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Lui & Lei

Alina La Mantide Religiosa #3


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
07.04.2026    |    24.825    |    1 8.3
"I suoni erano bagnati, osceni – carne contro carne, respiro affannoso, le onde che battevano contro lo scafo..."
Il caldo egiziano avvolgeva tutto come una coperta bagnata. Alina era arrivata a Sharm el-Sheikh con i cinquemila euro di Pietro ancora caldi sul conto, ma dopo tre giorni di sole accecante e piscine turchesi aveva sentito il bisogno di muoversi. Aveva organizzato un trasferimento a Luxor per due notti: voleva vedere il Nilo, voleva sentire l’odore antico del fiume che aveva visto solo nei documentari. Era una rumena che sapeva cosa voleva.
Indossava già l’abito della caccia. Minigonna di lino bianco che le arrivava a metà coscia, tacchi alti di dieci centimetri color oro, camicetta di seta nera quasi trasparente con un reggiseno di pizzo rosso fuoco che si intravedeva chiaramente. I capelli castani sciolti sulle spalle, rossetto scarlatto, occhiali da sole grandi. Quando camminava sul lungofiume di Luxor, gli uomini si voltavano. Lei lo sentiva. E la mantide dentro di sé sorrideva.
La guida si chiamava Ahmed. Trentadue anni, pelle scura, corpo asciutto e muscoloso, sorriso professionale che nascondeva fame. La accompagnava da due giorni: templi di Karnak, Valle dei Re, e ora una passeggiata serale lungo il Nilo.
Alina lo provocava da ore. Si chinava un po’ troppo quando saliva i gradini, lasciava che la minigonna salisse, si passava lentamente la mano sul collo sudato. Quella sera, dopo cena, lo invitò nella sua stanza d’hotel.
La camera profumava di gelsomino e incenso. Ahmed chiuse la porta. Alina non parlò. Si tolse la camicetta lentamente, lasciando vedere il reggiseno rosso che conteneva a stento i seni pieni. Si abbassò la cerniera della minigonna e rimase in perizoma e tacchi.
«Vieni» disse solo, con voce bassa.
Lo spinse sul letto e gli montò sopra. Lo baciò con voracità, mordendogli il labbro inferiore. Ahmed aveva un sapore di spezie e tabacco dolce. Alina gli slacciò i pantaloni, lo prese in mano – era già duro, grosso, caldo – e se lo infilò dentro con un unico movimento fluido. Gemette piano mentre lo sentiva aprirla. Cominciò a cavalcarlo con ritmo lento e profondo, i seni che ondeggiavano, il pizzo rosso che sfregava contro il petto di lui.
Ahmed le stringeva i fianchi, spingeva dal basso. Il letto cigolava. Fuori, il richiamo alla preghiera serale si mescolava al suono lontano delle barche sul Nilo. Alina venne per prima, un orgasmo silenzioso e teso, artigliando le spalle di lui. Poi lo sentì pulsare e riempirla. Caldo. Abbondante.
Quando Ahmed si staccò, ansante, Alina si alzò, andò allo specchio e si sistemò i capelli. Si voltò verso di lui con un sorriso freddo.
«È stato… carino» disse in inglese, con accento rumeno marcato. «Ma mi aspettavo di più. Molto di più. Pensavo che gli egiziani sapessero scopare meglio.»
Ahmed rimase in silenzio, ferito nell’orgoglio. Alina vide la rabbia e il desiderio mescolarsi nei suoi occhi. Perfetto.
«Domani ti porto in barca sul Nilo» rispose lui dopo un istante. «Un battello privato. Solo noi. Ti farò vedere cosa so fare davvero.»
Alina inclinò la testa. «Vedremo.»
Il giorno dopo il battello li aspettava al molo. Era una feluca di lusso convertita per brevi crociere private: legno lucido, cuscini bianchi, tendine leggere che si muovevano con la brezza. Il capitano si chiamava Karim, quarant’anni, barba curata, spalle larghe, sguardo che si fermò subito sulla minigonna di Alina e sul reggiseno rosso visibile sotto la camicetta bianca.
