con lui a…, come compagnia perché il viaggio è lungo e aiutarlo a scaricare… potevo fargli di no?” Lo guardai stupita, perché non capivo. Ennio, vedendo la mia faccia, sorrise: “Tranquilla, io e lui ci copriamo a vicenda. Lunedì sera l’ho chiamato e gli ho detto che avevo da fare e lui ha capito e”
Sorrisi, un sorriso rosa complice: “Accidenti che fortuna che hai, e pure tuo compare”
“Tranquilla bimba, con lui sono anni che ci copriamo magari te lo farò conoscere.”
Siamo arrivati. Lo salutai e scesi, facendo il colloquio per circa due ore e mezza, la mente divisa tra domande professionali e pensieri rosa di Ennio. Esco, e lui è ad aspettarmi dove mi aveva lasciata. Salgo, e si parte. Essendo quasi l’una, ci fermammo a mangiare in una trattoria un po’ fuori mano, parlando del mio colloquio, della vita da sposata, sotto un sole giallo che scaldava l’aria profumata di erbe. Arrivati al caffè, gli rammentai che dovevamo tornare, lui mi guardò: “Perché ti preoccupi? Basta che dici che ti hanno fatto fermare per un piccolo esame e che avendo il treno sulle 18 potevi restare”
Lo guardai e sorrisi, lo stomaco che formicolava viola: “Se lo dici tu, per me va bene. Hai voglia di me come la volta scorsa sii chiaro.”
“Bambina mi piaci perché sei intelligente e capisci al volo e visto che sei intelligente, anche domani dovresti venire a far delle prove non ti hanno detto così?”
Intuii al volo, un brivido rosa: “Se nessuno viene a saperlo”
“Bambina sì, e se viene a sapere è solo quello che si vuol far sapere. Io domani sarò a… col mio compare a scaricare ancora, e sarà una bella giornata.”
Sorrisi, il cuore che batteva rosso
Arrivati davanti a un complesso, scendemmo e dopo un breve tragitto, senza incontrare anima viva, entriamo in un bel mini appartamento arredato, pareti beige e mobili marroni che odoravano di pulito, un nido segreto.
“Questa è la nostra tana segreta, mia e del mio compare oltre a una terza persona ti piace?”
“Senz’altro più comoda che le balle di paglia, anche se sono state molto utili e piacevoli,” dissi, ricordando il giallo del fieno.
“Aaàaaaa ci torneremo, ci torneremo visto che ti è piaciuto, sei porca come piace a”
Nel frattempo mi iniziò a toccare, le mani calde sulla mia pelle, e dopo breve mi ritrovai la lingua rovente in bocca, un bacio profondo che sapeva di caffè e desiderio. Pochi minuti e i vestiti furono ammucchiati su una sedia con fruscii frettolosi, un mucchio colorato. Pochi passi e mi ritrovai stesa sul letto, lenzuola bianche che contrastavano con la mia pelle rosa, con la sua testa fra le mie gambe e la lingua che mi lappava il clitoride voracemente, un suono umido e slurping che echeggiava. Già sentivo scendere le prime colate rosa, che lui beveva avidamente, il sapore del mio desiderio sulla sua lingua.
“Che brava bimba schizza, schizza senza paura, mi piace il tuo godere sei porca forte,” mormorò, la voce vibrante.
Anche questo parlare scurrile mi eccitava, un rosso acceso, e mi lasciai andare, mettendogli le mani sulla testa, mugolando di piacere e parlando sconciamente: “Siii porco, lecca, lecca bene, preparala bene mmmmmm.”
Lui senza mezzi termini affondò la lingua nell’orifizio, parendo un serpente rosa, intanto mi tirava i capezzoli, li strizzava alternando prima uno poi l’altro, piano poi forte le fitte pur dolorose mi facevano contrarre lo stomaco, provocandomi spasmi di piacere viola. Gli spruzzi continuavano a bagnargli la faccia, un odore muschiato che riempiva la stanza.
Poi staccandosi si avvicinò alla faccia e mi limonò, assaporai il mio meato dalla sua bocca salata, mentre sentivo il cazzo che strusciava sulla pancia, caldo e duro. Ci guardammo senza favellare, lui mi strisciò il cazzo sulla fica, che brividi viola mi dava si sistemò bene tra le mie cosce e con la mano abboccò la cappella all’ingresso del mio corpo
Mi allargai più che potevo per accoglierlo mi godetti quella punta bollente che premeva, rossa e insistente. Si avvicinò con la bocca alla mia e mentre mi baciava spinse forte Un mio mugulio soffocato nella sua bocca gli indicò che era tutto dentro… il tocco della cappella contro l’utero mi provocò un flash al cervello, viola e rosso, e gli sborrai sulle palle, un getto umido.
Ora era fermo, mi voleva godere così, mentre mi baciava, restò fermo per molti secondi… ormai ero rilassata, pronta alla guerra cazzo contro fica, un duello colorato. Lentamente si ritrasse ed iniziò il piacevole tormento dell’andirivieni in fica tal volta uscendo per rientrare affondando forte il cazzo sino in fondo per farmi sobbalzare, un dolore eccitante che mi faceva contrarre la faccia e sussultare, un viola delizioso. Gli piaceva vedermi così, e a me piaceva quel ritmo torturante che mi rendeva ancor più attenta al suo piacere, per cui mi lasciavo andare e lanciavo gridolini di piacere, invitandolo a sbattermi come più gli piaceva, la voce spezzata.
