incesto
Occhi nel buio #2
Efabilandia
28.03.2026 |
30.862 |
6
"«Brava, continua a leccarlo» mormorò lei, massaggiando i testicoli gonfi del ragazzo con movimenti esperti..."
Marco mi teneva per mano mentre uscivamo dal club. L’aria della notte era fresca sulla mia pelle ancora calda. Il vestito mi aderiva al corpo, umido di sudore e dei miei stessi umori. Avevo ancora il sapore della sua sborra in bocca, un retrogusto salato che mi faceva sorridere ogni volta che deglutivo.«Andiamo da te,» mi ha detto lui con voce bassa, mentre salivamo in macchina. «Tuo padre è ancora via, giusto?»
Ho annuito. «Torna tra otto giorni. Mamma dovrebbe rientrare tra un’ora, forse due… se non trova qualcun altro al club.»
Marco ha sorriso, un sorriso pericoloso. «Allora abbiamo tempo.»
Durante il tragitto verso casa non abbiamo parlato molto. La sua mano destra era sulla mia coscia, le dita che salivano lentamente sotto il vestito, sfiorandomi le mutandine ancora bagnate. Io tenevo le gambe leggermente aperte, godendomi quel tocco possessivo. Ogni tanto lo guardavo: il profilo deciso, la mascella tesa, il rigonfiamento evidente nei jeans. Pensavo a quanto lo avevo desiderato da ragazzina, a quelle sere in cui spiavo il suo cazzo duro nel bagno della casa al mare. Ora quel desiderio era diventato realtà, e bruciava più forte che mai.
Siamo entrati in casa in silenzio. La luce dell’ingresso era spenta. Solo la lampada del salotto era rimasta accesa, quella che mamma lasciava sempre quando usciva. Abbiamo salito le scale senza accendere altre luci. La camera di Sara – la mia camera – era in fondo al corridoio.
Appena chiusa la porta dietro di noi, Marco mi ha spinta contro il muro. Il bacio è stato violento, famelico. Le sue mani mi hanno alzato il vestito fino alla vita, hanno strappato via le mutandine con un gesto secco. Io gli ho slacciato i jeans, liberando il suo cazzo già duro, pesante, caldo nella mia mano.
«Ti voglio da ore,» ho mormorato contro le sue labbra.
«Allora prendimi,» ha risposto lui.
Mi ha portata sul letto, mi ha fatta sdraiare sulla schiena e si è tolto la camicia. Il suo corpo era esattamente come lo ricordavo dai miei sogni proibiti: spalle larghe, addominali definiti, il cazzo che puntava verso l’alto, la cappella lucida. Si è messo sopra di me, ma invece di penetrarmi subito si è girato, mettendosi a cavalcioni sul mio viso nella posizione del 69.
«Succhiamele mentre ti lecco,» ha ordinato.
Ho aperto la bocca senza esitare. Il suo cazzo mi è scivolato tra le labbra, caldo e spesso. Ho iniziato a succhiarlo lentamente, la lingua che girava intorno alla cappella, scendendo lungo la verga fino alle palle. Marco ha abbassato la testa tra le mie gambe, ha aperto le mie cosce con le mani e ha affondato la lingua nella mia fica.
Il piacere è stato immediato e intenso. La sua lingua era calda, esperta: leccava le grandi labbra, succhiava il clitoride gonfio, poi scendeva più giù, fino al mio buco del culo. Ha iniziato a leccarmi lì con movimenti circolari, bagnandomi tutta, mentre due dita mi penetravano la fica con ritmo costante.
Io gemevo intorno al suo cazzo, il suono ovattato dalla carne che mi riempiva la bocca. Ho preso più profondità, cercando di prenderlo fino in gola, mentre lui mi divorava. La sua lingua passava dalla fica al culo senza sosta, alternando leccate lunghe e profonde a piccoli colpi veloci sul clitoride. Io ero fradicia, i miei umori gli bagnavano il mento.
«Cazzo, Sara… hai un sapore buonissimo,» ha mormorato lui contro la mia pelle, la voce vibrante. «La tua fica è dolce, e questo culetto… è perfetto.»
Ha spinto la lingua dentro il mio ano, facendomi inarcare la schiena. Io ho risposto succhiando il suo cazzo con più forza, muovendo la testa su e giù, una mano che gli massaggiava le palle. Il letto cigolava leggermente sotto di noi. I nostri gemiti si mescolavano: i miei soffocati dal suo cazzo, i suoi bassi e gutturali mentre mi leccava.
Marco ha aumentato il ritmo. Tre dita nella mia fica, la lingua che mi scopava il culo. Io stavo per venire di nuovo. Ho cercato di avvertirlo, ma lui ha spinto il cazzo più a fondo nella mia gola.
«Vieni,» ha ringhiato. «Vieni mentre ti lecco il culo.»
L’orgasmo mi ha colpita come una scarica elettrica. Le gambe mi hanno tremato violentemente, la fica che si contraeva intorno alle sue dita, il culo che pulsava contro la sua lingua. Ho urlato intorno al suo cazzo, il suono trasformato in un gemito profondo e vibrante.
Marco non si è fermato. Ha continuato a leccarmi attraverso l’orgasmo, prolungandolo fino a farmi tremare tutta. Solo quando mi sono calmata un po’ si è girato, mi ha messa a quattro zampe e mi ha penetrata nella fica con una spinta profonda.