Ahmed era teso. Voleva riscattarsi.
Navigarono per un’ora verso sud, il Nilo verde-bruno che scorreva lento, le rive piene di palme e canne. Il sole calava, tingendo tutto di arancione e oro. Alina si sdraiò sui cuscini, gambe accavallate, lasciando che la brezza le sollevasse la gonna.
Quando il battello fu lontano da occhi indiscreti, Ahmed le si avvicinò. La baciò con rabbia. Alina rispose, ma guardava Karim che li osservava dal timone.
«Vieni anche tu» disse improvvisamente, voce roca. «Tutti e due.»
Karim non se lo fece ripetere. Fermò il motore in una curva tranquilla del fiume. I due uomini la spogliarono insieme. La minigonna finì sui cuscini, il reggiseno rosso volò via. Alina rimase nuda, solo con i tacchi, pelle chiara che brillava di sudore sotto il sole morente.
Si mise in ginocchio. Prese prima il cazzo di Ahmed in bocca, poi quello di Karim, alternandoli, leccando, succhiando, lasciando che la saliva colasse. I due gemevano in arabo. Il profumo di fiume, di legno caldo, di sudore maschile riempiva l’aria.
Poi la misero a quattro zampe. Ahmed la penetrò davanti, Karim dietro. Alina sentì la doppia pressione, il dolore che diventava fuoco. Li voleva senza preservativo. Voleva sentirli fino in fondo.
«Dentro» ordinò con voce spezzata. «Tutti e due dentro di me.»
Karim le entrò nel culo lentamente, poi con più forza. La doppia penetrazione la riempì completamente. Alina gridò, un suono animale che si perse sul fiume. I due uomini trovarono il ritmo: uno spingeva mentre l’altro usciva. Il battello dondolava piano. I suoni erano bagnati, osceni – carne contro carne, respiro affannoso, le onde che battevano contro lo scafo.
Alina venne due volte, tremando, artigliando i cuscini bianchi. La prima volta mentre Ahmed la riempiva davanti, la seconda mentre Karim spingeva più a fondo dietro. Poi sentì entrambi irrigidirsi. Prima Ahmed, che le venne dentro la fica con spinte violente. Poi Karim, che esplose nel suo culo, caldo e abbondante.
Alina rimase lì, ansimante, il seme che colava lungo le cosce. Ma non aveva finito.
Si voltò, si mise di nuovo in ginocchio. Prese i due cazzi ancora semi-duri in bocca, uno dopo l’altro, pulendoli, succhiandoli fino all’ultima goccia. Li fece venire di nuovo, quasi insieme: Ahmed nella bocca, Karim sul seno e sul mento. Ingoiò tutto ciò che poteva, il sapore salato e forte che le riempiva la gola.
Prima di scendere dal battello, indicò il filo di perle esposto come decorazione sul tavolino di legno della imbarccazione.
«Quello» disse semplicemente.
Ahmed e Karim non discussero. Le regalarono la collana di perle vere, ancora tiepide di sole.
Sull’aereo di ritorno, due giorni dopo, Alina sedeva in business class. Indossava un vestito leggero, la collana di perle intorno al collo. Il filo fresco le poggiava sulla pelle. Mentre l’aereo saliva sopra il Mediterraneo, infilò una mano sotto la coperta leggera, aprì leggermente le gambe e si toccò piano, sfiorando il pizzo delle mutandine.
Sentiva ancora i due uomini dentro di sé. Il bruciore piacevole, il ricordo del loro seme. Chiuse gli occhi e sorrise, accarezzando le perle con l’altra mano.
La mantide era sazia, ma già inquieta.
L’Umbria la aspettava. E con lei, una nuova preda più importante delle precedenti.
La fame non dormiva mai.
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