La lunga cavalcata continuava, sentivo sotto il culo molta umidità rosa, poi il suo ritmo aumentò di molto e pure il respiro, non mi baciava più, puntandosi sulle mani e fissandomi il volto, sudando gocce trasparenti iniziò a spingere forte e con più velocità, era ormai prossimo a godere Infine con un grugnito forte e rauco: “Siiiii ti sborro tutto dentro porca sei mia aaaaaaaaaaaaaaaa grrrrrrrr!”
Gli ultimi colpi furono fortissimi, quasi a volermi sfondare, un dolore viola che mi eccitava da morire io lo accolsi spingendomi contro ed allargandomi più che potevo, il brivido del suo seme caldo che mi invadeva, cremoso e abbondante, un rischio rosa che mi fece venire di nuovo, urlando di piacere.
Poi si bloccò forzando il corpo contro il mio restò così per alcuni minuti poi mi crollò addosso esausto, il suo peso un abbraccio rosso. Lo avvinghiai con le gambe spingendo il bacino contro mi godetti la cappella che ancora pulsava nel mio interno mentre lo baciavo forsennatamente, lingue intrecciate in un sapore misto.
Restammo così mettendoci di lato dopo un po’ scivolò fuori e steso sulla schiena col cazzo semi duro mi guardò: “Cara ora ci vorrebbe una bella pulizia non credi?”
Sorniona lo guardai Andai al cazzo con due dita delicatamente lo presi e lo diressi alla bocca, prima lo baciai poi iniziai a leccarlo gustando i due sapori, mio rosa e suo salato, scappellandolo bene passai la lingua attorno alla cappella portando via i nostri residui e mandando giù tutto, beandomi di questo piacevole gioco, soprattutto giocare coi suoi coglioni ora vuoti, viola e morbidi.
Quando lo giudicai pulito mi staccai e mi strinsi a lui guardandolo in volto. Lui: “Vedo che impari in fretta la mia porcellina, e noto che ti è piaciuto molto giocarci, Ci divertiremo molto io e te.”
Per tutta risposta mi incollai alla sua bocca come se bastasse. Lui si alzò e si rivestì, feci per imitarlo, ma lui guardò l’orologio: “Il treno per un orario credibile è alle cinque, resta così, vado a prendere qualcosa in panetteria, poi nel pomeriggio se vuoi”
Sorrisi e allargai le gambe e con le mani la fica, rosa e bagnata: “Ormai è tua”
Terminato di mangiarci un bel trancio di pizza, seduti al tavolino in tenuta adamitica per permettergli di palpare a suo piacere, la pelle nuda che odorava di sesso, bevendo del buon vino rosso che sapeva di bacche mature, feci il caffè Memore di un romanzo erotico che lessi al liceo, l’ultimo sorso di caffè lo tenni in bocca, mi alzai e con fare da geisha andai verso lui, mi inginocchiai, gli allargai le gambe, presi con una mano il cazzo che ormai era quasi duro, e con l’altra le palle ed iniziai a giocarci poi mandai giù il caffè e decisa scappellandolo bene me lo misi in bocca. Il calore che il caffè mi aveva lasciato gli fece piacere, con un bel mugolio capii che era contento e mi prodigai in un pompino. Ci misi tutto il mio sapere stimolandogli lo scroto e notando che tendeva ad allargare bene le gambe con la mano arrivai ad accarezzarlo sul culo.
“Ooooo siii che bocca e che mano continua bravissima la mia porcella,” gemette, la voce roca.
Continuai decisa facendo scorrere la pelle in giù con mano e bocca, e riducendolo tornando indietro lasciando colare la saliva, che cadendo sulla mano sotto scivolava sino sulle dita che ormai scorrevano sul suo buchino facendolo contorcere, un viola di piacere.
Non so quanto andai avanti però mi accorsi che era sul procinto di lui mi accarezzò la testa e stavo sentendo una leggera pressione, rallentai lui mollò la pressione e tolse le mani e si attaccò alla sedia lo guardai senza togliermelo dalla bocca mi fissò con espressione di felicità ripresi il ritmo stringendo le labbra per aumentare il piacere e con l’indice della mano sotto a titillare il buchino. Continuavo il gioco perché mi piaceva e volevo che lui godesse la mia bocca lo sentivo sempre più rigido e ansimante, le gambe tese, sin che una esplosione di liquido denso, caldo, leggermente salato mi entrò in bocca. Per un attimo mi fermai indecisa era la mia prima volta che mi sborravano in bocca le pulsazioni che lo facevano uscire continuavano, ormai ero piena che faccio? Chiusi gli occhi ed inghiottii decisa, il leggero senso di acidità subito mi prese ma poi scendendo per la gola mi passò. Dalla cappella continuava ad uscire liquido, ormai era fatta, aspirai e mandai giù, inghiottendo avida quella crema bianca, lui sempre rigido resisteva sino a che l’ultima goccia uscì mi fermai
Lui mi fece alzare e mi mise contro il tavolo faccia in giù, deciso mi aprì le gambe e con prepotenza mi entrò in fica già solo quella presa violenta mi fece schizzare e godere, un orgasmo rosso mi scopò violentemente sin che urlai: “Si siiiiiii godo ooooooooo ooooo!”
Poi accasciato sulla schiena mi sussurrò all’orecchio: “Tu sai far godere gli uomini… sei una vera troia grazie.”
Un’ora dopo, entrambi rinfrancati da una doccia calda che odorava di sapone fresco, mi portò alla stazione per fortuna in tempo, il sole che tramontava in un arancione passione, lasciando dietro un mondo colorato di segreti e desiderio.
Questa è la mia storia, un turbine di colori dove il sesso domina, e io, Veronica, ne sono la regina, dilatata, penetrata, riempita, sempre affamata di più.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Segreti incestuosi in Famiglia #2:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