Ha iniziato a scoparmi con forza, le mani sui miei fianchi, il rumore dei nostri corpi che sbattevano che riempiva la stanza. Io spingevo indietro, chiedendo di più.
«Più forte,» ho ansimato. «Scopami più forte, Marco.»
Lui ha ubbidito. Mi ha presa per i capelli, tirandomi la testa indietro mentre mi martellava. Il letto batteva contro il muro. I miei gemiti erano diventati quasi urla.
Stavamo così, persi nel piacere, quando abbiamo sentito il rumore della porta di casa che si apriva al piano di sotto.
Mamma era rientrata.
Ci siamo fermati per un secondo, i corpi ancora uniti, il respiro pesante. Marco mi ha guardata con un sorriso malizioso.
«Shhh,» ha sussurrato. «Facciamo piano.»
Ma non ci siamo fermati. Anzi, ha ricominciato a muoversi dentro di me, più lentamente, più profondamente, come se volesse sfidare il rischio. Io ho soffocato i gemiti mordendo il cuscino.
Pochi minuti dopo abbiamo sentito i passi di mamma sulle scale. Si è fermata nel corridoio, proprio davanti alla mia porta. Il pomello ha cigolato leggermente – non era chiusa a chiave.
Siamo rimasti immobili, il cazzo di Marco ancora sepolto dentro di me fino in fondo.
La porta si è aperta di pochi centimetri.
Dalla fessura ho visto la sagoma di mia madre nel corridoio buio. La luce debole del pianerottolo la illuminava appena. Era ancora vestita con l’abito elegante che aveva indossato per il club, i capelli un po’ scompigliati, il rossetto leggermente sbavato.
Si è fermata sulla soglia.
Mi voltai di scatto e vidi Anna mia madre ferma sulla soglia, la borsa ancora in mano. Invece di rimanere sorpresa, lei sorrise con quel suo sorriso lento e malizioso.
«Non ti è bastato quanto ti ho leccato la fica nel club, eh?» disse con voce bassa e roca.
Mi bloccai di colpo, il corpo che si irrigidiva sopra Marco. Il cuore mi balzò in gola. «Co… cosa? Tu… mi hai riconosciuta? Eri bendata… come hai fatto?»
Anna rise piano, chiudendo la porta dietro di sé e lasciando cadere la borsa a terra. «Certo che ti ho riconosciuta, piccola. Il tuo odore, il tuo sapore… non potevo sbagliarmi. Ti ho sentita gemere mentre ti leccavo come una troietta affamata.»
Rimasi basita, la faccia che mi bruciava per l’imbarazzo e l’eccitazione che tornava a montare violenta. Marco, sotto di me, non capiva niente ma il suo cazzo continuava a pulsare dentro la mia fica bagnata.
Anna si avvicinò con passo felino. Si inginocchiò accanto al letto, allungò una mano e afferrò con decisione le palle di Marco, stringendole piano mentre io riprendevo a leccargli il cazzo, ancora incredula ma troppo eccitata per fermarmi.
«Brava, continua a leccarlo» mormorò lei, massaggiando i testicoli gonfi del ragazzo con movimenti esperti. Poi si alzò, si tolse rapidamente la gonna e le mutandine, rivelando la sua fica già lucida e gonfia. Si mise in piedi sul letto, proprio tra noi due, con le gambe ben aperte. La sua figa era lì, a pochi centimetri dal mio viso: le grandi labbra tumide, il clitoride prominente, già bagnato di umori.
«Ora tocca a te, Sara» disse con voce autoritaria e sensuale. «Leccami con passione, come io ho leccato te al club. Voglio sentire quella lingua dentro di me mentre continui a farti scopare da lui.»
Esitai solo un istante. Il cuore mi batteva fortissimo. Poi, con un gemito soffocato, mi sporsi in avanti. La mia lingua sfiorò timidamente le sue labbra calde, ma presto diventai più audace: leccai con passione, succhiando il clitoride, infilando la punta della lingua nella sua fessura bagnata e calda. Il suo sapore era inebriante, leggermente salato, mescolato all’odore di sesso che ancora le impregnava la pelle dopo la scopata con quel nero.
Marco, sotto di noi, riprese a spingere dal basso, scopandomi con colpi profondi e decisi mentre io leccavo avidamente la fica di mia madre. Le mie mani si aggrapparono alle sue cosce per tenermi in equilibrio.
«Così… sì, più profonda, piccola» ansimava Anna, con le mani tra i miei capelli, spingendomi il viso contro il suo sesso. «Leccami bene… fai vedere a Marco quanto sei brava a mangiare la fica della tua coinquilina.»
Io gemevo contro la sua figa, la voce soffocata: «Mamma… cazzo… non pensavo mi avessi riconosciuta… mi hai fatta impazzire al club…»
Lei rise piano tra un gemito e l’altro, muovendo i fianchi contro la mia bocca. «Lo so, tesoro. E adesso continua… non fermarti.»
L’aria della stanza si riempì di suoni umidi, dei miei gemiti soffocati, dei colpi di Marco che mi scopava senza pietà e dei sospiri di piacere di Anna. Mi sentivo completamente persa: il cazzo duro che mi riempiva la fica, la figa calda e bagnata di Anna contro la mia lingua, le sue mani che mi guidavano.
In quel momento capii che quella notte, tra noi tre, non ci sarebbero stati più segreti. Solo corpi caldi, lingue voraci e un desiderio che sembrava non avere fine.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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